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GOVERNO APRE A OGM IN CAMPO APERTO

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AGRICOLTURA. DOTTORINI (VERDI E CIVICI): GOVERNO APRE A OGM IN CAMPO APERTO. UMBRIA SI OPPONGA A DISEGNO IRRESPONSABILE
"Più colpite le regioni che, come l'Umbria, traggono valore aggiunto dalla qualità delle produzioni. Il 20 novembre, alla Conferenza Stato-Regioni, l'Umbria dica No"


"La scelta di avviare sperimentazioni di coltivazioni Ogm in campo aperto è da irresponsabili e mette in evidenza tutta l'ambiguità e l'ipocrisia di un governo che difende la qualità e la tipicità delle produzioni nazionali solo a parole". Il capogruppo regionale dei Verdi e civici Oliviero Dottorini commenta così l'invio da parte del Ministero delle Politiche agricole all'approvazione della Conferenza Stato-Regioni del decreto che dà il via a 9 protocolli per la sperimentazione di colture geneticamente modificate in campo aperto. Il provvedimento, predisposto dal Ministero di Zaia, è stato già approvato dal Comitato tecnico agricolo ed è all'ordine del giorno della Conferenza Stato-Regioni il prossimo 20 novembre.
"Si stanno palesando in tutta la loro devastante portata - spiega Dottorini - le azioni del governo Berlusconi per mettere a rischio l'ambiente e le produzioni agricole del nostro paese. Io credo che se questo disegno irresponsabile troverà compimento, a essere particolarmente colpite saranno le regioni che, come l'Umbria, per vocazione e caratteristiche ambientali traggono valore aggiunto e capacità competitive dalla qualità e salubrità delle proprie produzioni. Pertanto come Verdi e civici chiediamo alla Regione dell'Umbria di opporsi in modo serio e determinato in sede di Conferenza Stato-Regioni a ogni ipotesi di sperimentazione in campo aperto. E' noto infatti che la coesistenza fra coltivazioni Ogm in pieno campo e altri modelli agricoli è impossibile".
"I protocolli tecnici proposti dal ministro Zaia e avallati dalla ministra Prestigiacomo - aggiunge il presidente della commissione Bilancio e Affari istituzionali di Palazzo Cesaroni - possono causare l'inquinamento genetico delle nostre varietà di vite, pomodoro, ulivo, fragole, ciliegie e kiwi e devono trovare la ferma contrarietà delle regioni italiane. Quei protocolli di ricerca sono inidonei dal punto di vista della sicurezza ambientale e non prevedono nemmeno l'obbligo di assicurazione contro il danno e di notifica ai confinanti. La sperimentazione in campo degli Ogm e la loro introduzione nel sistema agro-ambientale pertanto rappresenterebbero per il nostro sistema agricolo una gravissima minaccia e un sostanziale pericolo per la salute dei consumatori, per la biodiversità vegetale e per le economie locali. E' noto infatti che l'apertura agli ogm espone la piccola e media imprenditoria a condizioni di forte dipendenza rispetto agli interessi multinazionali che puntano a brevettare e controllare l'uso e la disponibilità del patrimonio genetico delle specie agricole che è e deve rimanere patrimonio della collettività. A rischio sarebbero quelle eccellenze nazionali e regionali che puntano su modelli di produzione capaci di conciliare riduzione dei costi ambientali, buone pratiche agricole, valorizzazione dei saperi locali, muntifunzionalità, sostenibilità e valorizzazione delle tipicità. Il problema non è la ricerca e la sperimentazione delle colture Ogm, specie se condotte in sicurezza e in ambiente chiuso da parte strutture pubbliche - spiega Dottorini -. Il tema vero oggi, con un governo sensibile soltanto alle richieste delle grandi società multinazionali, è come garantire la sopravvivenza per un'agricoltura che, oltre ad essere elemento di competitività sui mercati, ha una insostituibile funzione ambientale e sociale. Per questo si rende necessaria una decisa azione delle nostra regione a difesa della tipicità e della qualità delle nostre produzioni, a iniziare dalla ferma opposizione alla proposta che verrà presentata in sede di Conferenza Stato-Regioni".

Perugia, 18 novembre 2008

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