"Preoccupante silenzio di forze politiche e istituzioni. Subito Consiglio comunale straordinario sulle crisi occupazionali in Altotevere".

"Quanto sta avvenendo alla Ponti editoriale è della massima gravità e richiede un intervento deciso di tutte le istituzioni, a iniziare da quelle che in questi anni hanno sostenuto anche economicamente un gruppo che si è rivelato molto abile nell'intercettare risorse pubbliche, ma non altrettanto nel garantire continuità occupazionale e ricadute sul territorio. Le minacce di denuncie ai dipendenti sono a nostro avviso inaccettabili e da condannare senza esitazioni. Hanno sicuramente il sapore di una beffa e di un affronto, considerato che quei lavoratori hanno continuato a lavorare nei mesi di gennaio e febbraio senza percepire stipendio e in attesa della tredicesima di dicembre". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale e presidente della commissione Bilancio e Affari istituzionali di Palazzo Cesaroni, chiede che il sindaco di Città di Castello "convochi urgentemente un Consiglio comunale straordinario sulla grave situazione occupazionale dell'Altotevere", anche alla luce della decisione dell'amministratore unico della Ponti editoriale Gian Gaetano Caso di licenziare per "giusta causa" i dipendenti dell'azienda accusandoli di "non curanza e disaffezione al lavoro".
"E' assolutamente inaccettabile - aggiunge il presidente Dottorini - pensare che cittadini onesti e laboriosi, come quelli della Ponti editoriale, possano essere denunciati per avere goduto di un sacrosanto diritto riconosciuto dalla Costituzione, quello dello sciopero. Si tratta di un fatto gravissimo che dovrebbe provocare l'indignazione e la reazione di forze politiche e istituzioni e che dovrebbe portare all'immediata convocazione di un Consiglio comunale straordinario per affrontare la situazione di grave crisi occupazionale che sta colpendo l'Altotevere nell'indifferenza delle istituzioni cittadine".
"A fronte dei milioni di euro pubblici (finanziamenti e leasing) di cui il gruppo Ponti negli anni ha goduto - spiega Dottorini - ci ritroviamo ancora senza un piano industriale e con un'azienda ceduta ad imprenditori che mettono in atto simili comportamenti. E' bene ricordare che il rischio complessivo assunto dalla finanziaria regionale Gepafin nei confronti delle aziende del gruppo Ponti era originariamente pari a 2 milioni e 214mila euro e oggi ammonta a 1 milione e 540mila euro distribuiti in diverse operazioni di finanziamento e di leasing. Questi interventi hanno contribuito ad attivare oltre 6 milioni e 650mila euro. In particolare al momento dell'acquisizione di Ipf-Web da parte di Ponti, Gepafin ha partecipato direttamente al capitale sociale con 500mila euro, uscendone nei primi mesi del 2009. Come è stato possibile giungere a questa situazione? Forse sarebbe opportuno che qualcuno fornisse qualche spiegazione, anche perché a rimetterci a questo punto non sono solo i lavoratori, ma i contribuenti che vorrebbero sapere come vengono impiegati i loro denari. L'Umbria e l'Altotevere non possono più consentire il silenzio attorno a certe modalità imprenditoriali, soprattutto quando a rimetterci sono le famiglie e quegli imprenditori abituati a far conto sulle proprie capacità e non sugli interventi pubblici".
Perugia, 4 marzo 2010






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