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Ultime notizie in Rifiuti e raccolta differenziata

"Ritmi lentissimi di crescita, Umbria ferma al 31 per cento. Di questo passo il 65 per cento di differenziata verrà raggiunto tra oltre 20 anni. Altro che inceneritore"

RIFIUTI. DOTTORINI (IDV): EUFORIA DELLA GIUNTA DEL TUTTO FUORI LUOGO. GRAVE RITARDO SUGLI OBIETTIVI DI RACCOLTA DIFFERENZIATA

"L'euforia della Giunta regionale è del tutto fuori luogo. I segnali positivi che arrivano sul fronte della riduzione nella produzione di rifiuti non possono nascondere i dati sconfortanti sulla raccolta differenziata che certificano l'inefficacia delle politiche regionali". Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale, commenta con queste parole quanto affermato oggi nel corso della conferenza stampa promossa dall'assessorato regionale all'Ambiente in occasione della settimana europea per la riduzione dei rifiuti.
"Le cifre fornite dall'Agenzia regionale per l'ambiente sulla raccalta differenziata - spiega Dottorini - ci dicono che l'Umbria, con un incremento di poco più dell'1,5 per cento, rimane al palo e vede come un miraggio gli obiettivi fissati dal Piano dei rifiuti. La distanza è abissale, basti pensare che già nel 2008 la raccolta differenziata avrebbe dovuto essere al 45 per cento, mentre con un anno di ritardo il dato regionale si ferma a poco più del 31 per cento. Nessuno dei quattro Ati riesce a raggiungere i risultati attesi e gli avanzamenti sono così timidi da risultare impercettibili. Sarà quindi molto difficile che, con questi ritmi di crescita, si riesca a soddisfare l'obiettivo del 50 per cento di differenziata previsto per il 2010 e addirittura del 65 per cento entro il 2012. Questi dati piuttosto avvalorano i dubbi di chi ha sempre ritenuto che tutto il Piano regionale dei rifiuti fosse finalizzato ad un unico obiettivo: quello di realizzare uno o più inceneritori. E questo è molto grave".
"La raccolta differenziata - spiega il capogruppo dell'Italia dei Valori - continua a crescere a ritmi dell'1,5 per cento all'anno. Di questo passo l'obiettivo del 65 per cento sarà raggiunto tra oltre 20 anni. Sarebbe interessante capire come si pensa di giungere alla chiusura del ciclo facendo leva su queste performace. C'è da registrare inoltre che il dato è particolarmente preoccupante per i comuni sopra i 15mila abitanti, quelli che più di altri potrebbero contribuire ad un'inversione di tendenza. Sono poche le eccezioni, tra cui Gubbio (50,2 per cento) e Marsciano (52,3 per cento), mentre balzano agli occhi le prestazioni negative di Assisi, che cala del 17 per cento portandosi a poco più del 20 per cento, di Umbertide (dal 41 al 28 per cento) e Orvieto che, con poco più del 12 per cento di raccolta differenziata, rappresenta il fanalino di coda dell'Umbria. Guarda caso si tratta proprio di un comune nel quale è situata una delle discariche regionali. Non registrano particolari passi in avanti nemmeno i due capoluoghi di regione. Perugia si ferma al 32,6 per cento (con un incremento dell'1,1 per centorispetto al 2008), mentre Terni raggiunge il 33,7 per cento con un incremento del 3 per cento. Anche Foligno e Città di Castello ottengono risultati scadenti attestandosi tra il 28 e il 31 per cento. Tra i quattro Ati, quello di Foligno-Spoleto risulta essere il più inadempiente (26,26 per cento), mentre l'Alta Umbria raggiunge il 35,58 per cento. Una situazione - aggiunge Dottorini - a macchia di leopardo che certifica un grave ritardo e in generale come la nostra regione sia lontanissima dagli obiettivi individuati nel Piano regionale dei rifiuti".
"I dati resi disponibili dall'Arpa Umbria - conclude il capogruppo Dottorini - dimostrano che evidentemente in questi anni ci si è concentrati sulle ipotesi di realizzazione di impianti di incenerimento invece che investire sulla raccolta differenziata e su sistemi di differenziazione spinta, magari basandosi su sistemi meccanico-biologici già funzionanti in altre regioni. Per quanto ci riguarda è evidente che con questi dati sarebbe assurdo pensare alla chiusura del ciclo e alla realizzazione di impianti di smaltimento ultimo dei rifiuti. E' bene che la Regione investa prima di tutto per il raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata e non su iniziative che forse stimolano l'appetito di qualche interesse privato, ma che sicuramente non perseguono l'interesse della collettività".

Perugia, 24 novembre 2010

Scarica i dati, relativi all'anno 2009, della raccolta differenziata:

"Giunta spieghi se ha delegato le politiche sui rifiuti a Gesenu o se ritiene ancora di poter dire la propria. Incenerimento garantisce interessi a spese della collettività"

RIFIUTI. DOTTORINI (IDV): GIUNTA SMENTISCA GESENU. DICHIARAZIONI SU PIETRAMELINA GRAVI NEL MERITO E NEL METODO

"Credo sia opportuno che la Giunta regionale smentisca al più presto le affermazioni dell'amministratore delegato di Gesenu. Ogni esitazione ulteriore su questo  tema rischia di gettare un'ombra pesante sull'autorevolezza dell'esecutivo e sul corretto rapporto tra indirizzo politico e gestione. Le dichiarazioni su Pietramelina, oltre ad apparire sfrontate, sono gravi nei contenuti e nel metodo". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale, chiede l'immediata smentita da parte della giunta regionale delle parole pronunciate dall'amministratore delegato di Gesenu, Carlo Noto La Diega, che ieri ha individuato in Pietramelina, già sede di una discarica ormai indecente, il sito idoneo per l'impianto di incenerimento.
"La Giunta - continua Dottorini - dovrebbe spiegare se ha delegato le politiche sui rifiuti a Gesenu o se ritiene ancora di poter dire la propria, magari spiegando i motivi dell'enorme divario tra la raccolta differenziata programmata e quella effettivamente raggiunta. E' singolare e allo stesso tempo significativo che si consenta alla società chiamata a gestire il ciclo dei rifiuti di prospettare soluzioni e individuare i siti. Ricordo solo che, a fronte di una previsione del 65 per cento di raccolta differenziata entro il 2012, in Umbria siamo fermi a poco più del 30 per cento. Sarebbe anche opportuno che qualcuno ricordasse a Gesenu che il Piano regionale prevede che il soggetto che eventualmente gestirà l'impianto di smaltimento finale sia diverso da quello chiamato a gestire la raccolta, per evitare un conflitto di interessi strutturale, a nostro avviso moralmente inaccettabile, economicamente sbagliato e ambientalmente dannoso. Oltre a questo c'è l'obbligo della gara europea aperta alle migliori soluzioni. Ma evidentemente a Gesenu interessa altro, non sentire parlare di riduzione, riuso e corretta differenziazione. D'altro canto è evidente che l'inceneritore sarebbe l'unica soluzione in grado di garantire interessi enormi concentrati nelle mani di pochi soggetti, ovviamente a spese della collettività".

Perugia, 18 novembre 2010

"Ritmi lentissimi di crescita, Umbria ferma al 31 per cento. Di questo passo il 65 per cento di differenziata verrà raggiunto tra oltre 20 anni. Altro che inceneritore"

"I dati sono sconfortanti e certificano l'inefficacia delle politiche regionali sulla raccolta differenziata. Le cifre fornite dall'Agenzia regionale per l'ambiente ci dicono infatti che l'Umbria, con un incremento di poco più dell'1,5 per cento, rimane al palo e vede come un miraggio gli obiettivi fissati dal Piano dei rifiuti. La distanza è abissale, basti pensare che già nel 2008 la raccolta differenziata avrebbe dovuto essere al 45 per cento, mentre con un anno di ritardo il dato regionale si ferma a poco più del 31 per cento. Nessuno dei quattro Ati riesce a raggiungere i risultati attesi e gli avanzamenti sono così timidi da risultare impercettibili. Sarà quindi molto difficile che, con questi ritmi di crescita, si riesca a soddisfare l'obiettivo del 50 per cento di differenziata previsto per il 2010 e addirittura del 65 per cento entro il 2012. Questi dati avvalorano i dubbi di chi ha sempre ritenuto che tutto il Piano regionale dei rifiuti fosse finalizzato ad un unico obiettivo: quello di realizzare uno o più inceneritori. E questo è molto grave". Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale, commenta con queste parole i dati forniti dall'Arpa relativi all'anno 2009 sulla produzione dei rifiuti in Umbria e sulle percentuali di raccolta differenziata.
"La raccolta differenziata - spiega il capogruppo dell'Italia dei Valori - continua a crescere a ritmi dell'1,5 per cento all'anno. Di questo passo l'obiettivo del 65 per cento sarà raggiunto tra oltre 20 anni. Sarebbe interessante capire come si pensa di giungere alla chiusura del ciclo facendo leva su queste performace. C'è da registrare che il dato è particolarmente preoccupante per i comuni sopra i 15mila abitanti, quelli che più di altri potrebbero contribuire ad un'inversione di tendenza. Sono poche le eccezioni, tra cui Gubbio (50,2 per cento) e Marsciano (52,3 per cento), mentre balzano agli occhi le prestazioni negative di Assisi, che cala del 17 per cento portandosi a poco più del 20 per cento, di Umbertide (dal 41 al 28 per cento) e Orvieto che, con poco più del 12 per cento di raccolta differenziata, rappresenta il fanalino di coda dell'Umbria. Guarda caso si tratta proprio di un comune nel quale è situata una delle discariche regionali. Non registrano particolari passi in avanti nemmeno i due capoluoghi di regione. Perugia si ferma al 32,6 per cento (con un incremento dell'1,1 per centorispetto al 2008), mentre Terni raggiunge il 33,7 per cento con un incremento del 3 per cento. Anche Foligno e Città di Castello ottengono risultati scadenti attestandosi tra il 28 e il 31 per cento. Tra i quattro Ati, quello di Foligno-Spoleto risulta essere il più inadempiente (26,26 per cento), mentre l'Alta Umbria raggiunge il 35,58 per cento. Una situazione - aggiunge Dottorini - a macchia di leopardo che certifica un grave ritardo e in generale come la nostra regione sia lontanissima dagli obiettivi individuati nel Piano regionale dei rifiuti. Qualche segnale positivo arriva sul fronte della produzione dei rifiuti che diminuisce di circa 16mila tonnellate, pari a quasi il 3 per cento rispetto al 2008. Purtroppo non si può dire lo stesso per quanto riguarda la differenziata".
"I dati resi disponibili dall'Arpa Umbria - conclude il capogruppo Dottorini - dimostrano che evidentemente in questi anni ci si è concentrati sulle ipotesi di realizzazione di impianti di incenerimento invece che investire sulla raccolta differenziata e su sistemi di differenziazione spinta, magari basandosi su sistemi meccanico-biologici già funzionanti in altre regioni. Per quanto ci riguarda è evidente che con questi dati sarebbe assurdo pensare alla chiusura del ciclo e alla realizzazione di impianti di smaltimento ultimo dei rifiuti. E' bene che la Regione investa prima di tutto per il raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata e non su iniziative che forse stimolano l'appetito di qualche interesse privato, ma che sicuramente non perseguono l'interesse della collettività".

Perugia, 25 ottobre 2010

Scarica i dati, relativi all'anno 2009, della raccolta differenziata:

"Sperimentare il modello Vedelago per evitare soluzioni avventate su discariche oramai giunte al limite della loro funzionalità. Piano dei rifiuti non si applica a pezzi"
RIFIUTI. DOTTORINI (IDV): DA ROMETTI RISPOSTE EVASIVE E PREOCCUPANTI. SCONGIURARE IL PERICOLO DELL'ARRIVO DI RIFIUTI DA FUORI REGIONE

"Sarebbe avventato pensare all'ampliamento delle discariche della regione senza avere prima definito e verificato l'applicazione delle misure di contenimento, differenziazione spinta e corretta gestione previste dal Piano regionale dei rifiuti. Un Piano che non può essere applicato a pezzi e senza aver fatto tutto quanto necessario per garantire la massima sicurezza ai cittadini. E' tutta da verificare, per esempio, l'efficacia delle modalità di contenimento dei rifiuti e raccolta differenziata che i singoli comuni e le aziende di gestione stanno mettendo in atto. Non ci risulta per esempio che la raccolta differenziata stia procedendo in maniera uniforme e corretta su tutto il territorio regionale, così come pare allontanarsi l'ipotesi di sperimentare metodi di preselezione sul modello Vedelago. Tutta l'attenzione si concentra sulle discariche e sull'inceneritore. Il che è molto grave". Con queste parole, il capogruppo regionale dell'Italia dei valori, Oliviero Dottorini, commenta la risposta da parte della giunta regionale all'interrogazione, presentata nel giugno scorso, in merito al nuovo Piano dei rifiuti, alla sperimentazione di sistemi avanzati di trattamento e pretrattamento e alla situazione delle discariche in Umbria.
"Nella risposta alla nostra interrogazione - spiega Dottorini - ci si dice che, per quanto riguarda i rifiuti speciali, il rispetto del principio di prossimità non può ledere il diritto di iniziativa privata. Noi riteniamo invece che il Piano dei rifiuti parli chiaro e che la Regione debba adoperarsi perché non si ricorra né all'esportazione, né all'importazione di rifiuti. Ci si dice inoltre che relativamente alla sperimentazione di modelli innovativi, come quello di Vedelago, la competenza è degli Ati. Come se la Regione potesse disinteressarsi della questione. Noi riteniamo invece che sia arrivato il momento di valutare la possibilità di ospitare impianti avanzati di trattamento dei rifiuti in modo meccanico-biologico sul modello Vedelago, centro che dal 1999 gestisce un impianto di stoccaggio e selezione meccanica di rifiuti con livelli di differenziazione elevatissimi, alte performance di rendimento e massima compatibilità ambientale. Non ci risulta che gli Ati prendano in considerazione questa esigenza. Il che è a nostro avviso molto grave".
"Riguardo ai controlli - aggiunge Dottorini - ci si dice che i controlli di routine sono stati fatti e che non risultano segnalazioni di illegalità, ma si evita di rispondere in merito all'intenzione di instaurare da subito meccanismi di controllo, informazione e partecipazione per quanto riguarda il sistema di monitoraggio delle discariche esistenti e oramai giunte al limite della loro funzionalità. Belladanza a Città di Castello e le Crete ad Orvieto devono dotarsi a nostro avviso di strumenti di monitoraggio moderni, che rendano possibile un reale controllo da parte dei cittadini attraverso la rete, in modo da eliminare quelle barriere burocratiche che hanno determinato fino ad ora un distacco sociale tra cittadini e pubblica amministrazione. La Regione - aggiunge Dottorini - dovrebbe informare i cittadini in maniera trasparente sullo stato effettivo dei controlli e del monitoraggio delle discariche, a iniziare da quelle di Orvieto e Città di Castello. Dall'assessore Rometti, invece, riceviamo solo risposte evasive che non ci rassicurano rispetto alla effettiva attivazione di sistemi di monitoraggio continui che garantiscano, anche con forme di partecipazione e informazione costante, le popolazioni sotto il profilo della inesistenza di problemi o rischi per la salute o per l'ambiente. E' necessario intensificare i controlli sulle stazioni di trasferenza per scongiurare il pericolo dell'arrivo dei rifiuti, anche speciali, da fuori regione in palese contrasto con il principio di 'prossimità' e autosufficienza, cardine del nuovo Piano dei rifiuti".
 
Perugia, 24 settembre 2010
"Qualcuno preferisce ingrandire Belladanza invece che puntare sulla differenziazione spinta. Prendere seriamente in considerazione il modello Vedelago"



"Nel silenzio più assordante l'Ati1 sta elaborando il Piano d'ambito previsto dal nuovo Piano regionale dei rifiuti, approvato oramai più di un anno fa dal Consiglio regionale, senza tenere conto delle osservazioni dei comitati civici e senza valutare le ragioni del buon senso economico ed ambientale. Eppure proprio quest'ambito, non condizionato da impiantistica già esistente, avrebbe le condizioni per applicare le soluzioni più avanzate tecnologicamente e di minor impatto ambientale, come ad esempio il sistema Vedelago. Ma evidentemente qualcuno preferisce concentrarsi sull'impiantistica finale, sia essa rappresentata dalle discariche o dai termovalorizzatori, piuttosto che mettere in atto tutte le azioni per ridurre la produzione di rifiuti, incentivare la raccolta differenziata e puntare sulla preselezione spinta. Questo atteggiamento è molto grave e per quanto ci riguarda ci rifiuteremo di applicare il Piano dei rifiuti a pezzi, assecondando interessi più o meno trasparenti". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo in Consiglio regionale dell'Italia dei Valori, e Roberto Lensi, capogruppo in Consiglio comunale, intervengono sulla redazione del Piano d'ambito di gestione dei rifiuti che l'Ati1 sembra intenzionato ad approvare nei prossimi giorni.
"Non si capisce come mai - aggiungono Dottorini e Lensi - si continuino a perseguire logiche di progettazione antiquate, senza prendere in considerazione le soluzioni più avanzate. Come se non bastasse l'accordo capestro per la rimodulazione dei rifiuti, che ha portato la discarica di Belladanza all'esaurimento e le casse del comune di Città di Castello a un danno senza precedenti, ora si pensa di procedere senza coinvolgere la cittadinanza, con procedimenti di partecipazione formali e attuati in modo da rendere impossibile la presenza dei cittadini. Eppure ciò che si cerca di far passare sopra la testa della popolazione rappresenta il futuro di tutta la gestione integrata del ciclo dei rifiuti, dalla raccolta differenziata allo smaltimento ultimo. Il silenzio che regna attorno a questa vicenda sembra dare ragione a chi prevede, ancora una volta, scelte fatte contro gli interessi del territorio".
"E' necessario - concludono Dottorini e Lensi - che i soggetti dell'Ati1 prendano in considerazione la possibilità di ospitare impianti avanzati di trattamento dei rifiuti sul modello Vedelago, centro di consolidata esperienza che da anni gestisce impianti di stoccaggio e selezione meccanica di rifiuti con livelli di differenziazione elevatissimi, alte performance di rendimento e massima compatibilità ambientale. Quel modello non può essere ignorato in sede di attuazione del nuovo Piano regionale dei rifiuti, anche per rivedere le previsioni di possibili ampliamenti di siti che negli anni hanno subito le conseguenze di politiche insensibili alla raccolta differenziata e molto attente agli interessi extraterritoriali. Il Piano d'ambito elaborato è a nostro avviso ricco di incongruenze ed errori tecnici ben documentati dal Comitato che si sta battendo per una gestione razionale dell'impianto di Belladanza. Paiono non tornare le distanze tra la discarica e il torrente Gracciata, non vengono presi in considerazione i tre fronti franosi che l'Autorità di bacino del Tevere indica come gravi e pericolosi e non si tiene in adeguata considerazione l'aumento insostenibile del transito dei mezzi pesanti nella frazione di Santa Lucia. Ma soprattutto non si ritiene possibile l'applicazione di un modello".
"Altro interrogativo riguarda il futuro di Sogepu, la società partecipata dal Comune che gestisce i servizi per la gestione integrata dei rifiuti: qualcuno si sta domandando il perché dell'insistenza con cui un'altra società perugina, ben più robusta, sta sollecitando la gara per l'assegnazione della gestione dei rifiuti, per tutto l'Ati 1, ad un'unica ditta?"

Città di Castello, 3 luglio 2010
Interrogazione a Rometti: "Il nuovo Piano dei rifiuti non si può applicare a pezzi. Necessario intensificare controlli e monitoraggi per garantire la salute dei cittadini"
 
RIFIUTI. DOTTORINI (IDV): SPERIMENTARE MODELLO VEDELAGO PER EVITARE SOLUZIONI AVVENTATE SU DISCARICHE ORVIETO E CITTA' DI CASTELLO

"Il nuovo Piano regionale dei rifiuti non potrà essere applicato a pezzi. È necessario rendere capillare il sistema di raccolta domiciliare, applicare in tutti i comuni il principio di modularità delle tariffe facendo pagare le famiglie in base ai rifiuti realmente prodotti e sperimentare sin da ora sistemi innovativi di trattamento e pretrattamento dei rifiuti, così come indicato dal Piano stesso. In particolare gli Ati1 e Ati4 sono nelle condizioni di poter adottare le soluzioni più avanzate e vantaggiose, come il sistema Vedelago, per far fare un salto di qualità al nostro modello integrato di gestione dei rifiuti. Al tempo stesso bisogna intensificare i controlli sulle stazioni di trasferenza per scongiurare il pericolo dell'arrivo dei rifiuti da fuori regione in palese contrasto con il principio di 'prossimità', cardine del nuovo Piano. Sarebbe avventato pensare all'ampliamento delle discariche senza prima avere definito e verificato l'applicazione delle misure di contenimento, differenziazione spinta e corretta gestione previste dal Piago regionale". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale, annuncia di aver presentato un'interrogazione urgente alla Giunta in merito al nuovo Piano dei rifiuti e alla situazione delle discariche in Umbria.
"È passato un anno esatto dall'approvazione del Piano e non sappiamo ancora se gli indirizzi e la gerarchia di interventi contenuti nella legge abbiano trovato una corretta applicazione - continua l'esponente dell'Italia dei Valori -. Il Piano prevede che siano gli Ati, su indirizzo della Regione, a sviluppare le politiche locali di gestione dei rifiuti, ed è per questo che chiediamo se la Giunta non ritenga arrivato il momento di valutare la possibilità di ospitare impianti avanzati di trattamento dei rifiuti sul modello Vedelago, centro che dal 1999 gestisce un impianto di stoccaggio e selezione meccanica di rifiuti con livelli di differenziazione elevatissimi, alte performance di rendimento e massima compatibilità ambientale. Quel modello deve essere preso seriamente in considerazione dalla Regione in sede di attuazione del nuovo Piano regionale dei rifiuti, anche per rivedere le previsioni di possibili ampliamenti di siti che negli anni hanno subito le conseguenze di politiche poco attente alla raccolta differenziata e molto sensibili all'importazione di rifiuti da fuori regione".
"Non bisogna poi perdere di vista il problema della sicurezza e del rispetto dei vincoli ambientali e si fa sempre più urgente instaurare da subito meccanismi di controllo, informazione e partecipazione per quanto riguarda il sistema di monitoraggio delle discariche esistenti e oramai giunte al limite della loro funzionalità - continua il capogruppo dell'Italia dei Valori -. Belladanza a Città di Castello e le Crete ad Orvieto devono dotarsi di strumenti di monitoraggio moderni, che rendano possibile un reale controllo da parte dei cittadini attraverso la rete, in modo da eliminare quelle barriere burocratiche che hanno determinato fino ad ora un distacco sociale tra cittadini e pubblica amministrazione".

Perugia, 31 maggio 2010


 "È una novità importante, che deve essere presa seriamente in considerazione dall'Ati1. Anche per scongiurare l'ipotesi di ampliamento di Belladanza"

 


"Occorre che l'Ati1 si faccia carico della sperimentazione in Umbria del sistema di gestione integrata dei rifiuti modello Vedelago. Il nuovo Piano regionale approvato offre questa possibilità, per questo chiediamo che sia proprio l'ambito territoriale 1 a farsi promotore di un'iniziativa all'avanguardia e rispettosa dell'ambiente, che nei territori in cui viene applicata ha risolto in maniera efficace il problema dei rifiuti. A guadagnarne sarebbero l'economia, le ragioni ambientali e i cittadini che potrebbero vedere evitato l'ulteriore ampliamento della discarica di Belladanza". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale e presidente della commissione Bilancio e Affari istituzionali, lancia la proposta di una sperimentazione anche in Umbria del sistema Vedelago.
"Purtroppo - spiega Dottorini - anni di politiche miopi nella gestione dei rifiuti e la completa subalternità dell'amministrazione comunale di Città di Castello alle esigenze perugine hanno portato a un rapido esaurimento dell'impianto di Belladanza. Oggi sarebbe interessante quantificare il danno economico e ambientale che certe politiche hanno prodotto al territorio. Ma ci piace essere propositivi e elaborare progetti in grado di dare risposte serie a problemi per troppi anni lasciati colpevolmente senza soluzione. Il centro di Vedelago gestisce dal 1999 un impianto di stoccaggio e selezione meccanica di rifiuti ai fini del recupero dei materiali, raggiungendo livelli di differenziazione elevatissimi. L'attività consiste nel ricevere le frazioni secche riciclabili, selezionarle in base alla composizione merceologica, compiere le operazioni necessarie per la riduzione volumetrica, gestire la fase di destinazione in uscita delle singole tipologie di materiali che, in relazione alla possibilità di riutilizzo, vengono consegnati a impianti di seconda lavorazione o a specifiche aziende che li impiegano nei loro cicli produttivi. All'impianto di riciclo conferiscono i comuni, singoli o consorziati, e le aziende produttive che attuano la raccolta differenziata. È una novità importante - aggiunge l'esponente dell'Idv - che deve essere presa seriamente in considerazione da parte dell'Ati1 in sede di attuazione del nuovo Piano regionale dei rifiuti, in conformità del quale occorre ridurre i rifiuti all'origine, aumentare la raccolta differenziata e sviluppare una filiera del riciclo che garantisca l'autosufficienza di ambito attraverso la più moderna e sicura impiantistica, che rispetti l'ambiente e il paesaggio della nostra regione".
"Per un Piano di gestione dei rifiuti che ha l'ambizione di essere moderno, come quello umbro - conclude Dottorini - l'esperienza di Vedelago è importantissima e molto conveniente in termini sia economici che ambientali. Certo, sicuramente ridurrà il business delle aziende di gestione, ma è in grado di garantire maggiore occupazione, flessibilità impiantistica, sicurezza e risparmi concreti per i cittadini, risolvendo la tragica situazione che gli abitanti limitrofi alla discarica di Belladanza si trovano a dover affrontare ogni giorno. Per questo il modello Vedelago deve essere studiato e attivato, almeno in via sperimentale, anche nell'Ati1 con l'obiettivo di dare vita ad una politica industriale attiva, in grado di incentivare la realizzazione di una vera e propria filiera industriale del riciclaggio e del riuso, perseguendo in modo rigoroso l'opzione "rifiuti zero" per indirizzare una moderna gestione integrata de rifiuti".
 
Perugia, 4 febbraio 2010
L'accordo voluta dal Sindaco Cecchini ha portato risultati disastrosi in termini ambientali e di raccolta differenziata e fallimentari in termini economici. No a decreti d'urgenza"
 
BELLADANZA. DOTTORINI (IDV): LA SATURAZIONE DELLA DISCARICA E' FRUTTO DELL'ACCORDO DI RIMODULAZIONE DEL FLUSSO DEI RIFIUTI

"La situazione che si è venuta a creare a Belladanza è il frutto di anni di malgoverno locale, di 'turismo dei rifiuti' e di zerbinate verso i territori del perugino. Le ipotesi di decreti d'urgenza o ordinanze per ampliare la discarica o prolungare l'accordo di rimodulazione del flusso dei rifiuti sarebbero un fatto gravissimo che non farebbe che confermare le incapacità dell'amministrazione locale. Noi ci opporremo fin da ora con tutte le nostre forze perché questo non accada e perchè i cittadini vengano veramente coinvolti nel processo decisionale in corso". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori a Palazzo Cesaroni commenta la notizia della saturazione della discarica di Belladanza a Città di Castello e il suo stop momentaneo dovuto alla scadenza dei tempi tecnici dell'accordo di rimodulazione dei rifiuti.
"Da tempo abbiamo denunciato che i risultati dell'accordo capestro firmato dal Sindaco Cecchini, avrebbero portato la discarica a riempirsi all'inverosimile, provocando effetti negativi per l'ambiente e la salute dei cittadini e danni incalcolabili dal punto di vista economico - ha detto Dottorini -. Basti ricordare che l'accordo prevedeva che che noi portassimo i nostri rifiuti al preselettore di Perugia pagando 60-63 euro a tonnellata, ricevendo indietro una quantità di rifiuti enorme da tutta l'area del perugino ad appena 20 euro a tonnellata che di fatto ha saturato la capacità della discarica. Questo, unito al disastroso deficit accumulato negli anni passati in termini di raccolta differenziata ci consegnano una discarica oramai satura e prossima all'ampliamento. Tutti oramai sanno che l'Amministrazione comunale ha già pronto il progetto di ulteriori venti ettari della discarica che costerà circa 770mila euro - ha ricordato l'esponente dell'Italia dei Valori -, investimento che sarà poi recuperato dallo smaltimento di rifiuti speciali. Il Comune deve farla finita con questi metodi, che prevedono di far cassa attraverso il recepimento dei rifiuti. E' di fine settembre infatti l'assestamento di bilancio approvato dalla Giunta che prevede un'entrata extra di 930mila euro derivata dal conferimento in discarica di rifiuti speciali, e di inizio anno l'aumento del 15 per cento della tassa sui rifiuti. Oltretutto i cittadini non ne possono più di vedersi aumentare le tasse e non sapere per cosa vengono impegnate le entrate extra - continua il Presidente della Commissione Bilancio e Affari istituzionali -. Sogepu aveva promesso di attivare nel proprio sito web il monitoraggio della discarica di Belladanza, ad oggi ancora non c'è nè traccia. Questi sono i comportamenti che distaccano sempre più cittadini e istituzioni".
"Ci troviamo alle soglie dell'applicazione del nuovo Piano regionale dei rifiuti e dobbiamo quindi trovare un'alternativa al  sistema delle discariche che danneggiano i cittadini e rischiano di inquinare ambiente e territorio. Per fare questo - conclude Dottorini - occorre,  per esempio, che nell'Ati 1 si sperimentino soluzioni moderne come quella di  Vedelago molto conveniente in termini sia economici che ambientali, che garantisce maggiore occupazione, flessibilità impiantistica, sicurezza e risparmi concreti per i cittadini".
 
Perugia, 17 dicembre 2009
"Ancora insufficiente il dato di Perugia e Terni, mentre chi fa il porta a porta va oltre il 60 per cento. Superare le discariche e puntare sul sistema Vedelago"


RIFIUTI/UMBRIA. NEL 2008 RACCOLTA DIFFERENZIATA FERMA AL 29,8 PER CENTO. ORVIETO E CITTA' DI CASTELLO FANALINI DI CODA

"Anche quest'anno i dati della raccolta differenziata in Umbria sono tutt'altro che confortanti. Mentre i rifiuti crescono dell'1,48 per cento, la raccolta differenziata si attesta al 29,82 per cento, ben lontana dal 45 per cento fissato dalla normativa nazionale. Fanalini di coda tra le città sopra ai 15mila abitanti sono ancora una volta Orvieto che scende all'11,17 per cento di differenziazione e Città di Castello che peggiora ancora il proprio dato fermandosi al 16,39 per cento. Le migliori performance vanno al comune di Gubbio che sale dal 36 al 47,11 per cento e a Marsciano che raggiunge il 44,55 per cento". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale commenta i dati 2008 relativi alla Certificazione della produzione di rifiuti urbani e della raccolta differenziata in Umbria.
"Questi dati - ha detto l'esponente dell'Italia dei Valori - sono lo specchio di una regione che procede a due velocità: da una parte i comuni virtuosi che superano addirittura la soglia fissata per legge, dall'altra le cattive amministrazioni che peggiorano persino i già pessimi risultati del 2007, scendendo a percentuali a dir poco scandalose e degne di ben altre realtà del paese. In mezzo troviamo i capoluoghi di provincia, Perugia e Terni, che non a caso si attestano su un dato medio attorno al 30 per cento, incapaci di far fare il salto di qualità all'intera regione. Discariche oramai piene e impianti di incenerimento che faticano a rispettare le più basilari norme sull'inquinamento sono il risultato di anni di attendismo e di scelte sbagliate. Occorre subito dare gambe al nuovo Piano regionale dei rifiuti e concentrarci soprattutto sulla riduzione dei rifiuti e sulla raccolta differenziata 'porta a porta'. Da dati ufficiosi per l'anno in corso sappiamo infatti che nei quartieri delle città dove è partita la raccolta differenziata domiciliare la percentuale è già balzata a oltre il 60 per cento. Questo avviene anche in quelle realtà, come Città di Castello, che fino al 2008 si sono distinte per politiche di gestione arretrate, come i dati dimostrano. La raccolta porta a porta paga, nonostante in molti non applichino la tariffazione puntuale sulla base del principio "chi meno inquina meno paga". Molti comuni, infatti, ignorano completamente quanto previsto nel Piano dei rifiuti, vale a dire la necessità di passare da tassa a tariffa sulla base della quantità di rifiuti indifferenziati realmente prodotti dalle famiglie".
"In ogni caso sono comunque incoraggianti i risultati di chi ha puntato con decisione sulla raccolta differenziata. Il che dimostra come le nostre richieste fossero quanto mai fondate e come allo stesso tempo fatichino a trovare un'attivazione concreta in molti comuni, compresi quelli dei due capoluoghi di provincia che invece rappresentano un'alta percentuale della popolazione regionale. Deve essere chiaro a tutti che il superamento del sistema di discariche sarà possibile solo attraverso le politiche virtuose degli Ati e dei comuni. Chi continuerà a comportarsi in modo arretrato non potrà accedere ai contributi regionali. Dobbiamo dire basta al sistema delle discariche e chiudere quelle oramai esaurite che danneggiano i cittadini e rischiano di inquinare ambiente e territorio. Per fare questo - conclude Dottorini - occorre sperimentare soluzioni moderne, come quella di  Vedelago, molto conveniente in termini sia economici che ambientali, che garantisce maggiore occupazione, flessibilità impiantistica, sicurezza e risparmi concreti per i cittadini".

Perugia, 3 dicembre 2009
 

In evidenza

Raccolta differenziata in Umbria - Rapporto 2013

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Guarda le proposte di legge presentate da Oliviero Dottorini nel corso della IX legislatura:
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