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Interrogazione alla giunta: "I cittadini devono sapere a che punto è il piano di bonifica per rimuovere l'amianto e quali iniziative imprenditoriali sono in campo"

"La Regione spieghi quale sarà il futuro dell'area della ex-Ferro, quali progetti imprenditoriali sono ad oggi in campo per garantire un recupero delle attività produttive e se sia stato rimosso l'amianto presente nella struttura e svuotati gli impianti chimici. Il territorio di Cannara non può attendere oltre. I cittadini hanno diritto di vivere in un ambiente dal quale siano rimosse le cause di contaminazione e, allo stesso tempo, hanno bisogno di interventi mirati allo sviluppo economico-produttivo, attraverso la riqualificazione dell'offerta occupazionale". Con queste parole il capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale, Oliviero Dottorini, annuncia la presentazione di una interrogazione alla Giunta regionale per sapere quali prospettive ci sono in merito al recupero dell'area della Ex-Ferro Italia spa nel comune di Cannara. Analoga interrogazione è stata presentata dal consigliere comunale Idv Fabio Andrea Petrini. 
"Quest'area - spiega il presidente della commissione Bilancio e Affari istituzionali di Palazzo Cesaroni - figura nell'elenco dei siti di preminente interesse pubblico per la riconversione industriale e dopo un lungo periodo di trattative e di tavoli di confronto Sviluppumbria, ente strumentale della Regione Umbria, è diventata proprietaria dello stabilimento. Secondo quanto riportato nel Piano regionale per la bonifica delle aree inquinate, inoltre, risulta che Sviluppumbria abbia già ricevuto richieste di assegnazione degli edifici da parte di imprese del settore meccanico che vogliono realizzare un centro di prototipizzazione e produzione meccanica e che abbia già predisposto un progetto preliminare di rimozione dell'amianto, svuotamento degli impianti chimici e rifunzionalizzazione degli edifici del costo stimato di circa 1,5 milioni di euro. Se aggiungiamo che nel 2008 Sviluppumbria e il comune di Cannara hanno costituito un consorzio proprio finalizzato alla gestione delle aree produttive, come quella della ex-Ferro, non si capisce come mai oggi, dopo quasi due anni, non si abbiano più notizie sul futuro di questa area".
"Ci preoccupa la lentezza con cui si sta procedendo alla bonifica dell'area e all'individuazione di un futuro sostenibile ed economicamente vantaggioso per il territorio di Cannara. E' giunto il momento - continua l'esponente dell'Italia dei valori - che i cittadini sappiano quale sia lo stato dell'arte dei progetti di recupero e rifunzionalizzazione della Ex-Ferro Italia Spa e quali siano le attività imprenditoriali private interessate ad insediarsi nella struttura esistente. La giunta deve dire inoltre come procede quanto previsto dal Piano regionale per le aree inquinate".

Perugia, 12 febbraio 2010

Interrogazione di Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio Regionale, sulla situazione di degrado e abbandono dello stabile dell'ex ospedale di Città di Castello

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 (Acs) Perugia, 26 gennaio 2010 - “Le strutture del vecchio ospedale di Città di Castello, come quelle degli altri ospedali vecchi e dismessi, tutte strutture di grande valore e storiche, vanno dismesse previa creazione delle migliori condizioni per ottenere un utile risultato, poiché il loro valore economico finanzi le politiche di investimento sanitario della Regione, in tutte quelle situazioni, cioè, dove si sono verificati i presupposti per la costruzione di nuovi ospedali”. Così l’assessore alle risorse finanziarie, Vincenzo Riommi rispondendo ad una interrogazione di Oliviero Dottorini (Idv) nella quale denunciava la “Situazione di degrado e abbandono” della struttura dell’ex ospedale tifernate a seguito della costruzione del nuovo ospedale avvenuta nel 2000. “Nella vecchia struttura – ha rimarcato l’esponente dell’Idv – si sono verificati atti di vandalismo ed è stata depredata di ogni bene contenuto da essa. In particolare è stata presa di mira la piccola chiesa interna, completamente depredata. Abbiamo trovato addirittura cartelle mediche abbandonate contenenti dati ultrasensibili. A seguito di ciò – ha fatto sapere Dottorini – ho fatto un esposto alla Procura della Repubblica e al Garante nazionale per la Privacy”. Con la sua interrogazione, Dottorini ha chiesto quindi alla Giunta “a chi sono addebitabili le responsabilità e quali i progetti di riqualificazione e valorizzazione”. 
Riommi, dopo aver sottolineato che la sua competenza riguarda soltanto la destinazione d’uso della struttura, ha aggiunto che, “a partire dal 2007, l’anno in cui è stata, fisicamente e giuridicamente presa in carico la struttura da parte del Patrimonio (prima in carico alla Asl 1) è stato attivato il percorso per la procedura della dismissione di questo bene, oltre che per la sua tutela. Abbiamo incontrato, in via preliminare, una difficoltà relativa al mix tra tipologia di interventi necessari ed ammessi sulla struttura e sue potenzialità economiche che determina, al momento, una incommerciabilità. Non tanto perché la zona non sia prestigiosa e non abbia confacenti destinazioni d’uso, ma per i vincoli, comunque giusti, poiché la struttura è del 1700, con un piano attuativo caratterizzato da rigorose prescrizioni e quindi con un valore economico tale per cui nessuno è interessato all’acquisto. D’altra parte – ha aggiunto Riommi – il Comune di Città di Castello, al contrario di altri Comuni, non ha mai utilizzato, ne chiesto di farlo la norma prevista dalla Legge 14 che prevede la possibilità dell’acquisizione diretta da parte del Comune. Attualmente abbiamo riattivato il percorso di confronto con l’Amministrazione comunale di Città di Castello chiedendo di valutare una nuova funzionalità urbanistica e nuove previsioni urbanistiche”. Dottorini ha replicato che “è incomprensibile come l’Amministrazione di Città di Castello non abbia immaginato un progetto di recupero per questa struttura. La struttura si trova in un’area che subirà una impressionante colata di cemento, avversata da tutti i cittadini. Il Comune ha fatto in modo di tenere fuori proprio l’ex ospedale per il quale non ha mai tentato la sua acquisizione. Indispensabile un progetto di recupero che possa ridare questo importante bene alla città”. RED//

"Ora ripensare il progetto coinvolgendo i cittadini. Grande opportunità per una seria proposta di riqualificazione dell'area"
 
"C'è una buona notizia per il territorio del lago Trasimeno: la procedura di Valutazione di impatto ambientale (Via) relativa al progetto delle opere di urbanizzazione dell'area Ex-Sai a Passignano sul Trasimeno è stata interrotta con l'effetto di una pronuncia negativa. Pensiamo che sia una grande opportunità per tutti, ad iniziare dal Comune di Passignano, per rimettere in discussione quel progetto ormai da tutti considerato inadeguato e mettere in campo serie proposte per la riqualificazione dell'area da discutere con i cittadini". Con queste parole i consiglieri regionali Oliviero Dottorini (Idv) e Enzo Ronca (Pd) commentano la risposta ottenuta dall'assessore Rometti all'interrogazione che avevano presentato relativa al progetto Ex-Sai che prevede cubature per un totale di circa 170mila metri cubi, di cui 90mila a destinazione residenziale, 64mila a destinazione direzionale commerciale e 18mila a destinazione turistico produttivo. Nella risposta si legge che, nonostante la Conferenza dei servizi avesse richiesto della documentazione integrativa su alcuni punti critici del progetto, "alla data del primo dicembre 2009, termine ultimo per la presentazione delle citate integrazioni, non è pervenuta alcuna comunicazione né documentazione integrativa da parte dei proponenti". Questo comporta l'interruzione della procedura di Via e quindi una sostanziale valutazione negativa del progetto, che non potrà così andare avanti.
"Confidiamo - commenta Dottorini (Idv) - che, dopo il pronunciamento negativo della Provincia, questo ulteriore stop da parte della Regione possa rappresentare la pietra tombale per un progetto che sembra ritagliato esclusivamente sulle esigenze dei privati e che potrebbe compromettere fortemente le potenzialità economiche, ambientali e turistiche del Lago. Passignano non ha bisogno di avventure progettuali o di scelte imposte, ma di proposte serie e condivise con i cittadini e con le realtà sociali ed economiche del territorio. Auspichiamo quindi che le istituzioni si adoperino per promuovere un concorso di idee a livello nazionale ed anche internazionale, al fine di individuare in maniera trasparente le proposte migliori".
"E' proprio la non presentazione delle documentazioni integrative  da parte dei proponenti una chiara dimostrazione della insostenibilità del progetto presentato - è il commento di Ronca (Pd) -. Ora bisogna veramente affrontare il tema ex Sai con un progetto consono per Passignano e per il Trasimeno. ".
 
 
Perugia, 15 gennaio 2010

Interrogazione alla giunta: "Lo stabile e la cappellina lasciati alle razzie e al degrado. Danni gravissimi alla struttura. E all'interno anche cartelle cliniche incustodite"
 
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"Non è più tollerabile che un bene prezioso come quello dell'ex Ospedale venga lasciato al degrado e alle razzie, provocando un danno all'immagine e al decoro della città, oltre che alle finanze pubbliche. La struttura dell'ex-ospedale di Città di Castello e la chiesa presente al suo interno sono in stato di totale abbandono ormai da troppi anni. Ora chiediamo che la giunta spieghi a noi e ai tifernati a chi sono addebitabili le responsabilità di questa situazione e come si intende utilizzare quella struttura. Ci piacerebbe anche capire come mai in altri comuni della regione, come ad esempio Foligno, sono stati avviati progetti di ristrutturazione e riqualificazione delle vecchie strutture ospedaliere, mentre l'amministrazione di Città di Castello non è stata in grado di elaborare neppure un piano di recupero". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei valori in Consiglio regionale, annuncia di aver presentato un'interrogazione alla giunta regionale per chiarire quale sarà il futuro della struttura dell'ex nosocomio tifernate.
"Mentre l'amministrazione comunale infierisce sull'area ex Fat con un progetto da tutti considerato privo di visione strategica - aggiunge Dottorini - l'ex ospedale, che pure gravita in quella stessa zona, viene lasciato al degrado e alle razzie. In questo quadro risulta particolarmente grave lo stato in cui versa la cosiddetta "cappellina", un piccolo gioiello di fine '700, caro alla cittadinanza anche perché in quel luogo per decenni sono state battezzate generazioni di tifernati. Quella chiesa, in origine pregevolmente decorata di stucchi, con altare e balaustra di marmo finissimo e contenente anche i dipinti dei patroni San Florido e Amanzio di Antonio Illuminati, è stata saccheggiata fino a renderla oggi irriconoscibile. Gli stucchi sono stati asportati, la balaustra in parte divelta e il tabernacolo scardinato. Risultano mancanti anche parti di mobilio e i dipinti".
"Questo è potuto accadere - spiega il presidente della commissione Bilancio e Affari istituzionali di Palazzo Cesaroni - anche perché la struttura è rimasta accessibile da ingressi secondari. Cosa molto grave se si pensa che all'interno sono state lasciate incustodite e facilmente consultabili cartelle cliniche di pazienti o ex pazienti con tanto di dati personali relativi allo stato di salute (sieropositività, epatite e altre malattie) e alla condizione di dipendenza da droghe o alcol. A tutto questo la Regione, ma forse anche la Asl, devono dare una spiegazione, trattandosi di dati a sensibili che dovrebbero essere custoditi in base a una precisa normativa nazionale".
"Ma soprattutto - conclude Dottorini - è necessario che la Regione spieghi in che modo intende riqualificare e valorizzare la struttura fermando un degrado che già è costato abbastanza ai cittadini, e non solo in termini economici".
 
Perugia, 11 gennaio 2010

"Legge per nuclei meno abbienti. Abbattimento dei costi oltre il 50 per cento. Non più ammissibili interventi della Regione per famiglie da 60mila euro di reddito"
 
CASA. DOTTORINI (IDV): CONSENTIRE A TUTTI IL SOGNO DI UNA ABITAZIONE, APPROVARE SUBITO LEGGE SU AUTOCOSTRUZIONE

"Un provvedimento importante per i tanti cittadini e le tante famiglie che anche nella nostra regione non vedono rispettato il diritto alla casa, non avendo la possibilità di accedervi attraverso il mercato privato della locazione o attraverso l'acquisto. Una legge che, consentendo l'abbattimento dei costi oltre il 50 per cento, va a sostenere le famiglie meno abbienti e consente loro di avere un'abitazione di alta qualità a un prezzo ragionevole. Non è più ammissibile che, come ha fatto la nostra regione, vengano predisposti bandi che premiano i redditi di 60mila euro, penalizzando chi ha bisogni reali". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale, commenta la seduta partecipativa della terza commissione consiliare che ha preso in esame la sua proposta di legge concernente "Norme in materia di autocostruzione ed autorecupero a fini abitativi".
"Adesso - spiega l'esponente dell'Italia dei valori, promotore della proposta di legge - occorre procedere celermente all'esame e all'approvazione di un provvedimento che ha un carattere spiccatamente sociale, contiene le spinte speculative del mercato immobiliare e contribuisce a non disperdere l'identità sociale dei luoghi storici delle città. E' più che opportuno, visti anche gli ultimi bandi della Regione, che questa materia venga tolta alla discrezionalità dei singoli amministratori per essere affidata a un quadro di regole uguale per tutti. Attraverso l'autocostruzione associata e l'autorecupero le amministrazioni possono contribuire in maniera significativa a risolvere gravi problemi sociali quali quelli derivanti dalla domanda abitativa dei giovani, delle giovani coppie, degli immigrati e delle famiglie monoreddito".
"Purtroppo - conclude Dottorini - non sempre si è dimostrato interesse da parte dell'assessorato alle politiche sociali. Auspichiamo quindi che anche la giunta riconosca l'importanza di una legge che toglie alla discrezionalità dei singoli amministratori la possibilità di realizzare o ristrutturare la propria abitazione, favorendo la collaborazione tra famiglie e gruppi sociali nell'acquisizione delle abitazioni anziché metterli in competizione tra loro. Questo provvedimento rappresenta una valida risposta alla situazione che in Umbria vede 'tanta gente senza casa' e 'tante case senza gente'".
 
 
Perugia, 8 gennaio 2010
"La nostra interrogazione è ben documentata. I cittadini devono sapere perché si penalizzano le famiglie meno abbienti"
 
CASA. DOTTORINI (IDV): L'ASSESSORE NON TERGIVERSI E RISPONDA NEL MERITO DEI REQUISITI DEL BANDO PER LA BIOEDILIZIA

"L'assessore Stufara stia tranquillo, abbiamo approfondito molto bene la tematica in materia di edilizia residenziale prima di presentare la nostra interrogazione.   E' bene che venga data una risposta esauriente alle domande che abbiamo posto, in modo da spiegare perché il bando emanato dalla giunta preveda dei requisiti che di fatto penalizzano le famiglie meno abbienti, perno principale della legge di edilizia residenziale pubblica e che dovrebbero ispirare le politiche di chi dice di avere a cuore le sorti dei più deboli". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei valori in Consiglio regionale, torna sul tema del bando per la bioedilizia, sul quale ha presentato un'interrogazione alla giunta, dopo la replica "significativamente nervosa" dell'assessore alle Politiche sociali Damiano Stufara.
"Forse - spiega l'esponente dell'Italia dei valori - l'assessore non ha capito il cuore del problema che abbiamo sollevato e questo spiega il suo elencare questioni che nulla hanno a che vedere con le domande che poniamo attraverso la nostra interrogazione. Siamo assolutamente favorevoli a provvedimenti che prevedono soluzioni architettoniche di bioedilizia spinta e risparmio energetico, ma ciò non toglie che ci sono molti dubbi che il bando predisposto dalla giunta sia indirizzato realmente ai beneficiari previsti dalla legge regionale in materia di edilizia residenziale pubblica, alla quale il bando stesso fa riferimento. Questa legge individua come principali beneficiari dei provvedimenti della regione le famiglie meno abbienti e appartenenti a particolari categorie sociali. Sono quindi naturali le domande che abbiamo posto e che riproponiamo in tutta la loro forza e chiarezza: Come mai, visto che il POA fa riferimento agli anni 2008/2009, il bando, pubblicato solo a fine 2009, esclude tutti gli interventi già iniziati in questi anni? Come mai tra i beneficiari dei contributi vengono inclusi soggetti con un reddito reale di 60 mila euro che difficilmente possono essere considerati tra i meno abbienti? Come mai si prevede la presenza di un professionista con meno di 5 anni di esperienza? Non è che si è cucito un bando su misura dei soliti noti?"
"Sarebbe interessante - conclude Dottorini - che l'assessore lasciasse da parte la propaganda e rispondesse alle domande contenute nella nostra interrogazione. Senza nulla togliere ai provvedimenti che in questi anni la giunta ha portato avanti in tema di politiche abitative i cittadini hanno bisogno di una risposta a queste domande e di chiarezza su un provvedimento che lascia aperti molti dubbi".
 
 
Perugia, 29 dicembre 2009
Interrogazione alla giunta: "Requisiti escludono progetti già avviati e soggetti meno abbienti. Evitare il sospetto di un bando cucito su misura dei soliti noti"
 
CASA. LA GIUNTA SPIEGHI LE RAGIONI DI UN BANDO CHE PENALIZZA LE FAMIGLIE MENO ABBIENTI

"Il bando sugli edifici residenziali emanato dalla giunta penalizza le famiglie meno abbienti e i progetti già avviati. Ci piacerebbe capire quali sono i motivi che giustificano un provvedimento che avvantaggia soltanto quelle realtà imprenditoriali che realizzano progetti solo in presenza di finanziamenti pubblici, mentre penalizza chi propone interventi per rispondere a bisogni abitativi a prescindere dalle date di pubblicazione dei bandi". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei valori in Consiglio regionale, annuncia di aver presentato una interrogazione all'assessore alle Politiche sociali Damiano Stufara per chiarire alcuni aspetti relativi al bando di concorso per l'assegnazione di contributi per gli edifici residenziali, approvato dalla Giunta ad ottobre 2009 e che prevede uno stanziamento pari a 3 milioni 840 mila euro.
"Siamo di fronte a un bando cucito su misura dei soliti noti?", chiede Dottorini che aggiunge: "Occorre fare chiarezza e assicurare che gli strumenti operativi messi in campo siano coerenti con i principi enunciati nella legge. I cittadini devono sapere come sono stati impiegati i fondi destinati all'acquisto o alla costruzione di case per le famiglie meno abbienti, perno principale della legge di edilizia residenziale pubblica. Non si può infatti ritenere che chi ha un reddito convenzionale di 36mila euro, corrispondenti ad un reddito reale di 60mila euro, faccia parte di questa categoria".
"Quello della casa, in particolar modo per le fasce deboli della popolazione - spiega l'esponente dell'Italia dei valori - è un problema molto serio che richiede la necessità di sgombrare il campo da ogni possibile dubbio sulla correttezza con la quale si attuano le politiche abitative della Regione. Non a caso la legge regionale 23 del 2003 in materia di edilizia residenziale pubblica stabilisce che la Regione deve promuovere politiche abitative tese ad assicurare il diritto all'abitazione ed il soddisfacimento del fabbisogno abitativo primario delle famiglie e persone meno abbienti e di particolari categorie sociali, anche attraverso lo strumento dell'autocostruzione. Il bando predisposto dalla giunta invece, oltre ad escludere a priori tutti gli interventi iniziati prima di ottobre 2009, nonostante questi interventi rientrerebbero nel periodo di competenza previsto dal Programma operativo annuale 2008-2009, permette di accedere ai contributi anche a soggetti con un reddito convenzionale di 36mila euro, corrispondenti ad un reddito reale di 60mila euro. Soglie che difficilmente possono essere riferite alle fasce meno abbienti".
"Inoltre - conclude Dottorini - individuare tra i criteri preferenziali la presenza di un giovane professionista con non più di 5 anni di iscrizione all'albo, criterio che privilegia l'inesperienza a scapito dell'esperienza, potrebbe indurre il sospetto che tale requisito incontri le caratteristiche di una specifica azienda potenziale beneficiaria dei contributi".
 
Perugia, 28 dicembre 2009
Interrogazione alla giunta regionale: "Evidente sperpero di denaro pubblico. Necessaria valorizzazione con attività sociali, culturali e ambientali"
 
SCEMPIO PATRIMONIALE SUL SUBASIO: EDIFICI RISTRUTTURATI CON SOLDI PUBBLICI ABBANDONATI A RAZZIE E DEGRADO

"Il patrimonio edilizio pubblico che ricade nell'area del Parco del monte Subasio va salvaguardato dal degrado causato dall'inutilizzo e dall'abbandono. La giunta regionale deve dirci cosa intende fare dei casolari presenti in questa area e se vi sono progetti mirati ad evitare che tali strutture rimangano inutilizzate arrecando un danno evidente al patrimonio regionale e perdendo l'occasione di avviare attività a forte valenza turistica, sociale, culturale ed ambientale che potrebbero rappresentare un'opportunità di sviluppo per il territorio". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei valori in Consiglio regionale, annuncia di aver presentato un'interrogazione alla giunta regionale relativa all'utilizzo dei circa quaranta casolari, di proprietà della regione, situati nel territorio del Parco.
"Si tratta - spiega il Presidente della prima commissione di Palazzo Cesaroni - di casolari che insistono nei territori di Assisi, Spello, Valtopina, Gualdo Tadino e Nocera Umbra e che sono stati oggetto di costosi interventi di recupero e ristrutturazione finanziati con i fondi pubblici stanziati per il recupero dal dissesto statico causato dal terremoto del 1997. Dopo essere stati recuperati, molti di questi casolari sono rimasti inutilizzati e privi della dovuta manutenzione. La situazione di abbandono sta portando queste strutture del demanio regionale ad un degrado crescente che danneggia il patrimonio edilizio della regione".
"E' evidente - continua Dottorini - che ci troviamo di fronte a uno spreco di denaro pubblico utilizzato per ristrutturare edifici che poi rimangono inutilizzati, abbandonati alle razzie e al degrado. Eppure sono numerosi i possibili impieghi di edifici che possono essere utilizzati sia come strutture ricettive che come luoghi di studio, di incontro o comunque di valorizzazione del territorio del Parco del monte Subasio, magari stipulando convenzioni con i comuni o con le associazioni presenti sul territorio. Crediamo infatti che, se debitamente valorizzate, tali strutture potrebbero offrire l'opportunità di individuare valide risposte alla crisi generalizzata del turismo i cui effetti si risentono anche nel territorio del Subasio, attraverso la promozione di attività innovative in grado di offrire concrete prospettive occupazionali".
"Chiediamo quindi alla Regione - conclude l'esponente dell'Italia dei valori - cosa intende fare per evitare il degrado di una ricchezza pubblica che andrebbe, a nostro avviso, valorizzata anche attraverso attività che possono essere ben integrate nel contesto ambientale e storico-culturale del territorio e che quindi rappresenterebbero un modello di sviluppo sostenibile, attento alle caratteristiche e tipicità del territorio e rispettoso dell'ambiente".
 
Perugia, 17 dicembre 2009
 

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