Ieri a Roma l'Italia dei Valori ha consegnato 200mila firme per la proposta di legge d'iniziativa popolare sull'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Le firme, raccolte durante la campagna "Giù le mani dal sacco", sono state consegnate proprio nel giorno in cui nell'Aula di Montecitorio sono iniziati i lavori in merito alla proposta di legge sulla riforma dei rimborsi elettorali e sul controllo dei bilanci. In Piazza Montecitorio si sono dati appuntamento deputati, senatori, consiglieri regionali e militanti dell'Idv per presentare la proposta di legge di iniziativa popolare.
"Oggi passiamo dalle parole ai fatti - ha spiegato il leader dell'Idv Antonio Di Pietro - e mettiamo il Parlamento di fronte alle proprie responsabilità. Nel momento in cui tutti chiedono ai cittadini di fare sacrifici perché mancano i soldi e non si riescono a far quadrare i conti dello Stato, i partiti devono cominciare da se stessi a dare l'esempio".
Ed è per questo che occorre "eliminare il finanziamento ai partiti così come strutturato nell'attuale legge - aggiunge Di Pietro -, rivedere la legislazione e soprattutto partire dalla volontà popolare. Oggi in Parlamento depositiamo circa 200mila firme così come ci siamo impegnanti con gli elettori con una legge di iniziativa popolare per rivedere la legge sul finanziamento ai partiti".
L'Idv, oltre a depositare le firme per l'abrogazione del finanziamento pubblico dei partiti, si è impegnata a riconsegnare direttamente al ministro Fornero la rata di giugno perché la destini ai lavoratori bisognosi.
"Destinare i 15 miliardi di possibili risparmi a sociale, scuola, trasporto pubblico e sanità. Unire la voce dell'Umbria a quella di molte altre realtà del Paese"
"L'Umbria dica No ai 131 cacciabombardieri F35 e agli sprechi militari che il governo Monti si ostina a confermare nonostante la grave crisi economica che famiglie e imprese stanno vivendo. Una scelta folle che comporterebbe investimenti per oltre 15 miliardi di euro a fronte di tagli per i servizi sociali e innalzamento della pressione fiscale". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale, annuncia di aver presentato un ordine del giorno assieme al collega Paolo Brutti, per impegnare la Regione Umbria a contrastare con ogni mezzo a sua disposizione "una spesa economica altissima per piani di riarmo ingiustificati e iniqui".
"Uno dei principi fondamentali del nostro Stato - continua Dottorini - è il ripudio della guerra e la condanna dell'uso del nucleare, ma gli aerei che il governo si appresta ad acquistare sarebbero adibiti proprio al trasporto di armi nucleari. Chiediamo che il Consiglio regionale dell'Umbria consideri inopportuna questa scelta evitando che l'acquisto di strumenti di morte possa prevalere sulle ragioni dello stato sociale, dell'imprenditoria e dell'equilibrio ambientale. I risparmi che deriverebbero dall'interruzione di questo piano di riarmo potrebbero essere destinati alle politiche sociali, alla scuola,, al trasporto pubblico e alla sanità".
"E' necessario pertanto - aggiunge Dottorini - che la Regione Umbria faccia tutto quanto in suo potere per evitare questa follia, intervenendo presso il Governo e la conferenza Stato-Regioni al fine di rendere esplicite le ragioni di chi crede in un paese più giusto e libero da vincoli bellici. La potente lobby che pretende di lasciare inalterati gli ordinativi dei cacciabombardieri F35 non può impedire una scelta di coerenza e improntata all'equità. Per questo riteniamo opportuno che la nostra Regione unisca la propria voce a quella di moltissime altre istituzioni che nel paese stanno deliberando risoluzioni analoghe a quella che il nostro gruppo ha presentato. Il nostro ordine del giorno si inserisce nell'ambito della campagna promossa da Tavola della Pace, Sbilanciamoci! e Rete Italiana per il Disarmo, ma anche da altre associazioni come Legambiente. Confido che alla voce del gruppo Idv possa unirsi nei prossimi giorni anche quella di altre forze democratiche e riformiste, come è avvenuto e sta avvenendo in molte realtà del paese. Credo che l'Umbria, per la sua tradizione e il suo impegno a favore della pace e del dialogo interculturale, meriti di essere annoverata tra le regioni che si battono contro gli sprechi militari, contro i piani di riarmo del governo nazionale, anche al fine di dare impulso a una riforma del nostro sistema di sicurezza che rafforzi l'impegno per il disarmo e la sicurezza umana".
Dottorini: "Abolire una norma che aggira la volontà dei cittadini. Proposta di legge popolare strumento di democrazia dal basso"
"Occorre subito cancellare l'assurda legge sui cosiddetti rimborsi elettorali e dare finalmente seguito a quanto stabilì nel 1993 la stragrande maggioranza degli italiani che, tramite lo strumento del referendum, chiesero a gran voce l'eliminazione del finanziamento pubblico ai partiti. Per questo abbiamo deciso di mettere a disposizione i nostri uffici a Palazzo Cesaroni in modo che i cittadini che vogliono sostenere questa battaglia possano avere una opportunità in più per sottoscrivere la proposta di legge di iniziativa popolare proposta da Italia dei Valori". Con queste parole il capogruppo regionale dell'Italia dei Valori, Oliviero Dottorini, annuncia la possibilità per i cittadini di firmare, entro l'8 maggio, presso la segreteria del gruppo Idv in Consiglio regionale i moduli per sottoscrivere la proposta di legge popolare contro il finanziamento pubblico ai partiti promossa dal partito di Antonio Di Pietro.
"Il numero di firme assegnato all'Umbria - aggiunge Dottorini - è già stato ampiamente superato, ma è giusto consentire a tutti di poter partecipare a questa battaglia civica per correggere un'evidente stortura del sistema politico italiano. Anche perché ai fini del dibattito nazionale non sarà ininfluente il numero di sottoscrizioni che la proposta raggiungerà".
"L'Italia dei Valori al fianco dei consumatori contro un balzello ingiusto. Eliminare ogni speculazione economica su un bene comune non privatizzabile"
"Apprendiamo oggi dai giornali che Umbra Acque avrebbe intenzione di opporsi alla sentenza del Tar dell'Umbria in merito al deposito cauzionale e alla sua possibile restituzione. Vogliamo subito dire che consideriamo la scelta del ricorso sbagliata e inopportuna. Occorre invece applicare da subito il risultato dei referendum sulla ripubblicizzazione dell'acqua ed evitare di tartassare i cittadini con ulteriori aumenti in bolletta". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale, interviene in merito alla notizia del possibile ricorso di Umbra Acque alla sentenza del Tar dell'Umbria.
"Il Consiglio regionale - continua Dottorini - meno di una settimana fa ha approvato a larghissima maggioranza una nostra mozione che impegna la Giunta regionale a dare piena attuazione al referendum che prevede di eliminare l'ingiusto balzello del 7 per cento applicato dai gestori alla bolletta. Sarebbe opportuno che Umbria Acque iniziasse a far sapere come intende rispondere a questa esigenza chiara e inequivocabile. Riteniamo quindi sbagliato e ingiusto che il gestore di un bene comune come è di fatto Umbra Acque faccia ricorso contro una sentenza che ha reso giustizia a cittadini e consumatori".
"Come Italia dei Valori - conclude Dottorini - ci batteremo al fianco dei consumatori e in ogni sede istituzionale per fare in modo che il volere sancito dal referendum votato da 27 milioni di cittadini venga rispettato, eliminando ogni speculazione economica su un bene comune non privatizzabile. Azioni come quella che Umbra Acque avrebbe intrapreso non hanno alcuna coerenza con i dettami referendari e fanno solo aumentare il disagio che i cittadini nutrono nei confronti dei gestori e, di conseguenza, dei comuni".
"Ati prendano atto di una scelta largamente condivisa dal Consiglio e pretendano dalle aziende l'eliminazione dell'ingiusto balzello del 7 per cento in bolletta"
"Finalmente l'Umbria ha detto chiaramente e a gran voce che l'acqua è un bene prezioso indispensabile e che come tale deve rimanere pubblico. Oggi il Consiglio regionale, con un voto a larga maggioranza, ha ribadito la volontà di dare piena attuazione al referendum che prevede di eliminare l'ingiusto balzello del 7 per cento applicato dai gestori alla bolletta. Ora occorre che i comuni e gli Ati prendano atto di questa determinazione e intervengano sulle aziende di gestione perché eliminino il 7 per cento dalle bollette, eliminando ogni speculazione economica su un bene comune non privatizzabile". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale, e Paolo Brutti, segretario e consigliere regionale Idv, commentano l'approvazione a larga maggioranza (Idv, Prc, Pd, Socialisti, Lega, astensione di Lignani) della mozione a difesa del referendum del giugno 2011 che li vede come primi firmatari.
"La nostra mozione - spiegano Dottorini e Brutti - rappresenta il primo atto concreto per dare seguito all'impegno, fortemente voluto dall'Italia dei Valori e assunto dalla Regione nel Documento annuale di programmazione, di rispettare la volontà popolare espressa con il referendum di giugno 2011. I privati gestori del servizio idrico non possono pensare di fare cassa su un bene prezioso e indispensabile come l'acqua e non è possibile pensare di aggirare il problema continuando ad innalzare le tariffe. E' bene ricordare che in Umbria si registra un grave ritardo nell'applicazione del referendum. Addirittura gli Ati 1, 2 e 4 hanno recentemente assunto deliberazioni che sembrerebbero andare contro il dettato referendario, senza dar segni di recepimento neppure di quanto richiesto da parte dell'assessore Rometti che con una nota ha affermato che "la tariffa idrica deve prevedere la sola copertura integrale dei costi del servizio e non altri oneri aggiuntivi". Viceversa è da mettere in evidenza l'esperienza di ripubblicizzazione promossa dalla giunta di Napoli e dal sindaco Luigi de Magistris, organizzatore del "Forum dei Comuni per i beni comuni" dal quale ha preso slancio la mobilitazione per la partecipazione diretta dei cittadini alle scelte di governo del territorio. Per dare la misura delle implicazioni di questo argomento è opportuno ricordare che le tariffe dell'acqua negli ultimi dieci anni sono aumentate a livello nazionale mediamente del 65 per cento. Se si prende in considerazione la classifica degli ATO più esosi, si può osservare che tra i primi 25 ben 21 sono a gestione mista (pubblico-privato) o completamente privata".
"Su questo tema - aggiungono Dottorini e Brutti - i cittadini non hanno abbassato la guardia, anzi continuano a chiedere con forza il rispetto delle regole democratiche e della volontà popolare. Il Forum italiano dei movimenti per l'acqua, ad esempio, ha lanciato in queste settimane la campagna di "obbedienza civile" per l'autoriduzione della bolletta idrica, applicando una riduzione pari alla componente della remunerazione del capitale investito e quindi per il pagamento in tariffa della sola parte prevista per legge. Difficile dar loro torto. Noi anzi consideriamo questa campagna come un valido strumento di sensibilizzazione e pressione per evitare che la volontà degli elettori venga disattesa e magari calpestata solo per assecondare gli interessi dei privati".
"Vigileremo sulla Giunta regionale affinchè gli impegni presi oggi in Consiglio vengano mantenuti - concludono Dottorini e Brutti -, e ci aspettiamo pertanto che la nostra regione si faccia carico di promuovere iniziative per fare in modo che gli Ati prendano atto di questa situazione e pretendano dalle aziende di gestione l'eliminazione del 7 per cento garantito come remunerazione del capitale investito".
"Ora lista civica forte e credibile per restituire Bettona a un centrosinistra saldo, coerente e coeso nella volontà di superare gli anni della destra e degli scandali"
"La vittoria di Stefano Frascarelli alle primarie di Bettona è un risultato straordinario, frutto di un percorso lineare e di una grande generosità messa al servizio dei cittadini". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale, esprime grande soddisfazione per l'esito delle primarie di Bettona che hanno visto prevalere con oltre il 60 per cento dei consensi l'esponente dell'Italia dei Valori.
"E' una vittoria che va oltre le appartenenze politiche o partitiche - continua Dottorini -. Questo risultato ci dice che i cittadini bettonesi hanno riconosciuto e premiato le grandi qualità di chi ha saputo interpretare al meglio le istanze della società civile, facendo prevalere la partecipazione attiva sulle deleghe date a scatola chiusa. Le grandi questioni ambientali di cui Stefano si è fatto interprete in tutta la sua storia politica e le sue battaglie per la legalità in un territorio fortemente compromesso hanno evidentemente trovato una condivisione amplissima, inconsueta per consultazioni di questo tipo. Per noi che abbiamo sempre sostenuto le battaglie responsabili dei comitati e dei cittadini di Bettona è un momento molto importante che premia un impegno rigoroso e lineare. Ora è il momento di guardare avanti, creare una lista civica forte e credibile e restituire la città di Bettona ad un centrosinistra saldo, coerente e coeso nelle priorità da affrontare e nella volontà di superare gli anni della destra, degli scandali e della cattiva amministrazione".
"I comuni di Foligno, Gubbio e Perugia hanno già risolto il problema. In 12 anni Città di Castello non ha mai presentato un progetto di recupero. Subito impegno corale"
"La sfrontatezza del sindaco Bacchetta dà la misura dello spessore politico e istituzionale del personaggio e spiega i motivi per cui Città di Castello stia vivendo uno dei peggiori periodi di decadenza della sua storia. Rimaniamo convinti che solo uno sforzo corale delle forze sociali, politiche e istituzionali della città potrà tentare di trovare una soluzione per la vicenda dell'ex Ospedale, e non solo per quella". Il capogruppo regionale di Italia dei Valori, Oliviero Dottorini, replica con queste parole agli attacchi del sindaco di Città di Castello Luciano Bacchetta e aggiunge: "Sarebbe interessante capire come mai i comuni di Foligno, Gubbio e Perugia sono riusciti a risolvere, seppure non sempre in maniera soddisfacente, il problema delle strutture ospedaliere dismesse, avanzando proposte alla Regione e evitando così il degrado e l'abbandono. Non si comprendono i motivi per cui l'amministrazione tifernate in 12 anni non sia stata in grado di elaborare neppure una proposta da sottoporre alla giunta regionale".
"Avevo provato - ricorda Dottorini - a stemperare gli animi e a passare sopra le gravi responsabilità dell'Amministrazione comunale di Città di Castello sullo stato di degrado che vive il vecchio Ospedale. Lo avevo fatto per tentare di spiegare che senza un'azione corale Città di Castello sarà costretta a proseguire in un declino che appare senza fine e che tutti rischiamo di pagare molto caro. Ma evidentemente Bacchetta preferisce fare da solo. E' una scelta, ne prendiamo atto. Non sarà questo atteggiamento a farci abbandonare la ricerca tenace di un riscatto per la città. Abbiamo già presentato una nuova interrogazione agli assessori Rossi (Pd) e Rometti (Psi), competenti in materia, in cui chiediamo un impegno concreto della Regione per evitare il degrado in cui versa l'ex Ospedale. Lo avevamo già fatto a gennaio del 2010 e in quella occasione fu l'assessore Riommi a ricordarci che il Comune di Città di Castello, al contrario di altri comuni, non ha mai presentato proposte alla Regione e non si è avvalso neppure della legge 14 che consente alle amministrazioni locali di acquisire le vecchie strutture ospedaliere. Adesso oltre all'interrogazione, abbiamo predisposto una mozione che impegna la Giunta a istituire un tavolo tecnico-istituzionale per elaborare le possibili soluzioni per il recupero della vecchia struttura. Parallelamente la Regione dovrà eseguire una nuova perizia estimativa e mettere in atto tutte le misure urgenti che servano a garantire la sicurezza dell'immobile a contenere i possibili danni provocati da degrado e incuria. Chiederemo la firma della mozione - continua Dottorini - a tutte le forze politiche, in modo da sgombrare il campo da qualsiasi possibile strumentalizzazione, evitando che qualcuno possa continuare a sparare sul mucchio, tanto a Perugia il suo partito fa altro. La vicenda è troppo importante per essere lasciata nelle mani di Bacchetta".
"I fatti, com'è noto, sono argomenti testardi - conclude Dottorini -. La protervia dei sindaci non ci ha impedito in questi anni di salvare i corsi alla scuola Bufalini o di realizzare il marchio del mobile in stile. Invitiamo dunque il Sindaco Bacchetta a maggiore sobrietà e decoro istituzionale - conclude Dottorini -, tutte doti e pregi che un amministratore di lungo, anzi lunghissimo, corso come lui dovrebbe conoscere, almeno per sentito dire".
"Riforma all'incontrario che apre la strada ai licenziamenti facili e scarica il costo della crisi sui più deboli. Occorrono strumenti di tutela per giovani e precari"
"Quella voluta dal Governo ha tutta l'aria di una riforma all'incontrario che apre la strada ai licenziamenti facili e ancora una volta scarica il costo della crisi sui più deboli". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale, commenta l'ipotesi di riforma del sistema di lavoro che il Governo nazionale sta predisponendo.
"Quella dell'articolo 18 - continua Dottorini - è una questione squisitamente ideologica: non risolve alcun problema del mercato del lavoro e sicuramente non porta ad alcun investimento o posto di lavoro in più. Anzi, concede più libertà ai datori di lavoro di licenziare tutte quelle persone, penso ai lavoratori compresi tra i 55 e i 66 anni, che hanno visto innalzarsi l'età pensionabile e che vedranno affievolirsi in modo inesorabile i propri diritti di lavoratori all'insegna di una precarietà che sembra non trovare argini. L'Italia dei Valori aveva proposto di inserire un salario minimo e una copertura contributiva per i periodi di non lavoro dei precari, ma l'esecutivo Monti in perfetta continuità con il governo Berlusconi non ha voluto sentire ragioni".
"Noi dell'Idv - conclude Dottorini - ci sentiamo al fianco della Cgil e di tutti quei lavoratori che nei prossimi giorni saranno nelle piazze per protestare contro una riforma ingiusta e contro un governo sensibile soltanto ai diktat europei e alla volontà dei grandi imprenditori alla Marchionne".
Ieri in Consiglio regionale si discuteva dell'arresto del vice presidente Goracci e si è votato per rieleggere il nuovo Ufficio di Presidenza. Come Italia dei Valori abbiamo ribadito una posizione di rigore e fermezza. Abbiamo chiesto il coraggio di tutelare la credibilità delle istituzioni, evitando di sottoporle ad ulteriori rischi di delegittimazione. Sarebbe giusto che chi risulta indagato dimostrasse il senso di responsabilità istituzionale di fare un passo indietro e separare i propri destini personali da quelli dell'istituzione che rappresenta. Questo non è avvenuto. Proprio per questi motivi non abbiamo partecipato al voto, ritenendo inopportuno sostituire il vice presidente Goracci e non accorgersi che il Presidente resta, indagato, al proprio posto.
Di seguito mio intervento in aula:
oggi ci sentirete ribadire una posizione che riteniamo avrebbe dovuto essere tenuta in più seria considerazione a tempo debito, quando sarebbe stato possibile tutelare in maniera più efficace l'immagine e la credibilità del nostro Consiglio regionale, tenendo separate le vicende personali dei singoli da quelle delle istituzioni.
La vicenda che ha colpito il Consiglio regionale nei giorni scorsi non può essere sottovalutata: per la prima volta in tanti anni - a quanto ci risulta - Forze dell'ordine e Magistratura hanno oltrepassato la soglia del Palazzo della Regione per perquisizioni e sequestro di documenti. E' un'immagine dal forte potere simbolico ed evocativo, la rappresentazione di una credibilità che pare allontanarsi dai palazzi delle istituzioni e che sembra non trovare riscontro nella consapevolezza della politica.
E' un fatto grave, quello a cui abbiamo assistito. Ed é grave che noi non siamo stati in grado di prevenire questa situazione e di tutelare l'Istituzione che ci troviamo a rappresentare dal rischio di un discredito così pesante, forse persino eccessivo per la proiezione che ha avuto sull'immaginario dell'opinione pubblica nazionale. Per quanto ci riguarda riterremmo ancor più grave la nostra incapacità di prendere atto di cosa é avvenuto e di cosa potrebbe avvenire, se non acquisissimo il dato di una società regionale e nazionale che ci sta guardando, che misurerà col metro del rigore etico e della diffidenza le decisioni che assumeremo.
L'arresto del vicepresidente Goracci, oltre a turbarci profondamente, rappresenta solo l'ultimo caso, forse il più eclatante, di eventi che negli ultimi mesi hanno coinvolto esponenti di spicco della politica regionale, delineando un quadro preoccupante che ci impone di affrontare apertamente, senza cedere alla tentazione minimalista, il problema di come tutelare le istituzioni regionali che rischiano di vedere compromessa la propria credibilità e autorevolezza.
Questa situazione non é frutto di circostanze impreviste e oggi, per l'Italia dei Valori, sarebbe fin troppo facile dire "l'avevamo detto". Sarebbe troppo semplice ricordare le nostre richieste di "un passo indietro" per chi ricopre cariche istituzionali ed é raggiunto di avvisi di garanzia. Oppure la richiesta di comunicazioni al Consiglio che lo stesso Goracci negò con un atteggiamento di supponenza che lo indusse a definirci "moralisti di risulta" per il solo aver chiesto spiegazioni di quanto stava avvenendo.
Oggi si comprende senza timori di fraintendimento che la nostra richiesta non aveva nulla di personale, ma sarebbe stato l'unico modo per salvaguardare la massima istituzione regionale e non intaccarne la credibilità agli occhi dei cittadini. In molte occasioni si é preferito nascondere la testa sotto la sabbia e far passare per giustizialista chi chiedeva soltanto atti concreti e scelte di buon senso. Noi rimaniamo convinti che l'Assemblea regionale non abbia fatto una buona scelta a ignorare quella nostra richiesta e che la credibilità della massima istituzione non sia stata tutelata a dovere.
Detto questo, voglio ammettere che il nostro primo sentimento di fronte agli arresti di questi giorni è di tristezza per le vicende personali dei singoli che vanno rispettate e in ogni caso separate completamente dalle questioni istituzionali, al di là delle appartenenze politiche. A nostro avviso ciò che emerge in maniera chiara, al di là dei risvolti giudiziari delle varie vicende processuali, è l'esistenza di una questione morale ed etica che attraversa la nostra vita democratica e si insinua, a prescindere dagli schieramenti politici, nel nostro modo di concepire il rapporto tra politica e istituzioni, tra politica e affari, tra i cittadini e chi li governa. D'ora in avanti nessuno può continuare a negarla o a far finta di niente.
A questo punto riteniamo fondamentale una reazione decisa per dare la misura di un'assunzione di responsabilità a prescindere dalle appartenenze partitiche. Attenzione, vorrei sottolineare questo aspetto: noi non ne facciamo una questione di schieramenti. Crediamo che la questione etica che siamo chiamati ad affrontare non abbia limiti nÈ di partito nÈ di coalizione.
Noi sappiamo che l'avviso di garanzia non equivale a un rinvio a giudizio e riteniamo che la presunzione di innocenza debba animare ogni nostra considerazione. E tuttavia. Tuttavia voi pensate che la nostra Regione potrebbe reggere all'eventualità, che ci auguriamo non debba mai verificarsi, di un ulteriore rinvio a giudizio dopo gli arresti di Gubbio? Credete che sarebbe in grado di reggere il danno di immagine e di credibilità che ne deriverebbe? Noi pensiamo sia doveroso mettere al riparo le nostre istituzioni da qualsiasi rischio. Da forza che governa questa Regione, riteniamo che sarebbe un grave errore mettere a repentaglio il profilo riformatore della coalizione per non aver saputo cogliere per tempo le avvisaglie di una situazione che richiede rigore e trasparenza.
Tutti siamo chiamati ad uno scatto di responsabilità, a trovare un ordine di priorità in questo quadro di ragioni che si confrontano. Verrebbe da dire, parafrasando lo slogan coniato dal Partito democratico a livello nazionale, "Prima di tutto l'Umbria". Prima di tutto il bene comune, le riforme, la capacità di dare risposte a una società che si trova alle prese con una crisi epocale.
Per questo pensiamo che la politica debba trovare la forza di fare scelte coraggiose che sgomberino il campo da qualunque sospetto.
A questo proposito è da apprezzare il provvedimento immediato che l'Idv ha assunto nei confronti del proprio iscritto coinvolto nella vicenda eugubina. Così deve agire chi ha a cuore le istituzioni e intende tutelarle in maniera trasparente e coerente, indipendentemente dalle convinzioni personali e dalla presunzione di innocenza che - ripeto - deve sempre animare ogni nostra considerazione. Non ci piacciono i garantisti a fasi alterne, né chi utilizza due pesi e due misure a seconda che si trovi a Roma o a Perugia, a seconda che debba valutare la situazione di un proprio aderente o di quello dello schieramento avverso.
Per il medesimo motivo, noi non condividiamo soluzioni rabberciate, ritocchi di immagine che non vanno oltre la gestione un po' gattopardesca della situazione contingente. Consideriamo sbagliata l'idea di rinnovare l'ufficio di presidenza e allo stesso tempo di ignorare che chi lo presiede risulta essere tuttora indagato. Si tratta di una scelta debole che trasmette un messaggio incomprensibile alla comunità regionale. Oggi pare venire a mancare quel gesto di responsabilità che consentirebbe di restituire alla massima istituzione regionale la credibilità e la forza per sgomberare ogni ombra e ogni ulteriore rischio.
Noi non conosciamo i risvolti dell'indagine che coinvolge il Presidente Brega, se non per le pesanti ipotesi di reato che gli vengono contestate. Rimaniamo fermi nella convinzione che occorra sospendere ogni valutazione fino al giudizio definitivo. E questo vale per Goracci come per tutti gli altri soggetti coinvolti in indagini giudiziarie. Tuttavia è importante ribadire che le istituzioni devono essere tutelate da ogni rischio di delegittimazione. Pertanto ribadiamo l'importanza di sgomberare il campo da ogni sospetto e di distinguere i destini personali da quelli delle istituzioni che si rappresentano.
Lo abbiamo detto già nei giorni scorsi. La soluzione che viene prospettata è per noi inadeguata ad affrontare in modo serio l'emergenza che stiamo vivendo. Intendiamoci, noi comprendiamo lo sforzo che il Pd sta mettendo in campo per tentare di trovare una soluzione e accogliamo l'impegno di un confronto entro il mese di marzo come un fatto significativo. Diciamo di più: confidiamo che la nostra posizione di buon senso e rigore possa dare la forza di scelte chiare a chi all'interno di quel partito sta combattendo una battaglia di legalità e fermezza. Ma così come ci viene prospettata, la soluzione di un semplice avvicendamento nell'ufficio di presidenza, ci appare minimalista e insufficiente a restituire serenità. Avvertiamo l'amara sensazione di un rinvio, di un tentativo di aggirare il problema senza affrontarlo in maniera esplicita e determinata. Questo indipendentemente dai nomi che pare vengano proposti su cui ovviamente non abbiamo alcuna riserva di carattere personale.
Al contrario noi pensiamo e proponiamo che la nostra Regione debba costituirsi parte civile negli eventuali giudizi che dovessero scaturire da questa come da altre vicende per tutelare un'immagine che già oggi risulta fortemente compromessa. Riteniamo che la Presidente Marini debba difendersi innanzitutto da chi vorrebbe irretirla su posizioni di conservazione, mettendo in discussione l'azione riformatrice del suo programma.
Per questo oggi non parteciperemo a una votazione per eleggere il sostituto di Goracci, senza avere il coraggio di fare chiarezza sulla presidenza del Consiglio regionale. Facciamo questa scelta perché vogliamo giocare a carte scoperte e perché siamo abituati a scelte coerenti e trasparenti, a maggior ragione quando si tratta di tutelare le istituzioni. In questo modo crediamo di togliere un alibi anche a chi é pronto, persino nelle file della maggioranza, a mettere impropriamente in difficoltà l'esecutivo senza avere il coraggio di assumere posizioni a viso aperto.
Come Idv abbiamo da subito, e in modo risoluto, declinato ogni invito ad avanzare candidature in sostituzione di Orfeo Goracci e non parteciperemo al voto dal momento che riteniamo che dal Consiglio regionale debba giungere un invito esplicito alla responsabilità a fare della questione morale un pilastro del nostro agire politico. Questo al di là dei risvolti giudiziari, dal momento che a noi competono i risvolti politici e istituzionali. Anche qualora risultasse che in questa, come in altre vicende - da Sanitopoli agli eventi valentiniani - non ci siano aspetti di rilevanza penale o comunque reati di tipo amministrativo, quello che emerge, e che sembra ormai chiaro, é che esiste un enorme problema di trasparenza nella gestione di concorsi, appalti ed assunzioni, che getta un'ombra pesante sul sistema democratico regionale.
E su questo non possiamo pensare di indugiare oltre.
"Fondamentale sgomberare il campo da ogni sospetto. Distinguere destini personali da quelli delle istituzioni che si rappresentano"
"Non è escluso che di qui a mercoledì possa prevalere il buon senso e che il Presidente Brega si presenti dimissionario alla seduta del Consiglio regionale. Sarebbe un gesto di responsabilità che consentirebbe di restituire alla massima istituzione regionale la credibilità e la forza per sgomberare ogni ombra e ogni ulteriore rischio. Rinnovare l'ufficio di presidenza e allo stesso tempo ignorare che chi lo presiede risulta essere tuttora indagato sarebbe una scelta debole che lancerebbe un messaggio incomprensibile alla comunità regionale". E' quanto dichiara il capogruppo dell'Italia dei Valori a Palazzo Cesaroni, Oliviero Dottorini.
"Nella riunione della Conferenza dei capigruppo di ieri - aggiunge Dottorini - è emerso che, pur essendo avvenuta in modo contestuale, l'elezione del Presidente e dell'Ufficio di Presidenza sono formalmente distinte. Quindi, a meno di un gesto di responsabilità da parte del Presidente, mercoledì saremo chiamati alla rielezione dei soli vice presidenti e segretari. Il che sottoporrebbe questo importante organo istituzionale al perdurare di una situazione di instabilità che a nostro avviso non possiamo permetterci. Non conosciamo i risvolti dell'indagine che coinvolge il Presidente Brega se non per le pesanti ipotesi di reato che gli vengono contestate. Rimaniamo fermi nella convinzione che per tutti debba valere la presunzione di innocenza e che ogni valutazione è giusto resti sospesa fino al giudizio definitivo. Tuttavia è importante ribadire che le istituzioni devono essere tutelate da ogni rischio di delegittimazione. Pertanto è fondamentale sgomberare il campo da ogni sospetto e distinguere i destini personali da quelli delle istituzioni che si rappresentano. C'è una questione morale che si insinua nel nostro tessuto democratico e non possiamo più indugiare o far finta di nulla".
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