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Ultime notizie in Energia

"La Giunta ritiri la delibera. Grave accorciare distanze e allargare le maglie del regolamento. Rischio rottura rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni"

BIOMASSE. DOTTORINI (IDV):

"Un atto che non tiene conto della volontà del Consiglio regionale e che rende sempre meno gestibile l'impatto sociale e ambientale della produzione di energia da biomasse. Riteniamo che la modifica del regolamento per l'installazione degli impianti di energia da fonti rinnovabili fatta in sordina, tral'altro senza alcun coinvolgimento della commissione consiliare, sia peggiorativa e rischi di danneggiare pesantemente il territorio umbro". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale, commenta la deliberazione numero 494 del 7 maggio 2012 della Giunta regionale che, su proposta dell'assessore Silvano Rometti, ha deciso di modificare il testo che regolamenta l'installazione degli impianti di energia da fonti rinnovabili, allentando ulteriormente le maglie che disciplinano il settore.
"In particolare - spiega Dottorini - desta perplessità e sconcerto l'ulteriore diminuzione della distanza limite per l'installazione degli impianti di produzione di energia elettrica a biomasse, gas derivanti da processi di depurazione e biogas esterni agli edifici che passa da 500 a 300 metri e che di fatto rende il regolamento sempre più permissivo, allentando le maglie del regolamento. Il rischio concreto è che in questo modo possano essere riaperte vicende già risolte e bocciate dalle conferenze dei servizi. Pensare di introdurre ulteriori elementi di flessibilità senza coinvolgere il Consiglio è indicativo della natura del provvedimento assunto".
"La verità - aggiunge Dottorini - è che in questo modo si rischia di gettare ancora più discredito su una modalità di produzione di energia che potrebbe invece dare un importante contributo alla riconversione energetica della nostra regione. Non è un caso che i cittadini non accettino le centrali a colture dedicate: sono evidentemente consapevoli dell'approssimazione con cui si valuta il rapporto con il territorio, con le potenzialità di approvvigionamento locale e con l'impatto ambientale. Blitz come quello della delibera 494, efficace dal 31 maggio, non fanno che aumentare la diffidenza dei cittadini e dei comitati locali, rompendo il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni. Per questo chiediamo ufficialmente alla Giunta di ritirare le modifiche al regolamento e di coinvolgere il Consiglio regionale, attraverso la commissione competente, per ogni ipotesi di modifica".

Perugia, 21 giugno 2012
Progetto Rometti ha come unico obiettivo il rilancio della centrale a carbone. Rispettare deliberazioni Consiglio e attivare indagine epidemiologica sul territorio"
 
CENTRALE BASTARDO. DOTTORINI (IDV): ABBANDONARE IPOTESI DI RILANCIO CARBONE: PROGETTO MOLTO ECONOMY E POCO GREEN

"Crediamo che dopo le tante e fantasiose ipotesi sul futuro della centrale di Gualdo Cattaneo, finalmente si possa iniziare a ragionare su proposte sostenibili ed in conformità con quelle che sono le deliberazioni del Consiglio regionale. Il progetto tanto sbandierato fino ad oggi ha come unico obiettivo la riattivazione della vecchia centrale a carbone". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale, torna a chiedere un confronto delle forze di maggioranza che sostengono la giunta, all'indomani dell'incontro fra i cittadini di Gualdo Cattaneo e l'assessore Rometti in cui si è discusso sul futuro prossimo della centrale a carbone di Bastardo.
"Sicuramente - aggiunge Dottorini - fino ad oggi è stata quanto meno sottovalutata l'opinione dei cittadini che hanno avuto modo nei giorni scorsi di confrontarsi con l'assessore Rometti e di sommergere di critiche il suo progetto di rilancio del carbone. Evidentemente gli incontri a cui aveva partecipato in precedenza, e che aveva sbandierato sia a mezzo stampa che in Consiglio regionale, non erano poi così rappresentativi del pensiero della comunità locale. Forse andrebbe dato atto che le nostre interrogazioni e le nostre prese di posizione sono più legate ai problemi del territorio e al sentire delle persone rispetto ai grandiosi progetti molto economy e poco green finora annunciati".
"Per quello che ci riguarda  - prosegue il capogruppo Idv - non possiamo fare altro che continuare a chiedere l'abbandono del progetto di rilancio del carbone e l'applicazione della mozione del Consiglio regionale approvata nell'ottobre 2007 in tutte le sue parti, incluso l'avvio di una indagine epidemiologica per verificare la diffusione di malattie e patologie correlate alla combustione del materiale utilizzato per la produzione di energia. Ricordiamo che l'impianto di Gualdo Cattaneo presenta enormi criticità di carattere socio-sanitario che richiederebbero verifiche che non ci risulta siano mai state condotte: dalle norme antisismiche allo screening periodico degli inquinanti contenuti nel carbone, dalla destinazione dei fanghi di risulta allo smaltimento delle ceneri, ai controlli delle acque prelevate e reimmesse nel torrente Puglia. L'unico controllo ambientale eseguito, un bio-monitoraggio del 2006 commissionato dal Ministero per l'ambiente, aveva dato come esito la "non buona qualità dell'aria". L'impianto di Gualdo Cattaneo - conclude Dottorini - deve essere oggetto di un'opera di riconversione e  va trasformato in una delle più grandi centrali di energia proveniente da fonti rinnovabili dell'intera Regione escludendo quelle legate alla combustione, garantendo continuità occupazionale e compatibilità con la vocazione turistica ed enogastronomica del territorio. Le tecnologie ci sono, occorre solamente la volontà politica e la lungimiranza nell'affrontare scelte di cambiamento che coinvolgano i cittadini e che vengano discusse insieme al complesso delle politiche regionali per l'energia".
 
Perugia, 6 luglio 2011
Il progetto di riconversione della centrale Enel di Ponte di ferro, nel comune di Gualdo Cattaneo, non è sostenibile per i consiglieri regionali dell'Italia dei valori, Oliviero Dottorini e Paolo Brutti, che hanno tenuto una conferenza stampa subito dopo il question time in Aula per criticare le scelte operate dall'esecutivo regionale, orientate ad accogliere la proposta dell'Enel di riattivare al 100 per cento la produzione di energia nella centrale alimentata per il dieci per cento del totale da lignina, combustibile che si ottiene dalla canna comune, e per il restante dal carbone. Un progetto che va "congelato - secondo Dottorini e Brutti - e che deve essere discusso con l'assessore all'ambiente, insieme al complesso delle politiche regionali per l'energia". Alla conferenza stampa hanno partecipato i cittadini del Comitato ambiente Gualdo Cattaneo.



(Acs) Perugia, 14 giugno 2011 - Per la centrale Enel di Ponte di Ferro, nel comune di Gualdo Cattaneo, si prevede ancora l'utilizzo del carbone, con il solo 10 per cento di lignina, ottenuta dalla canna comune, che non viene coltivata sul territorio umbro e sarebbe comunque insufficiente per alimentare la centrale. E' il problema per il quale i consiglieri regionali dell'Italia dei valori, Oliviero Dottorini e Paolo Brutti, stamani hanno convocato una conferenza stampa subito dopo il question time in Aula (dove il capogruppo Dottorini ha nuovamente interrogato l'assessore all'ambiente sulle scelte dell'Esecutivo in merito alla riconversione della centrale in impianto di produzione di energia da fonti rinnovabili). Hanno partecipato all'incontro con i giornalisti anche alcuni cittadini delle zone interessate.
Troppo poco, secondo Dottorini e Brutti, il quantitativo di lignina da impiegare per alimentare la centrale, che conseguentemente utilizzerebbe il carbone per il 90 per cento circa della produzione energetica: "È una parziale, quasi risibile riconversione del 10 per cento di una centrale che può produrre fino a 150 Megawatt di energia, fermo restando che si tratta - ricorda Dottorini - di uno degli impianti più arretrati d'Italia, l'unico nell'entroterra, che costringe per l'approvvigionamento del carbone a un giro di mezzi che parte dall'Indonesia per arrivare a Trieste e quindi al porto di Ancona, da dove viene trasportato su rotaia fino a Foligno e, successivamente, sui camion fino al territorio di Gualdo Cattaneo. Quello della 'sperimentazione' proposta è un modo surrettizio per riavviare la centrale con metodi tradizionali e non ecosostenibili. Inoltre, nell'ottobre 2007 il Consiglio regionale approvò una mozione (primo firmatario lo stesso Dottorini, ndr) in cui si decideva di abbandonare il progetto di co-combustione delle biomasse e di valutare invece una progressiva riconversione dell'attuale centrale verso impianti di energia da fonti rinnovabili".
"A questo punto - ha aggiunto Brutti - è necessario congelare il progetto dell'Enel e discutere seriamente con l'assessore Rometti, di questo progetto e anche del complesso delle politiche energetiche della regione. Green economy significa sostituire la produzione di energia su base fossile o combustione con produzioni che provengono da sole, vento e terra. Tali energie devono sostituire le vecchie, altrimenti non ci sarà riduzione di inquinamento e di gas serra. Se parliamo di energia rinnovabile si deve smettere col carbone. La centrale, che attualmente funziona al 10 per cento delle sue possibilità, sarà riattivata fino ad arrivare al 100 per cento della produzione di energia, ma solo un decimo sarà di origine biomassa, con la lignina. Di fatto, siamo di fronte ad una copertura di una operazione Enel di vecchissimo stampo".
Altri problemi sono stati segnalati dai cittadini del Comitato ambiente Gualdo Cattaneo, che lamentano il forte inquinamento acustico dovuto al rumore della centrale e ricordano che l'unico controllo ambientale eseguito, un bio-monitoraggio del 2006 commissionato dal Ministero per l'ambiente, aveva dato come esito la "non buona qualità dell'aria". I cittadini stanno valutando con un pool di legali la possibilità di ricorrere ad una "class action" per i danni subiti ed hanno annunciato una manifestazione nel prossimo mese di settembre alla quale hanno invitato un esperto scienziato, il professor Gianni Tamino dell'Università di Padova. Secondo loro il carbone "non deve essere bruciato in una valle dove si produce un olio d'oliva di grande qualità e uno dei migliori vini del mondo, il sagrantino". PG/pg

Oggi, Oliviero Dottorini (capogruppo Idv in Consiglio regionale) ha interrogato con question time l'assessore all'ambiente Rometti in merito al progetto di riconversione a biomasse del 10 per cento della cenrale Enel di Gualdo Cattaneo, progetto che non tiene minimamente conto delle deliberazioni del Consiglio regionale dell'ottobre 2007
Riportiamo di seguito l'intervento di Dottorini, la risposta dell'assessore e la replica del Capogruppo Idv.

GUALDO CATTANEO. DOTTORINI(IDV) INTERROGA LA GIUNTA. IL PROGETTO ENEL NON COMPATIBILE CON QUANTO DECISO NEL 2007 from Dottorini.com on Vimeo.



Grazie Presidente,

Assessore, la centrale Enel di Gualdo Cattaneo sono ormai note, ma vale comunque la pena ricordare la storia di un impianto che rappresenta un'anomalia nel panorama italiano ed è già stata causa di anni di pesantissimo inquinamento sul territorio regionale.

(Mostra/Nascondi) il resto dell'interrogazione

"Necessaria una riconversione vera verso energie pulite e rinnovabili. Numerose incongruenze per rilanciare fonti fossili. Rometti venga a rispondere in Consiglio"

GUALDO CATTANEO. DOTTORINI (IDV): ANCORA FERMI AL CARBONE, TRADITE LE ASPETTATIVE DEI CITTADINI E DELLA GREE ECONOMY

"Facciamo nostri i sentimenti della popolazione di Gualdo Cattaneo e dintorni che assistono all'ennesimo rilancio della centrale a carbone dopo anni di pesantissimo inquinamento". Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale, interviene sull'accordo tra Regione, Enel e Università sul rilancio della centrale a carbone di Gualdo Cattaneo. 
"La sperimentazione a biomasse (tra l'altro non locali) incide, a detta della stessa Enel, per non più del 5-10 per cento sul funzionamento della centrale. Sono percentuali risibili, troppo esigue per rappresentare una svolta credibile, ma sufficienti invece a rimettere in attività un pezzo di archeologia industriale che necessiterebbe al contrario di una riconversione verso fonti energetiche pulite e rinnovabili. Le numerose incongruenze del progetto - aggiunge il capogruppo Idv - ci delineano un quadro tutt'altro che tranquillizzante. Un'approssimazione che apre la strada alla termovalorizzazione di ulteriori materiali inquinanti e che non vorremmo recepisse anche i suggerimenti di chi in quella centrale prevede l'incenerimento dei rifiuti. Oggi comprendiamo il silenzio imbarazzato dell'assessore Rometti di fronte a un progetto che di fatto solleva la Regione da alcune incombenze burocratiche sulle percentuali di energie rinnovabili da adottare, ma lascia la popolazione ancora una volta sola davanti a una centrale malandata che continuerà a spargere polveri per chilometri e chilometri, compromettendo le potenzialità economiche e occupazionali di un intero territorio". 
"La centrale di Gualdo Cattaneo - prosegue Dottorini - poteva e doveva essere un fiore all'occhiello per la nostra regione, l'esempio di un modo nuovo per produrre energia a basso impatto ambientale. Siamo invece ancora fermi al carbone, una tecnologia vecchia di secoli, appena "ripulita" da qualche tonnellata di lignina, l'emblema dell'arretratezza con la quale viene interpretata la politica ambientale in Umbria. L'Italia dei Valori sarà al fianco dei cittadini di Gualdo Cattaneo, Bastardo, Giano e dintorni e sosterrà la loro battaglia nel pretendere risposte credibili al bisogno di sviluppo e soprattutto tutela della propria salute. Intanto, dal momento che l'assessore Rometti si sottrae a fornire risposte in commissione, abbiamo trasferito la nostra interrogazione direttamente nell'aula del Consiglio regionale dove l'assessore risponderà al question-time del 14 giugno".

Perugia, 8 giugno 2011
"Un misto di arroganza e approssimazione rischia di trasformare un'opportunità di riconversione economica in un opaco disegno di rilancio del carbone" 

GUALDO CATTANEO. DOTTORINI (IDV): SI' A RICONVERSIONE, NO A RILANCIO CARBONE. ROMETTI RIFERISCA IN CONSIGLIO SULLA CENTRALE DI BASTARDO

"Finalmente l'assessore Rometti ha tirato fuori dal cassetto il progetto per il rilancio della centrale a carbone di Bastardo. Adesso venga a parlarne in Consiglio regionale dove l'attende un'interrogazione presentata da mesi a cui si è sempre sottratto, rifiutandosi di rispondere alle numerose perplessità che quel progetto suscita nei cittadini e in chi crede nella green economy e nello sviluppo delle fonti rinnovabili". Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale, ribadisce la necessità di una riconversione della centrale di Bastardo e torna a chiedere la presenza in commissione dell'assessore all'Ambiente Silvano Rometti prima della firma della convenzione tra Enel, Università e Regione prevista per l'8 giugno.
"Un misto di arroganza e approssimazione - spiega Dottorini - rischia di trasformare un'opportunità di riconversione economica e occupazionale in un opaco disegno di rilancio delle fonti convenzionali e inquinanti. Da come ci viene presentato nei giornali, infatti, il progetto di Enel, Regione e Università non ha nulla di "rinnovabile" o di lontanamente attinente la green economy. Anzi, l'impressione è quella che si voglia riproporre la centrale a carbone con appena qualche ritocco estetico. Il progetto risulta pertanto non decifrabile se non con gli strumenti della propaganda. Risulta impossibile per esempio immaginare di alimentare una centrale da 150 Megawatt a mais e canna da zucchero, se non importando immensi quantitativi di biomassa da fuori regione, fuori nazione o fuori continente. Il che, com'è noto, renderebbe improponibile annoverare questa modalità di produzione energetica come rinnovabile, risultando le emissioni climalteranti di gran lunga superiori a quelle recuperate attraverso l'assorbimento da parte delle varietà vegetali adottate. Per rendere compatibile l'impatto ambientale infatti è necessario che le centrali siano di piccole dimensioni ed utilizzino biomasse locali. In questo caso è evidente che neanche se dedicassimo tutti i terreni agricoli dell'Umbria a queste coltivazioni riusciremmo a sopperire alle esigenze di una centrale di quelle dimensioni. A meno che non si pensi di bruciarvi rifiuti, come suggerisce Confindustria".
"In ogni caso - aggiunge il capogruppo Idv - il Piano energetico regionale prevede che in Umbria non si possano produrre più di 14 Megawatt di energia da biomasse. In questo caso, solo con il sito di Gualdo Cattaneo, si pensa di arrivare a 150 o comunque a livelli non autorizzati da alcuna programmazione. Se si ritiene di rivedere quelle previsioni, è necessario modificare il Piano energetico. Se questo non bastasse, una mozione approvata dal Consiglio regionale nell'ottobre 2007 prevede che non si possa riconvertire la centrale di Bastardo a biomasse. E inoltre che non vi si possano bruciare rifiuti o altro materiale inquinante ulteriore rispetto a quello già in uso. Tra l'altro quella mozione chiedeva anche che venisse realizzata una indagine epidemiologica per verificare malattie e patologie presenti nell'area della centrale. Quella deliberazione del Consiglio regionale non è stata mai superata da altre mozioni e non risulta in alcun punto compatibile con le scelte che, a quanto si apprende dai giornali, l'assessorato all'Ambiente ha in mente di attuare. Pertanto l'idea di coltivare varietà come mais e canna da zucchero a fini energetici, sottraendole all'alimentazione umana e a coltivazioni di pregio, risulta particolarmente bizzarra, a maggior ragione per il fatto che si tratterebbe di una tecnologia di prima generazione, mentre si sta già lavorando alla terza generazione, molto meno impattante".

Perugia, 1 giugno 2011

Nei giorni scorso abbiamo interrogato l'assessore all'Ambiente (!) Silvano Rometti (Psi) sulla volontà di rilanciare il carbone (e forse bruciare i rifiuti) a Gualdo Cattaneo. La risposta non arriva, anche perché sarebbe difficile spiegare i motivi di una scelta così palesemente in contrasto con i tanto decantati propositi di green economy. In compenso non si fa attendere la reazione arrogante, scomposta e nervosa del capogruppo socialista Buconi, che chiede che il capogruppo dell'Idv Dottorini, venga rimesso in riga.
Ecco la nostra risposta.

POLITICA. DOTTORINI (IDV): ROMETTI STA ANDANDO CONTRO DECISIONI DELLA MAGGIORANZA DI CENTROSINISTRA. BUCONI VADA A RILEGGERSI GLI ATTI

POLITICA. DOTTORINI (IDV): ROMETTI STA ANDANDO CONTRO DECISIONI DELLA MAGGIORANZA DI CENTROSINISTRA. BUCONI VADA A RILEGGERSI GLI ATTI

"Per una volta Buconi mi trova d'accordo. In effetti c'è un problema: c'è un assessore all'Ambiente che punta la sua politica su inceneritori e carbone, evitando di rispondere a qualsiasi interrogazione che riguarda le emergenze ambientali della nostra regione, da Gualdo Cattaneo a Bettona e Marsciano, da Belladanza e Pietramelina al metanodotto Snam. Questo qualche problema lo pone e per questo sarebbe importante innanzitutto comprendere le motivazioni del blitz che ha portato poche settimane fa a modificare il Piano dei rifiuti contro tutti gli accordi di maggioranza". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale, commenta le parole del collega Buconi circa "i comportamenti dello stare insieme in maggioranza".
"Purtroppo - continua Dottorini - le scelte che l'Assessore Rometti sta perpetuando in materia di energia, e in particolare per quanto riguarda la Centrale Enel di Gualdo Cattaneo, vanno a contraddire decisioni prese dalla maggioranza di centrosinistra nella passata legislatura. Buconi prima di dare lezioni morali sulla correttezza dei comportamenti avrebbe fatto bene a documentarsi e leggere la delibera numero 194 del Consiglio regionale del 30 ottobre 2007 (che alleghiamo), in cui tutta la maggioranza di centrosinistra - ricorda Dottorini - si è espressa contro il 'progetto di co-combustione a biomasse agricole previsto per la centrale Pietro Vannucci' e che tra l'altro ha impegnato la Giunta regionale 'a non bruciare nella centrale di Ponte di Ferro rifiuti (cdr) o altro materiale inquinante ulteriore rispetto a quello già attualmente in uso'. Tra l'altro quella mozione chiedeva anche che venisse realizzata una indagine epidemiologica  per verificare malattie e patologia presenti nell'area della centrale".
"Se qualcuno pensa di poter utilizzare il grimaldello della green economy per scardinare ogni regola di tutela ambientale e di salvaguardia delle potenzialità economiche della nostra regione ha sbagliato i suoi conti - conclude Dottorini -. Noi continueremo a batterci per un Piano dei rifiuti razionale e non asservito agli interessi economici e per una valorizzazione delle qualità ambientali e culturali dell'Umbria che sappiano farsi volano di sviluppo economico e rilancio occupazionale".

Perugia, 26 maggio 2011

"Decisioni che vanno contro deliberazioni consiliari e Piano energetico regionale. Carbone e rifiuti non compatibili con green economy e fonti rinnovabili"
 
GUALDO CATTANEO. DOTTORINI (IDV): ROMETTI RIFERISCA IN CONSIGLIO REGIONALE SU ANACRONISTICO PROGETTO DI RILANCIO CARBONE

"La giunta relazioni al più presto in Consiglio regionale riguardo al progetto di rilancio della centrale a carbone di Gualdo Cattaneo. Si sente parlare di carbone pulito, di rifiuti, di biomasse e di un protocollo che l'assessore Rometti sarebbe in procinto di firmare con Enel e Università per l'anacronistico rilancio di quello che tutti ormai considerano un reperto di archeologia industriale ed energetica. Il tutto senza tenere in alcun conto le deliberazioni del Consiglio regionale che già nell'ottobre 2007 escluse in maniera categorica l'ipotesi di progetti di co-combustione e di trattamento dei rifiuti". Con queste parole il capogruppo regionale dell'Italia dei Valori, Oliviero Dottorini, torna a chiedere una risposta della giunta regionale alla sua interrogazione del marzo scorso attraverso la quale chiedeva di conoscere i progetti ed i documenti relativi a scelte assunte senza alcun coinvolgimento della popolazione, né del Consiglio regionale.
"Mentre gli stati abbandonano forme di energia antiquate come il carbone e il nucleare - aggiunge Dottorini - in Umbria si concede ad Enel l'opportunità di rilanciare forme di produzione energetica altamente inquinanti e senza prospettive occupazionali, evitando di prendere in considerazione fonti rinnovabili e riconversione industriale. Il tutto senza rispettare l'attuale Piano energetico regionale, né le deliberazioni del Consiglio regionale che prevedevano tra l'altro anche un'indagine epidemiologica riguardo alla diffusione di malattie e patologie correlate alla combustione del materiale utilizzato per la produzione di energia. È arrivato il momento che la Giunta ci spieghi chiaramente come intende tenere assieme il proprio impegno a favore delle fonti rinnovabili con operazioni veteroindustriali come quella della centrale di Gualdo Cattaneo che già il ministro Calderoli nel 2009 dichiarò come 'altamente inquinante'. La recente sentenza del Consiglio di Stato che ha bocciato la riconversione a carbone della centrale di Porto Tolle, in Veneto, dovrebbe indurre tutti a maggiore prudenza e a prendere atto dei cambiamenti che la necessità di riduzione delle emissioni e la green economy ci impongono".
"Non riuscendo ad ottenere risposte per le vie ordinarie - conclude Dottorini - chiederemo che l'assessore Rometti venga a rispondere direttamente in commissione prima dell'8 giugno, data in cui, come si apprende dalla stampa, la Regione dovrebbe firmare un protocollo con Enel e con Università. Sarà un modo per tirare fuori dai cassetti un progetto che metteremo immediatamente a disposizione dei cittadini, delle associazioni e dell'intera opinione pubblica".

Perugia, 23 maggio 2011
"Comprensibile imbarazzo del centrodestra nel difendere scelte folli e irrazionali. Importante compattezza della maggioranza sulla mozione a favore del fotovoltaico" 

RINNOVABILI. DOTTORINI (IDV): GOVERNO NON AFFOSSI FOTOVOLTAICO E ABBANDONI LA FOLLE CORSA AL NUCLEARE. DA PDL E LEGA SOLO IPOCRISIA

"Vogliono bloccare le fonti rinnovabili, hanno in mente solo nucleare e carbone. Con il decreto Romani il governo Berlusconi rischia di cancellare un intero settore che per l'Umbria significa mettere a rischio la sopravvivenza di oltre mille imprese e di circa tremila posti di lavoro. Per questo è importante che la maggioranza abbia trovato unità nel chiedere che il cosiddetto decreto 'ammazza-fotovoltaico' venga ritirato allontanando anche ogni ipotesi di ritorno al nucleare. Non ci sorprende più di tanto la doppiezza di Pdl e Lega che hanno cercato di spiegarci con grande imbarazzo come il nucleare sia giusto e sicuro dappertutto fuorché in Umbria. Un atteggiamento ipocrita che tenta di mascherare le politiche indifendibili del governo". Con queste parole il capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale, Oliviero Dottorini, commenta l'approvazione della mozione con la quale le forze di maggioranza impegnano la giunta regionale ad attivarsi contro il decreto del governo che rischia di bloccare completamente il settore del fotovoltaico e contro il piano nucleare.
"Per Pdl e Lega - spiega il primo firmatario della mozione Dottorini -il nucleare è una grande risorsa, purché le centrali non vengano realizzate vicino a casa loro. Una posizione sfacciatamente ipocrita sostenuta da chi non ha più argomenti per spiegare ai cittadini l'arretratezza delle politiche governative. Anche nella nostra regione - aggiunge - il settore delle rinnovabili ha raggiunto numeri considerevoli: sono oltre 3mila le imprese attive in Umbria e si stima che gli addetti siano circa 12mila. L'applicazione del decreto del governo nazionale avrebbe come conseguenza immediata il rischio di chiusura per circa mille imprese, mentre andrebbero perduti circa 3mila i posti di lavoro. Gli incentivi a questo settore sono uno strumento e una scelta politica. Mirano a dare impulso ad un modello che, salvaguardando l'ambiente e contribuendo alla riduzione di emissioni climarteranti, offre sicure prospettive di rilancio economico. Non a caso anche nella nostra regione si tratta dell'unico comparto che non ha risentito degli effetti della crisi economica garantendo anzi una crescita occupazionale importante".
"Per questi motivi - conclude il capogruppo Idv - è necessario che la giunta si attivi in sede di conferenza Stato-regioni perché il decreto Romani venga ritirato e si definisca un quadro di incentivazioni stabile e di lungo termine in grado di assicurare un efficace percorso di sviluppo e riordino del settore. E' fondamentale, inoltre, che sia ribadita la ferma contrarietà della Regione Umbria al programma nucleare del governo italiano e la volontà di sostenere in sede comunitaria le iniziative tese ad assicurare la sicurezza degli impianti esistenti e la loro progressiva dismissione". 

Perugia, 12 aprile 2011

Regione chieda in conferenza stato-regioni il ritiro immediato del decreto e promuova azioni a sostegno della produzione di energia da fonti rinnovabili

RINNOVABILI: IDV, PD E PRC PRESENTANO MOZIONE CONTRO DECRETO ROMANI AMMAZZA-FOTOVOLTAICO: A RISCHIO MOLTE IMPRESE UMBRE

Chiedere con determinazione in conferenza Stato-Regioni che venga ritirato il Decreto Romani, il cosiddetto ammazza-fotovoltaico, o quantomeno che gli vengano apportate delle modifiche tali da assicurare la sopravvivenza del settore legato alle rinnovabili. E' l'impegno che i gruppi Idv, Pd e Prc di Palazzo Cesaroni chiedono alla giunta regionale attraverso una mozione che porta le firme dei capigruppo Oliviero Dottorini (Idv), Renato Locchi (Pd) e Damiano Stufara (Prc-Fds). Attraverso la mozione si impegna inoltre la giunta affinché chieda che vengano attivati tavoli di confronto diretto con i rappresentanti del settore, le associazioni ambientaliste e le parti sociali, oltre a un impegno preciso per promuovere a livello regionale azioni a sostegno della produzione di energia da fonti rinnovabili e a ribadire in tutte le sedi la ferma contrarietà della Regione Umbria al programma nucleare del governo italiano.
"In questo periodo di crisi - commenta il primo firmatario Dottorini - il settore delle rinnovabili è stato l'unico a crescere in termini di fatturato, occupazione ed utili. Anche in Umbria l'applicazione di questo maldestro decreto del governo nazionale avrebbe come conseguenza immediata il rischio di chiusura di molte imprese e la perdita di lavoro di centinaia di addetti. L'Umbria, che ha individuato nelle politiche della green economy uno strumento privilegiato per lo sviluppo sostenibile della nostra regione, aveva trovato negli incentivi statali una straordinaria opportunità per riconvertire settori ormai fuori mercato e per coniugare sapientemente economia e sviluppo sostenibile. La scelta del governo rischia di compromettere questa prospettiva". 
"Il disastro nucleare in Giappone e la situazione in Libia - conclude Dottorini - dovrebbero essere un ulteriore stimolo per definire una seria strategia energetica, tanto più che in Italia si attende da anni la definizione di un Piano energetico nazionale. Il governo italiano, anziché annunciare pause di riflessione sul nucleare e contemporaneamente smantellare uno dei pochi comparti che hanno dimostrato la capacità di sopravvivere alla crisi, farebbe bene a mettersi in linea con i paesi più avanzati e definire una seria strategia orientata alla sostenibilità che sia in grado di dare certezze agli investimenti, che semplifichi le normative e che metta in atto politiche di efficienza energetica".

Perugia, 31 marzo 2011

 

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