"Confermata la nostra denuncia di tabelle abusive ai 'Roscetti'. Adesso Comunità montana e Corpo forestale prendano provvedimenti"

"La Giunta regionale deve, una volta per tutte, fare chiarezza sulle norme che regolano la ricerca dei tartufi. La risposta dell'assessore Cecchini alla nostra interrogazione contraddice sentenze della Corte costituzionale e delibere della stessa giunta precedentemente approvate. La Regione deve garantire ai tartufai norme correttamente interpretate, che mettano finalmente un po' di chiarezza in un settore che da troppo tempo è lasciato all'interpretazione di sentenze e ricorsi vari. Altrimenti alla ripresa dell'attività di raccolta c'è il serio rischio di trovarsi ad affrontare un caos normativo preoccupante". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale, interviene in merito alla installazione di tabelle di divieto raccolta tartufi abusive recentemente affrontata attraverso un'interrogazione sulla vicenda Roscetti cui oggi la giunta regionale risponde per bocca dell'assessore Fernanda Cecchini.
"L'assessore - spiega Dottorini - nella sua risposta ha ammesso che le tabelle da noi denunciate attraverso la nostra interrogazione sono di fatto abusive e che l'accertamento spetta alla Comunità montana e le sanzioni al Corpo forestale dello Stato. Adesso ci aspettiamo un'azione rapida di rimozione delle tabelle e le eventuali sanzioni a chi, incurante delle leggi e dei regolamenti, si è inventato tabelle con divieti inesistenti. Nello specifico però - continua l'esponente dell'Italia dei Valori - l'assessore sostiene nella sua risposta che nelle aziende faunistico venatorie la raccolta dei tartufi non può essere esercitata liberamente, cosa a nostro avviso grave e sbagliata, perché due sentenze della Corte costituzionale e una delibera di Giunta dicono esattamente il contrario e cioè che la ricerca dei tartufi è da considerarsi libera e che il principio di libertà e supremazia degli interessi pubblici su quelli privati deve essere garantito".
"A settembre - conclude Dottorini - riprenderà l'attività di ricerca del tartufo e c'è il serio pericolo che le associazioni dei tartufai si trovino a dover fronteggiare un caos normativo. È urgente dunque che l'assessore ponga la parola fine ad una situazione non più tollerabile da parte dei cercatori di tartufi e cittadini, tenuto conto che le sentenze citate e i regolamenti amministrativi non lasciano spazio ad incertezze e furberie che rischierebbero solo di compromettere il ruolo sociale ed economico delle associazioni, sempre attente all'ambiente e alla salvaguardia del paesaggio".
Perugia, 30 luglio 2010

"La Giunta regionale deve, una volta per tutte, fare chiarezza sulle norme che regolano la ricerca dei tartufi. La risposta dell'assessore Cecchini alla nostra interrogazione contraddice sentenze della Corte costituzionale e delibere della stessa giunta precedentemente approvate. La Regione deve garantire ai tartufai norme correttamente interpretate, che mettano finalmente un po' di chiarezza in un settore che da troppo tempo è lasciato all'interpretazione di sentenze e ricorsi vari. Altrimenti alla ripresa dell'attività di raccolta c'è il serio rischio di trovarsi ad affrontare un caos normativo preoccupante". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale, interviene in merito alla installazione di tabelle di divieto raccolta tartufi abusive recentemente affrontata attraverso un'interrogazione sulla vicenda Roscetti cui oggi la giunta regionale risponde per bocca dell'assessore Fernanda Cecchini.
"L'assessore - spiega Dottorini - nella sua risposta ha ammesso che le tabelle da noi denunciate attraverso la nostra interrogazione sono di fatto abusive e che l'accertamento spetta alla Comunità montana e le sanzioni al Corpo forestale dello Stato. Adesso ci aspettiamo un'azione rapida di rimozione delle tabelle e le eventuali sanzioni a chi, incurante delle leggi e dei regolamenti, si è inventato tabelle con divieti inesistenti. Nello specifico però - continua l'esponente dell'Italia dei Valori - l'assessore sostiene nella sua risposta che nelle aziende faunistico venatorie la raccolta dei tartufi non può essere esercitata liberamente, cosa a nostro avviso grave e sbagliata, perché due sentenze della Corte costituzionale e una delibera di Giunta dicono esattamente il contrario e cioè che la ricerca dei tartufi è da considerarsi libera e che il principio di libertà e supremazia degli interessi pubblici su quelli privati deve essere garantito".
"A settembre - conclude Dottorini - riprenderà l'attività di ricerca del tartufo e c'è il serio pericolo che le associazioni dei tartufai si trovino a dover fronteggiare un caos normativo. È urgente dunque che l'assessore ponga la parola fine ad una situazione non più tollerabile da parte dei cercatori di tartufi e cittadini, tenuto conto che le sentenze citate e i regolamenti amministrativi non lasciano spazio ad incertezze e furberie che rischierebbero solo di compromettere il ruolo sociale ed economico delle associazioni, sempre attente all'ambiente e alla salvaguardia del paesaggio".
Perugia, 30 luglio 2010
- Leggi l'interrogazione di Oliviero Dottorini
- Leggi la risposta dell'Assessore Cecchini
- Leggi la Delibera di Giunta n. 107 del 2007
- Leggi la sentenza n° 212 del 2006 della Corte Costituzionale
- Leggi la sentenza n° 167 del 2009 della Corte Costituzionale










Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo regionale dei Verdi e civici, commenta la notizia della scoperta e del sequestro di pellet contaminato da Celsio 137, chiedendo che l'Arpa si faccia carico di fornire un quadro della situazione regionale, indicando le partite di Naturkraft Premium sequestrate e distinguendole nettamente dalla produzione locale.
"La tracciabilità del combustibile utilizzato e la provenienza locale - spiega l'esponente del Sole che ride - è una precondizione per poter investire seriamente nel settore delle biomasse. Non è un caso infatti che i principali esperti del settore indichino in 50 chilometri la distanza massima di provenienza della materia prima per assicurare la fattibilità, dal punto di vista ambientale, di una centrale a biomasse. Lo stesso discorso vale per le caldaie ad uso domestico. E' sconveniente utilizzare una fonte energetica rinnovabile, come il pellet, se lo si deve trasportare per migliaia di chilometri bruciando in questo modo enormi quantità di combustibili fossili e contribuendo ad aumentare le emissioni di Co2".

















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