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"Silenzio assordante dai vertici della Fondazione indicati dal Comune. Preoccupazione per ripercussioni sul mercato dell'arte internazionale e sull'immagine del Maestro Burri"

BURRI. DOTTORINI PRESENTA INTERROGAZIONE URGENTE:

"La Regione deve attivare da subito i poteri di vigilanza e controllo che la legge le attribuisce per valutare seriamente l'ipotesi di scioglimento del Consiglio di amministrazione della Fondazione Burri e nominare un commissario straordinario che attui una ricognizione di tutte le attività economiche e le prestazioni di lavoro affidate nel corso degli ultimi 10 anni, riportando così trasparenza e credibilità all'istituto che gestisce le opere e l'immagine di uno degli artisti più importanti del '900". Con queste parole il consigliere regionale Oliviero Dottorini, presidente di Umbria migliore, annuncia la presentazione di un'interrogazione urgente alla Giunta regionale in cui si chiede di attivare i poteri di vigilanza e controllo e, se necessario, commissariare la Fondazione Burri a seguito dello scandalo che ha travolto i vertici della stessa dopo l'intervista rilasciata dall'ex presidente Maurizio Calvesi.
"Il silenzio assordante - continua Dottorini - che giunge dai vertici della Fondazione non fa che accentuare le nostre preoccupazioni. Quanto tempo ancora resteranno chiusi nel loro fortino mentre chi ha a cuore l'opera e l'immagine del Maestro Burri, a Città di Castello e nel mondo, chiede chiarezza e trasparenza? Che ne è stato delle delibera del Consiglio comunale di Città di Castello che fissava obiettivi e impegni precisi per evitare conflitti d'interesse e gestioni familistiche? L'unica cosa di cui possiamo essere certi è che non possiamo lasciare che di questa delicata e importante vicenda si occupi l'amministrazione comunale di Città di Castello, la stessa che ha concorso a nominare i vertici della Fondazione che oggi sono oggetto delle pesanti affermazioni del professor Calvesi. La semplice convocazione annunciata dal Sindaco, per raccogliere le "impressioni" dei vertici appare come un debole tentativo di facciata per giustificare una gestione lontana dal contesto internazionale e priva di strategia per la valorizzazione del patrimonio che Alberto Burri ha lasciato a Città di Castello e al mondo intero".
"La Fondazione Burri - spiega il presidente della commissione Bilancio e Affari istituzionali - gestisce un patrimonio di inestimabile valore che potrebbe rappresentare uno degli elementi di traino per lo sviluppo economico dell'Altotevere, diventando uno dei punti di riferimento per la filiera turismo-ambiente-cultura dell'intera regione. Tutto questo però deve essere supportato da un quadro di trasparenza e regole certe, oltre che da amministratori seri, competenti, lungimiranti e privi di conflitti d'interessi. Il rischio altrimenti è che si ottenga l'effetto opposto, facendo emergere sacche di discrezionalità che metterebbero a rischio la credibilità dell'intero lavoro svolto nel corso degli anni. Per questo - conclude Dottorini - la Regione deve accelerare tutte le procedure che a norma di legge potranno portare a fare chiarezza e restituire credibilità alla Fondazione, avviando un'operazione trasparenza che possa ridare alle opere di Burri e alle volontà stesse del Maestro un respiro internazionale, cogliendo le opportunità che Perugia2019 capitale della cultura mette a disposizione e festeggiare il centenario dalla nascita di Burri in un clima di recuperata serenità.".

Perugia, 15 aprile 2014

"Preoccupazione per ripercussioni sull'opera del Maestro e per una gestione a dir poco discutibile. Conflitti di interesse e gestione autoreferenziale appaiono come problemi ancora irrisolti"

BURRI. DOTTORINI(IDV):

"Le parole di Calvesi scoperchiano una pentola che fino ad oggi in troppi avevano tentato di tenere coperta. Sono parole che lasciano intuire un clima di sospetti, trame e conflitti di interesse di cui in molti parlavano, ma che nessuno fino ad oggi aveva avuto l'ardire di rendere pubblico in modo così esplicito e autorevole. Se rispondessero al vero, pesante sarebbe il danno d'immagine che una simile gestione potrebbe avere arrecato alla Fondazione e all'opera del maestro Burri. Credo che a questo punto, non potendo contare sull'intervento di un'amministrazione comunale dimostratasi fino ad oggi quanto meno 'morbida', stia alla Regione esercitare fino in fondo i propri compiti di vigilanza e controllo. Sono troppi ormai gli elementi che dipingono i contorni di una gestione a dir poco discutibile, tra l'altro alla vigilia del centenario della nascita del Maestro". Con queste parole il consigliere regionale Oliviero Dottorini, presidente di Umbria migliore, commenta l'intervista rilasciata al mensile l'Altrapagina dall'ex presidente della Fondazione Burri Maurizio Calvesi, professore emerito nell'Università di Roma La Sapienza, socio nazionale dell'Accademia dei Lincei e uno dei più autorevoli storici dell'arte moderna in Italia, oltre che amico personale dello stesso Burri.
"Questa modalità di gestione, chiusa, concentrata solo sul piano localistico e senza nessun respiro internazionale, insieme alle dichiarazioni del professor Calvesi, preoccupano soprattutto per come potranno essere lette tra gli operatori del settore e i collezionisti internazionali che già hanno dimostrato scetticismo nei confronti di una gestione lontana dal contesto internazionale e priva di strategia per la valorizzazione del patrimonio che Alberto Burri ha lasciato a Città di Castello e al mondo intero. Stiamo già predisponendo un'interrogazione in Consiglio regionale - spiega Dottorini - per chiedere conto di quanto rivelato dall'ex presidente Calvesi e fare in modo che certi comportamenti, se rispondenti al vero, siano corretti da subito. Spero che la Fondazione sia in grado di smentire o di spiegare quanto emerge dall'intervista, soprattutto laddove si parla di 'gruppetti autoritari', della mancanza di una struttura rigorosa, di 'una sorta di autoritaria dinastia', di un 'gruppo prepotente' che avrebbe tolto persino la firma in banca al segretario generale... Senza considerare i riferimenti diretti ad affidamenti di lavori che a parere del professore sarebbero avvenuti in maniera anomala o senza tener conto di evidenti conflitti di interesse. Indubbiamente quando nei mesi scorsi si è parlato da più parti di conflitti d'interesse, di gestione familistica non si è andati troppo lontani dal vero. In tutto questo, neppure la deliberazione del Consiglio comunale mirata ad arginare i conflitti di interessi sembra essere stata recepita dalla Fondazione in un regolamento. Ovviamente l'amministrazione comunale non ci risulta si sia prodigata o sia stata in grado di chiederne conto. Per questo la Regione deve esercitare le proprie prerogative di vigilanza e controllo sulla Fondazione, prendendo in mano la situazione e adoperandosi affinché certi comportamenti non si ripetano più".
"E' opportuno ricordare - aggiunge il presidente della commissione Bilancio e Affari istituzionali - che la Fondazione gestisce opere alienabili stimate in circa 150 milioni di euro, immobilizzazioni finanziarie per circa 8 milioni di euro, terreni e fabbricati per oltre 5 milioni di euro. Tra le uscite troviamo la considerevole cifra di 315mila euro per i servizi, una passività per quanto riguarda la causa con la vedova Burri di circa 13 milioni di euro, parcelle per avvocati che arrivano alla cifra di 900mila euro complessivi e una perdita netta di esercizio che nel 2011 si aggirava sui 236mila euro e che nel preventivo 2012 ammontava a quasi 177mila euro. Da queste cifre si può intuire quale possa essere la posta in gioco e da qui deriva la necessità che la gestione di un patrimonio così importante non venga lasciato nelle mani di una cerchia ristretta e autoreferenziale. Il mondo dell'arte - aggiunge Dottorini - ha delle regole ferree: devono essere sempre garantite la trasparenza e la serietà nella gestione, insieme ad una accurata strategia promozionale di livello internazionale che governa e tutela il lavoro svolto dall'artista. Oggi ci troviamo a fare i conti con la credibilità della Fondazione ai minimi storici. Questo grazie a una gestione che, come si evince dalle parole del professore Calvesi, appare connotata da una volontà di chiusura che poco ha a che fare con la tutela e la valorizzazione delle opere del maestro Burri, che dovrebbero essere patrimonio dell'intera città e non gestite dai soliti noti".

Perugia, 11 aprile 2014

"Cittadini e associazioni avevano visto giusto. Se anche Stop ai lavori significasse perdere qualche risorsa, sarebbero comunque soldi ben spesi per la comunità"

SAN BEVIGNATE. DOTTORINI: BENE VOTO CONSIGLIO COMUNALE. ORA SINDACO, ADISU E REGIONE TROVINO SOLUZIONE CONCRETA

"Se anche lo Stop ai lavori significasse perdere qualche risorsa, sarebbero comunque soldi ben spesi per la comunità. Da questo punto di vista il no unanime del Consiglio comunale di Perugia al collegio Adisu a San Bevignate è un passo molto significativo che dimostra ancora una volta quanto avevano visto giusto i cittadini e le associazioni che si sono battuti con grande dignità e senso civico per bloccare la realizzazione del progetto. Adesso però sarebbe sbagliato abbassare la guardia e dare per risolta la questione. A quanto ci risulta non vi sono ancora atti che recepiscono concretamente la volontà unanimemente manifestata". Con queste parole Oliviero Dottorini, consigliere regionale e presidente dell'associazione "Umbria Migliore", commenta l'esito della votazione con cui il Consiglio comunale di Perugia ha confermato la risoluzione della commissione Controllo e garanzia che chiedeva "lo stop ai lavori e la revisione del progetto".
"Ora - prosegue Dottorini - è fondamentale che Sindaco, Giunta, Adisu e Regione siano conseguenti e trovino una soluzione rapida e adeguata per recedere da questo pasticcio di cui la città non avvertiva alcun bisogno. Già in Consiglio regionale affermammo che il cantiere andava fermato ad ogni costo. Oggi, dopo l'esito della votazione in Consiglio comunale, ci sentiamo di riaffermare che se anche lo stop ai lavori significasse perdere qualche risorsa, sarebbero comunque soldi ben spesi per la comunità". 
"E' bene ricordare che a Perugia - prosegue Dottorini - ci sono associazioni di cittadini molto attive e presenti nel territorio, grazie alle cui attività molte zone della città sono state rivitalizzate e "restituite" ai cittadini dopo anni di degrado. Senza il loro impegno e la loro tenacia oggi Perugia, candidata capitale della cultura, avrebbe un cantiere aperto di fronte ad un complesso monumentale di importanza europea su cui fra l'altro Comune, Regione e Governo hanno investito negli anni ingenti risorse per riqualificarlo e renderlo fruibile ai turisti. Ci sembra dunque più che legittima la proposta di far sì che in commissione edilizia del Comune venga invitato un rappresentante delle associazioni per creare un filo diretto con la cittadinanza specie sui progetti di grande impatto ambientale".
"La collaborazione fra amministrazioni e associazioni di cittadini presenti sul territorio - conclude Dottorini - è un valore aggiunto di cui non si può fare a meno e questa vicenda ne è una lampante testimonianza".

Perugia, 2 aprile 2014
Interrogazione urgente alla Giunta regionale sul progetto Adisu: "Perugia ha già numerosi immobili da recuperare, no a una nuova colata di cemento"

SAN BEVIGNATE. DOTTORINI: URGENTE FERMARE I LAVORI E VALUTARE TUTTE LE SOLUZIONI ALTERNATIVE PER EVITARE NUOVO SCEMPIO

"La costruzione di una residenza universitaria in prossimità del Cimitero monumentale di Perugia ed a ridosso della trecentesca chiesa di San Bevignate è uno schiaffo all'ambiente, al buon senso e ad un complesso monumentale di eccezionale importanza a livello internazionale". Con queste parole Oliviero Dottorini, presidente dell'associazione Umbria Migliore e capogruppo Idv in Consiglio regionale, annuncia di aver presentato un'interrogazione urgente alla Giunta regionale per sapere se la Regione Umbria ha co-finanziato il progetto relativo alla realizzazione da parte di Adisu di una residenza per studenti universitari a Perugia, in Via Enrico dal Pozzo, e se non intende intervenire, anche a seguito della contrarietà dei cittadini, per far sospendere l'esecuzione dei lavori e valutare la possibilità di individuare soluzioni alternative.
"Perugia non ha certo bisogno di un'altra colata di cemento - aggiunge Dottorini -. Per giunta appare assolutamente fuori luogo e fuori contesto la realizzazione di un nuovo edificio quando nella zona in questione già sono presenti svariati immobili di proprietà dell'Università e di altri enti pubblici che potrebbero essere recuperati come residenze per studenti. Anche nel vicino complesso "Nuova Monteluce", i cui lavori sono in corso d'opera, sono previsti alloggi per studenti. La scelta di realizzare questo nuovo edificio è aggravata dal fatto che San Bevignate è una delle più importanti chiese templari d'Europa, ospita affreschi di notevole interesse e la sua particolarità è quella di essere posta in un'area rimasta incontaminata e cirondata dal verde che ne amplifica la bellezza e l'interesse".
"L'amministrazione comunale di Perugia, l'Adisu e la Regione Umbria - conclude Dottorini - farebbero bene ad ascoltare i cittadini che stanno manifestando un sentimento di netto rifiuto rispetto a questa ulteriore opera altamente impattante ed è necessario che la Regione, che risulta tra l'altro tra i co-finanziatori del progetto, si attivi per trovare modalità di sospensione dei lavori, in modo da poter valutare con maggiore attenzione se esistono soluzioni e siti alternativi. Sarebbe sicuramente un bel segnale per una città che si candida ad essere capitale europea della cultura".

Perugia, 25 febbraio 2014
"Il centro storico si svuota e le imprese chiudono i battenti, ma invece di qualificare l'esistente il nuovo Piano regolatore autorizza nuove aree edificabili e industriali" 

PRG CITTA' DI CASTELLO. DOTTORINI:

"Il clima di torpore sociale e amministrativo che si è creato attorno al nuovo Piano regolatore generale è quanto di più preoccupante si possa immaginare. Quando molti comuni si stanno confrontando con l'opzione cemento-zero, puntando su recupero e valorizzazione dell'esistente, le linee guida approvate dalla compagine governativa tifernate danno vita ad un nuovo, gigantesco, consumo di territorio che fa immaginare un uso quanto meno discutibile della strumentazione urbanistica. Non vorremmo che fossero interessi di parte - e non una seria programmazione - a orientare i destini urbanistici di una città che sta vivendo una decadenza che sembra non avere mai fine". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Idv in Consiglio regionale e Presidente di Umbria Migliore, interviene sul nuovo Piano regolatore che il Consiglio comunale ha recentemente approvato.
"Città di Castello - continua Dottorini - muove da un Piano regolatore Cusmano ambizioso e che poneva attenzione al massimo riuso e ristrutturazione dell'esistente. Il nuovo Piano Nigro, di contro, appare incentrato sulla ricerca quasi spasmodica di nuove aree e terreni edificabili senza apparente motivo o necessità. Città di Castello infatti rimane stabile sui 40mila abitanti oramai da decenni, la sua capacità insediativa è nettamente sovradimensionata e caratterizzata da cubature inutilizzate e invendute di tutte le tipologie urbanistiche. Basti pensare ai negozi che quasi quotidianamente sono costretti a chiudere i battenti, alle imprese e agli artigiani che tentano di alienare i propri insediamenti produttivi, alle abitazioni anche di recente costruzione che restano vuote e prive di nuovi acquirenti. Per non parlare del centro storico, svuotato di funzioni e lasciato nel degrado, con decine e forse centinaia di appartamenti e locali commerciali sfitti o in vendita. Non si capisce quindi in base a quale logica e attraverso quali indicatori economico-sociali l'Amministrazione comunale abbia deciso che Città di Castello avesse bisogno di 20 nuovi insediamenti su aree attualmente agricole per un totale di 100 ettari di consumo di territorio, il 10 per cento in più di insediamenti residenziali rispetto al vecchio Piano Cusmano, il 10 per cento in più di insediamenti produttivi e 250mila metri quadri di nuove costruzioni".
"Il nostro - conclude Dottorini - è un territorio fragile che ha a disposizione circa 200 ettari di aree industriali in via di dismissione. Proprio queste dovrebbero essere oggetto di un serio piano di recupero, lungimirante e volto il più possibile alla tutela del paesaggio, vera ricchezza e volano dello sviluppo economico della nostra vallata. A fronte di una domanda inesistente, invece, l'Amministrazione comunale prevede ulteriori espansioni urbanistiche, isolando la parte storica della città e lasciando interi quartieri al degrado, privi di quelle realtà storiche e commerciali che per anni hanno svolto un ruolo aggregatore e di integrazione sociale e multiculturale. L'inerzia nel contrastare l'esodo di servizi comuni e primari fuori dal centro storico fa il paio con la pratica delle varianti tese a spostare esercizi commerciali e a favorire nuovi insediamenti senza tener contro dell'esistente". 
"Adesso, anche grazie alla elasticità che il Piano operativo offre, vigileremo ancora più attentamente affinché il Comune di Città di Castello non si trasformi nel tempio della negoziazione tra gruppi di interesse e politici locali dalle ambizioni facili".

Perugia, 30 Gennaio 2014
"La mancanza assoluta di una visione di città porta a operazioni a dir poco discutibili. Abbandono del centro storico e nuovo consumo di territorio i cardini degli interventi in atto"

PRG CITTA' DI CASTELLO. DOTTORINI:

"Destano forte preoccupazione le modalità con cui l'Amministrazione Bacchetta sta intervenendo sull'assetto urbanistico di Città di Castello, stravolgendo ogni pianificazione e dimostrando di non avere un'idea di città da proporre al dibattito culturale e sociale della comunità. Continuare a intervenire con varianti sul vecchio Piano regolatore quando è già ormai da anni in fase di elaborazione il nuovo è significativo di un approccio alla vecchia maniera, con l'assenza totale di una visione di città e con operazioni a dir poco discutibili. La situazione diviene particolarmente grave infatti se all'ennesima variante che dovrebbe rendere edificabili alcuni terreni agricoli in località Titta e Badiali, si aggiunge la notizia dell'investimento che Coop Centro Italia avrebbe fatto in vista di un "auspicato" cambio di destinazione d'uso per i terreni acquisiti. Qualcuno dovrà pur spiegare qual è il senso logico di questi interventi che a noi appaiono come palesemente inopportuni". Con queste parole Oliviero Dottorini, presidente di Umbria migliore e capogruppo Idv in Regione, interviene commentando l'ennesima variante al Prg che dovrebbe rendere edificabili due zone agricole di Titta e Badiali e mettendo in evidenza la gravità della notizia, riportata dal mensile l'Altrapagina, della richiesta che Coop Centro Italia avrebbe avanzato all'amministrazione comunale di Città di Castello relativa a un cambio di destinazione d'uso da agricolo a commerciale.
"Nel limite del rispetto dell'iniziativa privata che ogni singola società o cooperativa intenda portare avanti - spiega Dottorini - riteniamo inquietante quanto emerge dalle notizie di stampa. Coop Centro Italia avrebbe già acquisito alcuni terreni agricoli per un valore di 1,4 milioni di euro a circa 28 euro a metro quadro, prezzo davvero elevato per un terreno agricolo, e avrebbe trascritto nell'atto di acquisto che 'una volta ottenuto il cambio di destinazione d'uso in commerciale è interessata a realizzare un complesso d'immobili aventi funzioni diverse'. A questo punto è logico chiedersi se, e eventualmente chi, possa aver dato a Coop Centro Italia la certezza del cambio di destinazione d'uso, certezza che sembrerebbe aver determinato la volontà della stessa Coop di 'scommettere' 1,4 milioni di euro su una decisione che invece dovrà prendere il Consiglio comunale. Sarebbe opportuno che qualcuno uscisse allo scoperto e desse le dovute spiegazioni fugando ogni dubbio o sospetto. Anche per evitare di proiettare una brutta ombra sulla redazione del Piano regolatore in atto". 
"Non è nostra intenzione alimentare dubbi o sospetti - aggiunge il Presidente della commissione Bilancio e Affari istituzionali - ma è chiaro che questa situazione deve essere attentamente monitorata e credo che anche la Regione debba fare la sua parte. Al di là delle scommesse più o meno azzardate di una cooperativa, al di là di varianti quanto meno inopportune crediamo che sia sbagliato e controproducente continuare a puntare su espansioni cementizie e sul consumo di nuovo territorio, soprattutto nel contesto socio-economico che stiamo vivendo. Mentre amministrazioni lungimiranti puntano ormai su 'cubature zero' e sul recupero del patrimonio esistente, a Città di Castello il trend sembra essere sempre lo stesso: nuovo consumo di territorio, ulteriore abbandono del centro storico, assenza totale di una visione complessiva dell'assetto urbanistico. E' la tragedia di una città che rischia di essere condannata a un salto in un passato che non passa mai".

Perugia, 27 novembre 2013
"L'immobilismo rischia di privare la città di beni di inestimabile valore culturale, storico ed economico. Nel 2011 solo un nostro emendamento evitò l'alienazione"

BENI FRACHETTI. DOTTORINI:

"Occorre che il comune di Città di Castello elabori un progetto serio e lungimirante per l'utilizzo dei beni del lascito Franchetti. Non tanto e non solo per Villa Montesca e il suo parco che pure necessitano di una progettualità ambiziosa, ma in particolare per il campeggio, la foresteria e gli altri beni che rischiano altrimenti di essere classificati come alienabili nel prossimo piano triennale di politica patrimoniale della Regione". Con queste parole Oliviero Dottorini, presidente di Umbria migliore e Consigliere regionale Idv, interviene sulla vicenda del lascito Franchetti, beni di proprietà della Regione, ma affidati ormai da anni al Comune di Città di Castello.
"Già nel 2011 - ricorda Dottorini - grazie ad un mio emendamento al Piano patrimoniale la vendita dei beni Franchetti fu scongiurata. Adesso però il rischio di alienazione si fa più serio perché quel patrimonio non ha trovato un'adeguata valorizzazione e lo stesso Comune si è dimostrato carente di idee e di una coerente progettualità. Per questo è quanto mai urgente mettere in campo un reale piano di valorizzazione turistica, culturale e imprenditoriale che induca la Regione a non pensare alla pura e semplice alienazione. Non stiamo parlando della Villa e del parco che in ogni caso dovranno trovare la giusta valorizzazione, ma degli altri beni che rischiano di essere alienati per la mancanza di iniziativa delle istituzioni preposte, privando la città di una parte importante del patrimonio storico, culturale e architettonico che il barone Franchetti volle lasciare ai suoi concittadini. Sarebbe davvero grave se al degrado dell'ex Ospedale, alla chiusura dei corsi di Villa Montesca e al trasferimento del Tribunale si aggiungesse ora anche la perdita di questi beni".
"È inaccettabile - aggiunge il presidente di Umbria Migliore - che la nostra comunità rischi di vedere svenduto un patrimonio inestimabile dal punto di vista sia economico che culrurale e affettivo. Ci auguriamo che il Comune si risvegli dal torpore che caratterizza la sua azione politico-amministrativa ed elabori un progetto assieme a tutti i soggetti interessati, a partire da Regione e da Tela Umbra. È importante che questo avvenga in tempi rapidi e con modalità sostenibili e credibili, magari tenendo conto delle proposte sia private che sociali provenienti dal territorio. Il nostro contributo di impegno a favore del territorio non verrà a mancare e, in presenza di un piano di autentica valorizzazione, l'amministrazione comunale potrà far conto su una nostra azione seria e determinata in seno al Consiglio regionale".

Perugia, 5 novembre 2013
"Avverate le nostre peggiori previsioni. La cifra di 4 milioni e 750mila euro, individuata dai tecnici di Comune e Asl  e recepita dalla Regione, si è confermata fuori mercato. Ogni giorno che passa condizioni sempre più precarie"

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"E' sempre poco elegante dire 'avevamo ragione noi', ma in questo caso purtroppo le nostre previsioni si sono puntualmente avverate: l'asta per l'alienazione dell'ex ospedale di Città di Castello è andata deserta. In questo non ha certo aiutato la troppo elevata base d'asta fissata sulla base della stima che il collegio peritale composto da tecnici del Comune di Città di Castello e dell'Azienda Usl n.1 ha elaborato negli anni scorsi". Con queste parole Oliviero Dottorini, presidente di Umbria migliore e capogruppo Idv in Consiglio regionale, commenta il nulla di fatto per l'asta che si è svolta nei giorni scorsi per la vendita dell'ex ospedale di Città di Castello, oggi di proprietà della Regione.
"Purtroppo ogni giorno che passa - continua Dottorini - rende sempre più precarie le condizioni dello stabile e sempre più difficile trovare qualcuno disposto a sborsare una cifra così importante, 4 milioni e 750 mila euro, per poi dover sicuramente ristrutturare e riqualificare l'area. La mancanza di progettualità ha portato l'ex Ospedale tifernate ad essere l'unica struttura regionale senza un vero disegno di recupero, avendo perduto anche l'occasione di trasferirvi gli uffici della Asl o del Comune. E così quella dell'alienazione pare rimanere l'unica idea partorita dall'Amministrazione comunale in oltre 12 anni di degrado e incuria".
"Adesso la Regione - aggiunge Dottorini - deve seriamente prendere in mano la situazione e abbassare la base d'asta, pensando di fare a meno delle perizie e delle valutazioni fuori mercato elaborate da Comune di Città di Castello e Usl1.  E' necessario uno sforzo che ci faccia immaginare soluzioni alternative o comunque in linea con una crisi economica che scoraggia investimenti, per restituire alla città un bene di grande valore architettonico, culturale ed affettivo".

Perugia, 17 ottobre 2013
 

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