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C'è un'altra Umbria: libera, concreta, di parola

"Ritardo inconcepibile. Qualcuno ha nostalgia dei vecchi manicomi? Sarebbe un tradimento della Basaglia e delle ragioni stesse della nostra convivenza civile"

PSICHIATRIA. DOTTORINI (IDV): SUL MANCATO TRASFERIMENTO DEL

"Sul mancato trasferimento del 'Repartino' al Silvestrini ci aspettiamo che vengano individuate responsabilità politiche e assunti impegni precisi. Non è pensabile che l'Umbria si rassegni a vedere riproposta l'immagine di una struttura manicomiale a oltre trent'anni dalla riforma Basaglia. Sarebbe un tradimento delle ragioni stesse della nostra convivenza civile". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale, torna a chiedere un pronunciamento della giunta regionale riguardo al mancato trasferimento del Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura, meglio conosciuto come "Repartino", all'ospedale Silvestrini.
"Ci piacerebbe conoscere i motivi reali di questo ritardo inconcepibile e che qualcuno individuasse finalmente qualche responsabilità, magari indicando chi si oppone a questo atto dovuto. Vorremmo sapere - aggiunge Dottorini, che sull'argomento nelle settimane scorse ha presentato un'interrogazione alla giunta regionale - dove sono finite le promesse reiterate dell'assessore Rosi e come sia possibile continuare a disattendere Piani sanitari regionali e impegni sanciti a più riprese. Forse è giunto anche il momento di chiedere conto alla classe dirigente della sanità locale, a iniziare dal direttore dell'azienda ospedaliera Orlandi, del proprio operato e di questa grave inadempienza, sempre che il governo regionale ne abbia la forza e la volontà. E' impensabile ritardare ancora una decisione in proposito, costringendo utenti e operatori a un altro inverno in una struttura che non ci risulta rispondere ai parametri minimi di sicurezza, con infissi e dispositivi fuori norma e con condizioni operative al livello di guardia. Il Repartino non è un reparto qualsiasi. A quel servizio vengono destinati i casi acuti, non trattabili altrove. Lì vengono effettuati i trattamenti sanitari obbligatori, decisi da commissioni miste di medici, amministratori locali e magistrati.  Abbiamo a che fare quindi con pazienti deboli e affetti il più delle volte da patologie gravi. E questo del Repartino è soltanto l'aspetto più evidente di una volontà politica che stenta a recuperare le ragioni di civiltà che avevano animato la riforma Basaglia. I Centri di salute mentale hanno subito negli anni una drastica riduzione del personale e i pensionamenti non trovano ricambio. Tutto questo porta a un indebolimento della capacità di tutela dei diritti del malato mentale che la nostra regione non può accettare. E' urgente sapere - conclude Dottorini - quali provvedimenti intende prendere la giunta regionale affinché si proceda in tempi brevi al trasferimento e ad una integrazione completa del Servizio psichiatrico di diagnosi e cura del Dipartimento di salute mentale della Ausl n.2 all'interno dell'Azienda ospedaliera di Perugia, in ottemperanza alle leggi dello Stato".

Perugia, 26 agosto 2010

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"Già il ministro Calderoli parlò di impianto altamente inquinante, prevedendone la chiusura. Fare luce sulle pesanti criticità della centrale e operare con lungimiranza"

GUALDO CATTANEO. DOTTORINI (IDV): RICONVERTIRE LA CENTRALE ENEL DI BASTARDO. PUNTARE SU FONTI RINNOVABILI

"Da anni chiediamo che venga fatta luce sulle problematiche ambientali che la centrale a carbone di Gualdo Cattaneo sta generando in un territorio conosciuto in tutto il mondo per i prodotti tipici come l'olio extravergine e il Sagrantino. Le nostre numerose interrogazioni sui carbonili scoperti attendono ancora una risposta e non ha trovato applicazione l'indagine epidemiologica prevista dalla mozione approvata dal Consiglio regionale nell'ottobre del 2007 tesa a verificare la diffusione di malattie e patologie correlate alla combustione del materiale utilizzato per la produzione di energia. E' giunto il momento di porre sul tavolo delle politiche di governo, a fianco di una decisa opzione a favore delle energie rinnovabili, il tema della riconversione di un impianto che è giusto ormai annoverare tra le testimonianze di archeologia industriale ed energetica della nostra regione". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale, interviene sulle molte criticità ambientali della centrale a carbone Enel "Pietro Vannucci" di Ponte di Ferro per chiedere la riconversione di un impianto "che già il ministro Calderoli ebbe modo di individuare come altamente inquinante".
"In un'intervista di circa un anno fa Calderoli parlò di due impianti da dismettere. Uno a olio combustibile in Sicilia, l'altro a carbone in Umbria, entrambi altamente inquinanti. Ci sembra che rispetto a quell'intendimento ci sia solo da chiedere un impegno della Regione e del Governo nazionale per evitare una chiusura tout court e puntare invece su un progetto di riconversione alla produzione di energia da fonti rinnovabili. Noi sappiamo - spiega Dottorini - che ogni kilowattora prodotto da fonti rinnovabili comporta una analoga riduzione di produzione da fonti convenzionali. Per questo, come abbiamo già chiesto in sede di discussione delle linee programmatiche della presidente Marini, ci sembra sia giunto il momento di porre il tema della riconversione della centrale di Bastardo sui tavoli della politica e del governo regionale e nazionale. Dobbiamo ricordare che quell'impianto presenta enormi criticità di carattere socio-sanitario che richiederebbero verifiche che non ci risulta siano mai state condotte: dalle norme antisismiche allo screening periodico degli inquinanti contenuti nel carbone, dalla destinazione dei fanghi di risulta allo smaltimento delle ceneri, ai controlli delle acque prelevate e reimmesse nel torrente Puglia". 
"L'impianto di Gualdo Cattaneo - conclude Dottorini - deve essere oggetto di un'opera di riconversione e trasformato in una delle più grandi centrali di energia proveniente da fonti rinnovabili dell'intera Regione, garantendo continuità occupazionale e compatibilità con la vocazione turistica ed enogastronomica. Le tecnologie ci sono e sono presenti nel nostro territorio. Occorre solamente la volontà politica e la lungimiranza nell'affrontare scelte di cambiamento, senza attardarsi in politiche di conservazione e in difese d'ufficio".

Perugia, 16 agosto 2010 

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Tutela e incentivi per la produzione tipica locale. "Istituzioni locali non stiano con le mani in mano: si parta subito con le strade del mobile"

ARTIGIANATO. DOTTORINI (IDV): PRONTO IL DISCIPLINARE DEL MARCHIO DEL MOBILE IN STILE DELL'UMBRIA, NOSTRA LEGGE A BREVE OPERATIVA

"Nelle prossime settimane sarà finalmente presentato a Città di Castello il Marchio del mobile in stile dell'Umbria. Il Comitato di tutela del marchio infatti ha già predisposto il disciplinare ed è quasi pronta ormai anche l'elaborazione grafica. Si tratta di un atto importante che contribuisce a rendere operativi i principi contenuti nella legge regionale che punta a tutelare e incentivare la produzione tipica locale degli artigiani del mobile. Nell'inerzia che contraddistingue il mondo delle istituzioni, credo che sia un segnale importante che non avrà certo il potere di ribaltare una situazione che ha origini antiche, ma che riesce comunque a indicare una direzione. Occorre puntare sulla qualità, sul valore aggiunto che i marchi e le certificazioni possono garantire. C'è, nel settore dell'artigianato, la necessità di innovare, di battere strade inesplorate, magari sostenuti da istituzioni e organizzazioni di categoria. Senza una visione non si va da nessuna parte". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale e promotore della legge regionale che istituisce il marchio di tutela del mobile in stile dell'Altotevere, dà notizia del completamento dell'iter che ha portato alla predisposizione del disciplinare del marchio del mobile. La legge Dottorini, rifinanziata anche con l'ultima manovra di Bilancio, consentirà il riconoscimento delle aree di eccellenza produttiva e la creazione delle strade del mobile in stile dell'Umbria.
"Nel concreto - continua il presidente della commissione Bilancio - le botteghe artigiane che lo vorranno potranno fregiarsi di un marchio che certificherà la qualità e l'unicità del vero mobile in stile artigianale. Nessuno potrà importare i mobili prodotti in Cina o nell'est Europa dichiarando che sono frutto del lavoro artigianale dell'Umbria o dell'Altotevere. Oggi, purtroppo, i produttori si trovano costretti ad affrontare una competizione insostenibile sul prezzo e sulla quantità con la grande distribuzione ed è per questo che occorre puntare sulla qualità del prodotto assicurata dalle tante piccole aziende e dagli artigiani del territorio. Un arcipelago così frammentato si trova però a dover affrontare le sfide del marketing e del design per essere realmente competitivo sul mercato e deve poter contare su un efficace veicolo promozionale e di raccordo".
"Di fronte alla crisi che sta vivendo il settore e mentre si affacciano ipotesi di insediamento di multinazionali come Ikea, sarebbe gravissimo se le istituzioni continuassero a rimanere con le mani in mano. E' importante sottolineare - conclude Dottorini - che, di fronte a tante leggi che rimangono sulla carta, il nostro impegno costante è stato in grado di dare all'Umbria, e all'Altotevere in particolare, un provvedimento che oggi rappresenta una risposta concreta capace di sostenere le imprese artigianali di qualità che caratterizzano il nostro territorio e sulle quali la nostra regione deve scommettere per pensare ad uno sviluppo economico sostenibile, duraturo e non imitabile".

Perugia, 16 agosto 2010

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"Così l'Umbria tradisce Basaglia"

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Continua il dibattito sul Servizio psichiatrico di diagnosi e cura (Repartino). Dopo l'interrogazione di Dottorini e la lettera del prof. Della Torre, ecco che iniziano a prendere posizione gli operatori.
Questo pezzo merita di essere letto.


I diritti negati dei malati di mente e le criticità del servizio sanitario territoriale
"Così l'Umbria tradisce Basaglia"
Parla un operatore: il repertino è stato isolato come i manicomi di una volta

"Così l'Umbria tradisce Basaglia"

PERUGIA - "Se la tua è una malattia mentale sappi che i tuoi diritti, nemmeno in Umbria, sono di fatto gli stessi di un malato di tumore o di un malato cardiovascolare". L'accorata denuncia arriva da un operatore sociosanitario che presta servizio da più di trent'anni nel settore della salute mentale a Perugia. Il suo è un bilancio drammatico che vuole essere un appello non solo alle istituzioni ma anche a quello spirito di riforma che circa trent'anni fa aveva ispirato le carriere di molti professionisti che operano nella salute mentale. "I Centri di salute mentale - riferisce - hanno subito negli ultimi 20 anni una drastica riduzione del personale e non c'è ricambio. Dopo il pensionamento i posti non vengono più ricoperti. Capita quindi che tre psichiatri abbiano in carico quasi 3000 persone. Tra questi una percentuale riguarda gli psicotici cosiddetti gravi". Altro dato allarmante e quello dell'aumento della malattia mentale nelle fasce giovanili. "Nelle case di accoglienza ospitiamo ragazzi in eta dai 25 ai 30 anni che spesso arrivano da noi dopo due, tre anni trascorsi praticamente senza uscire di casa". Disoccupazione, perdita di legami affettivi e relazioni su cui pesa enormemente la
mancata acquisizione di un ruolo sociale. I meccanismi, che spesso portano ad una progressiva perdita dell'autonomia in ragazzi e adulti, sono anche in Umbria - detentrice di un triste record di morti per overdose - numerosi e striscianti. Nel manifestarsi della malattia un ruolo importante lo gioca sicuramente la predisposizione personale ma è impossibile non considerare il peso di una società che sta negando progressivamente spazi e diritti ai giovani senza porsi minimamente il quesito sulle conseguenze che ne deriveranno. "Se si ha fortuna si può essere presi in cura da uno di quelli che credevano veramente al sogno di una società capace di offrire serie opportunità di miglioramento e guarigione al malato mentale", racconta l'operatore. Se, invece, si ha sfortuna si viene schiacciati dagli ingranaggi di una macchina pubblica che dei malati mentali, all'atto pratico, non ne vuol sapere. A questo proposito emblematica è la situazione del "repertino" di Perugia. "In pratica è stato isolato come avveniva per i manicomi di una volta. Questo sì - secondo l'operatore- è un grande tradimento a quel progetto che vedeva l'Umbria tra le Regioni più sensibili allo spirito della legge Basaglia". La tutela dei diritti del malato mentale è resa ancora più ardua dalla vergogna oggi spesso più forte di ieri nei familiari. "Una volta la persona con disturbi mentali, etichettata come matto del villaggio, era in qualche modo parte di una società che, nonostante tutti i suoi limiti, si mostrava capace di una integrazione. Oggi - rileva l'operatore sociosanitario - le famiglie lasciano passare anni prima di rivolgersi agli esperti e questo non fa che complicare le cose". Dai disturbi d'ansia alla depressione lo scivolamento verso forme più gravi non è raro soprattutto se di mezzo ce l'isolamento. Nei malati viene alimentata così la percezione che questo disagio sia segno di debolezza e motivo di vergogna. Un grave errore che ha come conseguenze un indebolimento della capacità di tutela dei diritti del malato mentale. Intanto sul fronte pubblico mancano le strutture, le persone e spesso la volontà di offrire alla malattia mentale le stesse opportunità, le occasioni di miglioramento e guarigione, riservate normalmente alle malattie "difendibili".
Isabella Rossi

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Repartino dimenticato da tutti

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Pubblichiamo una lettera di Paolo Della Torre, comparsa sulla prima pagina del Corriere dell'Umbria di ieri, mercoledì 11 agosto 2010, relativo al Servizio psichiatrico di diagnosi e cura, meglio conosciuto come "Repartino".

Lettera: Repartino dimenticato da tutti

Repartino dimenticato da tutti
di Paolo Della Torre 

La vicenda del Repartino del servizio psichiatrico "dimenticato" a Monteluce mi sembra emblematico di quale siano i criteri di valutazione delle varie strutture sanitarie in Umbria (molto asimmetrico, come altrove in Italia). In sintesi, nella trentennale vicenda, sofferta, onerosa, complicata del trasferimento dei reparti ospedalieri da Monteluce a Sant'Andrea delle Fratte si è tranquillamente dimenticato un reparto: quello di psichiatria. Esso non è un reparto trascurabile perché si rivolge ai casi acuti, non trattabili altrove, sede istituzionale di trattamenti sanitari obbligatori (tso), decisi da commissioni miste di medici, amministratori locali e magistrati e quindi con pazienti "delicati" e "deboli".
Visto il lasso di tempo che è stato necessario per realizzare tutto il trasferimento è chiaro che tale "dimenticanza" ha coinvolto vari assessori alla sanità regionale, molti direttori generali sia della Asl2 (che ne ha la diretta gestione) sia dell'Azienda ospedaliera (che doveva prevedere spazi).
Se si considera che il tempo medio in carica di tali direttori è di circa due anni, i soggetti coinvolti sono più di un decina. Cioè un'intera classe dirigente della sanità locale. Come è potuto succedere? Semplice. Il criterio nel distribuire le sempre scarse risorse di soldi, di spazio, di personale è quello di dare agli amici, ai potenti, ai protetti (tutta la vicenda del suddetto trasferimento lo conferma) e se un reparto, una patologia, un gruppo di malati non ha referenti politici, fondazioni, associazioni famiglie ecc. può tranquillamente essere dimenticato. La conseguenza è sotto gli occhi di tutti. Andare a vedere per credere o leggere la poca stampa libera che da anni denuncia tale situazione. Per finire: congratulazioni al consigliere Oliviero Dottorini che ha presentato un'interrogazione alla giunta regionale sull'argomento. Credo che sia il primo consigliere di maggioranza che interpella la su tale scottante argomento. Avrà la forza di far seguire atti concreti? Speriamo di sì. Forse i malati di mente (si può ancora chiamarli così?) hanno trovato un paladino.

Paolo Della Torre
già Dirigente medico della Clinica Ortopedica di Perugia e Direttore della Clinica Ortopedica di Terni
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Interrogazione a Riommi: "Perché l'Azienda ospedaliera non si muove? Situazione non può reggere a lungo, rischio ripercussioni sulla tenuta del sistema"
 
PSICHIATRIA. DOTTORINI (IDV): GRAVI RITARDI NEL TRASFERIMENTO DEL

"La giunta regionale deve spiegare come mai, nonostante gli impegni reiterati, anche propagati a mezzo stampa dalle diverse amministrazioni regionali, non è stato ancora operato il trasferimento del cosiddetto Repartino presso il Silvestrini, così come previsto sin dal Piano sanitario 1999-2001. Occorre che le istituzioni diano una risposta immediata, non sono più tollerabili rinvii da parte della Azienda ospedaliera nella individuazione degli spazi da dedicare a tale reparto. La salute mentale non può diventare la Cenerentola della sanità umbra". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei valori in Consiglio regionale, annuncia di aver presentato un'interrogazione alla Giunta regionale con la quale chiede di conoscere quali siano i provvedimenti che la regione intende attuare per risolvere in tempi brevi il problema del mancato trasferimento del Servizio psichiatrico di diagnosi e cura, meglio conosciuto come "Repartino", presso l'Ospedale Santa Maria della Misericordia.
"E' una situazione - spiega l'esponente dell'Italia dei Valori - che non può reggere a lungo e che rischia di avere ripercussioni sulla tenuta del sistema, soprattutto tenendo conto del forte aumento dei disturbi psichici e dell'affievolirsi delle risposte dei servizi territoriali. In gioco c'è una reputazione che i servizi psichiatrici dell'Umbria si sono guadagnati sul campo, rappresentando per molti anni un modello che ha fatto scuola in Italia e in Europa anticipando gli stessi principi innovatori della legge Basaglia. La mancata ubicazione di questo servizio all'interno dell'ospedale di Perugia impedisce di garantire ai pazienti un adeguato ed equo accesso alle cure sanitarie e, allo stesso tempo, non consente una reale integrazione in caso di emergenze psichiatriche. Tale situazione, che si protrae ormai da troppo tempo, comporta anche un aggravio di spese per la manutenzione e la messa in sicurezza degli spazi attuali e per il personale medico ed infermieristico, costretto a doppi turni di guardia per garantire la presenza in ambedue i luoghi. Un carico di lavoro che va a ricadere su servizi territoriali già in forte sofferenza per la contrazione di risorse di personale".
"Gli standard nazionali parlano di un posto letto ogni 10mila abitanti. In Umbria il rapporto è pressappoco di un posto letto ogni 30mila abitanti. Per questo diviene ancora più grave che non si provveda a rendere almeno funzionali i servizi previsti. Con la nostra interrogazione - conclude Dottorini - chiediamo che la giunta regionale ci spieghi i motivi che hanno provocato una così grave inadempienza rispetto a quanto previsto dai Piani sanitari regionali e quali provvedimenti intende prendere affinché si proceda in tempi brevi al trasferimento e ad una integrazione completa del Servizio psichiatrico sia nell'ambito del Dipartimento di salute mentale che all'interno dell'Azienda ospedaliera".
 
Perugia, 9 agosto 2010
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"Necessario rendere disponibili on-line analisi in tempo reale dell'acqua che sgorga dai rubinetti. Incentivare l'uso potabile dell'acqua pubblica e ridurre l'ingerenza dei privati"

ACQUA. DOTTORINI (IDV): BENE DA SOTTRARRE ALLA SPECULAZIONE: PRONTA PDL PER INNALZARE SENSIBILMENTE I CANONI DI CONCESSIONE ALLE AZIENDE

"L'acqua è uno dei beni primari per i cittadini, un bene che viene pagato poco, troppo poco, dalle aziende private che attingono alle sorgenti dei territori umbri per l'imbottigliamento senza garantire ricadute significative per le comunità locali e per le finanze regionali. Per questo occorre una modifica della legge di ricerca, coltivazione e utilizzazione delle acque minerali volta a aumentare sensibilmente il prezzo del canone per la concessione di coltivazione. Oltre a questo è necessario che i proventi dei canoni per l'imbottigliamento vengano investiti in opere di manutenzione della rete idrica, in informazione sulle qualità dell'acqua pubblica, nel miglioramento delle risorse idriche, anche con ricadute nei territori interessati da insediamenti industriali di imbottigliamento". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale, interviene in merito alla gestione pubblica di un bene primario come l'acqua e annuncia una modifica alla legge finanziaria che innalzerà i canoni di concessione per l'imbottigliamento delle acque minerali, oggi fermi ad un euro ogni metro cubo, cioè circa 2 lire al litro: "Il tutto - spiega Dottorini - dovrà essere calcolato sul volume complessivo di acqua prelevata al lordo delle quantità impiegate per le attività di lavaggio, risciacquo e sanificazione".
"I canoni - spiega Dottorini - sono fermi ormai a tre anni fa, quando riuscimmo a farli aumentare da una a due lire al litro. E' giunto il momento di riaprire quel capitolo, intervenendo in modo più efficace per tutelare i beni pubblici della nostra regione. E' bene ricordare che in Umbria sono attive 17 concessioni di acque minerali ai fini dell'imbottigliamento e con un prelievo complessivo annuo di circa 12.300 milioni di litri, con un consumo procapite di 192 litri annui. Stiamo parlando di un business senza uguali, perché di fatto la materia prima acqua, sempre più preziosa e strategica, non costa nulla alle aziende in termini di concessione pubblica, e questo fa crescere l'imbottigliamento con una rapidità incredibile. Le famiglie pagano l'acqua che sgorga dai rubinetti domestici come potabile e nella maggior parte dei casi è buona, garantita e costa alle singole famiglie l'equivalente di due lire del vecchio conio. Al contrario l'acqua in bottiglia, prelevata dalle grandi aziende a canoni irrisori, una volta imbottigliata e portata sugli scaffali dei supermercati viene venduta a prezzi non inferiori alle 400-600 lire al litro con ricarichi sproporzionati. Le aziende in questo modo sfruttano i territori e i beni pubblici senza ricadute per le comunità locali e senza ritorni occupazionali significativi, investendo per lo più in pubblicità e trasporti, scaricando tra l'altro sulla collettività il grave problema dello smaltimento dei contenitori in Pet. Per questo sarà importante che i maggiori introiti che deriveranno alla Regione dai nuovi canoni - ha precisato Dottorini - servano a finanziare una informazione corretta per invitare a bere l'acqua dei nostri rubinetti e per garantire a tutti i cittadini la conoscenza delle qualità organolettiche dell'acqua che sgorga dai rubinetti. Attualmente invece risulta per i cittadini difficile e macchinoso, se non impossibile, conoscere la qualità dell'acqua della rete pubblica. Per questo chiediamo che la Regione, insieme ad Arpa, Asl, Ati e aziende di gestione, metta in rete le analisi periodiche dell'acqua potabile suddivise quartiere per quartiere e accessibili a tutti, così come accessibili a tutti deve essere un rapporto dedicato allo stato di salute della risorsa idrica umbra e la possibilità per il singolo cittadino di richiedere analisi complete dell'acqua del proprio rubinetto, senza aggravi di costi, così come avviene nei maggiori paesi europei. La mancanza di trasparenza, infatti, unita alla scarsa pubblicità che viene fatta dell'acqua e a un'accondiscendenza eccessiva nei confronti delle attività estrattive della regione, induce solo a sospetti e non incentiva certo l'uso dell'acqua pubblica".

Perugia, 6 agosto 2010
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"Scelto un tracciato irrazionale solo per rimediare all'obbrobrio progettuale della Piastra logistica. Cerbara, Selci e Lama sacrificate sull'altare della Piastra" 


INFRASTRUTTURE. DOTTORINI (IDV): POSIZIONAMENTO PIASTRA LOGISTICA E TRACCIATO E78 ERRORI STRATEGICI PER IL FUTURO DELL'ALTOTEVERE

"Assomiglia sempre più ad una farsa, una storia che non ha più fine. Dopo i proclami vittoriosi degli amministratori locali per l'assegnazione dei lavori della Piastra logistica ad un'impresa di fuori regione, con il caldo estivo sembrano assopirsi gli animi di chi gridava al successo per l'annuncio dell'avvio dei lavori della futura Piastra logistica dell'Altotevere. Solo ora, quando è impossibile tornare indietro, in molti tornano con i piedi per terra e si accorgono del danno che subiranno le prospettive di sviluppo della Valtiberina". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale, interviene sul futuro urbanistico di Città di Castello e sulle scelte sbagliate delle due amministrazioni comunali.

"Dopo aver sostenuto in ogni sede che per il centro intermodale dell'Altotevere non era necessario il collegamento ferroviario - aggiunge Dottorini - nel nuovo Piano regolatore della città si prevede la realizzazione di un nuovo asse ferroviario che attraversa la E45 in trincea per collegarsi alla Piastra logistica. Denari gettati al vento che potevano essere risparmiati solo che si fosse avuta l'umiltà di ammettere il grave errore progettuale e strategico di un Polo logistico che non prevede l'interscambio ferro-gomma. E' per rimediare a questo loro obbrobrio progettuale e logistico che le amministrazioni di Città di Castello e San Giustino hanno chiesto di far transitare la E78 a ridosso degli abitati di Cerbara, Selci e Lama, in modo da intercettare il sito di un'opera, la piastra logistica, che solo oggi si ammetere essere frutto di scelte miopi e prive di strategia. A nulla sono valse le nostre proposte di far realizzare uno studio tecnico che mettesse a confronto tutte le ipotesi possibili di tracciato per la E78, compresa quella di alcuni noti e stimati tecnici locali. Quello scelto è un tracciato irrazionale, individuato soltanto per rimediare all'errore della Piastra logistica. A essere danneggiata sarà l'intera vallata, gli abitati di Cerbara, Selci e Lama subiranno una ferita insanabile, sacrificati sull'altare della Piastra".

"In un momento di crisi occupazionale come quello che stiamo attraversando - conclude il presidente della commissione Bilancio e Affari istituzionali di Palazzo Cesaroni - è amaro constatare come l'Altotevere perda ancora un'occasione per dare slancio alle proprie potenzialità imprenditoriali, rimanendo succube di logiche dettate da esigenze extraterritoriali e dovendo fare i conti per giunta con la beffa di lavori che verranno realizzati da società che poco o nulla hanno a che vedere con il nostro tessuto economico, compromettendo così anche quei benefici occupazionali per l'Altotevere tanto sbandierati da tutti". 


Perugia, 4 agosto 2010


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