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C'è un'altra Umbria: libera, concreta, di parola

Marzo 2011 Archives

Regione chieda in conferenza stato-regioni il ritiro immediato del decreto e promuova azioni a sostegno della produzione di energia da fonti rinnovabili

RINNOVABILI: IDV, PD E PRC PRESENTANO MOZIONE CONTRO DECRETO ROMANI AMMAZZA-FOTOVOLTAICO: A RISCHIO MOLTE IMPRESE UMBRE

Chiedere con determinazione in conferenza Stato-Regioni che venga ritirato il Decreto Romani, il cosiddetto ammazza-fotovoltaico, o quantomeno che gli vengano apportate delle modifiche tali da assicurare la sopravvivenza del settore legato alle rinnovabili. E' l'impegno che i gruppi Idv, Pd e Prc di Palazzo Cesaroni chiedono alla giunta regionale attraverso una mozione che porta le firme dei capigruppo Oliviero Dottorini (Idv), Renato Locchi (Pd) e Damiano Stufara (Prc-Fds). Attraverso la mozione si impegna inoltre la giunta affinché chieda che vengano attivati tavoli di confronto diretto con i rappresentanti del settore, le associazioni ambientaliste e le parti sociali, oltre a un impegno preciso per promuovere a livello regionale azioni a sostegno della produzione di energia da fonti rinnovabili e a ribadire in tutte le sedi la ferma contrarietà della Regione Umbria al programma nucleare del governo italiano.
"In questo periodo di crisi - commenta il primo firmatario Dottorini - il settore delle rinnovabili è stato l'unico a crescere in termini di fatturato, occupazione ed utili. Anche in Umbria l'applicazione di questo maldestro decreto del governo nazionale avrebbe come conseguenza immediata il rischio di chiusura di molte imprese e la perdita di lavoro di centinaia di addetti. L'Umbria, che ha individuato nelle politiche della green economy uno strumento privilegiato per lo sviluppo sostenibile della nostra regione, aveva trovato negli incentivi statali una straordinaria opportunità per riconvertire settori ormai fuori mercato e per coniugare sapientemente economia e sviluppo sostenibile. La scelta del governo rischia di compromettere questa prospettiva". 
"Il disastro nucleare in Giappone e la situazione in Libia - conclude Dottorini - dovrebbero essere un ulteriore stimolo per definire una seria strategia energetica, tanto più che in Italia si attende da anni la definizione di un Piano energetico nazionale. Il governo italiano, anziché annunciare pause di riflessione sul nucleare e contemporaneamente smantellare uno dei pochi comparti che hanno dimostrato la capacità di sopravvivere alla crisi, farebbe bene a mettersi in linea con i paesi più avanzati e definire una seria strategia orientata alla sostenibilità che sia in grado di dare certezze agli investimenti, che semplifichi le normative e che metta in atto politiche di efficienza energetica".

Perugia, 31 marzo 2011

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Questa è una Sentenza "utile" poiché fissa inderogabilmente a 150 (ora 90) i giorni per la Notifica di una multa ovvero la sua prescrizione.
Tutto nasce dal fatto che l'ITALIA (è unica anche per questo...) ha due Registri Pubblici, uno è quello della Motorizzazione l'altro è il PRA.
Molto spesso questi due Registri non sono "sincronizzati" e la P.A. utilizza indifferentemente l'uno o l'altro e spesso accade che le Notifiche non vanno a buon fine nei termini prescritti dalla Legge.


TEMPI DI NOTIFICA
In caso di violazione al Codice della strada, il verbale deve essere notificato al responsabile entro 90 giorni (360 gg. se residente all'estero) dalla data d'accertamento della violazione. I 90 giorni decorrono dal giorno successivo a quello in cui è stata commessa la violazione. Se il 90° giorno è festivo, il termine decade il primo giorno feriale successivo.
Oltre i 90 giorni la notifica è inefficace, salvo circostanze particolari come: mancato aggiornamento del cambio di proprietà o di residenza presso i pubblici registri (art. 386 del regolamento d'esecuzione del Codice della strada), in tal caso il termine di 90 giorni decorre dalla data in cui il comando di Polizia Municipale ha avuto la possibilità di conoscere i nuovi dati
(quest'ultimo periodo "barrato", è stato dunque rimosso grazie alla Sentenza qui esposta)
.

Il dies a quo del termine di 150 (ora 90) giorni per la notifica del verbale di contestazione delle violazioni del codice della strada, nel caso in cui il destinatario abbia mutato residenza provvedendo a far ritualmente annotare la relativa variazione, con indicazione dei dati attinenti ai veicoli di appartenenza, soltanto nei registri comunali e non anche nel pubblico registro automobilistico, va individuato nella data di annotazione della variazione di residenza nei registri comunali e non può conseguentemente ritenersi tempestiva la notifica del verbale di contestazione delle infrazioni quando siano trascorsi più di 150 giorni dalla variazione anagrafica del trasgressore conseguente alla rituale domanda di cambio di residenza con detta indicazione, ma meno di 150 dalla relativa annotazione nel pubblico registro automobilistico o nell'archivio nazionale veicoli.

Ciao a tutti.
dariodi bello



Leggi la Sentenza: Cassazione civile, Sez. II, 25.3.2011, n. 6971

Svolgimento del processo

Con sentenza depositata il 10 ottobre 2005, il Giudice di pace di Fornovo al Taro ha accolto, limitatamente alla sanzione applicata, l'opposizione ad ordinanza ingiunzione emessa dalla Prefettura di Parma nei confronti S.P., in proprio e quale legale rappresentante della Planet Sport Associazione Sportiva, per il pagamento di una sanzione amministrativa relativa alla violazione dell'art. 142 C.d.S., comma 8, rilevata il 4 aprile 2004 e oggetto di un verbale di contestazione notificato il 14 ottobre 2004.

Il Giudice di pace, per quanto in questa sede rileva, ha rigettato il motivo di opposizione con il quale l'opponente, in proprio e nella qualità, aveva dedotto la violazione dell'art. 201 C.d.S., per essere il verbale di accertamento stato notificato oltre il termine di 150 giorni dalla violazione. In particolare, il Giudice di pace ha ritenuto che il termine di 150 giorni decorresse dal momento in cui, all'esito della notifica eseguita presso l'indirizzo risultante dalla banca dati della ex M.C.T.C., era stato necessario eseguire una nuova visura presso il P.R.A., dalla quale era emerso l'esatto indirizzo della destinataria del verbale. Secondo il giudice di pace, infatti, la dizione dell'art. 201 C.d.S., secondo cui qualora l'effettivo trasgressore sia identificato successivamente, la notificazione può essere effettuata entro 150 giorni dalla data in cui risultino dai pubblici registri o nell'archivio nazionale dei veicoli l'intestazione del veicolo o comunque dalla data in cui la P.A. è posta in grado di provvedere alla loro identificazione, doveva essere interpretata nel senso che l'Amministrazione è libera di effettuare la prima verifica o presso i pubblici registri o presso l'archivio nazionale, sicchè, nel caso in cui dalla prima banca dati non risulti una indicazione utile alla identificazione, inizia a decorre un ulteriore termine di 150 giorni, rimanendo irrilevante la circostanza che, in ipotesi, nell'altra banca dati le indicazioni esatte fossero contenute già al tempo dell'accertamento.

Per la cassazione di questa sentenza ha proposto ricorso S. P., in proprio e quale legale rappresentante della Planet Sport Associazione Sportiva; non ha svolto attività difensiva l'amministrazione intimata.

Attivata la procedura per la trattazione del ricorso ai sensi dell'art. 375 c.p.c., la Procura Generale concludeva chiedendo la trattazione del ricorso in pubblica udienza.

Con ordinanza emessa all'esito dell'udienza camerale del 12 novembre 2009, la Corte ha disposto la trattazione del ricorso in pubblica udienza.

In prossimità dell'udienza, il ricorrente ha. depositato memoria ex art. 378 c.p.c..
Motivi della decisione

Con l'unico motivo di ricorso, il ricorrente deduce violazione e falsa applicazione dell'art. 201 C.d.S..

Il ricorrente sostiene essere pacifico e risultante dagli atti che, alla data dell'accertamento della violazione (4 aprile 2004), dal P.R.A. risultava che il veicolo era intestato all'Associazione sportiva Planet Sport con sede in (OMISSIS), e che tuttavia il verbale è stato notificato il 14 ottobre 2004, e cioè oltre il termine di 150 giorni fissato dal citato articolo 201. La P.A., sostiene il ricorrente, non poteva invocare a proprio favore il fatto che in una delle due banche dati interpellate non risultavano elementi idonei alla identificabilità del trasgressore, giacchè la dizione alternativa contenuta nella disposizione richiamata imporrebbe alla P.A. di interpellare entrambe le banche dati e potrebbe invocare la decorrenza del termine da una data successiva a quello dell'accertamento solo se non fosse possibile identificare i responsabili facendo ricorso ad entrambe le banche dati.

Il motivo è fondato.

L'art. 201 C.d.S., comma 1, come modificato dal D.L. n. 151 del 2003, art. 4, (ratione temporis applicabile), dispone che, qualora la violazione alle norme relative alla circolazione stradale non possa essere immediatamente contestata, il verbale, con gli estremi precisi e dettagliati della violazione e con la indicazione dei motivi che hanno reso impossibile la contestazione immediata, deve essere notificato, entro centocinquanta giorni dall'accertamento, all'effettivo trasgressore. Qualora l'effettivo trasgressore o altro dei soggetti obbligati sia identificato successivamente alla commissione della violazione, la notificazione può essere effettuata agli stessi entro centocinquanta giorni dalla data in cui risultino dai pubblici registri o nell'archivio nazionale dei veicoli l'intestazione del veicolo e le altre indicazioni identificative degli interessati o comunque dalla data in cui la pubblica amministrazione è posta in grado di provvedere alla loro identificazione.

La semplice lettura della disposizione che deve essere applicata nel caso di specie induce a ritenere che non sia predicabile la tesi sostenuta nella sentenza impugnata, e cioè che la indicazione esatta della residenza della persona fisica ovvero della sede di una persona giuridica o, come nella specie, di un'associazione non riconosciuta, in una delle banche dati menzionate dalla norma (pubblici registri, e in particolare P.R.A., ovvero archivio nazionale dei veicoli), non varrebbe a far ritenere conoscibile per la pubblica amministrazione il luogo ove eseguire la notificazione del verbale. Secondo il Giudice di pace, invero, la pubblica amministrazione sarebbe libera di accedere all'una o all'altra banca dati e se, per avventura, il primo accesso avvenisse presso la banca dati non aggiornata, il termine entro il quale deve essere eseguita la notificazione non decorrerebbe da quel momento, ma solo dal momento in cui la stessa pubblica amministrazione, avendo effettuato la notificazione nel luogo errato, venisse a conoscenza della non attualità dell'indicazione anagrafica.

Al contrario, la lettera della legge contiene una formulazione disgiuntiva, sicchè è sufficiente la presenza della corretta annotazione in una sola delle menzionate banche dati per determinare la conoscibilità, da parte dell'amministrazione, del luogo presso il quale eseguire la notificazione. In sostanza, è sufficiente che l'esatto luogo ove eseguire la notificazione emerga da una delle due banche dati perchè tale luogo sia conoscibile per la pubblica amministrazione, la quale, quindi, non potrà addurre a sostegno della tempestività della seconda notificazione in un luogo risultante dal P.R.A. o dall'archivio nazionale dei veicoli la circostanza che nel primo dei due registri consultati fosse indicato un luogo errato. L'annotazione anche in uno solo dei registri rende dunque conoscibile il luogo ove deve essere eseguita la notificazione del verbale. La possibilità residuale della conoscibilità aliunde dell'esatto luogo ove eseguire la notificazione, cui si riferisce l'ultima parte della disposizione prima richiamata, è destinata ad operare nel caso in cui l'annotazione di detto luogo non sia riportata nè nel P.R.A. nè nell'archivio nazionale, e tuttavia vi siano a disposizione della pubblica amministrazione altri elementi che consentano di conoscere il luogo esatto.

Nè a carico del soggetto responsabile ai sensi dell'art. 196 C.d.S., può essere fatto carico di provvedere ad una duplice annotazione del mutamento rilevante al fine di renderne effettiva la conoscibilità da parte della pubblica amministrazione, ovvero di sollecitare il soggetto preposto alla gestione dell'una banca dati ad effettuare la comunicazione al gestore dell'altra, atteso che la disciplina dettata dal codice della strada e dal regolamento di esecuzione in materia evidenzia l'esistenza di un obbligo di collaborazione tra le amministrazioni tenute alla gestione delle banche dati.

Si deve solo aggiungere che per pubblici registri, ai quali fa riferimento l'art. 201 C.d.S., comma 1, deve intendersi innanzitutto il pubblico registro automobilistico e che solo se il trasgressore ha dato al P.R.A. un indirizzo insufficiente, e la notifica della contestazione non va a buon fine, questo fatto non può imputarsi alla pubblica amministrazione (Cass. n. 22400 del 2009).

Tale conclusione deve essere confermata anche alla luce della sentenza delle Sezioni Unite di questa Corte n. 24851 del 2010, che il Collegio ha potuto esaminare essendosi a tal fine riconvocato. Con questa sentenza, la Corte ha avuto modo di pronunciarsi sulla decorrenza del termine per la notificazione dell'accertamento ai sensi dell'art. 201 C.d.S., nel caso in cui l'interessato abbia fatto annotare la variazione anagrafica nei registri comunali. Con riferimento a tale fattispecie, la Sezioni Unite hanno affermato il principio secondo cui il dies a quo del termine di 150 giorni per la notifica del verbale di contestazione delle violazioni del codice della strada, nel caso in cui il destinatario abbia mutato residenza provvedendo a far ritualmente annotare la relativa variazione, con indicazione dei dati attinenti ai veicoli di appartenenza, soltanto nei registri comunali e non anche nel pubblico registro automobilistico, va individuato nella data di annotazione della variazione di residenza nei registri comunali e non può conseguentemente ritenersi tempestiva la notifica del verbale di contestazione delle infrazioni quando siano trascorsi più di 150 giorni dalla variazione anagrafica del trasgressore conseguente alla rituale domanda di cambio di residenza con detta indicazione, ma meno di 150 dalla relativa annotazione nel pubblico registro automobilistico o nell'archivio nazionale veicoli. Principio, questo, che si fonda sulla esistenza di un onere di collaborazione tra amministrazioni pubbliche e che il Collegio ritiene debba operare anche nella presente fattispecie, nella quale, come rilevato, dalla sentenza impugnata emerge che proprio il dato anagrafico risultante dal P.R.A. era quello esatto, essendo la notificazione colà eseguita, dopo un primo tentativo effettuato al diverso indirizzo risultante dall'archivio nazionale dei veicoli, andata a buon fine.

In conclusione, il ricorso deve essere accolto e, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa può essere decisa nel merito con l'accoglimento dell'opposizione proposta dal ricorrente e l'annullamento del verbale opposto, in proprio e nella qualità, stante la tardività della notificazione del verbale eseguita oltre il termine di centocinquanta giorni dalla violazione, laddove il dato esatto del luogo ove eseguire la notificazione risultava dal P.R.A. ed era quindi pienamente conoscibile per la pubblica amministrazione.

La novità della questione giustifica la compensazione delle spese dell'intero giudizio.
P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, accoglie l'opposizione proposta da S. P., in proprio e nella qualità, con conseguente annullamento del verbale opposto. Compensa le spese dell'intero giudizio.
 

BILANCIO. DOTTORINI (IDV): DISSIDI INTERNI A PD DESTABILIZZANO COALIZIONE. PRESIDENTE MARINI SGOMBRI IL CAMPO DA INSIDIE

Ieri l'asse Locchi (Pd) - Rometti(Socialisti) ha assestato un colpo pensate agli accordi di maggioranza sulla gestione dei rifiuti. Nonostante il parere contrario di Idv, Prc e della stessa Presidente Marini, è stato ripresentato in Consiglio regionale l'emendamento che era gia' stato bocciato in Commissione e che prevede un'accelerazione dei tempi per la realizzazione dell'inceneritore. Tra le pieghe di questa vicenda ci sono le lotte interne al Pd (con Locchi che cerca di mettere in difficoltà la Presidente, magari per convincerla a concedergli un assessorato) e le spinte di chi ha molti interessi a tenere ferma la raccolta differenziata e portare l'Umbria in emergenza per affrettare la realizzazione dell'inceneritore.
La nostra posizione rimane ferma a quanto approvato con il Dap: la fase realizzativa di qualsiasi impianto non si puo' avviare prima di aver raggiunto almeno il 50 per cento di raccolta differenziata.




Regione Umbria. Bilancio 2011 - Intervento in aula di Oliviero Dottorini from Dottorini.com on Vimeo.


BILANCIO. DOTTORINI (IDV): DISSIDI INTERNI A PD DESTABILIZZANO COALIZIONE. PRESIDENTE MARINI SGOMBRI IL CAMPO DA INSIDIE
"Inqualificabile fare della questione rifiuti materia per regolamenti di conti. Abbiamo apprezzato il tentativo di mediazione della presidente Marini" 

"I dissidi interni a un partito non possono trasformarsi in siluri sul governo regionale. Occorre che la presidente Marini esiga chiarezza e sgombri il campo dalle insidie che, magari motivate da ambizioni assessorili, stanno destabilizzando la maggioranza uscita vincitrice dalle elezioni di appena un anno fa". Questo il primo commento del capogruppo Idv in Consiglio regionale Oliviero Dottorini dopo la forzatura su rifiuti e tematiche ambientali (tariffe di acqua e cave) che ha portato il gruppo di Italia dei Valori ad abbandonare l'aula al momento del voto sul Collegato alla manovra finanziaria.
"Fare della questione rifiuti materia per regolamenti di conti è inqualificabile - aggiunge Dottorini -. Per questo abbiamo apprezzato il tentativo di mediazione messo in atto dalla Presidente Marini e allo stesso tempo siamo preoccupati per i personalismi e per gli assi strategici che emergono tra fazioni e parti politiche. Una cosa è certa, non ci intimoriscono le prove di forza messe in atto dalla parte più retriva del Pd e continueremo a batterci per una regione più moderna e libera. Innanzitutto spiegando alla società regionale gli interessi che si saldano nella volontà di accelerare sull'inceneritore e nel respingere ulteriori fondi per la raccolta differenziata".

Perugia, 30 marzo 2011

Interrogazione all'assessore Tomassoni: "Pronti a chiedere la revoca della convenzione con l'Aci. Nel nostro sito web con tutte le procedure per i collezionisti"

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"La Regione smentisca subito le parole del presidente dell'Aci di Perugia oppure ci troveremo costretti a chiedere la revoca della convenzione che disciplina la riscossione del bollo auto affidando l'incarico all'Agenzia delle Entrate". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale, commenta l'intervento del presidente dell'Aci di Perugia Ruggero Campi che nei giorni scorsi dalle pagine di un quotidiano locale ha consigliato "per la auto storiche meglio scegliere l'Asi". Il consigliere regionale presenterà sull'argomento un'interrogazione all'assessore Franco Tomassoni per conoscere i motivi per cui la giunta non ha ritenuto dover rettificare le informazioni riportate nel quotidiano "a maggior ragione perché espresse dal responsabile provinciale di un'agenzia convenzionata con la Regione".
 "Qualcuno - aggiunge Dottorini - dovrebbe ricordare al presidente dell'Aci che in Umbria esiste una legge che consente ai cittadini di autocertificare i requisiti di storicità del proprio autoveicolo senza rivolgersi all'Asi. I club convenzionati con la Regione, infatti, oltre a garantire serietà e professionalità, sono nelle condizioni di validare le autocertificazioni a soli 25 euro contro i circa 180 richiesti dall'Asi per ottenere gli stessi benefici. Oltretutto ci risulta che il club privato Asi richieda annualmente, seppur non previsto dalla legge, il rinnovo della tessera di iscrizione. La legge regionale 4 del 2009 e le delibere 971/2009 e 827/2010 fanno chiarezza su questo tema spiegando ai cittadini come ottenere il bollo ridotto senza doversi iscrivere all'Asi e senza essere obbligati al rinnovo annuale della iscrizione (per le procedure è possibile consultare gratuitamente questo indirizzo). Recentemente ci hanno segnalato che alcune agenzie Aci presenti nel territorio regionale avrebbero fornito informazioni errate ai contribuenti, invitandoli ad iscriversi all'Asi, il tutto con una disparità di trattamento tra chi ha l'attestato Asi e chi ha quello dei club locali autorizzati dalla Regione. Per questo abbiamo chiesto agli uffici regionali di fare delle verifiche per tutelare i contribuenti e fare in modo che la legge venga rispettata. I contribuenti hanno il diritto di essere informati correttamente, a maggior ragione da agenzie convenzionate con la Regione".
"Possiamo comprendere - aggiunge Dottorini - il disagio di Asi e Fmi, perché è bene ricordare che grazie alle nostre battaglie i cittadini e i collezionisti adesso possono richiedere l'attestato di storicità ad uno dei cinque centri specializzati autorizzati dalla Regione, pagando una cifra ridottissima rispetto a quella che dovevano versare all'Asi. Da parte nostra continueremo a stare al fianco di consumatori e appassionati di auto e moto storiche e continueremo a fornire supporto e informazioni sempre aggiornate attraverso il nostro sito internet e i nostri uffici in Consiglio regionale".

Perugia, 28 marzo 2011
"Fare di Gualdo Cattaneo la più grande centrale di energia da fonti rinnovabili della nostra regione. Grave se la Giunta segue il 'progetto energetico del Ps'"

GUALDO CATTANEO. DOTTORINI (IDV): SOCIALISTI ARRETRATI SU ENERGIA E QUESTIONI AMBIENTALI. PRESENTATA INTERROGAZIONE SU BASTARDO

"La protervia con cui il socialista Buconi sostiene il parere favorevole al rilascio dell'Autorizzazione integrata ambientale (Aia) per il rilancio della centrale di Gualdo Cattaneo non ci lascia minimamente stupiti e riflette l'arretratezza di certe posizioni in campo ambientale ed energetico. Mentre il mondo va avanti e gradualmente gli stati abbandonano forme di energia antiquate come il carbone e il nucleare, in Umbria si concede ad Enel l'opportunità di rilanciare quello che tutti ormai considerano un reperto di archeologia industriale ed energetica". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale commenta le dichiarazioni del consigliere Buconi e annuncia la presentazione di un'interrogazione urgente alla Giunta per conoscere i progetti ed i documenti relativi all'autorizzazione concessa senza alcun coinvolgimento della popolazione e del Consiglio regionale.
"Sono anni - aggiunge Dottorini - che chiediamo trasparenza in merito alla vicenda della centrale di Gualdo Cattaneo. Le nostre interrogazioni sui carbonili scoperti attendono ancora una risposta, così come non ha trovato applicazione l'indagine epidemiologica prevista dalla mozione approvata dal Consiglio regionale dell'ottobre 2007, tesa a verificare la diffusione di malattie e patologie correlate alla combustione del materiale utilizzato per la produzione di energia. È arrivato il momento che la Giunta ci spieghi chiaramente di quale ammodernamento si parla e soprattutto con quale rischio per la salute dei cittadini. Per tanto è opportuno che l'assessore tiri fuori dal cassetto i progetti relativi a una centrale che già il ministro Calderoli nel 2009 dichiarò come 'altamente inquinante', rimarcandone la necessità di dismissione. Ci dispiace dare una brutta notizia ai socialisti, con Buconi in testa, ma c'è un solo modo per mettere mano a quell'impianto: trasformarlo nella più grande centrale di energia da fonti rinnovabili della nostra regione. La green economy si realizza con scelte politiche coraggiose e lungimiranti, non mettendo un po di 'verde' attorno alla centrale che servirebbe solo a nascondere ulteriormente una vergogna ambientale ed economica. Tantomeno si può intervenire applicando un fantomatico 'progetto sull'energia del Partito socialista' del quale nessuno ha avuto modo di dimostrare l'efficacia né tantomeno l'adattamento alle esigenze umbre - conclude Dottorini -. Sarebbe un fatto davvero grave se la Giunta basasse le proprie politiche energetiche sulle volontà di una forza politica".

Perugia, 25 marzo 2011
Durante una conferenza stampa svoltasi a Palazzo Cesaroni, il capogruppo Oliviero Dottorini e il consigliere Paolo Brutti (Idv) hanno ripercorso le dinamiche verificatesi in Prima Commissione durante l'approvazione del Bilancio, rimarcando le critiche all'Esecutivo per la "forzatura tentata sui rifiuti" (ma bocciata dalla Commissione) e per il mancato recepimento degli emendamenti mirati ad innalzare i canoni di sfruttamento di acque minerali e materiali da cava.

BILANCIO 2011:

(Acs) Perugia, 25 marzo 2011 - Si è svolta questa mattina a Palazzo Cesaroni la conferenza stampa convocata dall'Italia dei valori per esporre le valutazioni del gruppo consiliare sulla manovra di Bilancio predisposta dalla Giunta regionale e approvata ieri dalla Prima Commissione. Il capogruppo Oliviero Dottorini e il consigliere Paolo Brutti hanno ripercorso le dinamiche verificatesi in Commissione, sottolineando gli aspetti più significativi degli emendamenti approvati e di quelli respinti. Per quanto riguarda la manovra in generale, Dottorini e Brutti hanno espresso un giudizio complessivamente positivo, soprattutto "per lo sforzo compiuto nel tentare di arginare gli effetti dei tagli operati dal governo senza incrementare la tassazione e senza intaccare il welfare regionale". Sarebbero però mancati "coraggio e scelte politiche innovative, oltre al dibattito all'interno della maggioranza", portando il gruppo Idv a presentare le proposte di modifica direttamente in Commissione. 
"Sono stati approvati - hanno spiegato i consiglieri dell'Idv - 2 dei 14 emendamenti che abbiamo presentato: sulla riduzione delle spese per le celebrazione del 150esimo dell'Unità d'Italia e sugli stanziamenti in favore dell'apicoltura e della lotta alla moria delle api". È soprattutto l'ambito dei rifiuti a rappresentare una criticità: "La Giunta regionale è andata sotto ben 5 volte, facendo emergere alcuni problemi soprattutto sulla gestione dei rifiuti. Alcune delle proposte dell'Esecutivo che la Commissione ha bocciato (soltanto il Pd ha votato a favore) riguardano infatti l'accelerazione della procedura per l'individuazione del sito per la costruzione dell'impianto di termovalorizzazione per l'Ati 2: un tentativo incomprensibile che ha visto la Giunta in minoranza e che sembra puntare a scavalcare l'accordo raggiunto in merito al completamento del ciclo e alla soglia del 50 per cento di raccolta differenziata come prerequisito per la progettazione stessa dell'impianto". 
Dottorini e Brutti hanno sottolineato che "non sono ammissibili fughe in avanti, dato che il Piano rifiuti prevede che la definizione della tipologia, delle dimensioni e della collocazione dell'impianto di chiusura del ciclo potrà avvenire soltanto una volta raggiunta la soglia del 50 per cento di differenziata e valutate le effettive necessità (qualora ve ne siano) di termovalorizzazione. Non si capisce neppure il diniego della Giunta allo stanziamento, da noi proposto, di 1 milione di euro a sostegno della raccolta differenziata dei rifiuti. Il Collegato alla legge finanziaria regionale non può essere utilizzato come un taxi con cui far transitare provvedimenti avulsi dal bilancio e prescindendo dagli accordi di maggioranza. Se questi emendamenti verranno riproposti in Aula potremmo trovarci a dover riconsiderare la nostra posizione nei confronti dell'intero Collegato". 
Un altro punto critico per l'Italia dei valori è rappresentato dalla questione dei canoni di concessione per lo sfruttamento delle acque minerali e dei materiali di cava (il relativo emendamento proposto dall'Idv è stato infatti bocciato): "in Umbria si producono il 12 per cento dell'acqua minerale e del cemento d'Italia, nonostante le piccole dimensioni della regione. È del tutto evidente - hanno evidenziato gli esponenti dell'Idv - che innalzando i canoni di concessione (per l'acqua, da 2 a 4 millesimi di euro al litro) si potrebbero ricavare fondi importanti per indennizzare i territori dai danni prodotti dalle cave, dagli attingimenti e dalla necessità di smaltire le bottiglie di plastica, finanziando inoltre la manutenzione delle reti idriche pubbliche. Un altro paradosso umbro riguarda infatti le tariffe: molto basse quelle pagate per sfruttare le acque minerali e molto alte (le seconde in Italia) quelle pagate dai cittadini per il servizio idrico". MP/ 
"Necessario rispettare quanto previsto dal Dap. Inspiegabile respingimento di emendamenti su acqua, artigianato e raccolta differenziata"

BILANCIO. DOTTORINI (IDV): BOCCIATE FORZATURE SUI RIFIUTI, DALLA COMMISSIONE ESCE MANOVRA PIU' EQUILIBRATA

"Dalla prima commissione esce una manovra sicuramente più equilibrata. Grazie ai nostri emendamenti tante forzature sono state bocciate, altre accantonate. Sui rifiuti, per esempio, mi pare giunga un messaggio chiaro che invita tutti a rispettare gli impegni assunti e a lavorare secondo quanto già stabilito nel Documento annuale di programmazione". Questo il primo commento del capogruppo Idv in Consiglio regionale, Oliviero Dottorini, all'approvazione da parte della prima commissione degli atti relativi al Bilancio regionale. La commissione ha approvato, con il parere negativo della giunta, due emendamenti Idv (economie sugli stanziamenti per le celebrazioni del 150° dell'unità d'Italia e maggiori fondi per l'apicoltura) ed ha respinto la proposta dell'esecutivo in materia di gestione dei rifiuti.
"Certo - aggiunge Dottorini - il nostro emendamento per innalzare i canoni di concessione per l'imbottigliamento delle acque minerali è stato inspiegabilmente respinto, così come quelli su cave e miniere. Ma il libero confronto interno alla commissione ha trovato punti di sintesi significativi. Chi pensava di aggirare i contenuti del Dap attraverso emendamenti dell'ultima ora dovrà fare qualche riflessione. Anche perché all'interno della maggioranza è stato raggiunto un importante punto di mediazione che prevede di procedere alla fase realizzativa dell'impiantistica di smaltimento ultimo non prima del raggiungimento del 50 per cento di raccolta differenziata. Pertanto pensare di accelerare la localizzazione dell'impianto di trattamento termico non era accettabile e bene ha fatto la commissione a bloccare questo tentativo. A maggior ragione per il fatto che la giunta ha respinto anche la nostra proposta di innalzare di un milione di euro i fondi per la raccolta differenziata".

Perugia, 24 marzo 2011


Il caso finisce in Regione: "Gli altri sindaci si incatenano per difendere i propri corsi, ma Città di Castello accetta. Necessaria mobilitazione contro smacco"
 
UNIVERSITÀ. DOTTORINI (IDV): IL COMUNE TACE SU IPOTESI CHIUSURA VILLA MONTESCA: CITTA' COLPITA NELLA SUA CREDIBILITA' E PRESTIGIO

"E' molto preoccupante il silenzio con cui il comune di Città di Castello sta assistendo, senza aprir bocca, allo smantellamento dei corsi universitari presso Villa Montesca. Si tratterebbe di un altro tassello di città sacrificata per assecondare interessi esterni al nostro territorio, che così verrebbe privato del prestigio e delle potenzialità economiche che ancora gli restano". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale, annuncia di aver presentato un'interrogazione urgente alla Giunta regionale per chiedere che il Polo universitario di Villa Montesca a Città di Castello non venga abbandonato, con la prevista chiusura del corso di laurea in Tecniche della prevenzione dell'ambiente e nei luoghi di lavoro e il trasferimento del corso in Infermieristica da Città di Castello a Perugia.
"Altri comuni della regione stanno alzando le barricate per evitare la chiusura delle proprie sedi. Il sindaco di Assisi ha minacciato di incatenarsi di fronte al Ministero, Foligno ha già trovato le giuste protezioni istituzionali, Narni è mobilitata per scongiurare niente di meno che la chiusura del corso in Tecniche dell'investigazione. Ma dal comune di Città di Castello giunge solo silenzio e disinteresse e c'è da credere che i tagli arriveranno laddove l'Università troverà le giuste condizioni per intervenire. Questo è molto grave, tanto più perché ci troviamo di fronte ad esperienze positive, che hanno formato centinaia di professionisti con percentuali elevatissime di impiego lavorativo. Per questo è necessaria una mobilitazione del mondo della cultura e della società civile per costringere gli amministratori cittadini a una presa di posizione. Vista la latitanza del comune di Città di Castello, la Regione deve dire con chiarezza cosa intende fare dei due corsi universitari e attivarsi presso l'università e gli enti locali per scongiurare l'ennesimo smacco per Città di Castello. Non è pensabile che oltre 300 studenti debbano accollarsi i disagi derivanti dai tagli indiscriminati del governo Berlusconi senza che comune e Asl n° 1 avvertano il dovere di una presa di posizione netta e definitiva. I corsi di Villa Montesca sono fra i più alti negli indici di occupazione pertinente post laurea, nonostante il comune di Città di Castello non abbia mai fatto nulla per agevolare gli studenti nella mobilità e nei servizi. Ci risulta tra l'altro che dei quattro corsi di laurea decentrati attivi in Umbria, quello di Città di Castello sia il meno oneroso dal momento che non ha sede amministrativa e per il fatto che la metà dei docenti è fornita dall'Asl di Città di Castello che ha messo a disposizione anche due dipendenti. Chiudere la sede di Città di Castello poi non avrebbe come risultato alcun risparmio netto - continua l'esponente dell'Italia dei Valori - in quanto il corso si autofinanzia in parte con le tasse che pagano gli studenti e in parte con un contributo regionale. Se gli studenti si sposteranno su Perugia non ci sarà quindi alcuna economia, dal momento che dovranno necessariamente aumentare anche i docenti. Pertanto la scelta di chiudere Villa Montesca sembra dettata più da motivi di immagine che dalla reale volontà di ridurre i costi".
"Piuttosto che chiudere i corsi - aggiunge Dottorini - sarebbe opportuno programmarne il trasferimento nel nucleo cittadino, ad esempio nei locali dell'ex Agraria. A guadagnarne sarebbe l'intera città, e non solo dal punto di vista culturale. I tre quarti degli studenti infatti provengono da fuori città o da fuori regione e porterebbero sicuramente un'iniezione rigenerante anche dal punto di vista economico. Ma evidentemente qualcuno preferisce perdere l'università pubblica per dare spazio a quella privata. E ogni riferimento è tutt'altro che casuale".
 
Perugia, 21 marzo 2011

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È di Ruggero Campi, Presidente dell'ACI, l'intervista apparsa sul MESSAGGERO (pag.50) del 06 marzo 2011 a risposta del Comunicato Stampa di Oliviero Dottorini del 01/03/2011.

Ed al Dott. Campi con molta umiltà io mi rivolgo per precisare alcune cose.

Il Comunicato Stampa di Oliviero Dottorini, altro non faceva che chiedere agli Uffici della Regione Umbria di chiarire alcune problematiche relative ai Veicoli Storici.
Da Perugia, Città di Castello, Spoleto e Terni, continuano a giungere richieste di chiarimenti in merito agli Attestati rilasciati dai Club Autorizzati dalla Regione Umbria
(A112CLUBITALIA - VESPACLUB).
Nello specifico, l'Arch. L.M. di Città di Castello si è recato alla locale agenzia dell'A.C.I. munito dell'Attestato del VESPACLUB per pagare il Bollo, e lì gli è stato detto che quel "pezzo di carta" non valeva nulla.
Idem è accaduto al Sig. M.B. di Perugia, Al Sig. Pieracci sempre di Città di Castello, al Sig. L.R. di Perugia, i quali rivolgendosi sempre a vari sportelli dell'A.C.I. ed alla Regione, veniva loro riferito che l'Autocertificazione non era valida per pagare il bollo ridotto !
Solo a seguito di tali segnalazioni, Oliviero Dottorini ha ritenuto opportuno emettere un Comunicato Stampa nel quale stigmatizzava questo comportamento chiedendo alla Regione di fare chiarezza e di emanare, quanto prima, una circolare chiarificatrice rivolta a tutti, a tutti gli Uffici periferici dell'A.C.I., Sermetra e Tabaccai che riscuotono il Bollo per conto della Regione Umbria.

È anomalo che Lei, Dott.
Ruggero Campi, Presidente dell'A.C.I. si sia sentito "offeso", tanto da far riportare nel titolo dell'articolo:
"Aci: << Per la auto storiche meglio scegliere l'Asi>>".

Veramente complimenti per l'equidistanza ed imparzialità !

Mi permetto di ricordarLe, mi corregga se sbaglio, che l'A.C.I. lavora per NOI umbri, o meglio dovrebbe farlo tout court senza favoritismi e dovrebbe indirizzare gli utenti/automobilisti verso Associazioni serie ed economiche
(25 euro contro 180 euro dell'asi !).
L'A.C.I. ha una convenzione con la Regione Umbria e dovrebbe tutelare TUTTI gli Umbri, non solo quelli che sono iscritti al Club a Lei evidentemente tanto simpatico e "sponsorizzato".

A chi mi legge, Vi invito a Leggere il Comunicato Stampa di Oliviero Dottorini e quello di Ruggero Campi.

Leggi il Comunicato Stampa di Oliviero Dottorini sul Giornale dell'Umbria e sul Corriere dell'Umbria, e
l'intervista al Presidente dell'ACI sul Messaggero il cui titolo è: << Per la auto storiche meglio scegliere l'Asi>>. Leggi l'intervista al Presidente dell'ACI Ruggero Campi.

Come potrete notare, comparando i due articoli, Dottorini ha attaccato la BUROCRAZIA e non l'A.C.I., mentre la lobby che forse ha la coda di paglia, tenta di sconfiggere i diritti conquistati dal popolo consigliando di scegliere chi "vende" un prodotto
(Attestato di Storicità) ad un costo superiore di appena il 620% (180 euro contro 25 euro !), facendolo sembrare migliore.

Non ho parole....

Forse il Dott. Campi non sa o non ricorda che il cittadino/contribuente di nome dario di bello, quando nel gennaio 2006 si recò all'Aci 4Torri di Perugia per fare il passaggio di proprietà della sua Y10TURBO con un'Autocertificazione, la Dirigente dell'A.C.I. di nome Abbozzo, in presenza di testimoni, disse:
"Sig. Di Bello se lei non si iscrive all'asi, io non le faccio il passaggio di proprietà con l'IPT ridotta a 52 euro".
Quella stessa mattina la sig.ra Abbozzo fu da me denunciata alla Procura della Repubblica e dopo qualche anno quando mi è arrivata la richiesta di Archiviazione, non mi sono opposto perché le cose in Provincia e Regione stavano cambiando, infatti la Provincia Titolare del Tributo
(pensi un po' che scandalo...!) riconobbe la vessazione e mi autorizzò ad Autocertificare la storicità della Y10TURBO (adesso TUTTI i sudditi umbri possono autocertificare !) e la Regione nel contempo aveva abrogato quell'aborto di Legge Regionale del 2002, probabilmente ho fatto male a pensare che il pesce incomincia a puzzare dalla testa...

Ma perché l'A.C.I. non mi aiutò ?
All'epoca quando arrivavo al PRA dell'ACI, si dileguavano tutti, sembravo un extraterrestre un folle !
Assurdo, ma è così !

Ma perché A.C.I. non ha fatto le mie battaglie?
Perché l'A.C.I. che è l'interfaccia tra l'elefante ottuso della BUROCRAZIA ed il CITTADINO, non ha risolto anche la questione degli autocarri storici
(IPT e Bollo), perché l'A.C.I. non ha risolto la questione dei veicoli radiati d'ufficio (3 anni di tasse al massimo !), perché l'A.C.I. non ha sposato la battaglia contro l'iscrizione coatta a 2 Club ?

Pensi un po' che queste cose ed altre, senza presunzione alcuna, le ha risolte il suddito dario di bello !

Perché l'A.C.I. per casi che esulano dalla sua competenza, non invita i cittadini/contribuenti a rivolgersi al Titolare del Tributo
(Provincia per l'IPT e Regione per il Bollo) invece di ergersi a Giudice e dire: NO, NON SI PUO' FARE o NON E' POSSIBILE o LA PRATICA NON PASSA SE LEI NON SI ISCRIVE ALL'ASI ?

Dott. Campi, si faccia realmente portavoce anche dei bisogni reali degli automobilisiti umbri che posseggono veicoli 20ntennali e non sono asserviti al club monopolista, senta anche i rappresentanti del popolo e non solo i dipendenti dell'A.C.I. e chi vi offre quelle redditizie Convenzioni
(Provincia di Perugia e Regione Umbria).
Cicero pro domo sua...

Cordiali saluti

dario di bello - dariodibello@dottorini.com


dario di bello - dariodibello@dottorini.com

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dario di bello - dariodibello@dottorini.com

Cari amici,
dalla Sardegna così come dalla Sicilia (clikka qui per scaricare le Circolari della Agenzia delle Entrate della Regione Sicilia), molti cittadini/contribuenti avevano invocato il nostro intervento.

Quindi la FEDERCONSUMATORI dopo aver scritto alla Regione Sicilia, ha scritto anche alla Regione Sardegna.
Ovvio no !

Risponde l'Agenzia delle Entrate di Cagliari in data 10/03/2011,
Circolare Prot. n. 921-6703/2001
, mettendo nero su bianco che è riconosciuto il diritto all'utilizzo della Autocertificazione per gli automobilisti residenti in Sardegna.

A differenza della Agenzia delle Entrate della Regione Sicilia, l'Agenzia delle Entrate della Regione Sardegna ha preteso che il Modello di autocertificazione "standard" sinora utilizzato ed a loro inviato per l'approvazione, fosse integrato da alcuni richiami relativi al DM 17/12/2009. E così abbiamo fatto !

Pertanto tutti i contribuenti della Sardegna, possessori di veicoli 20ntennali, possono autocertificare le caratteristiche di storicità del proprio veicolo
(autoveicolo o motoveicolo) senza essere più costretti ad iscriversi al Club monopolista che bene conoscete !

Il Modello da utilizzare è questo e dovete inviarlo alla Agenzia delle Entrate competente per il vostro comune:
Modello Autocertificazione Bollo Regione SARDEGNA

Ricordatevi che è una Dichiarazione resa ai sensi del DPR 445/2000.
Per chi ha già Autocertificato utilizzando il Modello "standard", compili anche questo e lo invii facendo esplicito riferimento a quello precedentemente inviato.

Scarica la Risoluzione della Agenzia delle Entrate Regione Sardegna (921-6703/2011)
che riconosce il diritto, per i cittadini sardi, proprietari di veicoli 20ntennali, ad Autocertificare la storicità ed avere accesso ai benefici fiscali sanciti in una Legge dello Stato Italiano (art.63 L.342/2000).

Va ringraziata la FEDERCONSUMATORI Umbria della quale mi onoro farne parte.

Ciao a tutti.
dario di bello - dariodibello@dottorini.com





 

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