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C'è un'altra Umbria: libera, concreta, di parola

Ultime notizie in Politica

"Le ex case cantoniere attualmente inutilizzate potranno essere usate da Comuni e associazioni per progetti turistici e sociali, mentre gli archivi e i beni di Solomeo torneranno ai Comuni interessati. Importanti rassicurazioni su Banco della Terra"

PIANO PATRIMONIALE. DOTTORINI: BENE APPROVAZIONE NOSTRI ORDINI DEL GIORNO. EX CASE CANTONIERE A COMUNI E ASSOCIAZIONI, BENI SOLOMEO DI NUOVO FRUIBILI

"Il Programma di politica patrimoniale 2014/2016, arricchito da due ordini del giorno da noi proposti, rappresenta un passo in avanti per la programmazione regionale e per la valorizzazione e messa in uso di beni e immobili altrimenti destinati a inutilizzo e degrado. Con la possibilità di destinare parte dei beni e degli immobili ex Anas facenti parte del patrimonio regionale ai comuni e alle associazioni che ne facciano richiesta si aprono possibilità e opportunità per lo sviluppo di settori fondamentali come il turismo e il sociale". Con queste parole Oliviero Dottorini, presidente di Umbria migliore e consigliere regionale, interviene sulla approvazione da parte della commissione Bilancio e Affari istituzionali del Programma di politica patrimoniale 2014/2016 e dei due ordini del giorno proposti dallo stesso Dottorini.
"Nello specifico - spiega Dottorini - il primo ordine del giorno approvato impegna la Regione a rendere possibile il trasferimento del patrimonio presente nei depositi e negli archivi della Regione ai Comuni interessati. In questo modo alcune opere importanti per i territori e per la cultura locale, come per esempio il lascito Franchetti, potranno essere esposti, conservati e resi fruibili ai cittadini nel Comune di appartenenza, com'è giusto che sia. Riteniamo che si tratti di un atto importante per la valorizzazione e la diffusione del patrimonio storico e culturale della nostra regione in collaborazione con le amministrazioni locali".
"Il secondo ordine del giorno approvato - continua Dottorini - facilita e incentiva la possibilità di Comuni, associazioni e cooperative di sviluppare progetti di turismo sociale e sostenibile mettendo loro a disposizione in uso gratuito le ex case cantoniere di proprietà della Regione per la realizzazione di strutture per l'accoglienza turistica che potranno rappresentare porte d'ingresso per la conoscenza del nostro territorio. Questa modalità di affidamento si affianca a quanto è già possibile fare in altre regioni come il Lazio e si basa sulla legge nazionale 106 del 29 luglio scorso che ha sancito il principio e la volontà di favorire la realizzazione di circuiti nazionali di eccellenza a sostegno dell'offerta turistica attraverso la realizzazione di percorsi pedonali, ciclabili, equestri, mototuristici, fluviali e ferroviari prevedendo la concessione in uso gratuito di case cantoniere, caselli, stazioni ferroviarie e altri beni pubblici in disuso a imprese, cooperative e associazioni. Attualmente sono più di venti le case cantoniere ex Anas di proprietà della Regione che risultano inutilizzate e proprio su questi beni vogliamo intervenire con la nostra proposta che mira a recuperare un vasto patrimonio che altrimenti sarebbe lasciato al degrado e all'abbandono, utilizzandolo per creare sviluppo e offerta turistica sostenibile e di qualità adeguata alle caratteristiche del nostro territorio. In futuro, valutata anche l'efficacia della norma, potremmo pensare di estendere la proposta anche ad altri beni attualmente inutilizzati come le ex stazioni e ex caselli della Ferrovia centrale umbra. La nostra Regione da anni punta sulla filiera turismo, ambiente e cultura per cercare di arginare una crisi economica devastante e crediamo che dare la possibilità alle amministrazioni locali e in seconda battuta ad associazioni e cooperative di immaginare e creare strutture per l'accoglienza e la promozione turistica possa rappresentare una piccola risposta in grado di arginare il declino economico, sociale e produttivo dell'Umbria".
"Abbiamo poi preso atto delle rassicurazioni che l'assessore ha voluto fornirci in merito agli inconcepibili ritardi relativi al regolamento sul Banco della Terra. Vigileremo affinché gli atti di attuazione delle politiche patrimoniali tengano conto degli immobili e dei beni inutilizzati che il regolamento affiderà al Banco. Non faremo mancare il nostro impegno affinché l'iter di attuazione sia rapido e i contenuti del regolamento rispondenti allo spirito della legge".

Perugia, 2 ottobre 2014

"Importante riconoscimento alle imprese sociali che impiegano invalidi, ex degenti di istituti psichiatrici e altri soggetti svantaggiati. Ora tocca all'Aula"

COOPERAZIONE. COMMISSIONE APPROVA EMENDAMENTO DOTTORINI SU CLAUSOLA SOCIALE: "FORTE SEGNALE PER CHI SI OCCUPA DI DISAGIO E SOGGETTI SVANTAGGIATI"

"E' un primo passo importante quello che ha visto oggi l'approvazione in prima Commissione del nostro emendamento sulla cosiddetta clausola sociale. Finalmente si rende efficace l'obbligo di assegnazione per i Comuni di almeno il 5 per cento degli affidamenti diretti dei beni e servizi alle cooperative sociali di tipo B. Premiare i comuni virtuosi che decidono di stare dalla parte dei più deboli rappresenta un segnale di grande apertura verso la cooperazione sociale e verso chi si preoccupa di mantenere saldo il tessuto connettivo della nostra società regionale". Con queste parole il consigliere regionale Oliviero Dottorini, firmatario dell'emendamento sulla cosiddetta clausola sociale, commenta il voto favorevole dell'emendamento all'atto n. 1540  sulle Ex Ipab approvato oggi durante la seduta della prima commissione consiliare. 
"Attraverso gli strumenti incentivanti che la Regione avrà a disposizione, le amministrazioni locali saranno fattivamente spronate a rispettare l'obbligo di legge del 5 per cento. Così le imprese sociali che impiegano soggetti come invalidi fisici e psichici, ex degenti di istituti psichiatrici e soggetti condannati ammessi alle misure alternative alla detenzione vedranno finalmente riconosciuto il loro fondamentale ruolo sociale. Se l'esito del voto in aula sarà positivo, la Regione avrà un importante strumento a disposizione per incidere sull'applicazione della cosiddetta clausola sociale. Infatti con la previsione che una quota del Fondo sociale, che annualmente la Regione ripartisce agli enti locali, vada ai Comuni che destinano una quota non inferiore al 5 per cento dei servizi esternalizzati alle cooperative che impiegano soggetti svantaggiati - spiega Dottorini - si da concreta applicazione all'obbligo di legge che dal 2009 era rimasto solo sulla carta. Inserendo un elemento premiale per le amministrazioni virtuose, col nostro emendamento diamo concreta attuazione al riconoscimento dell'alto valore sociale svolto da questo tipo di impresa. L'accoglimento di questo principio da parte della Giunta è sicuramente da accogliere con apprezzamento e soddisfazione. Non possiamo che auspicare la rapida approvazione definitiva da parte del Consiglio regionale in modo che le cooperative sociali di tipo B vedano finalmente applicato un obbligo di legge da troppo tempo rimasto lettera morta".

Perugia, 25 settembre 2014
"Le Marche già da tempo si sono adeguate alla normativa dello scorso anno. Evitare spartizione politica di postazioni apicali negli enti a vocazione tecnica e scientifica"

ZOOPROFILATTICO. DOTTORINI:

"Occorre procedere subito alla nomina dei componenti del Consiglio di amministrazione dell'Istituto zooprofilattico sperimentale Umbria-Marche di spettanza della Regione così da colmare un vuoto e un ritardo che ha generato costi inutili e proroghe inspiegabili oltre che inopportune". Con queste parole il consigliere regionale Oliviero Dottorini interviene in merito alle nomine regionali dell'Istituto zooprofilattico.
"Dal momento della ratifica degli accordi tra le due regioni - continua Dottorini - sono passati oltre sette mesi in cui sono state prorogate posizioni e incarichi apicali che non hanno ragione di esistere e sono poco comprensibili ai cittadini che in questo momento stanno affrontando gli effetti di una crisi economica lontana da una soluzione. Mentre la Regione Umbria stava ad attendere le mosse del governo nazionale, le Marche non hanno perso tempo e già da marzo hanno nominato i membri di loro competenza assolvendo agli obblighi della legge, avviando subito le economie previste dalla legge regionale approvata lo scorso novembre. C'è da ricordare infatti che la nuova norma prevede la riduzione del numero dei componenti il Consiglio di amministrazione da 5 a 3, una sostanziale riduzione delle indennità di carica ai componenti dello stesso, il limite dei sessantacinque anni di età per la nomina a direttore amministrativo e a direttore sanitario, la previsione di un compenso per il direttore amministrativo ed il direttore sanitario veterinario nella misura del 70 per cento rispetto a quello del direttore generale. In Umbria invece a distanza di sette mesi dalla promulgazione di questa legge nulla si è mosso: la Regione non ha nominato il componente del Consiglio di amministrazione, i membri, scaduti da un anno, continuano a restare in carica ricevendo compensi molto elevati, il direttore amministrativo continua ad operare normalmente, pur in presenza di palesi incompatibilità (ultrasessantacinquenne e pensionato da anni) e il compenso del direttore generale è rimasto invariato, con i due diretti collaboratori (direttore amministrativo e sanitario) che continuano a percepire l'80 per cento del suo compenso. Il ritardo nell'individuazione delle nuove figure apicali può essere quantificato in migliaia di euro di potenziali risparmi gettati al vento".
"Chi ha seguito in questi ultimi anni le vicende dell'Istituto - conclude il presidente della Commissione bilancio e affari istituzionali - sa bene quanto siano forti gli interessi a mantenere questo stato di cose, non tenendo conto delle leggi nazionali e regionali e della necessità di garantire maggiore trasparenza e riduzione dei costi di gestione. Chiediamo dunque di procedere subito alla nomina di persone dall'alta professionalità e distanti il più possibile dalle logiche di spartizione politica".

Perugia, 2 luglio 2014
"Preoccupazione per ripercussioni sull'opera del Maestro e per una gestione a dir poco discutibile. Conflitti di interesse e gestione autoreferenziale appaiono come problemi ancora irrisolti"

BURRI. DOTTORINI(IDV):

"Le parole di Calvesi scoperchiano una pentola che fino ad oggi in troppi avevano tentato di tenere coperta. Sono parole che lasciano intuire un clima di sospetti, trame e conflitti di interesse di cui in molti parlavano, ma che nessuno fino ad oggi aveva avuto l'ardire di rendere pubblico in modo così esplicito e autorevole. Se rispondessero al vero, pesante sarebbe il danno d'immagine che una simile gestione potrebbe avere arrecato alla Fondazione e all'opera del maestro Burri. Credo che a questo punto, non potendo contare sull'intervento di un'amministrazione comunale dimostratasi fino ad oggi quanto meno 'morbida', stia alla Regione esercitare fino in fondo i propri compiti di vigilanza e controllo. Sono troppi ormai gli elementi che dipingono i contorni di una gestione a dir poco discutibile, tra l'altro alla vigilia del centenario della nascita del Maestro". Con queste parole il consigliere regionale Oliviero Dottorini, presidente di Umbria migliore, commenta l'intervista rilasciata al mensile l'Altrapagina dall'ex presidente della Fondazione Burri Maurizio Calvesi, professore emerito nell'Università di Roma La Sapienza, socio nazionale dell'Accademia dei Lincei e uno dei più autorevoli storici dell'arte moderna in Italia, oltre che amico personale dello stesso Burri.
"Questa modalità di gestione, chiusa, concentrata solo sul piano localistico e senza nessun respiro internazionale, insieme alle dichiarazioni del professor Calvesi, preoccupano soprattutto per come potranno essere lette tra gli operatori del settore e i collezionisti internazionali che già hanno dimostrato scetticismo nei confronti di una gestione lontana dal contesto internazionale e priva di strategia per la valorizzazione del patrimonio che Alberto Burri ha lasciato a Città di Castello e al mondo intero. Stiamo già predisponendo un'interrogazione in Consiglio regionale - spiega Dottorini - per chiedere conto di quanto rivelato dall'ex presidente Calvesi e fare in modo che certi comportamenti, se rispondenti al vero, siano corretti da subito. Spero che la Fondazione sia in grado di smentire o di spiegare quanto emerge dall'intervista, soprattutto laddove si parla di 'gruppetti autoritari', della mancanza di una struttura rigorosa, di 'una sorta di autoritaria dinastia', di un 'gruppo prepotente' che avrebbe tolto persino la firma in banca al segretario generale... Senza considerare i riferimenti diretti ad affidamenti di lavori che a parere del professore sarebbero avvenuti in maniera anomala o senza tener conto di evidenti conflitti di interesse. Indubbiamente quando nei mesi scorsi si è parlato da più parti di conflitti d'interesse, di gestione familistica non si è andati troppo lontani dal vero. In tutto questo, neppure la deliberazione del Consiglio comunale mirata ad arginare i conflitti di interessi sembra essere stata recepita dalla Fondazione in un regolamento. Ovviamente l'amministrazione comunale non ci risulta si sia prodigata o sia stata in grado di chiederne conto. Per questo la Regione deve esercitare le proprie prerogative di vigilanza e controllo sulla Fondazione, prendendo in mano la situazione e adoperandosi affinché certi comportamenti non si ripetano più".
"E' opportuno ricordare - aggiunge il presidente della commissione Bilancio e Affari istituzionali - che la Fondazione gestisce opere alienabili stimate in circa 150 milioni di euro, immobilizzazioni finanziarie per circa 8 milioni di euro, terreni e fabbricati per oltre 5 milioni di euro. Tra le uscite troviamo la considerevole cifra di 315mila euro per i servizi, una passività per quanto riguarda la causa con la vedova Burri di circa 13 milioni di euro, parcelle per avvocati che arrivano alla cifra di 900mila euro complessivi e una perdita netta di esercizio che nel 2011 si aggirava sui 236mila euro e che nel preventivo 2012 ammontava a quasi 177mila euro. Da queste cifre si può intuire quale possa essere la posta in gioco e da qui deriva la necessità che la gestione di un patrimonio così importante non venga lasciato nelle mani di una cerchia ristretta e autoreferenziale. Il mondo dell'arte - aggiunge Dottorini - ha delle regole ferree: devono essere sempre garantite la trasparenza e la serietà nella gestione, insieme ad una accurata strategia promozionale di livello internazionale che governa e tutela il lavoro svolto dall'artista. Oggi ci troviamo a fare i conti con la credibilità della Fondazione ai minimi storici. Questo grazie a una gestione che, come si evince dalle parole del professore Calvesi, appare connotata da una volontà di chiusura che poco ha a che fare con la tutela e la valorizzazione delle opere del maestro Burri, che dovrebbero essere patrimonio dell'intera città e non gestite dai soliti noti".

Perugia, 11 aprile 2014

"Elezione possibile grazie a nostra legge. Importanti i 2/3 dei voti ottenuti e la scelta al di fuori delle logiche spartitorie"

GARANTE DETENUTI. DOTTORINI:

"Finalmente l'Umbria si allinea alle altre regioni d'Italia e istituisce una figura di garanzia fondamentale per la vita e la dignità di chi è sottoposto a misure restrittive. Siamo convinti che il professore Carlo Fiorio saprà rappresentare un faro puntato su una realtà di grande disagio in cui a volte la dignità delle persone risulta seriamente compromessa. Il fatto che sia stato eletto con la maggioranza qualificata dei due terzi dà ancora maggiore valore a una scelta che per troppo tempo è stata oggetto di veti contrapposti e oggi, come da sempre abbiamo auspicato, trova una soluzione al di là delle spartizioni partitiche o di schieramento". Con queste parole il consigliere regionale Oliviero Dottorini, relatore per la prima commissione e promotore della legge per l'abbassamento del quorum, commenta l'elezione del Garante delle persone sottoposte a misure restrittive nella persona di Carlo Fiorio. 
"E' giusto ricordare - continua Dottorini - che la legge che istituisce il garante è stata modificata nel febbraio scorso, su nostra proposta, eliminando il vincolo che impediva l'elezione del garante dovuta al raggiungimento dei due terzi dei voti espressi. Questo vincolo aveva bloccato l'elezione per quasi otto anni e oggi, grazie alla nostra modifica di legge, l'Umbria accorcia le distanze dalle altre regioni e istituisce una figura centrale per i diritti delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà. L'aggravarsi delle situazioni di disagio e sofferenza che vivono molti dei detenuti nelle carceri umbre, spesso sovraffollate e con condizioni di vita precarie, deve essere posta al centro dell'attenzione dell'opinione pubblica". 
"Il fatto che la nomina sia avvenuta, come da me proposto, attraverso un bando pubblico, sottraendola alle spartizioni partitiche, conferisce a questa figura la terzietà e l'autorevolezza necessarie per svolgere al meglio un compito di grande importanza. Adesso - aggiunge Dottorini - auguriamo al nuovo garante di poter avviare subito una ricognizione sulle criticità e sullo stato del sistema carcerario umbro, con particolare attenzione ai diritti dei detenuti, dando così un contribuito perché venga affrontata una situazione non degna di un paese civile".

Perugia, 8 aprile 2014
"Norma su referendum va contro lo Statuto regionale. Ora Consiglio corregga questo obbrobrio giuridico e restituisca ai cittadini un diritto fino ad oggi negato"   

REFERENDUM. DOTTORINI: COMMISSIONE STATUTARIA CONFERMA NOSTRE CRITICHE: LEGGE

"La legge regionale sui referendum non è conforme allo Statuto regionale. E' quanto abbiamo sostenuto con forza, inascoltati, in Consiglio regionale, ma oggi ad affermarlo è la stessa Commissione di Garanzia statutaria che ci mette di fronte a un'assunzione di responsabilità non più rinviabile". E' quanto ha affermato il consigliere regionale Oliviero Dottorini commentando la risposta alla richiesta di parere avanzata da 11 consiglieri regionali (Dottorini, Stufara, Cirignoni, Brutti, Goracci, Mariotti, Galanello, Nevi, Cintioli, Valentino, Monni) in relazione alla conformità della legge regionale 14 del 2010 relativa agli istituti di partecipazione e in particolare ai referendum.
"Il parere della Commissione di Garanzia statutaria non dà adito a dubbi o a interpretazioni. Quanto previsto dalla legge regionale sui referendum non è conforme allo Statuto regionale. Il parere negativo riguardo alle limitazioni previste dalla legge sullo svolgimento dei referendum, espresso all'unanimità dalla Commissione, non può che essere assunto per dare seguito a una battaglia di trasparenza e democrazia. Ricordo che il 6 marzo scorso il Consiglio regionale ha bocciato i nostri emendamenti di modifica delle legge regionale sugli istituti di partecipazione confermando l'impossibilità di utilizzare lo strumento referendario in Umbria. In occasione di quel voto ci siamo assunti l'impegno di raccogliere le undici firme di consiglieri regionali necessarie per richiedere alla Commissione di Garanzia di valutare se la normativa vigente fosse aderente ai principi statutari. Questo perché a causa di una norma complessa e di difficile interpretazione in Umbria è di fatto impossibile svolgere qualsiasi tipo di referendum abrogativo. Essendo prevista infatti la sospensione di qualsiasi referendum qualora siano indette altre elezioni politiche, nazionali o amministrative, di fatto se ne vieta lo svolgimento".  
"Abbiamo deciso- prosegue Dottorini- di avviare questo iter perché ritenevamo che la normativa fosse incoerente e contraddittoria in quanto rende indisponibile un diritto sancito dallo stesso Statuto regionale, vale a dire la possibilità di svolgere un referendum abrogativo. Crediamo che questo sia un furto di democrazia che contribuisce ad accentuare la distanza tra istituzioni e cittadini. Per questo la risposta di oggi conforta in pieno la nostra tesi in quanto la Commissione presieduta dal professore Mauro Volpi afferma che "la sospensione del referendum nel caso previsto dalla lettera c dell'art. 28 della l.r. 14/2010 costituisce una indebita limitazione dell'istituto referendario. La norma - afferma la Commissione - potrebbe essere addirittura interpretata nel senso che qualsiasi consultazione amministrativa potrebbe comportare la sospensione del referendum".  
"Ora - conclude Dottorini - chiederemo che sia direttamente l'Ufficio di Presidenza a proporre una modifica della legge da approvare al più presto in Consiglio regionale. Se questo non dovesse avvenire, sarò io stesso a farmi carico di avanzare una proposta per sanare questo obbrobrio giuridico e restituire ai cittadini la possibilità di esprimersi su questioni di rilevanza regionale".

Perugia, 1 aprile 2014

"Resta impossibile svolgere referendum abrogativi in Umbria. Approvazione emendamento su consultivi sana solo in minima parte vero mostro giuridico"

REFERENDUM. DOTTORINI:

"Oggi il Consiglio regionale ha perso un'occasione per dimostrare coerenza e apertura alle istanze che provengono dalla società civile. Di fatto resta impossibile celebrare un referendum in Umbria e, nonostante le piccole modifiche apportate anche grazie ai nostri emendamenti, la normativa rimane incoerente e contraddittoria perché rende indisponibile un diritto sancito dallo stesso Statuto regionale, vale a dire la possibilità di svolgere un referendum abrogativo. Credo che questo sia un furto di democrazia che contribuisce ad accentuare la distanza tra istituzioni e cittadini. Un errore che deve essere sanato al più presto". Con queste parole Oliviero Dottoroni, consigliere regionale e presidente di Umbria migliore, commenta la votazione dal Consiglio regionale in merito alla modifica della legge 14 del 2010 sugli istituti partecipativi.
"Un diritto che non può essere esercitato non può essere definito tale. Per questo le mie proposte di modifica - spiega Dottorini - miravano a restituire ai cittadini la democratica possibilità di esprimersi su questioni di rilevanza regionale e di interesse pubblico anche in concomitanza di elezioni locali, nazionali o europee. Oggi al contrario abbiamo una legge regionale che promuove l'istituto del referendum, ma allo stesso tempo nega la possibilità che possa essere celebrato. Un capolavoro di ambiguità e ipocrisia che va contro quanto previsto dallo stesso Statuto regionale laddove sancisce che 'la Regione riconosce il referendum quale istituto di democrazia partecipativa e ne favorisce l'utilizzazione'. Per questo non rimane altro da fare che sottoporre alla Commissione di Garanzia statutaria regionale la richiesta di valutare se la normativa vigente sia aderente ai principi statutari e se la legge che regolamenta lo svolgimento dei referendum sia effettivamente attuabile. Per farlo occorrono undici firme. Finora ne abbiamo raccolte nove. Non disperiamo".

Perugia, 6 marzo 2014


"Referendum consultivi e abrogativi impediti da norme che vanno contro lo stesso Statuto regionale. Ripresenterò miei emendamenti in aula"

PARTECIPAZIONE. DOTTORINI: GRAVE BOCCIATURA MIEI EMENDAMENTI, IN UMBRIA IMPOSSIBILE SVOLGERE REFERENDUM

"Con la votazione delle legge di modifica sugli istituti di partecipazione giunta regionale e Pd dimostrano ancora una volta di considerare il parere dei cittadini come fumo negli occhi. Respingendo i miei emendamenti, hanno sancito per l'ennesima volta che in Umbria non è possibile celebrare alcun referendum, in violazione di quanto previsto dallo stesso Statuto regionale che individua invece il referendum quale istituto di democrazia partecipativa impegnando la Regione a favorirne l'utilizzazione". Con queste parole il consigliere regionale Oliviero Dottorini, presidente di Umbria migliore, commenta il voto di oggi della commissione Bilancio e Affari istituzionali di Palazzo Cesaroni in merito alla modifica delle legge regionale sui referendum e sugli altri istituti di partecipazione che consentirà la celebrazione dei referendum solo se a richiederli saranno i Consigli comunali.
"Attualmente in Umbria - ricorda Dottorini - a causa di una norma complessa e di difficile interpretazione è di fatto impossibile svolgere qualsiasi tipo di referendum, sia esso consultivo o abrogativo. In caso di richiesta di referendum da parte dei cittadini infatti è prevista la sospensione qualora siano previste altre elezioni. Ma tutti sanno che tra europee, politiche, regionali e amministrative di qualsiasi livello ogni anno sono previsti appuntamenti elettorali e in questo modo l'istituto del referendum è di fatto reso impraticabile. Le mie proposte di modifica miravano a restituire ai cittadini la democratica possibilità di esprimersi su questioni di rilevanza regionale e di interesse pubblico anche in concomitanza di elezioni locali, nazionali o europee. Purtroppo scelte come quella di oggi impediscono che i cittadini possano svolgere il loro ruolo di partecipazione alla vita democratica della nostra regione. Per non prenderli in giro sarebbe meno ipocrita prevedere l'abolizione totale dell'istituto referendario, almeno avremmo reso più esplicita una volontà che ormai appare evidente".
"Nei giorni scorsi - spiega Dottorini - si era manifestata una disponibilità a sostenere almeno l'emendamento che consentiva il referendum consuntivo, ma oggi sia Pd che Forza Italia hanno bocciato anche questa mia proposta. Da parte mia ho già assunto l'impegno a ripresentare in aula gli emendamenti bocciati e spero che in un sussulto di dignità sia la stessa giunta a proporre l'eliminazione di ogni ostacolo per la celebrazione di tutti i referendum, sia consultivi che abrogativi, così come avviene in ogni regione avanzata".

Perugia, 3 marzo 2014
"Non più rinviabile l'elezione del garante. Scegliere persona competente, con esperienza e senza legami con partiti politici"

GARANTE DETENUTI. DOTTORINI:

"Non potevamo continuare ad assistere al gioco dei veti incrociati che dal 2006 ad oggi hanno impedito la nomina di una figura di garanzia fondamentale per la vita e la dignità di chi è sottoposto a misure restrittive. L'Umbria è rimasta una delle poche regioni in Italia a non essersi ancora adeguata ai dettami della legge. Ed è un primato davvero poco invidiabile". Con queste parole il consigliere regionale Oliviero Dottorini (Idv), presidente di Umbria migliore, commenta l'approvazione da parte del Consiglio regionale della legge, primo firmatario lo stesso Dottorini, che abbassa il quorum per l'elezione del garante dei detenuti.
"Con la previsione - aggiunge Dottorini - che per l'elezione del garante dopo la terza votazione sarà sufficiente la maggioranza semplice, come avviene per tutte le elezioni di figure apicali, istituzionali e non, abbiamo reso realmente possibile l'istituzione di una figura che non sarà certo risolutiva dei gravi problemi carcerari, ma potrà rappresentare sicuramente un faro puntato su una realtà di grande disagio in cui a volte la dignità delle persone risulta seriamente compromessa. L'attuale legge si prestava a boicottaggi anche da parte di minoranze di blocco che non sono previste per nessuna nomina o elezione, neppure per quella del Presidente della Repubblica. Su un tema così importante, che riguarda la dignità e i diritti delle persone, è bene invece sgomberare ogni tentazione di far prevalere interessi di bottega su quelli collettivi. Un tale atteggiamento vanificherebbe il tentativo stesso che avevamo proposto e sostenuto con forza di sottrarre questo tipo di nomine dalle spartizioni partitiche, basandoci esclusivamente su competenze e sensibilità dimostrate sul campo".  
"Adesso - continua Dottorini - dobbiamo procedere spediti all'elezione, scegliendo una persona competente e con esperienza, fuori dalla spartizione partitica e il più possibile condivisa, consapevoli che la scelta non è più rinviabile. La procedura scelta, quella del bando pubblico, è sicuramente condivisibile. Oggi abbiamo disinnescato i meccanismi perversi che fino ad oggi ne hanno impedito la nomina. Adesso tocca alla politica dimostrare la volontà di giungere a una soluzione per affrontare una situazione non degna di un paese civile".

Perugia, 18 febbraio 2014
"Già dieci regioni lo hanno fatto, l'Umbria invece ha reintrodotto la tassazione nel 2009, generando un netto svantaggio competitivo. Eppure questa tipologia di imprese vanta ottime performance"

COOPERAZIONE SOCIALE. DOTTORINI: PROSSIMO BILANCIO PREVEDA ESENZIONE IRAP PER COOPERATIVE SOCIALI DI TIPO A

"Un bel segnale ci arriva dalla risoluzione del Dap 2014 dove è stata inserita la nostra proposta sull'esenzione Irap per le cooperative sociali di tipo A. Ora è importante dare seguito in tempi brevi a questo impegno affinchè si ristabilisca un criterio di equità per soggetti che stanno dimostrando capacità di risultati e azioni dall'alto valore sociale". Dopo l'accoglimento nel Documento annuale di programmazione (Dap) 2014-2016 della sua proposta di reintroduzione dell'esenzione dell'imposta Irap per le cooperative sociali di tipo A, il consigliere regionale Oliviero Dottorini, capogruppo Idv e presidente di Umbria Migliore, chiede che la prossima manovra di Bilancio sia conseguente con quanto previsto nel Dap. 
"E' importante che quell'impegno non rimanga solo sulla carta, ma si trasformi in un'azione concreta già nella prossima manovra di Bilancio, anche per colmare lo svantaggio competitivo che sta subendo questa tipologia di impresa, con il suo fondamentale contributo per la tenuta del nostro tessuto sociale. Si tratta di esperienze che vantano performance di tutto rispetto, con aumenti pari al 100 per cento sia in termini di incremento numerico che relativamente alla crescita di addetti. Inoltre impiegano quelle categorie che incontrano normalmente maggiori difficoltà occupazionali: donne, giovani e over 45. Per rilanciare il lavoro della nostra Regione quindi - spiega Dottorini - occorre che l'Umbria sostenga le eccellenze che, come queste, hanno maggiori capacità di incidere sui livelli occupazionali. Inoltre riteniamo che l'accoglimento della nostra proposta nel Dap vada nella giusta direzione per appianare lo svantaggio competitivo che le cooperative umbre dal 2009, data nella quale la Regione ha reintrodotto l'imposizione Irap, hanno dovuto affrontare sulle concorrenti extraregionali. Infatti in Italia già dieci regioni hanno previsto l'esenzione totale dal pagamento dell'Irap per le cooperative sociali di tipo A. E' evidente lo squilibrio che viene a crearsi nel momento in cui le nostre imprese si trovano a dover competere su gare d'appalto con altre cooperative sociali che, avendo sede in altre regioni e godendo dell'esenzione, hanno minori costi del lavoro e possono fare offerte al ribasso". 
"Una proposta per reperire le risorse necessarie alla copertura di questo intervento noi l'avevamo avanzata: con un piccolo contributo sull'addizionale Irpef per i redditi più alti, quelli oltre gli 80mila euro, non sarebbe stato complicato poter far conto su un extragettito pari a un milione e 600mila euro, che poi è esattamente quanto richiesto per permettere l'esenzione Irap alle cooperative sociali. Consideriamo che sia quindi necessario - aggiunge Dottorini - essere conseguenti e coerenti, anche per riconoscere l'alto valore sociale di questa forma di impresa. La cooperazione sociale, infatti, rappresenta un settore  da sostenere soprattutto alla luce della riduzione delle risorse pubbliche destinate alle politiche di welfare e del progressivo allungarsi dei tempi medi di pagamento da parte della pubblica amministrazione".

Perugia, 13 febbraio 2013
 

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