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"Le opere di Burri siano patrimonio dell'intera città e non di una cerchia ristretta e autoreferenziale formata negli anni dalle stesse persone"




"Evidentemente è forte la volontà o la necessità di mantenere il controllo su una Fondazione che invece avrebbe bisogno di più trasparenza e di una diversa capacità d'azione. L'aver scelto di blindare, da parte del Sindaco e della maggioranza che governa la città, gli stessi nomi, le stesse facce e le stesse pratiche è segno che non c'è alcuna volontà di aprire al cambiamento ed è la conferma che la Fondazione Burri è di fondamentale importanza più per gli equilibri di potere locale che per la valorizzazione culturale e turistica della città". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo Idv in Consiglio regionale e presidente dell'associazione Umbria migliore, commenta le nomine che il Consiglio comunale di Città di Castello ha votato a colpi di maggioranza in seno alla fondazione Burri.
"La Fondazione - continua Dottorini - gestisce opere alienabili stimate in circa 150 milioni di euro, immobilizzazioni finanziarie per circa 8 milioni di euro, terreni e fabbricati per oltre 5 milioni di euro. A fronte dei costi troviamo la considerevole cifra di 315 mila euro per i servizi, una passività per quanto riguarda la causa con la vedova Burri di circa 13 milioni di euro, parcelle per avvocati che arrivano alla cifra di 900mila euro complessivi e una perdita netta di esercizio che nel 2011 si aggirava sui 236mila euro e che nel preventivo 2012 ammontava a quasi 177mila euro. Da queste cifre si può intuire quale possa essere la posta in gioco e da qui deriva la necessità che la gestione di un patrimonio così importante non venga lasciato nelle mani di una cerchia ristretta e autoreferenziale. Avere scelto di confermare chi da troppo tempo gestisce questo enorme patrimonio culturale ed artistico è il sintomo più evidente di una volontà di chiusura che poco ha a che fare con la tutela e la valorizzazione delle opere del maestro Burri, che dovrebbero essere patrimonio dell'intera città e non gestite dai soliti noti".
"Alberto Burri - dice Dottorini - è ormai parte a pieno titolo della storia dell'arte internazionale. Avrebbe potuto lasciare le sue opere a qualsiasi museo internazionale, da New York a Los Angeles, da Londra a Parigi. Se ha voluto donare la sua opera e realizzare due musei proprio a Città di Castello, è stato per connotare l'origine sua e del suo impegno artistico. Grava quindi sulla città una responsabilità grande che dovrebbe essere  interpretata con altrettanta generosità, sapendo individuare modalità di valorizzazione adeguate e facendo in modo che l'artista diventi patrimonio di tutti, non solo di una ristretta cerchia di adepti. C'è un'esigenza di trasparenza e apertura della struttura chiamata a tutelare l'immagine e il diritto d'autore del Maestro, che deve essere accompagnata da una progettualità ambiziosa. Figure dalla caratura nazionale e internazionale che siedono negli organi direttivi dovrebbero reagire alla stagnante opera di conservazione che sta caratterizzando la stessa Fondazione. Certo, le nomine appena effettuate dall'amministrazione comunale rendono questo percorso ancora più difficile".

Perugia, 9 luglio 2013

"Una città che voglia giocare un ruolo turistico e culturale dovrebbe avere più cura dei propri tesori artistici e architettonici. Subito un Piano per la mobilità sostenibile"

CITTA' DI CASTELLO. DOTTORINI: UNA VERGOGNA AVER TRASFORMATO PIAZZA DI SOTTO IN UN POSTEGGIO
Foto di Cecilia Bruschi

"E' veramente divenuto insostenibile il degrado in cui è abbandonato il centro storico di Città di Castello. Continuare a vedere la piazza principale della città trasformata in un posteggio per auto fa veramente tristezza e la dice lunga sull'idea di città coltivata dall'attuale amministrazione comunale". E' quanto ha dichiarato il consigliere regionale Oliviero Dottorini, capogruppo Idv e presidente dell'associazione Umbria Migliore, chiedendo un intervento immediato per elaborare un piano di mobilità sostenibile per il comune di Città di Castello che preveda la giusta considerazione della pedonalità e della ciclabilità in un contesto di mobilità sostenibile. 
"Il degrado non aiuta a recuperare un rapporto tra Città di Castello e i suoi abitanti. Il fatto che luoghi storici e simbolici della città come Piazza Gabriotti siano relegati alla funzione di posteggio pubblico è quanto di più sbagliato e anacronistico si possa immaginare. Una città che intenda giocare un ruolo turistico e culturale dovrebbe avere maggiore cura dei propri tesori artistici e architettonici, se non altro per rispetto dei tifernati. In questi anni a nulla sono valsi i flashmob, i concorsi fotografici, le passeggiate in bicicletta e sono rimaste lettera morta persino le deliberazioni del Consiglio comunale sceso in campo già da anni per 'far rispettare i divieti di sosta collocati in piazza Gabriotti, dando indicazioni chiare e definitive alle forze dell'ordine'. La forza d'inerzia dell'Amministrazione comunale ha battuto ogni possibile intervento virtuoso". 
"Non è nostra intenzione - aggiunge il presidente della commissione Affari istituzionali e Bilancio di Palazzo Cesaroni - chiedere misure drastiche di chiusura totale del centro storico, ma non è più concepibile la scelta di fare di Piazza di Sotto un posteggio per autovetture. Non è pensabile di procedere ancora senza tenere conto del decoro urbano e delle esigenze di chi abita e lavora nel centro storico. Palazzo comunale, duomo, torre civica, campanile rotondo costituiscono i biglietti da visita di più alta immagine della città ed è obiettivamente intollerabile il ritardo con cui si indugia nel lasciare Piazza Gabriotti al degrado e nel non dare seguito ad alcun piano della mobilità. Lo stato in cui versano alcuni luoghi storici è il segno di una mancanza di programmazione che deve trovare un'immediata inversione di rotta. In una regione che ha il record di automobili in rapporto agli abitanti, Città di Castello, oltre ad aver concepito un tracciato ciclabile assurdo, rischia di avere il primato di città con uno dei centri storici meno tutelati dal traffico privato su gomma. Anche interventi semplici ed economicamente sostenibili, come la realizzazione di un circuito intercomunale dedicato ad associazioni cicloturistiche e amatoriali, non trovano risposte, nonostante la legge regionale 46 del 1997 consenta interventi di riqualificazione della rete viaria e per incentivare l'uso della bicicletta. Un segnale di discontinuità non è più rinviabile - conclude il presidente di Umbria Migliore - è necessario tutelare i nostri tesori artistici ed elaborare un piano per la mobilità sostenibile che ci consenta di immaginare una città moderna e in grado di rapportarsi a realtà che già da anni hanno messo in atto politiche di valorizzazione dei centri storici".

Perugia, 4 luglio 2013
"Con questo atteggiamento si rischia di far credere ai cittadini cose totalmente false. Bando di vendita previsto per luglio, ma l'asta probabilmente andrà deserta"

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"Forse l'improvvisa ondata di caldo tropicale ha colto impreparato il sindaco di Città di Castello, che riferendosi all'alienazione dell'immobile dell'ex Ospedale, sbaglia a leggere gli atti ufficiali della Regione. Ribadiamo ancora una volta, come è facilmente riscontrabile leggendo la delibera numero 158 del 25 febbraio 2013, che la base d'asta scelta dalla Giunta regionale è pari a 4 milioni e 750 mila euro e che la stima è stata effettuata da parte di un collegio peritale composto proprio da tecnici del Comune di Città di Castello e dell'Azienda Usl n.1. Invitiamo pertanto il Sindaco Bacchetta a maggiore attenzione nel leggere gli atti amministrativi e a farsi coadiuvare da tecnici preparati e in grado di consigliarlo nella maniera più opportuna, altrimenti si corre il rischio di far credere all'opinione pubblica e ai cittadini cose totalmente false". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo Idv in Consiglio regionale, interviene sulla vendita dell'ex Ospedale di Città di Castello e corregge le affermazioni palesemente errate che il sindaco Bacchetta ha reso alla stampa regionale.
"Non si rimedia all'incapacità amministrativa attraverso la diffusione di notizie scorrette - aggiunge Dottorini -. Il dato vero è che la mancanza di progettualità ha portato l'ex Ospedale tifernate ad essere l'unica struttura regionale senza un vero disegno di recupero, avendo perduto anche l'occasione di trasferirvi gli uffici della Asl o del Comune. E così quella dell'alienazione pare rimanere l'unica idea partorita dall'Amministrazione comunale in oltre 12 anni di degrado e incuria. Per quanto riguarda i tempi, i dirigenti regionali assicurano che a luglio dovrebbe uscire il bando per l'alienazione. Staremo a vedere. Certo, come abbiamo sempre detto, la base d'asta individuata sulla base della stima del Comune, risulta a nostro avviso spropositata e rischia seriamente di mandare deserta la vendita. Per questo nei mesi scorsi abbiamo chiesto a gran voce che la cifra fosse rivista al ribasso, in modo da consentire a imprenditori privati volenterosi di adoperarsi per il recupero della struttura ormai in uno stato di totale fatiscenza e degrado".
"La Regione deve tentare di trovare una soluzione a prescindere dalle conclamate mancanze del Comune. Anche perché - aggiunge Dottorini - in questo modo rischiamo che la soluzione si allontani inesorabilmente, aggravata oltre che dall'incapacità amministrativa anche da una crisi economica che scoraggia investimenti e soluzioni positive per la collettività. Adesso aspettiamo di vedere il bando vero e proprio, ma già da ora possiamo dire che siamo di fronte al rischio di perdere un'altra occasione per restituire alla città un bene di grande valore architettonico, culturale ed affettivo".

Perugia, 19 giugno 2013

"La Regione purtroppo ha dato credito a Comune e Asl 1, scegliendo la perizia più onerosa e meno appetibile. Ogni giorno che passa l'immobile perde di valore"

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"Il bando di asta pubblica per l'alienazione dell'ex ospedale di Città di Castello rischia di trasformarsi nell'ennesimo flop e di non trovare alcuno pronto ad investire la cifra di 4milioni e 750mila euro per un edificio che sta cadendo letteralmente a pezzi e che necessita di lavori di consolidamento urgenti ed molto onerosi". Con queste parole il consigliere regionale Oliviero Dottorini (capogruppo Idv) commenta l'atto approvato recentemente dalla Giunta regionale che prevede l'alienazione dell'intero immobile.
"È giusto sottolineare - aggiunge Dottorini - che la stima del prezzo è stata fatta da un collegio peritale composto da tecnici del comune di Città di Castello e della Asl n.1 e non è invece stata considerata la perizia stimata dall'Agenzia del Territorio che è pari a 3 milioni e 780mila euro e quindi più consona allo scopo che si sta perseguendo. Sicuramente la decisione di dare credito al parere del comune di Città di Castello e della Asl 1 peserà molto sull'esito dell'asta e sulla buona riuscita dell'alienazione dell'immobile. A nostro avviso infatti la stima dell'Amministrazione tifernate è spropositata e rischia di mandare deserta l'asta di alienazione, compromettendo ulteriormente il futuro della struttura che, oltre a non essere mai stata oggetto di alcun serio progetto di recupero a vantaggio della città, ogni giorno che passa si deteriora e perde di valore, lasciando spazio a una inammissibile situazione di degrado, incuria e carenza di manutenzione. In questo contesto tutte le ipotesi di un recupero virtuoso stanno tramontando. E con queste cifre sarà complicato trovare qualche privato pronto ad investire".
"Purtroppo, unico caso in Umbria, negli anni non risulta alcun progetto o piano di recupero avanzato dal comune e sicuramente la Regione ha sbagliato a prendere per buone le stime avanzate dall'amministrazione tifernate e dalla Asl 1 per l'asta pubblica. Piuttosto la Regione deve tentare di trovare una soluzione a prescindere dalle conclamate mancanze del Comune. Anche perché - aggiunge Dottorini - in questo modo rischiamo che la soluzione si allontani inesorabilmente, aggravata oltre che dall'incapacità amministrativa anche da una crisi economica che scoraggia investimenti e soluzioni positive per la collettività. Adesso non resta che attendere di vedere il bando vero e proprio che l'agenzia Umbria Sanità dovrà presentare alla Giunta regionale per l'approvazione definitiva, ma già da ora possiamo dire che siamo di fronte al rischio di perdere un'altra occasione per restituire alla città un bene di grande valore architettonico, culturale ed affettivo".

Perugia, 17 maggio 2013 

Guarda il video della visita all'ex ospedale nel marzo 2012

Maggiore trasparenza nella gestione della Fondazione Burri e concorso internazionale per Piazza Burri al centro di un'interrogazione alla Giunta regionale

BURRI. DOTTORINI (IDV): CENTENARIO NASCITA SIA OPPORTUNITA' DI RILANCIO PER TUTTI, NON PATRIMONIO DI UNA RISTRETTA CERCHIA DI ADEPTI

"L'atto di generosità che Burri ha voluto riservare alla sua città deve essere tutelato e promosso affinché non si disperda e trovi invece la valorizzazione che merita. Tante questioni rimangono aperte: dalle modalità di gestione della Fondazione Burri fino alle iniziative per la ricorrenza del centenario della nascita del maestro e all'apertura di un concorso internazionale di progettazione per Piazza Burri. Sarebbe imperdonabile se Città di Castello e l'Umbria si lasciassero sfuggire anche questa opportunità di rilancio e modernizzazione". Oliviero Dottorini, capogruppo Idv in Consiglio regionale, presenta con queste parole l'interrogazione con cui chiede alla Giunta regionale di conoscere le modalità di gestione della Fondazione Burri, le iniziative previste per la ricorrenza nel 2015 della nascita del Maestro e le intenzioni riguardo alla proposta avanzata dall'associazione Architetti nell'Altotevere di un concorso internazionale di idee per la realizzazione di Piazza Burri.
"Alberto Burri - aggiunge Dottorini - è ormai parte a pieno titolo della storia dell'arte internazionale. Avrebbe potuto lasciare le sue opere a qualsiasi museo internazionale, da New York a Los Angeles, da Londra a Parigi. Se ha voluto donare la sua opera e realizzare due musei proprio a Città di Castello, è stato per connotare l'origine sua e del suo impegno artistico. Grava quindi sulla città una responsabilità grande che dovrà essere  interpretata con altrettanta generosità, sapendo individuare modalità di valorizzazione adeguate e facendo in modo che l'artista diventi patrimonio di tutti, non solo di una ristretta cerchia di adepti. C'è un'esigenza di trasparenza e apertura della struttura chiamata a tutelare l'immagine e il diritto d'autore del Maestro, che deve essere accompagnata da una progettualità ambiziosa. Altrimenti ci domandiamo quali ricadute potrà avere sul tessuto culturale, sociale ed economico il centenario che verrà celebrato nel 2015. Pensare ad una piazza dedicata a Burri, con una architettura da lui disegnata, senza coinvolgere professionisti in un concorso internazionale, è una mancanza di rispetto verso le volontà dello stesso Burri. Così come potrebbe essere molto rischioso gestire il suo patrimonio artistico senza avere chiare le linee guida sulle scelte di fondo: a quali esposizioni partecipare, quali collaborazioni artistiche mettere in campo, cosa fare per difendere l'opera dell'artista dal mercato dei falsi. E' necessario lavorare per documentare sempre di più l'attività del Maestro, aprire la strada per lanciare giovani artisti e giovani studiosi. In questo contesto anche il Centro di documentazione sull'arte contemporanea, che pure è da considerare come un progetto importante, rischia di limitarsi al solo recupero di Palazzo Vitelli, se non lo si dota di una guida scientifica e di una strategia di sviluppo".
"Per questo - conclude Dottorini - è necessario che la Regione richieda alla stessa Fondazione Burri una relazione da trasmettere al Consiglio regionale in cui si renda conto dell'attività svolta, in base a quali criteri e con quali modalità. Non dobbiamo dimenticarci che stiamo parlando di uno dei più grandi protagonisti del ventesimo secolo: Città di Castello e l'Umbria devono avvertire l'urgenza di una gratitudine che deve esprimersi con generosità e capacità progettuale".

Città di Castello, 28 novembre 2012

"Possibile che in molti abbiano usufruito dell'acqua inquinata per anni o addirittura per decenni. Occorre capire come si intende bonificare l'area e in quali tempi"

Pozzi inquinati Riosecco 9-11-2012

"Su Riosecco sta emergendo una situazione seria e non ancora definita nei suoi reali contorni. Al netto di raccomandazioni sussurrate e informazioni che appaiono tardive, gli abitanti stanno prendendo consapevolezza di un'amara realtà: i pozzi da cui hanno attinto acqua per decenni non sono più utilizzabili né per i consumi domestici né per le annaffiature. E i tempi di bonifica si preannunciano lunghi e complessi, dal momento che le sostanze inquinanti presentano caratteristiche di persistenza abbastanza elevate". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo Idv in Consiglio regionale e presidente della commissione Bilancio di Palazzo Cesaroni, torna sulla vicenda dei pozzi inquinati nell'area di Riosecco-Regnano, all'indomani dell'assemblea informativa organizzata dal Comune di Città di Castello.
"Oggi - aggiunge Dottorini, che ha già presentato un'interrogazione in Consiglio regionale - veniamo a sapere che i primi controlli a campione, con relative "avvisaglie" dell'inquinamento, risalgono a oltre dieci anni fa. Ma nel corso degli anni sono state emesse ordinanze singole e nominali senza, a quanto pare, avvertire la necessità di estendere le informazioni agli abitanti di tutta l'area interessata, in modo capillare e circostanziato, rendendoli realmente consapevoli della situazione. E' possibile quindi che in molti abbiano usufruito dell'acqua inquinata per anni o addirittura per decenni, dal momento che tetracloroetilene e tricloroetilene hanno tempi di persistenza nell'ambiente piuttosto lunghi. E' vero che l'approccio scientifico rispetto a queste sostanze è notevolmente mutato negli anni e solo recentemente l'Istituto superiore di sanità ha sconsigliato l'uso irriguo delle acque contaminate, ma è mia opinione che negli anni vi sia stata una carenza informativa evidente, tant'è che molte famiglie continuano a non essere allacciate all'acquedotto comunale". 
"Ora - conclude Dottorini - è bene correre ai ripari, senza allarmismi, ma anche senza sottovalutazioni. Devono essere effettuate analisi non solo a campione e deve essere consentito l'immediato allaccio all'acquedotto a costi ridotti per le famiglie che ne sono prive. Occorre individuare uno sportello che sia in grado di fornire spiegazioni adeguate e tempestive a tutti i cittadini e prevedere un aggiornamento per la popolazione almeno tre volte l'anno, in concomitanza con la realizzazione delle analisi. Ma soprattutto occorre capire come si intende bonificare l'area e in quali tempi. Infine un'amara constatazione: questa situazione, oltre a metterci in una condizione di apprensione per la nostra salute, ci priva della possibilità di godere di un bene primario come l'acqua che da secoli abbiamo potuto utilizzare gratuitamente per alimentarci e per coltivare. Da oggi per le famiglie residenti nell'area inquinata sarà più difficile poter godere dei frutti del proprio orto, con il ruolo sociale ed economico che questa pratica riveste. Non è una perdita da poco".

Perugia, 20 novembre 2012

"Territorio e corsi d'acqua hanno bisogno di una corretta manutenzione, evitando cementificazioni e ripristinando le difese naturali"

MALTEMPO. DOTTORINI (IDV): ORA SERIO PIANO CONTRO DISSESTO IDROGEOLOGICO, VALUTARE STATO DI CALAMITA'

"Le notizie che ci giungono in queste ore da più parti della nostra Regione devono essere da stimolo per un serio Piano regionale contro il dissesto idrogeologico. In queste ore la Giunta e tutti gli enti locali interessati devono mettere a disposizione dei territori colpiti dalle recenti alluvioni i mezzi e gli strumenti necessari per fronteggiare l'emergenza". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale, commenta le notizie di piene e frane che arrivano dai territori della regione interessati dall'ondata di mal tempo.
"Fa impressione - aggiunge Dottorini - constatare la fragilità del nostro territorio e il cedimento persino di aree appena bonificate o messe in sicurezza. Territorio e corsi d'acqua hanno bisogno di una corretta ed efficace manutenzione, evitando le cementificazioni facili e ripristinando le difese naturali che troppo spesso sembrano non essere tenute nell'adeguata considerazione. Ora però dobbiamo fronteggiare la crisi con ogni metodo chiedendo, se del caso, anche lo stato di calamità naturale per la nostra Regione e un intervento diretto da parte del Ministero dell'Ambiente e del Ministero dell'Interno. In questo momento il nostro incoraggiamento è rivolto al personale della protezione civile, dei vigili del fuoco, e a tutte le persone che stanno lavorando per riportare alla normalità una situazione seria che sarebbe grave sottovalutare".

Perugia, 12 novembre 2012
Interrogazione urgente alla Giunta: "A quando risale l'inquinamento? E quali rischi hanno corso (e corrono) i proprietari dei pozzi inquinati?"

INQUINAMENTO RIOSECCO-REGNANO. DOTTORINI (IDV): INDIVIDUARE CAUSE E RESPONSABILITA', PROTEGGERE LA POPOLAZIONE

"La prima cosa da fare è assicurare che tutta la popolazione venga messa nelle condizioni di conoscere la reale situazione, senza allarmismi e nel modo più trasparente. Poi è necessario individuare le cause e i responsabili di questo danno ambientale che rischia di avere delle ripercussioni anche sulla salute dei cittadini". Sono le parole con cui Oliviero Dottorini, capogruppo Idv in Consiglio regionale, annuncia di aver presentato un'interrogazione urgente alla Giunta regionale per conoscere la reale situazione dell'inquinamento dei pozzi nell'area di Riosecco-Regnano nel comune di Città di Castello. 
"E' necessario - spiega Dottorini - che l'amministrazione comunale comunichi questa situazione di potenziale pericolo direttamente a tutti i proprietari dei pozzi della zona, non solo a quelli campionati e ricompresi nell'ordinanza.  Al di là dell'amara constatazione di come sia di fatto compromesso l'equilibrio ambientale di ampie aree del nostro territorio, credo che sia opportuno capire se esistano rischi per la salute umana. Dall'ordinanza risulta che la prima comunicazione dell'Arpa risale al 20 agosto scorso e solo il 5 ottobre il Comune ha chiesto il parere igienico alla Asl che lo ha rilasciato venti giorni dopo. Ora la domanda è: a quando risale l'inquinamento? E in questo lasso di tempo i cittadini che hanno usufruito dei pozzi sia per uso domestico che irriguo hanno corso dei rischi? Li corrono tuttora? E' quanto chiediamo alla Giunta regionale attraverso la nostra interrogazione che confidiamo possa trovare una immediata risposta"
"A quanto ci è dato sapere - continua Dottorini - le sostanze organoalogenate, così come il percloroetilene vengono utilizzate nelle lavanderie e come solvente per lo sgrassaggio di metalli, quindi nella meccanica e probabilmente nella grafica. Oltre alla individuazione dei responsabili del danno ambientale, è necessaria un'azione sinergica delle istituzioni per evitare altre situazioni di inquinamento. E' ben triste dover constatare come la falda idrica di ampie aree del comune risulti compromessa".

9 novembre 2012

Mappa dei pozzi inquinati (scarica alta risoluzione)


Pozzi inquinati Riosecco 9-11-2012
Interrogazione alla Giunta regionale: "Il cambio di destinazione d'uso rischia di compromettere un'area tutelata da Unesco, Provincia e Regione"

AMBIENTE. DOTTORINI (IDV):

"La Giunta deve prendere in seria considerazione le osservazioni che il Comitato per la tutela di Rocca Sant'Angelo ha inviato alla Regione. Non possiamo ignorare il fatto che un'area di 6 ettari ad alto pregio ambientale, culturale e paesaggistico rischia di essere trasformata in edificabile, considerando anche che nelle vicinanze si trova una cava con concessione rinnovata per altri dieci anni. Non vorremmo correre il rischio che l'area possa trasformarsi in un ampliamento della cava stessa, compromettendo definitivamente l'area dei castelli di Rocca Sant'Angelo, Sterpeto e San Gregorio". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale, annuncia di aver presentato un'interrogazione urgente alla Giunta per conoscere le intenzioni della Regione  in merito alla destinazione d'uso di un'area di 6 ettari trasformata in edificabile dal Piano regolatore del Comune di Assisi.
"Il cambio di destinazione d'uso - continua Dottorini - sembrerebbe tra l'altro in palese contrasto con i vincoli paesistici esistenti nel Piano urbanistico territoriale e nel Piano territoriale di coordinamento provinciale. Senza contare il fatto che la zona è inclusa tra le aree di massimo rispetto ambientale dell'Unesco e  tra le aree protette per notevole interesse pubblico e per le risorse storico-culturali nel progetto di Piano paesaggistico regionale pubblicato sul sito della stessa Regione. Non si riesce proprio a capire la necessità di mutare la destinazione d'uso di una vasta area agricola di pregio, dimostrando così  un'insufficiente attenzione all'impatto sul delicatissimo territorio fluviale e collinare esistente. Alla scarsa lungimiranza economica fa riscontro una sottovalutazione dell'elevato potenziale che la filiera turismo-ambiente-cultura può generare a beneficio dei cittadini".
"Siamo convinti - aggiunge Dottorini - che non c'è alcuna necessità di consumare territorio vergine, ma sarebbe auspicabile un piano di recupero dei volumi delle abitazioni già esistenti nei centri collinari e nelle campagne, mettendo la popolazione nelle condizioni di abitare in maniera sostenibile il territorio e assicurando la qualità di servizi come acquedotto e metano. Vogliamo sapere - conclude Dottorini - cosa intende fare la Giunta per garantire la vivibilità ad un territorio che rischia di perdere le proprie ricchezze ambientali, culturali e paesaggistiche. Come Italia dei Valori saremo al fianco dei cittadini, dei comitati e delle associazioni ambientaliste per tutelare una zona dall'alto pregio ambientale ed economico".

Perugia, 6 novembre 2012

"Necessario istituire una Commissione tecnica regionale per salvaguardare il monumento storico. I cittadini devono sapere i motivi dell'ulteriore inclinazione"



TORRE CIVICA. DOTTORINI (IDV): NON CHIARA SITUAZIONE DI STATICITÀ, NECESSARIO ACCERTARE CAUSE ED EVENTUALI RESPONSABILITA'

"Prendiamo atto delle rassicurazioni che la Giunta ci ha fornito oggi circa lo stato dei lavori, ma rimangono troppi dubbi circa l'agibilità e la staticità della Torre civica di Città di Castello. In particolare non sembra trovare smentita la notizia dell'ulteriore inclinazione e soprattutto non si riescono ad ottenere informazioni precise riguardo alle eventuali responsabilità di questa situazione che sta producendo un danno economico e d'immagine alla comunità locale e regionale". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale, commenta il question-time che si è svolto questa mattina a Perugia sullo stato dei lavori e sulla sicurezza del monumento tifernate.
"L'investimento economico che la Regione sostiene - continua Dottorini - è molto alto, solo l'ultimo in ordine di tempo è pari a 500mila euro. Per questo risulta incomprensibile come nessun amministratore si sia sentito in obbligo di accertare eventuali responsabilità riguardo a questa situazione che grava in modo non trascurabile sulle casse della collettività e sull'agibilità di uno dei monumenti simbolo di Città di Castello. Chiediamo che i cittadini possano sapere se le cause che hanno determinato un peggioramento nelle condizioni della Torre civica siano da imputare a fattori naturali o piuttosto ai lavori di sistemazione e ristrutturazione. Se realmente si fossero riscontrati dei peggioramenti nell'inclinazione del monumento, sarebbe opportuna una valutazione approfondita della situazione che non può essere lasciata nelle mani della sola amministrazione comunale di Città di Castello che non appare nelle condizioni di riuscire a risolvere il problema. Per questo chiediamo che sia istituita una commissione regionale che valuti attentamente e in maniera terza la reale pendenza della Torre civica ed eventuali problemi di staticità strutturale, relazionando in modo dettagliato al Consiglio regionale sulle cause e sulle reali responsabilità di quanto sembra stia avvenendo".
"Oggi la Giunta ci conferma che i lavori stanno procedendo secondo la tabella di marcia - conclude Dottorini -, riteniamo comunque doverosa un'azione di tutela dell'immagine e delle finanze della città che porti a individuare eventuali responsabilità progettuali o nella realizzazione dei lavori. I tifernati hanno il diritto di sapere cosa sta succedendo e di poter tornare a godere di un monumento che fa parte della storia di Città di Castello e che deve essere messo a disposizione delle sue potenzialità turistiche e culturali".

Perugia, 16 ottobre 2012
 

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