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C'è un'altra Umbria: libera, concreta, di parola

Ultime notizie in Rifiuti e raccolta differenziata

"Purtroppo anche l'Umbria ha il suo Porcellum dei nominati nel listino votato da Pd, Pdl, Prc e Sel. Pronti a eliminare il listino e restituire la scelta ai cittadini"

"Un referendum per eliminare la scandalosa legge elettorale dei nominati, il cosiddetto "Porcellum", e per la reintroduzione delle preferenze, restituendo ai cittadini la possibilità di scegliere da chi farsi rappresentare. Allo stesso tempo dare il via a una campagna per cancellare il Porcellum umbro eliminando il listino dei nominati dai partiti". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale, annuncia l'avvio nei prossimi giorni della raccolta firme per due referendum abrogativi proposti dall'Italia dei Valori. Il primo per cancellare l'attuale legge elettorale, il secondo per la cancellazione delle province.
"Occorre fare un ennesimo sforzo di democrazia - spiega il capogruppo Idv - per cancellare una legge elettorale che lo stesso ideatore certificò come una vera e propria "porcata". Purtroppo però anche l'Umbria ha il suo Porcellum.
E' bene ricordare che da noi c'è una legge elettorale che prevede la nomina di sei consiglieri su diciannove, quelli della coalizione di maggioranza, sottraendoli alla scelta dei cittadini. Un vero e proprio furto di democrazia perpetuato nella scorsa legislatura da un voto-inciucio a firma Pd, Pdl, Rifondazione e Sinistra e libertà, con l'Italia dei Valori unico partito a votare contro e denunciare questo scandalo. Quindi oggi diamo il benvenuto a chi nel Pd si ravvede e vuole riaprire i giochi per eliminare il listino individuato come strumento anti democratico per la rappresentanza dei cittadini".
"Come Idv - aggiunge Dottorini - nella passata legislatura avevamo avanzato una proposta finalizzata a disinnescare gli effetti perversi del listino dei nominati e per restituire la possibilità di scelta agli elettori, ma con motivazioni tecniche assolutamente pretestuose venne allontanata anche questa possibilità, consegnandoci un testo che ha molto a che vedere con il famigerato Porcellum e poco a che spartire con un moderno strumento democratico di scelta dei rappresentanti dei cittadini nelle istituzioni. La nostra proposta - conclude il capogruppo Idv - avrebbe restituito agli elettori la possibilità di scegliere fra candidati, confermando il bipolarismo, garantendo la governabilità ed un giusto equilibrio tra le province di Perugia e Terni. Ma evidentemente aveva un limite insormontabile: quello di non garantire postazioni di privilegio ad alcuno".

Perugia, 5 agosto 2011
"Veneto al 65 per cento, l'Umbria ferma al 3,3 per cento di comuni che superano il 60 per cento di raccolta differenziata. Media italiana al 13,4, Umbria all'1,28"

RIFIUTI. DOTTORINI (IDV): LEGAMBIENTE PREMIA I COMUNI RICICLONI, MA L'UMBRIA NON C'E', NECESSARIA INVERSIONE DI ROTTA

"La classifica dei comuni ricicloni di Legambiente ci inchioda tra le ultime posizioni in Italia. Non è una novità, ma colloca il nostro dato su un contesto nazionale e deve indurci a una inversione di rotta. Magari prendendo esempio dalle regioni più avanzate e iniziando a mettere in atto una seria politica di riduzione, riuso e raccolta differenziata, con investimenti adeguati e con la creazione delle filiere del recupero". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale, commenta gli sconfortanti numeri che emergono dal dossier di Legambiente sui Comuni ricicloni 2011 che certificano nero su bianco il fallimento delle politiche finora attuate sulla raccolta differenziata dei rifiuti in Umbria.
"A essere presi in esame - spiega Dottorini - sono i comuni che nel 2010 hanno raggiunto almeno il 60 per cento di raccolta differenziata. Raffrontare il 3,3 per cento dell'Umbria con il 65,6 per cento del Veneto o il 34,2 del Friuli o il 28,3 del Trentino è veramente imbarazzante. Persino la Campania, dove Salerno raggiunge il 70 per cento ed Avellino il 64,6, riesce col suo 10,9 per cento regionale a distanziarci alla grande. Occorre scorrere molte pagine prima di trovare un comune dell'Umbria che si piazzi su posizioni significative. Non si riscontrano tracce di città umbre né fra i capoluoghi di provincia, né fra le città sopra i 15mila abitanti. A tenere alta la bandiera della nostra regione vi sono soltanto Piegaro, Tuoro e Giano dell'Umbria. Fanno meglio di noi il Veneto, il Friuli, il Trentino Alto Adige, la Lombardia, il Piemonte, la Campania, la Sardegna, le Marche, l'Emilia Romagna e l'Abruzzo. Il dossier di Legambiente ci dice anche che su scala nazionale sono stati 1290 i comuni italiani che hanno superato il 60 percento di raccolta differenziata, pari al 13,4 per cento della popolazione italiana totale. In Umbria i tre comuni che hanno superato la soglia del 60 per cento rappresentano l'1,28 per cento della popolazione regionale. Il dato si commenta da solo".
"Alla luce di questi dati, che smentiscono in pieno i proclami di chi afferma che in Umbria si sta facendo il massimo - aggiunge Dottorini - registriamo con grande favore le parole della Presidente Marini che anche nell'ultimo Consiglio regionale ha assicurato un impegno straordinario per far decollare la raccolta differenziata, ma non si capisce perché in fase di approvazione del bilancio regionale, non sia stato approvato l'emendamento proposto dall'Italia dei Valori che prevedeva uno stanziamento straordinario per fare decollare la raccolta differenziata, mentre si è modificato il Piano dei rifiuti per accelerare sull'inceneritore. Occorre attivare immediatamente il passaggio da tassa a tariffa e applicare il meccanismo delle premialità e sanzioni per i comuni che non raggiungono gli obiettivi fissati ed è necessario soprattutto sperimentare e collaudare sistemi di porta a porta spinto sul modello di quello che hanno portato il comune di Salerno a consolidare negli anni un primato invidiabile. I dati forniti da Legambiente - conclude Dottorini - ci mostrano un'Italia che procede a due velocità e l'Umbria si colloca purtroppo tra quelle più lente. Il dato eclatante del Veneto certifica al contrario che sistemi di gestione sul modello Vedelago sono la ricetta migliore per far fronte alla situazione. Oggi non possiamo fare a meno di sottolineare che se l'Umbria avesse recepito fin dall'inizio le nostre proposte, che hanno sempre fatto riferimento a quei modelli, forse parleremmo meno di inceneritori e saremmo anche noi a commentare i risultati di una regione virtuosa". 

Perugia, 15 luglio 2011

"Ma il comune di Perugia premia Anonielli confermandolo per la terza volta alla guida di Gesenu. L'assessore Pesaresi si arrampica sugli specchi"

RIFIUTI. DOTTORINI (IDV) RISPONDE A PESARESI (PD): DATI REGIONE E ARPA CERTIFICANO FLOP RACCOLTA DIFFERENZIATA A PERUGIA

"Forse l'assessore Pesaresi ha sbagliato riga nel leggere le tabelle relative alla raccolta differenziata. Infatti Perugia, come dimostrano i dati forniti da Regione e Arpa che alleghiamo in calce, passa dal 32,6 per cento di raccolta differenziata del 2009 a un 35,4 per cento del 2010. E' un dato disastroso, soprattutto se rapportato a quanto previsto dal Piano regionale dei rifiuti che per il 2010 fissava al 50 per cento il livello di raccolta differenziata che Perugia e gli altri comuni avrebbero dovuto raggiungere. I dati storici inchiodano Perugia a una risibile crescita media dell'1,5 annuo. Il resto sono chiacchiere e le chiacchiere, com'è noto, stanno a zero". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale, risponde alle affermazioni "avventate" dell'assessore all'Ambiente del comune di Perugia, Lorena Pesaresi.
"Nella sua avventurosa arrampicata sugli specchi - aggiunge Dottorini - l'assessore Pesaresi è costretta a difendere l'indifendibile e a sparare cifre che non trovano riscontri in alcun dato consultabile e verificabile. Per parte nostra vorremmo tranquillizzarla: sui rifiuti noi non scherziamo affatto. E proprio per questo diciamo che Perugia e l'Umbria rischiano l'emergenza se non si punta con decisione sulla raccolta differenziata. Questo significa investimenti, sanzioni ai comuni inadempienti, creazione delle filiere del recupero, passaggio da tassa a tariffa per far pagare alle famiglie solo l'indifferenziato che producono. Non sono idee astruse, sono i contenuti del Piano dei rifiuti, nei confronti del quale il comune di Perugia è in molti punti inadempiente, almeno stando ai dati.  Nonostante questo, ci risulta che l'Amministrazione comunale abbia premiato recentemente il presidente di Gesenu, Graziano Antonielli, tra l'altro esponente del Pd, confermandolo per la terza volta e non senza forzature alla guida della società di gestione. I motivi sfuggono ai più: magari saranno state le sue continue dichiarazioni d'amore verso gli impianti di smaltimento ultimi, meglio se inceneritori. Certo non per le elevate performance di Gesenu nel raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata, perché quelle non esistono". 
"La verità - aggiunge Dottorini - è che la lentezza e la scarsa convinzione dell'assessorato regionale all'Ambiente rischiano di compromettere irrimediabilmente le previsioni del Piano dei rifiuti. In quest'ottica il blocco della differenziata potrebbe essere funzionale a un disegno che punta a portare in emergenza Perugia e l'intera Umbria, proprio per accelerare l'ampliamento delle discariche e la realizzazione del tanto invocato inceneritore. Il nostro invito è quello di distogliere l'attenzione dall'unico chiodo fisso che ha animato fino ad oggi le politiche regionali, quello della termovalorizzazione, per applicare il Piano dei rifiuti nella sua interezza e non a pezzi, dando impulso soltanto alla parte più arretrata della gestione integrata. E' evidente infatti  - conclude Dottorini - che con questi dati sarebbe assurdo pensare alla chiusura del ciclo e alla realizzazione di impianti di smaltimento ultimo dei rifiuti, mentre occorre intervenire quanto prima con politiche concrete ed efficaci, investendo su metodi di differenziazione spinta, magari basandosi su sistemi meccanico-biologici già funzionanti in altre regioni e separando chi gestisce la raccolta differenziata da chi gestisce gli impianti di smaltimento ultimi".

Perugia, 13 luglio 2011

Scarica le tabelle sulla raccolta differenziata:

Differenziata ferma al 32,9 per cento (+1,5). "Di questo passo obiettivi del Piano raggiunti tra oltre vent'anni. Con questi dati assurdo pensare al termovalorizzatore"
 
RIFIUTI. DOTTORINI (IDV): PRODUZIONE DEI RIFIUTI IN AUMENTO, FLOP RACCOLTA DIFFERENZIATA: E' IL FALLIMENTO DEL PIANO DEI RIFIUTI

"I dati sulla raccolta differenziata certificano il fallimento delle politiche di gestione dei rifiuti in Umbria. Di questo passo la nostra regione si avvia verso una situazione di emergenza difficilmente recuperabile. Sarebbe opportuno che l'assessore all'Ambiente venisse in Consiglio e spiegarci i motivi di questa pessima performance e della mancata applicazione del Piano regionale dei rifiuti". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale, commenta i primi dati relativi alla raccolta differenziata e alla produzione di rifiuti per l'anno 2010 in Umbria.
"Lo scorso anno, rispetto al 2009, la nostra Regione ha registrato un aumento di produzione di 10mila tonnellate di rifiuti, pari a circa 10 chilogrammi in più per abitante, mentre il Piano regionale aveva l'obiettivo di mantenere inalterata la quantità di rifiuti prodotti - ricorda Dottorini -. Ma il vero fallimento è quello relativo alla raccolta differenziata. Andando a scorrere i dati, infatti, troviamo solo un modestissimo 1,5 per cento in più di rifiuti differenziati rispetto al 2009. Riteniamo questa situazione grave e preoccupante dal momento che tutti e quattro gli Ati sono ampiamente al di sotto degli obiettivi del Piano che per il 2010 prevedeva il raggiungimento del 50 per cento di raccolta differenziata".
"Sono dati sconfortanti - commenta Dottorini - che certificano l'inefficacia delle politiche messe in campo dalla Regione e mettono in evidenza la volontà di non attuare il Piano dei rifiuti nella sua interezza, ma solo nella parte che riguarda l'incenerimento. E' ormai evidente infatti che l'impegno dell'assessorato all'Ambiente è rivolto quasi esclusivamente alla chiusura del ciclo e all'accelerazione sull'impianto di smaltimento ultimo. In quest'ottica il blocco della raccolta differenziata potrebbe essere funzionale a un disegno che punta a portare in emergenza l'Umbria proprio per accelerare l'ampliamento delle discariche e la realizzazione del tanto invocato inceneritore".
"Nel dettaglio possiamo vedere come, a fronte di piccoli e medi comuni particolarmente virtuosi, le principali realtà urbane rimangono al palo. Solo per fare qualche esempio Perugia, che nel corso del 2010 ha attivato il servizio di raccolta porta a porta, si ferma al 35,4 per cento con un incremento del 2,8 per cento rispetto al 2009, mentre Terni addirittura peggiora la propria prestazione attestandosi al 32,2 per cento (-1.6 per cento) e Foligno non va oltre il 30,6 per cento. Ma è l'Umbria nel suo complesso a segnare il passo: i comuni dell'Ati1 fanno segnare un aumento dell'1,9 per cento, quelli dell'Ati2 del 2,4 per cento e quelli dell'Ati3 del 2,3 per cento, mentre addirittura nell'Ati4 si registra un calo della raccolta differenziata pari allo 0,7 per cento".
"Il 2010 doveva essere l'anno della svolta e invece certifica, in maniera brutale, la mancata attuazione al Piano dei rifiuti - commenta il Presidente della commissione Bilancio e Affari istituzionali -. Di questo passo l'obiettivo del 65 per cento di raccolta differenziata, previsto per il 2012, non verrà raggiunto neppure tra vent'anni. Per quanto ci riguarda, continuiamo a sostenere che il Piano dei rifiuti non può essere applicato a pezzi, dando impulso soltanto alla parte più arretrata della gestione integrata. E' evidente infatti che con questi dati sarebbe assurdo pensare alla chiusura del ciclo e alla realizzazione di impianti di smaltimento ultimo dei rifiuti, mentre occorre intervenire quanto prima con politiche concrete ed efficaci, investendo su metodi di differenziazione spinta, magari basandosi su sistemi meccanico-biologici già funzionanti in altre regioni".
 
Perugia, 8 luglio 2011
"Nel 2010 la differenziata si ferma al 33%, salendo appena dell'1,5% rispetto al 2009. Dati sconfortanti: di questo passo l'obiettivo del 65% raggiungibile tra oltre 20 anni"

RIFIUTI. DOTTORINI (IDV): UMBRIA ANCORA AL PALO SULLA DIFFERENZIATA. INTERESSE CONCENTRATO SOLO SULL'INCENERITORE

"A dispetto delle aspettative, dobbiamo registrare la perdurante inefficacia delle politiche di gestione integrata dei rifiuti messe in atto fino ad oggi. I primi dati relativi al 2010 inchiodano l'Umbria ad un misero 33 per cento di raccolta differenziata, con un incremento che non supera l'1,5 per cento rispetto al 2009. E' un trend modesto e allo stesso tempo costante ormai da diversi anni. Di questo passo gli obiettivi di differenziazione fissati dal Piano dei rifiuti per il 2012 non verranno raggiunti neppure tra venti anni". Con queste parole il capogruppo regionale dell'Italia dei Valori, Oliviero Dottorini, commenta i primi dati disponibili relativi all'andamento della raccolta differenziata in Umbria.
"Una situazione grave e preoccupante - continua Dottorini - che vede tutti e quattro gli Ati ampiamente al di sotto degli obiettivi fissati dal Piano che per il 2010 fissava l'obiettivo del 50 per cento di raccolta differenziata. Sono dati sconfortanti che certificano l'inefficacia delle politiche messe in campo dalla Regione e mettono in evidenza la volontà di non attuare il Piano dei rifiuti nella sua interezza, ma solo nella parte che riguarda l'incenerimento. E' ormai evidente infatti che l'impegno dell'assessorato all'Ambiente è diretto esclusivamente alla chiusura del ciclo e all'accelerazione sull'impianto di smaltimento ultimo. Si spiega solo così l'operazione portata avanti pochi mesi fa, quando con una forzatura apparentemente inspiegabile si sono disconosciuti gli accordi sul Dap, giungendo a una sostanziale modifica del Piano dei rifiuti per accelerare l'individuazione del sito del termovalorizzatore. Lo stallo sulla differenziata, unito a queste forzature, ci danno il polso di una situazione tutt'altro che rassicurante: non vorremmo che la mancanza di impulso alla differenziata fosse finalizzata a portare la nostra regione in emergenza al fine di giustificare l'inevitabilità dell'impianto di smaltimento finale".
"Una situazione - conclude il capogruppo Idv - che conferma i nostri timori sulle reali intenzioni dell'assessorato all'Ambiente. Per quanto ci riguarda, continuiamo a sostenere che il Piano dei rifiuti non può essere applicato a pezzi, dando impulso soltanto alla parte più arretrata della gestione integrata. E' evidente infatti che con questi dati sarebbe assurdo pensare alla chiusura del ciclo e alla realizzazione di impianti di smaltimento ultimo dei rifiuti, mentre occorre intervenire quanto prima con politiche concrete ed efficaci, investendo su metodi di differenziazione spinta, magari basandosi su sistemi meccanico-biologici già funzionanti in altre regioni. Il 2010 doveva essere l'anno della svolta e invece certifica, in maniera brutale, la mancata attuazione al Piano dei rifiuti. E' giusto ricordare che Italia dei Valori continuerà a battersi perché al centro delle politiche sui rifiuti vi siano gli interessi della collettività e non quelli legati al business dell'incenerimento".

Perugia, 11 giugno 2011
"Il sistema di autocertificazione delle aziende fa acqua da tutte le parti. A rischio la tutela dell'ecosistema e della salute dei cittadini"

RIFIUTI PERICOLOSI. DOTTORINI (IDV): GRANDE PREOCCUPAZIONE PER SITUAZIONE FUORI CONTROLLO. REGIONE DICA COME INTENDE INTERVENIRE

"Siamo molto preoccupati per quanto emerso dai controlli effettuati dal Corpo forestale dello Stato sulle 156 aziende riguardo allo smaltimento dei rifiuti speciali pericolosi. Le 20 denunce a piede libero e le 158 violazioni amministrative ci consegnano un quadro ben preciso di come la situazione in Umbria non sia propriamente sotto controllo e di come il sistema dell'autocertificazione delle aziende non funzioni. A questo punto ci domandiamo se sia affidabile il dato del Piano dei rifiuti che parla di circa 60mila tonnellate di rifiuti pericolosi prodotti in Umbria o se non siano in realtà molti di più senza essere documentati. Una situazione gravissima che richiede politiche sulla gestione dei rifiuti in grado di scongiurare qualsiasi rischio per i cittadini e sistemi di controllo tali da evitare situazioni inaccettabili come quella che il comandante della forestale ieri ci ha illustrato. Anziché continuare a tentare blitz per forzare il Piano dei rifiuti, ci aspettiamo ora che l'assessorato all'Ambiente ci spieghi quali provvedimenti intende mettere in atto per arginare e prevenire situazioni desolanti come quelle che stanno emergendo". Con queste parole il capogruppo regionale dell'Italia dei Valori, Oliviero Dottorini, esprime grande preoccupazione in merito alle irregolarità emerse in seguito ai controlli effettuati dal Corpo forestale dello Stato.
"Lo smaltimento illegale di rifiuti pericolosi come amianto, oli esausti, scarti di vernici, polveri di abbattimento dei fumi - insiste Dottorini - producono danni enormi all'ambiente e a lungo andare sulla salute dei cittadini. Dopo soli due mesi di controlli, emerge un quadro assai sconfortante: la maggior parte dei rifiuti speciali prodotti dalle aziende viene smaltita irregolarmente, a dimostrazione che il sistema dell'autocertificazione attraverso cui le aziende devono dichiarare la quantità di rifiuti prodotti e le modalità del loro smaltimento fa acqua da tutte le parti".
"I cittadini umbri - conclude Dottorini - hanno il diritto di sapere con certezza quanti sono e come vengono gestiti i rifiuti pericolosi prodotti nella nostra regione e avere la certezza che chi ha commesso irregolarità paghi. Per questo ci auguriamo che gli uffici contenzioso delle Province diano seguito alle sanzioni emesse dal Corpo forestale e non attivino meccanismi di indulgenza che sarebbero fuori luogo. Non è più tollerabile che in nome della riduzione dei costi di alcune aziende si passi sopra con leggerezza alle più elementari norme per la tutela dell'ecosistema e della salute delle persone. Ci auguriamo comunque che la Regione sappia affrontare la situazione in maniera rapida ed efficace".

Perugia, 15 aprile 2011
Gesenu è intervenuta questa mattina per dire che l'inceneritore "al momento è un costo e non ci si guadagna". Brava Gesenu, se non fosse che vuole farlo comunque, magari con fondi regionali...
Di seguito la nostra risposta:


RIFIUTI. DOTTORINI (IDV): GESENU SI ACCORGE CHE L'INCENERITORE NON CONVIENE, MA VUOL FARLO LO STESSO (MAGARI CON I SOLDI DELLA REGIONE)
"Da certe società ci si attendono maggiori risultati e meno politica. Chi gestisce la raccolta differenziata non può gestire anche l'inceneritore o le discariche"
 
RIFIUTI. DOTTORINI (IDV): GESENU SI ACCORGE CHE L'INCENERITORE NON CONVIENE, MA VUOL FARLO LO STESSO (MAGARI CON I SOLDI DELLA REGIONE)

"Prima ritardano la raccolta differenziata, poi vengono a spiegarci che l'Umbria è in emergenza. E a darci la ricetta per superare l'emergenza, che ovviamente si chiama inceneritore e ampliamento delle discariche. Sarebbe opportuno che qualcuno chiedesse conto a certe società del perché il Piano dei rifiuti sta fallendo in maniera così clamorosa, magari suggerendo maggiori risultati e meno politica". Oliviero Dottorini, capogruppo Idv in Consiglio regionale, commenta con queste parole le dichiarazioni del presidente di Gesenu Graziano Antonielli in sede di audizione presso la commissione Bilancio del comune di Perugia.
"E' singolare - aggiunge Dottorini - che il presidente di una società tra le principali responsabili della gestione della raccolta differenziata in Umbria oggi venga a lamentare il fatto che siamo in emergenza e a chiedere di realizzare al più presto l'inceneritore. Non solo: quella società ci viene a dire che è disposta a farlo, ma non gli conviene. E quindi, par di capire, dovrà essere la Regione a pagare, almeno in parte. Per giunta le dimensioni dovranno essere di oltre 200mila tonnellate. Ora, su questo tema ogni opinione è preziosa, ma forse abbiamo perso qualche passaggio. Per esempio che Gesenu è una società di gestione e che è abbastanza singolare questo suo interesse verso l'inceneritore, anche perché sia il Piano che le deliberazioni consiliari sono abbastanza chiari in proposito, parlando di separazione netta tra gestori dell'impianto finale e gestori della differenziata. C'è poi da capire cosa si intende quando si afferma che l'inceneritore con la quantità di rifiuti umbri non è economicamente conveniente: si ha in mente di utilizzare anche rifiuti non umbri per farlo funzionare? O si prevede un aumento esagerato delle bollette dei cittadini per rendere economicamente sostenibile tutta la baracca? Attendiamo risposte a queste domande, magari direttamente da chi ha la responsabilità politica della gestione dei rifiuti, per esempio l'assessore regionale, e non da chi è chiamato soltanto a gestire correttamente le politiche sui rifiuti e magari a presentare (e giustificare) gli scarsi risultati raggiunti nella differenziata. A questo proposito, oltre ai costi per conferire in discarica (87 euro) e quelli per conferire all'inceneritore (100 euro), sarebbe stato interessante che il presidente di Gesenu ci avesse presentato anche i costi, o gli utili, di una seria politica di riuso, recupero e raccolta differenziata".
"Le conclusioni a cui giunge il dottor Antonielli - conclude Dottorini - sono in apparenza incomprensibili: l'inceneritore non conviene, ma va fatto. Nel frattempo vanno anche ampliate le discariche. Pietramelina, ormai una bomba ecologica, non verrà chiusa perché è come se già lo fosse. I meccanismi premianti scatteranno solo quando Gesenu sarà in grado di coprire tutto il territorio con la raccolta differenziata. Ce n'è abbastanza per fare scuola al mondo intero: costruiremmo un inceneritore che in partenza è dichiarato non conveniente, tanto che, par di capire, dovremmo prenderci carico di rifiuti non nostri per farlo funzionare. A noi preme solo ricordare che il compito di fare le scelte spetta alla politica. E sarebbe opportuno che Gesenu si preoccupasse di fare bene ciò che in altre parti d'Italia funziona a meraviglia senza scuse né ulteriori ritardi. Soprattutto sarebbe utile scegliesse cosa vuol fare da grande: se occuparsi della raccolta differenziata o dell'inceneritore".
 
Perugia, 12 febbraio 2011
"La solidarietà o è nazionale e attraversa tutti gli schieramenti politici, oppure diviene impossibile per l'Umbria, già in emergenza per politiche poco lungimiranti"

RIFIUTI. DOTTORINI (IDV): GOVERNO CHIEDE SOLIDARIETA', MA I PRIMI A DIRE NO SONO PDL E LEGA. ERRORE OK DELL'UMBRIA SENZA CONDIZIONI

"Il governo nazionale chiede la solidarietà delle regioni italiane per risolvere il problema dei rifiuti campani, ma nelle regioni i primi a dire di no sono proprio le forze che sostengono il governo nazionale. C'è qualcosa che non quadra". Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale, commenta con queste parole l'alzata di scudi di Pdl e Lega che a Roma chiedono la solidarietà delle regioni italiane per la risoluzione dell'emergenza rifiuti e dalle regioni si oppongono a questa decisione.
"Evidentemente - aggiunge Dottorini - qualcuno pensa di poter giocare molte parti nella commedia dei rifiuti campani. Se a Roma Berlusconi chiede aiuto alle regioni per risolvere l'emergenza e dal Veneto il presidente leghista risponde picche, vuol dire che qualcuno fa il furbo. Se da Roma il governo sostenuto da Lega e Pdl si appella al senso di responsabilità delle regioni, poi dall'Umbria quelle stesse forze gridano allo scandalo, vuol dire che c'è qualche opportunismo di troppo. Di cui il governo regionale deve tenere conto, riflettendo a fondo su ciò che si sta verificando. La solidarietà o è nazionale e attraversa tutti gli schieramenti politici, oppure diviene impossibile per una regione come l'Umbria, già in emergenza per politiche di gestione dei rifiuti poco lungimiranti. Il nostro territorio ospita discariche molto vicine al livello di saturazione, già in grado oggi di creare problemi ambientali e tensioni sociali palpabili. Sarebbe un errore dare la disponibilità dell'Umbria al governo nazionale, senza aver verificato che sussistano le condizioni minime per farlo. Per quanto ci riguarda è necessario che il governo si impegni innanzitutto a garantire forti incentivi per la raccolta differenziata spinta e attuata in maniera adeguata, ammettendo gli errori di soluzioni miracolistiche o opportuniste che, a fronte di ripetute promesse disattese, hanno condotto Napoli e la Campania in un disastro senza pari nel mondo occidentale".

Perugia, 30 novembre 2010
"Ritmi lentissimi di crescita, Umbria ferma al 31 per cento. Di questo passo il 65 per cento di differenziata verrà raggiunto tra oltre 20 anni. Altro che inceneritore"

RIFIUTI. DOTTORINI (IDV): EUFORIA DELLA GIUNTA DEL TUTTO FUORI LUOGO. GRAVE RITARDO SUGLI OBIETTIVI DI RACCOLTA DIFFERENZIATA

"L'euforia della Giunta regionale è del tutto fuori luogo. I segnali positivi che arrivano sul fronte della riduzione nella produzione di rifiuti non possono nascondere i dati sconfortanti sulla raccolta differenziata che certificano l'inefficacia delle politiche regionali". Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale, commenta con queste parole quanto affermato oggi nel corso della conferenza stampa promossa dall'assessorato regionale all'Ambiente in occasione della settimana europea per la riduzione dei rifiuti.
"Le cifre fornite dall'Agenzia regionale per l'ambiente sulla raccalta differenziata - spiega Dottorini - ci dicono che l'Umbria, con un incremento di poco più dell'1,5 per cento, rimane al palo e vede come un miraggio gli obiettivi fissati dal Piano dei rifiuti. La distanza è abissale, basti pensare che già nel 2008 la raccolta differenziata avrebbe dovuto essere al 45 per cento, mentre con un anno di ritardo il dato regionale si ferma a poco più del 31 per cento. Nessuno dei quattro Ati riesce a raggiungere i risultati attesi e gli avanzamenti sono così timidi da risultare impercettibili. Sarà quindi molto difficile che, con questi ritmi di crescita, si riesca a soddisfare l'obiettivo del 50 per cento di differenziata previsto per il 2010 e addirittura del 65 per cento entro il 2012. Questi dati piuttosto avvalorano i dubbi di chi ha sempre ritenuto che tutto il Piano regionale dei rifiuti fosse finalizzato ad un unico obiettivo: quello di realizzare uno o più inceneritori. E questo è molto grave".
"La raccolta differenziata - spiega il capogruppo dell'Italia dei Valori - continua a crescere a ritmi dell'1,5 per cento all'anno. Di questo passo l'obiettivo del 65 per cento sarà raggiunto tra oltre 20 anni. Sarebbe interessante capire come si pensa di giungere alla chiusura del ciclo facendo leva su queste performace. C'è da registrare inoltre che il dato è particolarmente preoccupante per i comuni sopra i 15mila abitanti, quelli che più di altri potrebbero contribuire ad un'inversione di tendenza. Sono poche le eccezioni, tra cui Gubbio (50,2 per cento) e Marsciano (52,3 per cento), mentre balzano agli occhi le prestazioni negative di Assisi, che cala del 17 per cento portandosi a poco più del 20 per cento, di Umbertide (dal 41 al 28 per cento) e Orvieto che, con poco più del 12 per cento di raccolta differenziata, rappresenta il fanalino di coda dell'Umbria. Guarda caso si tratta proprio di un comune nel quale è situata una delle discariche regionali. Non registrano particolari passi in avanti nemmeno i due capoluoghi di regione. Perugia si ferma al 32,6 per cento (con un incremento dell'1,1 per centorispetto al 2008), mentre Terni raggiunge il 33,7 per cento con un incremento del 3 per cento. Anche Foligno e Città di Castello ottengono risultati scadenti attestandosi tra il 28 e il 31 per cento. Tra i quattro Ati, quello di Foligno-Spoleto risulta essere il più inadempiente (26,26 per cento), mentre l'Alta Umbria raggiunge il 35,58 per cento. Una situazione - aggiunge Dottorini - a macchia di leopardo che certifica un grave ritardo e in generale come la nostra regione sia lontanissima dagli obiettivi individuati nel Piano regionale dei rifiuti".
"I dati resi disponibili dall'Arpa Umbria - conclude il capogruppo Dottorini - dimostrano che evidentemente in questi anni ci si è concentrati sulle ipotesi di realizzazione di impianti di incenerimento invece che investire sulla raccolta differenziata e su sistemi di differenziazione spinta, magari basandosi su sistemi meccanico-biologici già funzionanti in altre regioni. Per quanto ci riguarda è evidente che con questi dati sarebbe assurdo pensare alla chiusura del ciclo e alla realizzazione di impianti di smaltimento ultimo dei rifiuti. E' bene che la Regione investa prima di tutto per il raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata e non su iniziative che forse stimolano l'appetito di qualche interesse privato, ma che sicuramente non perseguono l'interesse della collettività".

Perugia, 24 novembre 2010

Scarica i dati, relativi all'anno 2009, della raccolta differenziata:

"Giunta spieghi se ha delegato le politiche sui rifiuti a Gesenu o se ritiene ancora di poter dire la propria. Incenerimento garantisce interessi a spese della collettività"

RIFIUTI. DOTTORINI (IDV): GIUNTA SMENTISCA GESENU. DICHIARAZIONI SU PIETRAMELINA GRAVI NEL MERITO E NEL METODO

"Credo sia opportuno che la Giunta regionale smentisca al più presto le affermazioni dell'amministratore delegato di Gesenu. Ogni esitazione ulteriore su questo  tema rischia di gettare un'ombra pesante sull'autorevolezza dell'esecutivo e sul corretto rapporto tra indirizzo politico e gestione. Le dichiarazioni su Pietramelina, oltre ad apparire sfrontate, sono gravi nei contenuti e nel metodo". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale, chiede l'immediata smentita da parte della giunta regionale delle parole pronunciate dall'amministratore delegato di Gesenu, Carlo Noto La Diega, che ieri ha individuato in Pietramelina, già sede di una discarica ormai indecente, il sito idoneo per l'impianto di incenerimento.
"La Giunta - continua Dottorini - dovrebbe spiegare se ha delegato le politiche sui rifiuti a Gesenu o se ritiene ancora di poter dire la propria, magari spiegando i motivi dell'enorme divario tra la raccolta differenziata programmata e quella effettivamente raggiunta. E' singolare e allo stesso tempo significativo che si consenta alla società chiamata a gestire il ciclo dei rifiuti di prospettare soluzioni e individuare i siti. Ricordo solo che, a fronte di una previsione del 65 per cento di raccolta differenziata entro il 2012, in Umbria siamo fermi a poco più del 30 per cento. Sarebbe anche opportuno che qualcuno ricordasse a Gesenu che il Piano regionale prevede che il soggetto che eventualmente gestirà l'impianto di smaltimento finale sia diverso da quello chiamato a gestire la raccolta, per evitare un conflitto di interessi strutturale, a nostro avviso moralmente inaccettabile, economicamente sbagliato e ambientalmente dannoso. Oltre a questo c'è l'obbligo della gara europea aperta alle migliori soluzioni. Ma evidentemente a Gesenu interessa altro, non sentire parlare di riduzione, riuso e corretta differenziazione. D'altro canto è evidente che l'inceneritore sarebbe l'unica soluzione in grado di garantire interessi enormi concentrati nelle mani di pochi soggetti, ovviamente a spese della collettività".

Perugia, 18 novembre 2010
 

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