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Ultime notizie in Proposte di legge

Il promotore della legge: "Marchio è un efficace veicolo promozionale e di raccordo. Un segnale importante che spinge tutti a non rimanere con le mani in mano"
 
MOBILE IN STILE. DOTTORINI (IDV): MARCHIO E' UNA REALTA', PER NOI GRANDE SODDISFAZIONE. TUTELATA LA QUALITA' DELLE PRODUZIONI LOCALI

"Il marchio del mobile è oggi una realtà. Tra poche settimane avremo il disciplinare e il logo e le botteghe artigiane che lo vorranno potranno fregiarsi di un marchio che certificherà la qualità e l'unicità del vero mobile in stile artigianale. Nessuno potrà importare mobili prodotti in Cina o nell'est Europa dichiarando che sono frutto del lavoro artigianale dell'Umbria o dell'Altotevere. Penso che sia motivo di grande soddisfazione non solo per chi, come me, ha creduto sin dal primo momento in questa legge, ma per tutti gli artigiani che nel tempo ci hanno seguito e in generale per il tessuto economico del nostro territorio. Adesso le istituzioni locali hanno la possibilità di realizzare le strade del mobile e di utilizzare questa legge come uno strumento in grado di intercettare risorse e creare opportunità di rilancio. Noi continueremo a fare la nostra parte".  Oliviero Dottorini, capogruppo regionale dell'Italia dei Valori e promotore della legge regionale che istituisce il marchio del mobile in stile, commenta con queste parole la conclusione dell'iter che porterà entro poche settimane alla registrazione del marchio.
"Di fronte a una crisi senza precedenti - ha spiegato il presidente della commissione Bilancio di Palazzo Cesaroni - occorre mettere in campo strategie serie e avere una visione. Nell'inerzia che contraddistingue il mondo delle istituzioni, credo che l'istituzione del marchio dia un segnale importante che non avrà certo il potere di ribaltare una situazione che ha origini antiche e profonde, ma che riesce comunque a indicare una direzione. Occorre puntare sulla qualità, sul valore aggiunto che i marchi e le certificazioni possono garantire. Oggi, purtroppo, i produttori si trovano costretti ad affrontare una competizione insostenibile sul prezzo e sulla quantità con la grande distribuzione ed è per questo che è necessario sapere intercettare segmenti di mercato più elevati e puntare sulla qualità del prodotto. L'arcipelago delle tante aziende e botteghe artigiane si trova a dover affrontare le sfide del marketing, dell'innovazione e del design per essere realmente competitivo sul mercato. Il marchio può rappresentare un efficace veicolo promozionale e di raccordo".
"Di fronte alla crisi che sta vivendo il settore e mentre si affacciano ipotesi di insediamento di multinazionali come Ikea - aggiunge il promotore della legge - sarebbe gravissimo se le istituzioni continuassero a rimanere con le mani in mano. E' importante sottolineare - conclude Dottorini - che, di fronte a tante leggi che rimangono sulla carta, il nostro impegno costante è stato in grado di dare all'Umbria, e all'Altotevere in particolare, un provvedimento che oggi rappresenta una risposta concreta capace di sostenere le imprese artigianali di qualità che caratterizzano il nostro territorio e sulle quali la nostra regione deve scommettere per pensare ad uno sviluppo economico sostenibile, duraturo e non imitabile".
 
Perugia, 25 settembre 2010
CORECOM: FORTE RIDUZIONE DEI COMPENSI, ELEZIONE CONSILIARE E RAZIONALIZZAZIONE DELLE FUNZIONI - LA PRIMA COMMISSIONE APPROVA ALL'UNANIMITÀ LA LEGGE DI RIFORMA

CORECOM: FORTE RIDUZIONE DEI COMPENSI
(Acs) Perugia, 22 settembre 2010 - La Prima Commissione del Consiglio regionale ha approvato all'unanimità la proposta di legge firmata dal presidente Oliviero Dottorini che modifica la legge n.3 del 2000 "Norme in materia di comunicazione e di emittenza radiotelevisiva locale e istituzione del Comitato regionale per le comunicazioni".
La norma prevede forti riduzioni ai compensi spettanti ai 5 componenti del Comitato, che verranno eletti (rimanendo in carica per 5 anni) direttamente dal Consiglio regionale senza alcuna indicazione da parte della presidenza della Giunta. Ai consiglieri spetterà una indennità di funzione pari al 10 per cento di quella percepita da un consigliere regionale (prima della modifica essa era del 20 per cento). Il presidente del Corecom avrà una indennità pari al 25 per cento di quella di un consigliere regionale (precedentemente fissata al 60 per cento).
Commentando l'approvazione del documento Oliviero Dottorini, presidente della I Commissione, firmatario e relatore dell'atto, sottolinea che "la linea del rigore e dell'equità ci impone di parametrare indennità e compensi ai livelli di responsabilità e alle funzioni realmente svolte. Sono molto soddisfatto del segnale che la prima Commissione dà ai cittadini e alle istituzioni dell'Umbria. E' giusto prendere sul serio la necessità di contenimento dei costi degli enti pubblici ed è importante lo sforzo per rendere l'attività di questo Comitato efficace ed improntata al massimo contenimento delle spese. Di fatto si tratta di un intervento che consentirà risparmi per circa 150mila euro annui. Questo solo per i ruoli apicali. Stiamo procedendo nella giusta direzione con un primo chiaro segnale dell'intenzione di conseguire una generale e sostanziale riduzione dei costi dell'apparato pubblico, proprio a cominciare dall'adeguamento delle indennità e dei compensi dei membri dei vari organi amministrativi, che apre la strada ad un intervento sistematico di adeguamento dei costi di funzionamento anche per tutti gli altri enti di emanazione regionale".
Per quanto concerne le funzioni del Comitato regionale per le comunicazioni, la nuova legge prevede che esso provveda al monitoraggio qualitativo e quantitativo di ogni forma di comunicazione di interesse regionale e possa svolgere attività di studio, ricerca e monitoraggio, su materie attinenti le comunicazioni, per istituzioni pubbliche umbre, sulla base di apposite convenzioni. Il Corecom esercita inoltre le funzioni espressamente delegate dall'Autorità per le comunicazioni attraverso la stipula di apposite convenzioni sottoscritte dal presidente dell'Autorità, dal presidente del Consiglio regionale e dal presidente del Comitato. Le misure previste dalla nuova normativa saranno immediatamente esecutive non appena questa otterrà il via libera da parte dell'Assemblea regionale, che la discuterà martedì 28 settembre. MP

DOTTORINI E BRUTTI HANNO PRESENTATO ALLA STAMPA LA PROPOSTA DI LEGGE DELL'IDV



(Acs) Perugia, 16 settembre 2010 - L'Italia detiene il record dei parti cesarei ed il minor numero di nascite a domicilio. E' arrivato il momento di ridurre la corsa alla ospedalizzazione di uno degli eventi più naturali, offrendo alle partorienti tutte le condizioni di sicurezza, assistenza continua e personalizzata, perché possano scegliere liberamente di mettere al mondo i propri figli a casa propria o in ambienti idonei ed appositamente attrezzati, garantendo la possibilità di avvalersi dell'ospedale in caso di sopraggiunta necessità.
E' la filosofia di base che ispira il disegno di legge "Norme per il parto domiciliare e nelle case di maternità", presentato questa mattina in conferenza stampa a Palazzo Cesaroni dai proponenti, i consiglieri dell'Idv Oliviero Dottorini e Paolo Brutti e da lunedì scorso all'esame della III Commissione consiliare.
Illustrandone i contenuti Oliviero Dottorini, primo firmatario, ha ricordato che la legge non istituisce in Umbria il parto a domicilio che già prevedono le leggi nazionali, obbligando le partorienti a pagarselo per intero; ma solo consentire alle donne ed alle coppie, come raccomanda l'Organizzazione mondiale della sanità, di potersi avvalere di questa libera scelta: una pratica ampiamente diffusa nel Nord Europa. Nei Paesi Bassi nasce in casa un figlio su tre, e proprio l'Olanda detiene a livello mondiale il record della minor mortalità da parto. Presupposti della proposta di legge, ha spiegato il capogruppo Dottorini, sono: la sicurezza della partoriente che presuppone l'esclusione in partenza dei casi difficili che possano comportare complicazioni e come tali da indirizzare all'ospedale fin dall'inizio; la sostenibilità economica della scelta, da garantire con il diritto della partoriente a vedersi rimborsare i costi di assistenza sostenuti; ma solo nella misura dell'80 per cento della tariffa regionale, proprio per dimostrare che il parto a domicilio, farebbe risparmiare la struttura pubblica anche decongestionando i reparti di maternità; la realizzazione di apposite case di maternità che oggi non esistono. In questa direzione ha precisato Dottorini si muovono già regioni come Piemonte, Emilia Romagna, Marche, Lombardia, Provincia di Trento, dimostrando che questa scelta non ha comportato un aumento dei casi di rischio.
Subito dopo Paolo Brutti ha inteso precisare che la proposta di legge, una delle pochissime di iniziativa consiliare e sulla quale a breve ci saranno audizioni con soggetti interessati ed operatori, non chiede alla Regione di attrezzare le sale delle previste case di maternità. Il suo scopo evidente è prefigurare in futuro un parto meno ospedalizzato che si avvalga della modalità di assistenza emergenza. In altre parole il parto a domicilio o nelle case di maternità, finirà per ridurre i costi attuali proprio perché, sulla base dei buoni risultati conseguiti, porterà progressivamente ad un modello sostitutivo rispetto alla attuale ostetricia.
Brutti ha anche ricordato che nel 2000 la Regione Umbria organizzò appositi corsi professionali per preparare figure legate al parto a domicilio, ma poi la cosa si è in parte fermata.
Alla conferenza stampa, oltre ai due consiglieri presentatori del disegno di legge, sono intervenute anche le ostetriche Giuseppina Sciarrillo e Christiane Kappeler che hanno evidenziato come i parti patologici effettivi siano nella norma una percentuale minima, e la legge avrebbe il merito di assicurare una più adeguata assistenza ospedaliera a questi casi realmente patologici, garantendo interventi tempestivi, all'occorrenza, nei parti domiciliari che presentassero complicanze impreviste. Significativa la presenza delle studentesse del corso di Ostetricia dell'Università di Perugia e la testimonianza di Michela Brustenga, dell'assiciazione Mother Assistant, una delle partecipanti al primo e finora unico corso in Italia finanziato dalla Provincia di Perugia nell'ambito del Fondo Sociale Europeo nel 2003. assistenteGC/gc


"Necessario rendere disponibili on-line analisi in tempo reale dell'acqua che sgorga dai rubinetti. Incentivare l'uso potabile dell'acqua pubblica e ridurre l'ingerenza dei privati"

ACQUA. DOTTORINI (IDV): BENE DA SOTTRARRE ALLA SPECULAZIONE: PRONTA PDL PER INNALZARE SENSIBILMENTE I CANONI DI CONCESSIONE ALLE AZIENDE

"L'acqua è uno dei beni primari per i cittadini, un bene che viene pagato poco, troppo poco, dalle aziende private che attingono alle sorgenti dei territori umbri per l'imbottigliamento senza garantire ricadute significative per le comunità locali e per le finanze regionali. Per questo occorre una modifica della legge di ricerca, coltivazione e utilizzazione delle acque minerali volta a aumentare sensibilmente il prezzo del canone per la concessione di coltivazione. Oltre a questo è necessario che i proventi dei canoni per l'imbottigliamento vengano investiti in opere di manutenzione della rete idrica, in informazione sulle qualità dell'acqua pubblica, nel miglioramento delle risorse idriche, anche con ricadute nei territori interessati da insediamenti industriali di imbottigliamento". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale, interviene in merito alla gestione pubblica di un bene primario come l'acqua e annuncia una modifica alla legge finanziaria che innalzerà i canoni di concessione per l'imbottigliamento delle acque minerali, oggi fermi ad un euro ogni metro cubo, cioè circa 2 lire al litro: "Il tutto - spiega Dottorini - dovrà essere calcolato sul volume complessivo di acqua prelevata al lordo delle quantità impiegate per le attività di lavaggio, risciacquo e sanificazione".
"I canoni - spiega Dottorini - sono fermi ormai a tre anni fa, quando riuscimmo a farli aumentare da una a due lire al litro. E' giunto il momento di riaprire quel capitolo, intervenendo in modo più efficace per tutelare i beni pubblici della nostra regione. E' bene ricordare che in Umbria sono attive 17 concessioni di acque minerali ai fini dell'imbottigliamento e con un prelievo complessivo annuo di circa 12.300 milioni di litri, con un consumo procapite di 192 litri annui. Stiamo parlando di un business senza uguali, perché di fatto la materia prima acqua, sempre più preziosa e strategica, non costa nulla alle aziende in termini di concessione pubblica, e questo fa crescere l'imbottigliamento con una rapidità incredibile. Le famiglie pagano l'acqua che sgorga dai rubinetti domestici come potabile e nella maggior parte dei casi è buona, garantita e costa alle singole famiglie l'equivalente di due lire del vecchio conio. Al contrario l'acqua in bottiglia, prelevata dalle grandi aziende a canoni irrisori, una volta imbottigliata e portata sugli scaffali dei supermercati viene venduta a prezzi non inferiori alle 400-600 lire al litro con ricarichi sproporzionati. Le aziende in questo modo sfruttano i territori e i beni pubblici senza ricadute per le comunità locali e senza ritorni occupazionali significativi, investendo per lo più in pubblicità e trasporti, scaricando tra l'altro sulla collettività il grave problema dello smaltimento dei contenitori in Pet. Per questo sarà importante che i maggiori introiti che deriveranno alla Regione dai nuovi canoni - ha precisato Dottorini - servano a finanziare una informazione corretta per invitare a bere l'acqua dei nostri rubinetti e per garantire a tutti i cittadini la conoscenza delle qualità organolettiche dell'acqua che sgorga dai rubinetti. Attualmente invece risulta per i cittadini difficile e macchinoso, se non impossibile, conoscere la qualità dell'acqua della rete pubblica. Per questo chiediamo che la Regione, insieme ad Arpa, Asl, Ati e aziende di gestione, metta in rete le analisi periodiche dell'acqua potabile suddivise quartiere per quartiere e accessibili a tutti, così come accessibili a tutti deve essere un rapporto dedicato allo stato di salute della risorsa idrica umbra e la possibilità per il singolo cittadino di richiedere analisi complete dell'acqua del proprio rubinetto, senza aggravi di costi, così come avviene nei maggiori paesi europei. La mancanza di trasparenza, infatti, unita alla scarsa pubblicità che viene fatta dell'acqua e a un'accondiscendenza eccessiva nei confronti delle attività estrattive della regione, induce solo a sospetti e non incentiva certo l'uso dell'acqua pubblica".

Perugia, 6 agosto 2010

“Evitati vuoti normativi che avrebbero aperto la strada a sicuri fenomeni di proliferazione incontrollata. Grave concedere la deroga per le grandi strutture nei piccoli comuni”

DIRETTIVA SERVIZI. ELIMINATE ALCUNE FORZATURE, MA PERMANGONO CRITICITA'

“Abbiamo eliminato qualche forzatura che potenzialmente avrebbe potuto innescare fenomeni di deregulation e di anarchia normativa. Ma rimangono alcune criticità che sono state bene illustrate nel corso dell'audizione e che incomprensibilmente la giunta ha voluto ignorare”. Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale, motiva la sua astensione sull'atto di recepimento della Direttiva servizi della Commissione europea oggi approvato dalla prima commissione consiliare.
“Siamo riusciti a evitare il peggio – aggiunge Dottorini - ed è importante che non rimangano vuoti normativi che avrebbero aperto la strada a sicuri fenomeni di proliferazione incontrollata. Purtroppo non è stato accolto un nostro emendamento che avrebbe evitato una diffusione eccessiva di grandi centri commerciali su tutto il territorio regionale, in particolare lungo le principali arterie di comunicazione. Adesso anche i piccoli comuni quindi potranno ospitare grandi superfici di vendita, mettendo a repentaglio l'integrità del nostro paesaggio e del nostro sistema viario e infrastrutturale. E' vero che siamo riusciti a introdurre degli importanti correttivi relativi alla prevenzione del consumo di territorio e all'alterazione del contesto ambientale, ma rimane aperto il varco di una possibile proliferazione di strutture commerciali di cui l'Umbria non ha certo bisogno. Rimane positivo, tuttavia, che sia stata accolta la nostra proposta di sospendere le procedure di autorizzazione fino a che non saranno stati definiti gli atti di programmazione con i relativi criteri qualitativi”.
“L'Umbria già oggi – spiega il presidente della commissione Bilancio e Affari istituzionali di Palazzo Cesaroni - presenta un rapporto tra superfici di vendita e abitanti nettamente superiore alla media nazionale. Nessuno avverte il bisogno di incentivare ulteriori ferite al territorio, creando i presupposti per nuove mostruosità infrastrutturali, nodi viari congestionali e ulteriore consumo del territorio che snaturano i tratti caratteristici della nostra regione”.

Perugia, 20 gennaio 2010

 

"Legge per nuclei meno abbienti. Abbattimento dei costi oltre il 50 per cento. Non più ammissibili interventi della Regione per famiglie da 60mila euro di reddito"
 
CASA. DOTTORINI (IDV): CONSENTIRE A TUTTI IL SOGNO DI UNA ABITAZIONE, APPROVARE SUBITO LEGGE SU AUTOCOSTRUZIONE

"Un provvedimento importante per i tanti cittadini e le tante famiglie che anche nella nostra regione non vedono rispettato il diritto alla casa, non avendo la possibilità di accedervi attraverso il mercato privato della locazione o attraverso l'acquisto. Una legge che, consentendo l'abbattimento dei costi oltre il 50 per cento, va a sostenere le famiglie meno abbienti e consente loro di avere un'abitazione di alta qualità a un prezzo ragionevole. Non è più ammissibile che, come ha fatto la nostra regione, vengano predisposti bandi che premiano i redditi di 60mila euro, penalizzando chi ha bisogni reali". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale, commenta la seduta partecipativa della terza commissione consiliare che ha preso in esame la sua proposta di legge concernente "Norme in materia di autocostruzione ed autorecupero a fini abitativi".
"Adesso - spiega l'esponente dell'Italia dei valori, promotore della proposta di legge - occorre procedere celermente all'esame e all'approvazione di un provvedimento che ha un carattere spiccatamente sociale, contiene le spinte speculative del mercato immobiliare e contribuisce a non disperdere l'identità sociale dei luoghi storici delle città. E' più che opportuno, visti anche gli ultimi bandi della Regione, che questa materia venga tolta alla discrezionalità dei singoli amministratori per essere affidata a un quadro di regole uguale per tutti. Attraverso l'autocostruzione associata e l'autorecupero le amministrazioni possono contribuire in maniera significativa a risolvere gravi problemi sociali quali quelli derivanti dalla domanda abitativa dei giovani, delle giovani coppie, degli immigrati e delle famiglie monoreddito".
"Purtroppo - conclude Dottorini - non sempre si è dimostrato interesse da parte dell'assessorato alle politiche sociali. Auspichiamo quindi che anche la giunta riconosca l'importanza di una legge che toglie alla discrezionalità dei singoli amministratori la possibilità di realizzare o ristrutturare la propria abitazione, favorendo la collaborazione tra famiglie e gruppi sociali nell'acquisizione delle abitazioni anziché metterli in competizione tra loro. Questo provvedimento rappresenta una valida risposta alla situazione che in Umbria vede 'tanta gente senza casa' e 'tante case senza gente'".
 
 
Perugia, 8 gennaio 2010
"La nostra interrogazione è ben documentata. I cittadini devono sapere perché si penalizzano le famiglie meno abbienti"
 
CASA. DOTTORINI (IDV): L'ASSESSORE NON TERGIVERSI E RISPONDA NEL MERITO DEI REQUISITI DEL BANDO PER LA BIOEDILIZIA

"L'assessore Stufara stia tranquillo, abbiamo approfondito molto bene la tematica in materia di edilizia residenziale prima di presentare la nostra interrogazione.   E' bene che venga data una risposta esauriente alle domande che abbiamo posto, in modo da spiegare perché il bando emanato dalla giunta preveda dei requisiti che di fatto penalizzano le famiglie meno abbienti, perno principale della legge di edilizia residenziale pubblica e che dovrebbero ispirare le politiche di chi dice di avere a cuore le sorti dei più deboli". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei valori in Consiglio regionale, torna sul tema del bando per la bioedilizia, sul quale ha presentato un'interrogazione alla giunta, dopo la replica "significativamente nervosa" dell'assessore alle Politiche sociali Damiano Stufara.
"Forse - spiega l'esponente dell'Italia dei valori - l'assessore non ha capito il cuore del problema che abbiamo sollevato e questo spiega il suo elencare questioni che nulla hanno a che vedere con le domande che poniamo attraverso la nostra interrogazione. Siamo assolutamente favorevoli a provvedimenti che prevedono soluzioni architettoniche di bioedilizia spinta e risparmio energetico, ma ciò non toglie che ci sono molti dubbi che il bando predisposto dalla giunta sia indirizzato realmente ai beneficiari previsti dalla legge regionale in materia di edilizia residenziale pubblica, alla quale il bando stesso fa riferimento. Questa legge individua come principali beneficiari dei provvedimenti della regione le famiglie meno abbienti e appartenenti a particolari categorie sociali. Sono quindi naturali le domande che abbiamo posto e che riproponiamo in tutta la loro forza e chiarezza: Come mai, visto che il POA fa riferimento agli anni 2008/2009, il bando, pubblicato solo a fine 2009, esclude tutti gli interventi già iniziati in questi anni? Come mai tra i beneficiari dei contributi vengono inclusi soggetti con un reddito reale di 60 mila euro che difficilmente possono essere considerati tra i meno abbienti? Come mai si prevede la presenza di un professionista con meno di 5 anni di esperienza? Non è che si è cucito un bando su misura dei soliti noti?"
"Sarebbe interessante - conclude Dottorini - che l'assessore lasciasse da parte la propaganda e rispondesse alle domande contenute nella nostra interrogazione. Senza nulla togliere ai provvedimenti che in questi anni la giunta ha portato avanti in tema di politiche abitative i cittadini hanno bisogno di una risposta a queste domande e di chiarezza su un provvedimento che lascia aperti molti dubbi".
 
 
Perugia, 29 dicembre 2009
Interrogazione alla giunta: "Requisiti escludono progetti già avviati e soggetti meno abbienti. Evitare il sospetto di un bando cucito su misura dei soliti noti"
 
CASA. LA GIUNTA SPIEGHI LE RAGIONI DI UN BANDO CHE PENALIZZA LE FAMIGLIE MENO ABBIENTI

"Il bando sugli edifici residenziali emanato dalla giunta penalizza le famiglie meno abbienti e i progetti già avviati. Ci piacerebbe capire quali sono i motivi che giustificano un provvedimento che avvantaggia soltanto quelle realtà imprenditoriali che realizzano progetti solo in presenza di finanziamenti pubblici, mentre penalizza chi propone interventi per rispondere a bisogni abitativi a prescindere dalle date di pubblicazione dei bandi". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei valori in Consiglio regionale, annuncia di aver presentato una interrogazione all'assessore alle Politiche sociali Damiano Stufara per chiarire alcuni aspetti relativi al bando di concorso per l'assegnazione di contributi per gli edifici residenziali, approvato dalla Giunta ad ottobre 2009 e che prevede uno stanziamento pari a 3 milioni 840 mila euro.
"Siamo di fronte a un bando cucito su misura dei soliti noti?", chiede Dottorini che aggiunge: "Occorre fare chiarezza e assicurare che gli strumenti operativi messi in campo siano coerenti con i principi enunciati nella legge. I cittadini devono sapere come sono stati impiegati i fondi destinati all'acquisto o alla costruzione di case per le famiglie meno abbienti, perno principale della legge di edilizia residenziale pubblica. Non si può infatti ritenere che chi ha un reddito convenzionale di 36mila euro, corrispondenti ad un reddito reale di 60mila euro, faccia parte di questa categoria".
"Quello della casa, in particolar modo per le fasce deboli della popolazione - spiega l'esponente dell'Italia dei valori - è un problema molto serio che richiede la necessità di sgombrare il campo da ogni possibile dubbio sulla correttezza con la quale si attuano le politiche abitative della Regione. Non a caso la legge regionale 23 del 2003 in materia di edilizia residenziale pubblica stabilisce che la Regione deve promuovere politiche abitative tese ad assicurare il diritto all'abitazione ed il soddisfacimento del fabbisogno abitativo primario delle famiglie e persone meno abbienti e di particolari categorie sociali, anche attraverso lo strumento dell'autocostruzione. Il bando predisposto dalla giunta invece, oltre ad escludere a priori tutti gli interventi iniziati prima di ottobre 2009, nonostante questi interventi rientrerebbero nel periodo di competenza previsto dal Programma operativo annuale 2008-2009, permette di accedere ai contributi anche a soggetti con un reddito convenzionale di 36mila euro, corrispondenti ad un reddito reale di 60mila euro. Soglie che difficilmente possono essere riferite alle fasce meno abbienti".
"Inoltre - conclude Dottorini - individuare tra i criteri preferenziali la presenza di un giovane professionista con non più di 5 anni di iscrizione all'albo, criterio che privilegia l'inesperienza a scapito dell'esperienza, potrebbe indurre il sospetto che tale requisito incontri le caratteristiche di una specifica azienda potenziale beneficiaria dei contributi".
 
Perugia, 28 dicembre 2009
"Per quanto riguarda Bettona e Marsciano il Piano è per noi inaccettabile. Necessaria la chiusura degli impianti e una normativa trasparente per i reflui"
 
PIANO ACQUE. ORA LA COMMISSIONE ASCOLTI I COMITATI DEI CITTADINI E MODIFICHI RADICALMENTE IL TESTO

"Siamo in profondo disaccordo su come il Piano delle acque affronta la questione relativa agli allevamenti zootecnici di Bettona e Marsciano, a maggior ragione dopo gli emendamenti peggiorativi proposti in aula dalla giunta regionale. Chiediamo che, nel momento in cui l'atto torna in commissione, vengano convocati e ascoltati anche i comitati dei cittadini che da anni si impegnano per la tutela del territorio. E' veramente grave che fino ad oggi si siano prese in considerazione soltanto le ragioni degli allevatori e delle loro associazioni di categoria, escludendo da ogni confronto chi in questi anni è stato tacciato di estremismo e strumentalità, mentre aveva i fatti dalla propria parte. Per quanto ci riguarda quel piano è inaccettabile". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo regionale dell'Italia dei valori, commenta la decisione del Consiglio regionale di rinviare in commissione gli atti relativi al Piano di tutela delle acque, in seguito ad una serie di emendamenti presentati dalla giunta.
"Dobbiamo rigettare - spiega l'esponente dell'Italia dei valori - quei tentativi di inciucio tra schieramenti che già pochi mesi fa hanno portato ad avallare le posizioni del comune di Bettona, proprio alla vigilia della clamorosa vicenda giudiziaria che ha sconvolto l'intera regione, con arresti su capi di imputazione di assoluta gravità quali associazione a delinquere e disastro ambientale. Il fatto che, a fronte di una originaria opposizione, il Pdl si sia astenuto sul testo uscito dalla commissione la dice lunga sulla volontà di non giungere a scelte coraggiose, chiare e definitive per quei territori. Il rischio di una soluzione pasticciata è reale. Ci opporremo al perpetrarsi di una situazione che in questi anni ha prodotto danni enormi all'ambiente e alla credibilità delle istituzioni, in nome di un profitto garantito a pochi soggetti e a discapito della collettività ".
"Nel merito - continua il capogruppo dei Verdi per i valori - Idv - riteniamo assolutamente sbagliata la scelta contenuta nel Piano di proseguire con gli impianti consortili di depurazione che sono stati la causa del disastro ambientale di quelle aree. Il fatto che la Regione possa intervenire investendo denaro pubblico su strutture inadeguate e dannose per il territorio esclude a priori la possibilità di dotare le aziende di impianti di stalla, sgomberando così ogni equivoco riguardo alla possibilità di trattare rifiuti. I nostri emendamenti e la mozione da noi presentata hanno come obiettivo la chiusura degli impianti di Bettona e Marsciano per passare ad impianti aziendali moderni e tecnologicamente adeguati. Comunque chiediamo che la normativa regionale attualmente in vigore venga abrogata e modificata in modo tale da garantire una regolamentazione trasparente relativa ai reflui di origine zootecnica e da assicurare controlli efficaci".
"Verificheremo nei prossimi giorni se c'è la reale volontà di giungere a una modifica radicale del Piano e dell'atteggiamento che si è tenuto in questi anni di errori politici e amministrativi. Il primo gesto concreto sarà quello di invitare le associazioni civiche ad un confronto in commissione".

Perugia, 24 novembre 2009
"Idv promuoverà un referendum nazionale per la gestione pubblica del servizio idrico. Importante sostenere la campagna del Forum dei movimenti per l'acqua"

ACQUA. DOTTORINI (IDV) DEPOSITA MOZIONE CHE IMPEGNA LA REGIONE A PRESENTARE RICORSO DI COSTITUZIONALITA' CONTRO PRIVATIZZAZIONE

"Il servizio idrico deve essere sottratto alle logiche del profitto e ai processi di privatizzazione. Per questo è importante che la Regione Umbria presenti ricorso di costituzionalità contro il recente decreto governativo che di fatto privatizza e mercifica un bene comune come l'acqua, sottraendolo all'autonomia degli enti locali e negando quindi il principio di sussidiarietà riconosciuto dalla Costituzione". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo regionale dei Verdi per i valori - Idv, comunica di aver depositato oggi una mozione che impegna la giunta a presentare ricorso di costituzionalità allo scopo di contrapporsi al decreto 135 approvato dal governo Berlusconi e oggi convertito in legge dalla Camera dei deputati.
"Metteremo a disposizione di tutta la coalizione di centrosinistra la nostra mozione, consentendo a tutti di passare dalle enunciazioni di principio ai fatti. Su certi temi a nostro avviso non sono ammessi doppi giochi o escamotage. Questo provvedimento - spiega Dottorini - sottrae ai cittadini un diritto fondamentale, consegnando l'acqua, a partire dal 2011, agli interessi delle grandi multinazionali per farne un nuovo business per i privati e per le banche. E' quindi assolutamente necessario opporsi in maniera decisa per evitare che i consigli comunali e i sindaci eletti dai cittadini siano espropriati della gestione dell'acqua potabile che per legge sarà privatizzata e consegnata al mercato. A questo scopo l'Italia dei valori ha promosso, a livello nazionale, un referendum per riaffermare che la gestione dell'acqua deve essere pubblica. Allo stesso modo è importante che anche i comuni le regioni facciano la loro parte. I comuni inserendo nei propri Statuti il riconoscimento che il servizio idrico è privo di rilevanza economica, le regioni approvando mozioni come quella da noi proposta".
"E' importante ribadire ancora una volta - aggiunge l'esponente dell'Italia dei valori - che l'acqua è un bene comune essenziale per la vita di ogni uomo, un diritto umano universale che non può divenire risorsa esclusiva. Tra l'altro il meccanismo introdotto dalle previsioni normative della legge 133 del 2008, oltre a considerare l'acqua come un bene di rilevanza economica, finirà a breve per comportare un aumento vertiginoso di costi per l'utente finale, con la costituzione di ulteriori enti politicizzati e costosissimi. Fino a oggi tuttavia era quanto meno riconosciuta facoltà alle amministrazioni locali e ai loro consorzi di esercitare la gestione attraverso società interamente pubbliche e sulla base di indirizzi e controlli diretti. Nel testo approvato in questi giorni invece gli affidamenti a società interamente pubbliche vengono fatti decadere improrogabilmente nel 2011 a meno che l'amministrazione locale non ceda il 40 per cento delle sue quote nella società a soggetti privati. Una scelta scellerata. Per questi motivi chiediamo alla Regione di intervenire con tutti gli strumenti a sua disposizione per evitare che un bene essenziale alla vita di ogni essere vivente venga mercificato e che la sua gestione venga consegnata alle regole del mercato e del profitto".

Perugia, 19 novembre 2009

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