"Emerge un quadro desolante, fatto di favori e raccomandazioni. Continueremo a batterci contro questo sistema"
"Dobbiamo chiederci cosa penseranno i tanti giovani in cerca di lavoro leggendo le prime intercettazioni dell'inchiesta condotta dal Pm Sottani, dove sembra mettersi in evidenza un intreccio esplicito tra politica, favori e clientele". E' la reazione di Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale, alla pubblicazione delle prime intercettazioni riguardanti l'inchiesta condotta dal Pm Sottani e l'informativa dei Carabinieri di Perugia secondo la quale emerge "un quadro ben consolidato di gestione del potere finalizzata chiaramente al clientelismo".
"Non sta a noi - aggiunge Dottorini - giudicare la rilevanza penale di quanto sta emergendo dalle indagini, ma dai primi brandelli di atti giudiziari pubblicati dai quotidiani affiora un quadro desolante, fatto di scambi, favori e raccomandazioni, che rischia di confermare i dubbi dei tanti giovani e meno giovani che ritengono che non sia possibile vincere un bando o accedere a un posto di lavoro senza raccomandazioni politiche o senza avere qualche santo in paradiso. Contro certi sistemi, che inquinano e rischiano di contaminare la nostra stessa convivenza civile, continueremo a batterci al di là dell'indagine in corso e auspichiamo che la Magistratura giunga al più presto a comporre un quadro definito. In gioco c'è la credibilità di un sistema e dobbiamo fare in modo che da questa vicenda, al di là dei rilievi giudiziari, si tragga anche una lezione politica".
Perugia, 14 ottobre 2010
Scarica le intercettazioni apparse nei giornali locali:
"A quanto pare non c'è alcuna intenzione di trasferire il servizio psichiatrico nella sua interezza. L'attuale struttura rimarrà distaccata senza una reale integrazione"
"Trasferire le competenze della struttura nota come 'Repartino', che afferisce alla Asl2, all'azienda ospedaliera di Perugia avrà l'effetto di disgregare il dipartimento di salute mentale o di creare una duplicazione per motivi poco comprensibili, andando così in contrasto anche con la normativa nazionale. Non è chiaro quale sia l'obiettivo: forse creare un nuovo primariato? Sarebbe molto grave, soprattutto in tempi di ristrettezze economiche e di necessità di contenimento delle spese. Per una soluzione reale al problema della mancata integrazione del Servizio psichiatrico di diagnosi e cura di Perugia nella rete degli ospedali è necessaria una convenzione tra la stessa Asl 2 e l'azienda ospedaliera che dovrebbe normalmente regolare sia la collocazione del repartino negli stabilimenti ospedalieri che i rapporti tra il servizio psichiatrico di diagnosi e cura e gli altri servizi ospedalieri in uno spirito di reciproca utilità ed integrazione, nell'interesse dei cittadini utenti". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei valori in Consiglio regionale, commenta la risposta che l'assessore ha dato oggi in aula all'interrogazione che lo stesso Dottorini ha presentato relativamente al mancato trasferimento del Servizio psichiatrico di diagnosi e cura, meglio conosciuto come 'Repartino', presso l'Ospedale Santa Maria della Misericordia. "Sia la normativa nazionale - spiega il capogruppo dell'Idv - che il Piano sanitario regionale ribadiscono che il Dipartimento di salute mentale (Dsm) è l'organismo di coordinamento ed integrazione della rete dei servizi di salute mentale (composta dai centri di salute mentale, comunità terapeutiche e centri diurni, servizi psichiatrici di diagnosi e cura) finalizzata a garantire programmi di cura e riabilitazione individualizzati, continuità terapeutica, integrazione con soggetti ed istituzioni del pubblico, del privato e della società nella sua interezza. I Servizi psichiatrici di diagnosi e cura (Spdc) sono dunque parte integrante della rete dei servizi della salute mentale e dei Dipartimenti di salute mentale delle Asl della nostra regione. Passare ora le competenze del Servzio psichiatrico all'azienda ospedaliera rischia di far mancare un pezzo importante a tale rete di servizi. Serve integrazione tra servizi e non passaggio di competenze". "Quello che è a rischio - conclude Dottorini - è la tenuta del sistema, soprattutto tenendo conto del forte aumento dei disturbi psichici e dell'affievolirsi delle risposte dei servizi territoriali. In gioco c'è una reputazione che i servizi psichiatrici dell'Umbria si sono guadagnati sul campo. Per questo auspichiamo che si arrivi entro l'anno alla stipula di una convenzione in grado di garantire una reale integrazione del repartino nella struttura ospedaliera del Silvestrini".
Questa è la nota che il Gruppo consiliare dell'Italia dei valori ha proposto oggi alla coalizione di maggioranza, con la sottolineatura del fatto che l'Idv ritiene fondamentale che la giunta regionale si consideri parte lesa in questa vicenda:
"A seguito del confronto di maggioranza intendiamo rendere note all'opinione pubblica le seguenti valutazioni:
La sanità umbra risalta nel panorama nazionale per avere i conti in ordine e per essere stata presa a modello da parte del governo nazionale nella definizione dei decreti attuativi del federalismo fiscale. Respingiamo, pertanto, ogni tentativo di screditare il sistema sanitario regionale.
Gli elementi di cui la giunta regionale è a conoscenza, riconducibili all'attività inquirente dell'autorità giudiziaria, verso la quale rinnoviamo i nostri sentimenti di rispetto e piena fiducia, non appaiono allo stato attuale completamente delineati.
Esprimiamo apprezzamento per le decisioni assunte nella giornata di ieri dalla Giunta Regionale, volte ad assicurare serenità all'attività gestionale ed amministrativa dell'Agenzia Umbria Sanità, in una fase importante di riorganizzazione e razionalizzazione della spesa sanitaria.
Riteniamo necessario che in seno al Consiglio Regionale, avvalendosi degli strumenti in essere, a partire dal Comitato per il Monitoraggio e la Vigilanza sull'Amministrazione Regionale e dalla commissione consiliare competente in materia sanitaria, si debbano sviluppare con rigore tutti gli approfondimenti del caso volti a rafforzare gli elementi di trasparenza della gestione della sanità regionale, portando le conclusioni di tali approfondimenti all'attenzione del Consiglio regionale. Ciò nella chiarezza dei ruoli e senza che ciò determini interferenza con le indagini in corso.
Alla ricerca della verità nella trasparenza nuoce ogni strumentalizzazione politica. Giudichiamo, pertanto, come strumentali e sbagliate le posizioni assunte dai rappresentanti del PDL umbro perché portano ad un rimpallo di responsabilità e a un atteggiamento di scaricabarile che nuoce alla limpida valutazione dei fatti".
"Urgente informativa della giunta in consiglio regionale. Necessario rivedere norme per nomine, incarichi e appalti"
"Una decisione doverosa, nessuno avrebbe compreso un atteggiamento diverso. Casomai c'è da chiedersi perché la Giunta si sia limitata a revocare l'incarico per la sola Agenzia Umbria Sanità. Per quanto ci riguarda occorre che la direttrice prenda atto dell'inopportunità di continuare a dirigere un'azienda pubblica che risulta coinvolta in un inchiesta dai contorni tutt'altro che rassicuranti. Si fa sempre più urgente per la Giunta la necessità di venire in Consiglio regionale a riferire su quanto sta succedendo, evitando di dare adito a supposizioni e dubbi". Con queste parole Oliviero Dottorini, Capogruppo dell'Italia del Valori in Consiglio regionale, commenta la decisione della Giunta regionale di revocare l'incarico di direttore dell'Agenzia Umbria Sanità alla dottoressa Maria Gigliola Rosignoli. "Quello assunto stamattina dalla Giunta regionale - continua Dottorini - è sicuramente un segnale di rigore che riteniamo possa essere il primo passo per fare chiarezza su una vicenda che sta mettendo a rischio la credibilità dell'intero sistema sanitario regionale. Non possiamo che ribadire che è giunto il momento di guardare in profondità alle modalità di gestione delle risorse pubbliche nel settore sanità e non solo, così come alle modalità di conferimento degli incarichi e degli appalti". "E' interesse di tutti - aggiunge il capogruppo dell'Italia dei Valori - sgomberare immediatamente il campo da equivoci che proiettano un'ombra pesante sul sistema sanitario regionale e sulle modalità di gestione degli appalti pubblici, rischiando di trascinare le istituzioni regionali in uno scandalo senza precedenti. Non possiamo permetterci di aspettare che sia la Magistratura, alla quale va la nostra piena fiducia, a indicare la linea da tenere ma occorre che chi ricopre incarichi dirigenziali ed è coinvolto nell'inchiesta colga l' opportunità di fare un passo indietro, infatti non e' facilmente spiegabile ai cittadini il motivo per cui la persona che viene rimossa dall'Agenzia Umbria Sanità debba mantenere il suo ruolo di direttore generale della Asl 3. Accanto a questo dobbiamo subito procedere con l' individuare nuovi criteri per nomine incarichi ed appalti, avviando la fase dei pubblici concorsi per restituire trasparenza e credibilità alla sanità e a tutti gli altri campi della pubblica amministrazione".
DOTTORINI E BRUTTI HANNO PRESENTATO ALLA STAMPA LA PROPOSTA DI LEGGE DELL'IDV
(Acs) Perugia, 16 settembre 2010 - L'Italia detiene il record dei parti cesarei ed il minor numero di nascite a domicilio. E' arrivato il momento di ridurre la corsa alla ospedalizzazione di uno degli eventi più naturali, offrendo alle partorienti tutte le condizioni di sicurezza, assistenza continua e personalizzata, perché possano scegliere liberamente di mettere al mondo i propri figli a casa propria o in ambienti idonei ed appositamente attrezzati, garantendo la possibilità di avvalersi dell'ospedale in caso di sopraggiunta necessità. E' la filosofia di base che ispira il disegno di legge "Norme per il parto domiciliare e nelle case di maternità", presentato questa mattina in conferenza stampa a Palazzo Cesaroni dai proponenti, i consiglieri dell'Idv Oliviero Dottorini e Paolo Brutti e da lunedì scorso all'esame della III Commissione consiliare. Illustrandone i contenuti Oliviero Dottorini, primo firmatario, ha ricordato che la legge non istituisce in Umbria il parto a domicilio che già prevedono le leggi nazionali, obbligando le partorienti a pagarselo per intero; ma solo consentire alle donne ed alle coppie, come raccomanda l'Organizzazione mondiale della sanità, di potersi avvalere di questa libera scelta: una pratica ampiamente diffusa nel Nord Europa. Nei Paesi Bassi nasce in casa un figlio su tre, e proprio l'Olanda detiene a livello mondiale il record della minor mortalità da parto. Presupposti della proposta di legge, ha spiegato il capogruppo Dottorini, sono: la sicurezza della partoriente che presuppone l'esclusione in partenza dei casi difficili che possano comportare complicazioni e come tali da indirizzare all'ospedale fin dall'inizio; la sostenibilità economica della scelta, da garantire con il diritto della partoriente a vedersi rimborsare i costi di assistenza sostenuti; ma solo nella misura dell'80 per cento della tariffa regionale, proprio per dimostrare che il parto a domicilio, farebbe risparmiare la struttura pubblica anche decongestionando i reparti di maternità; la realizzazione di apposite case di maternità che oggi non esistono. In questa direzione ha precisato Dottorini si muovono già regioni come Piemonte, Emilia Romagna, Marche, Lombardia, Provincia di Trento, dimostrando che questa scelta non ha comportato un aumento dei casi di rischio. Subito dopo Paolo Brutti ha inteso precisare che la proposta di legge, una delle pochissime di iniziativa consiliare e sulla quale a breve ci saranno audizioni con soggetti interessati ed operatori, non chiede alla Regione di attrezzare le sale delle previste case di maternità. Il suo scopo evidente è prefigurare in futuro un parto meno ospedalizzato che si avvalga della modalità di assistenza emergenza. In altre parole il parto a domicilio o nelle case di maternità, finirà per ridurre i costi attuali proprio perché, sulla base dei buoni risultati conseguiti, porterà progressivamente ad un modello sostitutivo rispetto alla attuale ostetricia. Brutti ha anche ricordato che nel 2000 la Regione Umbria organizzò appositi corsi professionali per preparare figure legate al parto a domicilio, ma poi la cosa si è in parte fermata. Alla conferenza stampa, oltre ai due consiglieri presentatori del disegno di legge, sono intervenute anche le ostetriche Giuseppina Sciarrillo e Christiane Kappeler che hanno evidenziato come i parti patologici effettivi siano nella norma una percentuale minima, e la legge avrebbe il merito di assicurare una più adeguata assistenza ospedaliera a questi casi realmente patologici, garantendo interventi tempestivi, all'occorrenza, nei parti domiciliari che presentassero complicanze impreviste. Significativa la presenza delle studentesse del corso di Ostetricia dell'Università di Perugia e la testimonianza di Michela Brustenga, dell'assiciazione Mother Assistant, una delle partecipanti al primo e finora unico corso in Italia finanziato dalla Provincia di Perugia nell'ambito del Fondo Sociale Europeo nel 2003. assistenteGC/gc
"Ritardo inconcepibile. Qualcuno ha nostalgia dei vecchi manicomi? Sarebbe un tradimento della Basaglia e delle ragioni stesse della nostra convivenza civile"
"Sul mancato trasferimento del 'Repartino' al Silvestrini ci aspettiamo che vengano individuate responsabilità politiche e assunti impegni precisi. Non è pensabile che l'Umbria si rassegni a vedere riproposta l'immagine di una struttura manicomiale a oltre trent'anni dalla riforma Basaglia. Sarebbe un tradimento delle ragioni stesse della nostra convivenza civile". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale, torna a chiedere un pronunciamento della giunta regionale riguardo al mancato trasferimento del Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura, meglio conosciuto come "Repartino", all'ospedale Silvestrini.
"Ci piacerebbe conoscere i motivi reali di questo ritardo inconcepibile e che qualcuno individuasse finalmente qualche responsabilità, magari indicando chi si oppone a questo atto dovuto. Vorremmo sapere - aggiunge Dottorini, che sull'argomento nelle settimane scorse ha presentato un'interrogazione alla giunta regionale - dove sono finite le promesse reiterate dell'assessore Rosi e come sia possibile continuare a disattendere Piani sanitari regionali e impegni sanciti a più riprese. Forse è giunto anche il momento di chiedere conto alla classe dirigente della sanità locale, a iniziare dal direttore dell'azienda ospedaliera Orlandi, del proprio operato e di questa grave inadempienza, sempre che il governo regionale ne abbia la forza e la volontà. E' impensabile ritardare ancora una decisione in proposito, costringendo utenti e operatori a un altro inverno in una struttura che non ci risulta rispondere ai parametri minimi di sicurezza, con infissi e dispositivi fuori norma e con condizioni operative al livello di guardia. Il Repartino non è un reparto qualsiasi. A quel servizio vengono destinati i casi acuti, non trattabili altrove. Lì vengono effettuati i trattamenti sanitari obbligatori, decisi da commissioni miste di medici, amministratori locali e magistrati. Abbiamo a che fare quindi con pazienti deboli e affetti il più delle volte da patologie gravi. E questo del Repartino è soltanto l'aspetto più evidente di una volontà politica che stenta a recuperare le ragioni di civiltà che avevano animato la riforma Basaglia. I Centri di salute mentale hanno subito negli anni una drastica riduzione del personale e i pensionamenti non trovano ricambio. Tutto questo porta a un indebolimento della capacità di tutela dei diritti del malato mentale che la nostra regione non può accettare. E' urgente sapere - conclude Dottorini - quali provvedimenti intende prendere la giunta regionale affinché si proceda in tempi brevi al trasferimento e ad una integrazione completa del Servizio psichiatrico di diagnosi e cura del Dipartimento di salute mentale della Ausl n.2 all'interno dell'Azienda ospedaliera di Perugia, in ottemperanza alle leggi dello Stato".
I diritti negati dei malati di mente e le criticità del servizio sanitario territoriale
"Così l'Umbria tradisce Basaglia"
Parla un operatore: il repertino è stato isolato come i manicomi di una volta
PERUGIA - "Se la tua è una malattia mentale sappi che i tuoi diritti, nemmeno in Umbria, sono di fatto gli stessi di un malato di tumore o di un malato cardiovascolare". L'accorata denuncia arriva da un operatore sociosanitario che presta servizio da più di trent'anni nel settore della salute mentale a Perugia. Il suo è un bilancio drammatico che vuole essere un appello non solo alle istituzioni ma anche a quello spirito di riforma che circa trent'anni fa aveva ispirato le carriere di molti professionisti che operano nella salute mentale. "I Centri di salute mentale - riferisce - hanno subito negli ultimi 20 anni una drastica riduzione del personale e non c'è ricambio. Dopo il pensionamento i posti non vengono più ricoperti. Capita quindi che tre psichiatri abbiano in carico quasi 3000 persone. Tra questi una percentuale riguarda gli psicotici cosiddetti gravi". Altro dato allarmante e quello dell'aumento della malattia mentale nelle fasce giovanili. "Nelle case di accoglienza ospitiamo ragazzi in eta dai 25 ai 30 anni che spesso arrivano da noi dopo due, tre anni trascorsi praticamente senza uscire di casa". Disoccupazione, perdita di legami affettivi e relazioni su cui pesa enormemente la
mancata acquisizione di un ruolo sociale. I meccanismi, che spesso portano ad una progressiva perdita dell'autonomia in ragazzi e adulti, sono anche in Umbria - detentrice di un triste record di morti per overdose - numerosi e striscianti. Nel manifestarsi della malattia un ruolo importante lo gioca sicuramente la predisposizione personale ma è impossibile non considerare il peso di una società che sta negando progressivamente spazi e diritti ai giovani senza porsi minimamente il quesito sulle conseguenze che ne deriveranno. "Se si ha fortuna si può essere presi in cura da uno di quelli che credevano veramente al sogno di una società capace di offrire serie opportunità di miglioramento e guarigione al malato mentale", racconta l'operatore. Se, invece, si ha sfortuna si viene schiacciati dagli ingranaggi di una macchina pubblica che dei malati mentali, all'atto pratico, non ne vuol sapere. A questo proposito emblematica è la situazione del "repertino" di Perugia. "In pratica è stato isolato come avveniva per i manicomi di una volta. Questo sì - secondo l'operatore- è un grande tradimento a quel progetto che vedeva l'Umbria tra le Regioni più sensibili allo spirito della legge Basaglia". La tutela dei diritti del malato mentale è resa ancora più ardua dalla vergogna oggi spesso più forte di ieri nei familiari. "Una volta la persona con disturbi mentali, etichettata come matto del villaggio, era in qualche modo parte di una società che, nonostante tutti i suoi limiti, si mostrava capace di una integrazione. Oggi - rileva l'operatore sociosanitario - le famiglie lasciano passare anni prima di rivolgersi agli esperti e questo non fa che complicare le cose". Dai disturbi d'ansia alla depressione lo scivolamento verso forme più gravi non è raro soprattutto se di mezzo ce l'isolamento. Nei malati viene alimentata così la percezione che questo disagio sia segno di debolezza e motivo di vergogna. Un grave errore che ha come conseguenze un indebolimento della capacità di tutela dei diritti del malato mentale. Intanto sul fronte pubblico mancano le strutture, le persone e spesso la volontà di offrire alla malattia mentale le stesse opportunità, le occasioni di miglioramento e guarigione, riservate normalmente alle malattie "difendibili".
La vicenda del Repartino del servizio psichiatrico "dimenticato" a Monteluce mi sembra emblematico di quale siano i criteri di valutazione delle varie strutture sanitarie in Umbria (molto asimmetrico, come altrove in Italia). In sintesi, nella trentennale vicenda, sofferta, onerosa, complicata del trasferimento dei reparti ospedalieri da Monteluce a Sant'Andrea delle Fratte si è tranquillamente dimenticato un reparto: quello di psichiatria. Esso non è un reparto trascurabile perché si rivolge ai casi acuti, non trattabili altrove, sede istituzionale di trattamenti sanitari obbligatori (tso), decisi da commissioni miste di medici, amministratori locali e magistrati e quindi con pazienti "delicati" e "deboli".
Visto il lasso di tempo che è stato necessario per realizzare tutto il trasferimento è chiaro che tale "dimenticanza" ha coinvolto vari assessori alla sanità regionale, molti direttori generali sia della Asl2 (che ne ha la diretta gestione) sia dell'Azienda ospedaliera (che doveva prevedere spazi).
Se si considera che il tempo medio in carica di tali direttori è di circa due anni, i soggetti coinvolti sono più di un decina. Cioè un'intera classe dirigente della sanità locale. Come è potuto succedere? Semplice. Il criterio nel distribuire le sempre scarse risorse di soldi, di spazio, di personale è quello di dare agli amici, ai potenti, ai protetti (tutta la vicenda del suddetto trasferimento lo conferma) e se un reparto, una patologia, un gruppo di malati non ha referenti politici, fondazioni, associazioni famiglie ecc. può tranquillamente essere dimenticato. La conseguenza è sotto gli occhi di tutti. Andare a vedere per credere o leggere la poca stampa libera che da anni denuncia tale situazione. Per finire: congratulazioni al consigliere Oliviero Dottorini che ha presentato un'interrogazione alla giunta regionale sull'argomento. Credo che sia il primo consigliere di maggioranza che interpella la su tale scottante argomento. Avrà la forza di far seguire atti concreti? Speriamo di sì. Forse i malati di mente (si può ancora chiamarli così?) hanno trovato un paladino.
Paolo Della Torre
già Dirigente medico della Clinica Ortopedica di Perugia e Direttore della Clinica Ortopedica di Terni
Interrogazione a Riommi: "Perché l'Azienda ospedaliera non si muove? Situazione non può reggere a lungo, rischio ripercussioni sulla tenuta del sistema"
"La giunta regionale deve spiegare come mai, nonostante gli impegni reiterati, anche propagati a mezzo stampa dalle diverse amministrazioni regionali, non è stato ancora operato il trasferimento del cosiddetto Repartino presso il Silvestrini, così come previsto sin dal Piano sanitario 1999-2001. Occorre che le istituzioni diano una risposta immediata, non sono più tollerabili rinvii da parte della Azienda ospedaliera nella individuazione degli spazi da dedicare a tale reparto. La salute mentale non può diventare la Cenerentola della sanità umbra". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei valori in Consiglio regionale, annuncia di aver presentato un'interrogazione alla Giunta regionale con la quale chiede di conoscere quali siano i provvedimenti che la regione intende attuare per risolvere in tempi brevi il problema del mancato trasferimento del Servizio psichiatrico di diagnosi e cura, meglio conosciuto come "Repartino", presso l'Ospedale Santa Maria della Misericordia.
"E' una situazione - spiega l'esponente dell'Italia dei Valori - che non può reggere a lungo e che rischia di avere ripercussioni sulla tenuta del sistema, soprattutto tenendo conto del forte aumento dei disturbi psichici e dell'affievolirsi delle risposte dei servizi territoriali. In gioco c'è una reputazione che i servizi psichiatrici dell'Umbria si sono guadagnati sul campo, rappresentando per molti anni un modello che ha fatto scuola in Italia e in Europa anticipando gli stessi principi innovatori della legge Basaglia. La mancata ubicazione di questo servizio all'interno dell'ospedale di Perugia impedisce di garantire ai pazienti un adeguato ed equo accesso alle cure sanitarie e, allo stesso tempo, non consente una reale integrazione in caso di emergenze psichiatriche. Tale situazione, che si protrae ormai da troppo tempo, comporta anche un aggravio di spese per la manutenzione e la messa in sicurezza degli spazi attuali e per il personale medico ed infermieristico, costretto a doppi turni di guardia per garantire la presenza in ambedue i luoghi. Un carico di lavoro che va a ricadere su servizi territoriali già in forte sofferenza per la contrazione di risorse di personale".
"Gli standard nazionali parlano di un posto letto ogni 10mila abitanti. In Umbria il rapporto è pressappoco di un posto letto ogni 30mila abitanti. Per questo diviene ancora più grave che non si provveda a rendere almeno funzionali i servizi previsti. Con la nostra interrogazione - conclude Dottorini - chiediamo che la giunta regionale ci spieghi i motivi che hanno provocato una così grave inadempienza rispetto a quanto previsto dai Piani sanitari regionali e quali provvedimenti intende prendere affinché si proceda in tempi brevi al trasferimento e ad una integrazione completa del Servizio psichiatrico sia nell'ambito del Dipartimento di salute mentale che all'interno dell'Azienda ospedaliera".
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