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BIOMASSE.PELLET DA FILIERA CORTA PER EVITARE RISCHIO RADIOATTIVITA'

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Le biomasse funzionano se la materia prima è prodotta localmente. Fondamentale garantire la tracciabilità del combustibile e valorizzare la produzione umbra"

"E' importante dare subito elementi di certezza alle tante famiglie che hanno utilizzato pellet per il riscaldamento domestico, evitando allarmismi, ma mettendo tutti nelle condizioni di salvaguardare la salute propria e dell'intera comunità. Come il mondo ecologista sostiene da sempre è necessario utilizzare e valorizzare il pellet prodotto localmente ed investire sulla produzione di energia rinnovabile secondo la logica della filiera corta, unica in grado di garantire sicurezza, sviluppo imprenditoriale e sostenibilità ambientale. Solo quando le biomasse sono di produzione locale infatti garantiscono un impatto ambientale limitato evitando rischi di produzioni ad alta impronta ecologica e ad elevato rischio, come nel caso del prodotto radioattivo proveniente dalla Lituania".
PelletCon queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo regionale dei Verdi e civici, commenta la notizia della scoperta e del sequestro di pellet contaminato da Celsio 137, chiedendo che l'Arpa si faccia carico di fornire un quadro della situazione regionale, indicando le partite di Naturkraft Premium sequestrate e distinguendole nettamente dalla produzione locale. "La tracciabilità del combustibile utilizzato e la provenienza locale - spiega l'esponente del Sole che ride - è una precondizione per poter investire seriamente nel settore delle biomasse. Non è un caso infatti che i principali esperti del settore indichino in 50 chilometri la distanza massima di provenienza della materia prima per assicurare la fattibilità, dal punto di vista ambientale, di una centrale a biomasse. Lo stesso discorso vale per le caldaie ad uso domestico. E' sconveniente utilizzare una fonte energetica rinnovabile, come il pellet, se lo si deve trasportare per migliaia di chilometri bruciando in questo modo enormi quantità di combustibili fossili e contribuendo ad aumentare le emissioni di Co2".
"I dati nazionali - ricorda il Presidente della prima commissione di Palazzo Cesaroni - segnalano, negli ultimi anni, un aumento dei consumi di pellet del 400 per cento a livello italiano. Questo dato conferma la necessità di investire sulla produzione di energia rinnovabile da agricoltura italiana che è ottenuta per oltre il 70 per cento da biomasse combustibili dove sono completamente assenti i rischi di contaminazione nucleare. Ovviamente - conclude Dottorini - tale sicurezza può essere garantita solo a patto che l'Italia, contrariamente alle intenzioni sciagurate dell'attuale governo, eviti di lasciarsi trasportare dal delirio dell'energia nucleare, per la quale non sono ancora stati individuate soluzioni accettabili per l'eliminazione del rischio di contaminazione radioattiva".

Perugia, 16 giugno 2009

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