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C'è un'altra Umbria: libera, concreta, di parola

Dicembre 2009 Archives

"La nostra interrogazione è ben documentata. I cittadini devono sapere perché si penalizzano le famiglie meno abbienti"
 
CASA. DOTTORINI (IDV): L'ASSESSORE NON TERGIVERSI E RISPONDA NEL MERITO DEI REQUISITI DEL BANDO PER LA BIOEDILIZIA

"L'assessore Stufara stia tranquillo, abbiamo approfondito molto bene la tematica in materia di edilizia residenziale prima di presentare la nostra interrogazione.   E' bene che venga data una risposta esauriente alle domande che abbiamo posto, in modo da spiegare perché il bando emanato dalla giunta preveda dei requisiti che di fatto penalizzano le famiglie meno abbienti, perno principale della legge di edilizia residenziale pubblica e che dovrebbero ispirare le politiche di chi dice di avere a cuore le sorti dei più deboli". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei valori in Consiglio regionale, torna sul tema del bando per la bioedilizia, sul quale ha presentato un'interrogazione alla giunta, dopo la replica "significativamente nervosa" dell'assessore alle Politiche sociali Damiano Stufara.
"Forse - spiega l'esponente dell'Italia dei valori - l'assessore non ha capito il cuore del problema che abbiamo sollevato e questo spiega il suo elencare questioni che nulla hanno a che vedere con le domande che poniamo attraverso la nostra interrogazione. Siamo assolutamente favorevoli a provvedimenti che prevedono soluzioni architettoniche di bioedilizia spinta e risparmio energetico, ma ciò non toglie che ci sono molti dubbi che il bando predisposto dalla giunta sia indirizzato realmente ai beneficiari previsti dalla legge regionale in materia di edilizia residenziale pubblica, alla quale il bando stesso fa riferimento. Questa legge individua come principali beneficiari dei provvedimenti della regione le famiglie meno abbienti e appartenenti a particolari categorie sociali. Sono quindi naturali le domande che abbiamo posto e che riproponiamo in tutta la loro forza e chiarezza: Come mai, visto che il POA fa riferimento agli anni 2008/2009, il bando, pubblicato solo a fine 2009, esclude tutti gli interventi già iniziati in questi anni? Come mai tra i beneficiari dei contributi vengono inclusi soggetti con un reddito reale di 60 mila euro che difficilmente possono essere considerati tra i meno abbienti? Come mai si prevede la presenza di un professionista con meno di 5 anni di esperienza? Non è che si è cucito un bando su misura dei soliti noti?"
"Sarebbe interessante - conclude Dottorini - che l'assessore lasciasse da parte la propaganda e rispondesse alle domande contenute nella nostra interrogazione. Senza nulla togliere ai provvedimenti che in questi anni la giunta ha portato avanti in tema di politiche abitative i cittadini hanno bisogno di una risposta a queste domande e di chiarezza su un provvedimento che lascia aperti molti dubbi".
 
 
Perugia, 29 dicembre 2009
Interrogazione alla giunta: "Requisiti escludono progetti già avviati e soggetti meno abbienti. Evitare il sospetto di un bando cucito su misura dei soliti noti"
 
CASA. LA GIUNTA SPIEGHI LE RAGIONI DI UN BANDO CHE PENALIZZA LE FAMIGLIE MENO ABBIENTI

"Il bando sugli edifici residenziali emanato dalla giunta penalizza le famiglie meno abbienti e i progetti già avviati. Ci piacerebbe capire quali sono i motivi che giustificano un provvedimento che avvantaggia soltanto quelle realtà imprenditoriali che realizzano progetti solo in presenza di finanziamenti pubblici, mentre penalizza chi propone interventi per rispondere a bisogni abitativi a prescindere dalle date di pubblicazione dei bandi". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei valori in Consiglio regionale, annuncia di aver presentato una interrogazione all'assessore alle Politiche sociali Damiano Stufara per chiarire alcuni aspetti relativi al bando di concorso per l'assegnazione di contributi per gli edifici residenziali, approvato dalla Giunta ad ottobre 2009 e che prevede uno stanziamento pari a 3 milioni 840 mila euro.
"Siamo di fronte a un bando cucito su misura dei soliti noti?", chiede Dottorini che aggiunge: "Occorre fare chiarezza e assicurare che gli strumenti operativi messi in campo siano coerenti con i principi enunciati nella legge. I cittadini devono sapere come sono stati impiegati i fondi destinati all'acquisto o alla costruzione di case per le famiglie meno abbienti, perno principale della legge di edilizia residenziale pubblica. Non si può infatti ritenere che chi ha un reddito convenzionale di 36mila euro, corrispondenti ad un reddito reale di 60mila euro, faccia parte di questa categoria".
"Quello della casa, in particolar modo per le fasce deboli della popolazione - spiega l'esponente dell'Italia dei valori - è un problema molto serio che richiede la necessità di sgombrare il campo da ogni possibile dubbio sulla correttezza con la quale si attuano le politiche abitative della Regione. Non a caso la legge regionale 23 del 2003 in materia di edilizia residenziale pubblica stabilisce che la Regione deve promuovere politiche abitative tese ad assicurare il diritto all'abitazione ed il soddisfacimento del fabbisogno abitativo primario delle famiglie e persone meno abbienti e di particolari categorie sociali, anche attraverso lo strumento dell'autocostruzione. Il bando predisposto dalla giunta invece, oltre ad escludere a priori tutti gli interventi iniziati prima di ottobre 2009, nonostante questi interventi rientrerebbero nel periodo di competenza previsto dal Programma operativo annuale 2008-2009, permette di accedere ai contributi anche a soggetti con un reddito convenzionale di 36mila euro, corrispondenti ad un reddito reale di 60mila euro. Soglie che difficilmente possono essere riferite alle fasce meno abbienti".
"Inoltre - conclude Dottorini - individuare tra i criteri preferenziali la presenza di un giovane professionista con non più di 5 anni di iscrizione all'albo, criterio che privilegia l'inesperienza a scapito dell'esperienza, potrebbe indurre il sospetto che tale requisito incontri le caratteristiche di una specifica azienda potenziale beneficiaria dei contributi".
 
Perugia, 28 dicembre 2009
Questa è l'arroganza di chi preferisce l'inciucio alla necessità di regole uguali per tutti. Rossi ci risparmi almeno le prediche e non si lamenti se qualcuno parla di casta."
 
"L'arroganza e la protervia di chi preferisce l'inciucio alla necessità di disegnare regole uguali per tutti ci ha consegnato una legge che sottrae ai cittadini la possibilità di scelta, preferendo ni listini bloccati per i capi corrente. Questo è molto grave. Poi Rossi può raccontarsela come meglio crede. Magari la prossima volta riuscirà a dimostrare pure la bontà del Porcellum. Faccia un po' lui. Ma almeno ci risparmi le prediche e non si lamenti se qualcuno poi parla di casta". Il presidente del gruppo Idv in Consiglio regionale Oliviero Dottorini risponde con queste parole alle "nervose esterazioni" del consigliere Gianluca Rossi.
  "Vorrei ricordare al collega Rossi solo un fatto - aggiunge Dottorini -. Io non ho mai cambiato idea sulla legge elettorale e sulla necessità di renderla democratica e non affidata ai notabili di partito. Lui ha avuto sempre come guida nel suo cammino la necessità di disegnare una legge che salvaguardasse i notabili di partito, cercando in ogni modo di renderla impenetrabile alle istanze della società civile, magari salvaguardando con cura le ragioni della provincia di Terni (guarda caso suo collegio di elezione) e quelle del Pd che, con le architetture istituzionali messe a punto, riuscirà ad ottenere lo stesso numero di consiglieri regionali pur potendo contare sul 10 per cento di consensi in meno. Alla faccia del pluralismo, della partecipazione e delle regole".
 
Perugia, 22 dicembre 2009
"Con il listino dei nominati garantita la poltrona ai capi partito e a chi non ha ila faccia per presentarsi al giudizio degli elettori"

"Ieri il Consiglio regionale ha scritto una delle pagine più tristi e indecorose della sua storia politica. Approvando una legge che toglie agli elettori la possibilità di scelta dei propri rappresentanti nelle istituzioni, ha reso ancor più profondo il solco che divide la politica dai cittadini. L'inciucio tra Pd e Pdl, avallato da Rifiondazione e Sinistra e libertà, porta a un listino di nominati dai partiti in una lista bloccata, un listino di apparati che rappresenta un'autentica truffa ai danni dei cittadini, dal momento che toglie loro la possibilità di scegliere gli eletti e garantisce postazioni privilegiate a chi il consenso non riesce a raccoglierlo democraticamente. Si tratta di una scelta evidentemente dettata soltanto dalla necessità di tutelare i destini politici di qualche capo partito che ha un certo pudore a presentarsi al giudizio degli elettori". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei valori in Consiglio regionale e presidente della commissione Bilancio e Affari istituzionali, commenta l'approvazione da parte del Consiglio regionale della nuova legge elettorale, che stabilisce un listino di nominati che automaticamente verranno eletti senza alcun giudizio da parte dei cittadini.
"Pur di salvare gli apparati -- aggiunge Dottorini - si è provato a trattare su tutto, anche sulla concessione del cosiddetto premio di minoranza che avrebbe garantito un listino anche per le minoranze. Si è tentato di fissare uno sbarramento al 5,3 per cento. Si è provato - purtroppo riuscendoci - ad innalzare il numero delle firme per la presentazione delle liste al fine di boicottare ogni iniziativa proveniente dalla società civile. Con il sistema approvato ieri un terzo dei consiglieri della maggioranza, vale a dire 6 su 18 o 19, non sarà scelto dagli elettori, ma prescelto dalle segreterie di partito. Di più: qualora la coalizione vincente prenda troppi consensi, per evitare la sproporzione tra le coalizioni verrà escluso chi è stato eletto coi voti dei cittadini per lasciare spazio ai prescelti dai partiti. Tutto questo mentre il nostro paese - e l'Umbria non è da meno - è attraversato da un movimento profondo di contestazione. La distanza tra l'opinione pubblica e la cosiddetta "casta" della politica ha raggiunto livelli mai toccati prima. La politica trova sempre più difficoltà a rendersi credibile agli occhi dell'opinione pubblica e ad interpretarne i bisogni e le richieste. Certe scelte, altamente autolesioniste almeno per la sinistra, non fanno che confermare una diffusa disillusione sulla effettiva capacità della politica di affrontare i temi importanti che investono la vita di tutti e che spesso sfocia nel populismo e nel qualunquismo".
"Come Idv - ha continuato Dottorini - avevamo avanzato una proposta finalizzata a disinnescare gli effetti perversi del listino dei nominati per restituire la possibilità di scelta agli elettori, ma con motivazioni tecniche assolutamente pretestuose è stata allontanata anche questa possibilità, consegnandoci un testo che ha molto a che vedere con il famigerato Porcellum e poco a che spartire con un moderno strumento democratico di scelta dei rappresentanti dei cittadini nelle istituzioni. La nostra proposta avrebbe restituito agli elettori la possibilità di scegliere fra candidati, confermando il bipolarismo, garantendo la governabilità ed un giusto equilibrio tra le province di Perugia e Terni. Ma evidentemente aveva un limite insormontabile: quello di non garantire postazioni di privilegio ad alcuno".

Perugia, 22 dicembre 2009
Di seguito il testo dell'intervento in aula di Oliviero Dottorini sulla nuova legge elettorale regionale.




Intervento in aula di Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio Regionale

oggi il nostro Consiglio regionale sta per scrivere una delle pagine più brutte della storia politico-istituzionale dell'Umbria. Un fatto grave soprattutto se si pensa che in discussione è la definizione delle regole democratiche attraverso le quali la nostra comunità regionale eserciterà la forma più alta di partecipazione alla vita pubblica: cioè il voto.

Diciamo subito che la legge elettorale che oggi arriva in aula è, a nostro avviso, una legge sbagliata nei suoi elementi fondamentali. Una legge frutto di un accordo trasversale indecoroso che giunge al termine di un dibattito durante il quale l'Italia dei valori ha tentato in tutti i modi di proporre dei correttivi che rendessero questo testo quanto meno accettabile, disinnescandone in qualche modo gli effetti perversi, ma tentando comunque di trovare una posizione che tenesse conto delle esigenze di tutte le forze politiche che hanno partecipato al confronto.

Non so se ce ne rendiamo conto, ma il nostro paese - e l'Umbria non è da meno - è attraversato da un movimento profondo di contestazione. La distanza tra l'opinione pubblica e la cosiddetta "casta" della politica ha raggiunto livelli mai toccati prima. La politica trova sempre più difficoltà a rendersi credibile agli occhi dell'opinione pubblica e ad interpretarne i bisogni e le richieste. Spesso si tramuta in relazioni di interesse per le quali il rapporto tra eletto ed elettore si riduce ad un semplice calcolo di tornaconti personali dell'uno e dell'altro, a scapito del perseguimento dell'interesse collettivo. Questo ha generato negli anni una diffusa disillusione sulla effettiva capacità della politica di affrontare i temi importanti che investono la vita di tutti e che spesso sfocia nel populismo e nel qualunquismo. Crediamo che sia anche a causa di tutto ciò che stiamo assistendo ad una involuzione preoccupante del livello culturale e civico del nostro paese. 
Purtroppo, nonostante ormai si sentano spesso eminenti esponenti politici fare bei discorsi a sostegno della necessità di ricostruire un rapporto della politica con l'opinione pubblica in grado di restituire alla prima il ruolo e l'importanza che dovrebbe rivestire, nei fatti non si perde mai l'occasione di fare ulteriori passi indietro, aggravando in questo modo una situazione malata che rischia di diventare cronica. 

Il punto più basso, o almeno così credevamo, è stato toccato quando il centrodestra ha approvato la legge elettorale per il Parlamento, il cosiddetto "Porcellum". Una definizione azzeccata e proposta proprio da chi quella legge l'ha voluta ed elaborata. 
Una porcata quindi. Una porcata perché, oltre a limitare la rappresentatività del Parlamento, impedendo a milioni di cittadini di sentirsi pienamente rappresentati, ha tolto anche agli elettori la possibilità di scegliere attraverso il proprio voto persona per persona chi avrebbe dovuto sedersi su quei seggi. Questa facoltà invece è stata attribuita alle segreterie di partito, facendo in modo che gli eletti non rispondano più ai propri elettori, ma ai gruppi dirigenti e ai capi corrente. Diventa più difficile adesso sostenere, come afferma la Costituzione italiana, che i parlamentari rappresentano il popolo. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Mai si era visto un Parlamento così asservito alle volontà del capo dell'esecutivo, che poi è anche il capo della principale forza politica, che poi è la persona che seleziona i parlamentari del Pdl. Mai era stata così alta la mediocre invadenza dei partiti nelle vicende istituzionali nazionali. 

Quando il Porcellum è stato approvato tutte le forze di centrosinistra hanno gridato allo scandalo e non hanno mai perso occasione di ribadire quanto la legge elettorale nazionale fosse sbagliata. Lo ha fatto recentemente anche il segretario del Pd Pierluigi Bersani. "La legge elettorale - ha detto - è l'origine e la testa di tutti i nostri guai", "se teniamo separate la questione democratica da quella sociale perdiamo". Bersani ha ragione. Ma evidentemente in ogni scelta c'è un "ma anche", in ogni regione un'eccezione. Non voglio infierire poi sulle altre forze di centrosinistra. Dico solo di Ferrero perché ci sta bene: secondo lui "occorre estirpare una legge elettorale (quella per le Politiche) che sta aprendo le porte al fascismo". 

Magari qualcuno verrà a dirci che per confezionare il capolavoro di legge elettorale oggi in discussione ognuno "ha dovuto cedere un pezzetto". Può darsi che qualcuno ha ceduto solo un pezzetto, ma è certo che altri hanno ceduto la dignità. Le stesse considerazioni valgono infatti per i listini regionali. Tutte le regioni che hanno messo in discussione il proprio sistema elettorale hanno tentato, in molti casi riuscendoci, di eliminare questo retaggio partitocratrico. L'ultima in ordine di tempo è la Campania.

E' per questo che oggi troviamo incomprensibilmente autolesionista la volontà da parte delle forze politiche del centrosinistra, di approvare per l'Umbria una legge elettorale che ha molto a che vedere con il famigerato Porcellum e poco a che spartire con un moderno strumento democratico di scelta dei rappresentanti dei cittadini nelle istituzioni.

Noi riteniamo infatti che il premio di maggioranza con il listino bloccato, così come normato nella proposta di legge oggi in discussione, faccia correre il rischio anche alla nostra regione di inoltrarsi in un percorso che riteniamo nella sua filosofia ispiratrice profondamente antidemocratico. Non è per noi concepibile l'ipotesi di una legge elettorale che tolga alla disponibilità degli elettori la possibilità di scegliere i propri rappresentanti nelle istituzioni per trasferirla direttamente ai partiti attraverso quello che si configura come un "listino bloccato" in cui collocare le espressioni meno presentabili degli apparati di partito, togliendo agli elettori la possibilità di esprimersi su quei nomi.
Crediamo che nel momento in cui la politica sta vivendo una delle crisi di credibilità più acute e nel momento in cui sale inequivocabile da parte dei cittadini la richiesta di esercitare il diritto di scelta dei propri rappresentanti, la proposta di Pd e Pdl, condivisa da Rifondazione, Pdci, Udc e Sinistra e libertà, rischia di accentuare ancora di più la distanza tra ceto politico e opinione pubblica.

Voglio riportare a questo punto il commento di una figura significativa per questa regione. Si tratta di Francesco Mandarini, Presidente della Manifesto S.p.A., già dirigente politico della Sinistra e presidente della Giunta Regionale dell'Umbria, oggi redattore di "Micropolis". Sentite cosa dice a proposito della legge che state approvando.
"Ci eravamo illusi. Si fanno congressi, si indicono primarie per eleggere il segretario del partito, ma il ceto politico vuol salvaguardare se stesso al di là di un minimo di coerenza rispetto a quanto urlato in questi anni contro la legge elettorale imposta da Berlusconi nel 2006 per ingannare gli elettori. Così nelle regioni dove governa il centrosinistra si confermano leggi elettorali che consentono alle oligarchie di nominare i consiglieri regionali senza alcun mandato del popolo? Sembra proprio di sì. Con buona pace di Bersani il cui primo impegno da segretario, sarebbe stato quello di modificare anche con legge di iniziativa popolare, l'obbrobrio dei nominati in parlamento.
E dei nominati in consiglio regionale niente da dire? Silenzio agghiacciante di Bersani e dei leader locali e nazionali della sinistra riformista, radicale, alternativa e via elencando.
Si sono svolte grandi feste per il ventennale della caduta del muro di Berlino. Segnò la fine del socialismo reale e dei suoi regimi. Bene - aggiunge Mandarini - . Sapete come funzionavano le elezioni nelle così dette democrazie popolari della Polonia, dell'Urss o dell'Ungheria? Per tutelare gli uomini e le donne degli apparati, il partito, con la p maiuscola, metteva in lista i candidati alle cariche pubbliche e l'elettore metteva una croce sul simbolo di partito senza mai poter scegliere chi eleggere nell'assemblea. Liste bloccate. Ricordi di gioventù rinverditi dai listini dei nostri sistemi elettorali bipartisan. Cadono i muri ma gli apparati resistono. Inossidabili.
La filosofia della governabilità e il presidenzialismo hanno prodotto danni enormi alla democrazia rappresentativa senza aver prodotto alcuna sostanziale modifica alla qualità del governo locale o nazionale che sia. Ancora non se ne sono resi conto? No. Continua a prevalere l'autoconservazione di un ceto politico che non ha nemmeno il coraggio di farsi eleggere dal popolo, preferisce la nomina".

Fin qui Mandarini. Per quanto ci riguarda crediamo che la nostra posizione meritasse più rispetto e che meritasse, almeno da parte delle forze politiche di maggioranza cui ci sentiamo di appartenere, quanto meno il tentativo di arrivare ad una soluzione condivisa. Noi abbiamo fatto quanto potevamo: abbiamo messo a disposizione una nostra proposta alternativa, che riteniamo allo stesso tempo moderna, non punitiva per alcuna forza e che avrebbe restituito agli elettori la possibilità di scegliere fra candidati, confermando il bipolarismo, garantendo la governabilità ed un giusto equilibrio tra le province di Perugia e Terni. La proposta dell'Italia dei Valori aveva la grande qualità di restituire la possibilità di scelta agli elettori, attribuendo il premio di maggioranza a chi ha ottenuto più voti nelle liste facenti parte della coalizione vincente. Un sistema semplice, automatico, chiaro. Ma evidentemente con un limite insormontabile: quello di non garantire postazioni di privilegio ad alcuno.

Come sapete, abbiamo sospeso la nostra partecipazione ai lavori della commissione, spiegandone i motivi per iscritto al presidente del Consiglio regionale Fabrizio Bracco, alla Presidente della Giunta regionale Maria Rita Lorenzetti e alla presidente della commissione speciale per le Riforme statutarie Ada Girolamini. Era una forma di protesta attuata sperando che fosse colto il nostro disagio nell'approvare norme che riteniamo profondamente sbagliate e ingiuste. Ma questo non ha fermato chi ha una propensione verrebbe da dire quasi genetica all'inciucio e a una trasversalità che durante questa legislatura non si è fermata alla legge elettorale, ma si è manifestata in molte occasioni: dalle infrastrutture ai beni comuni, fino a giungere all'ultimo caso eclatante di Bettona e Marsciano.

Pur di salvare gli apparati, si è provato a trattare su tutto, anche sulla concessione del premio di minoranza. Si è tentato di fissare uno sbarramento al 5,3 per cento. Si è provato - purtroppo riuscendoci - ad innalzare il numero delle firme per la presentazione delle liste pur di boicottare ogni iniziativa proveniente dalla società civile. Con il vostro sistema un terzo dei consiglieri della maggioranza, vale a dire 6 su 18 o 19, non sarà scelto dagli elettori, ma prescelto dalle segreterie di partito. Di più: qualora la coalizione vincente prenda troppi consensi, per evitare la sproporzione tra le coalizioni verrà escluso chi è stato eletto coi voti dei cittadini per lasciare spazio ai prescelti dai partiti. 

Noi ci siamo anche detti disponibili a riprendere la partecipazione ai lavori qualora si fosse aperto uno spiraglio nella discussione per disinnescare almeno gli effetti più impresentabili del listino. Abbiamo detto quindi che ogni correttivo in grado di sostituire il listino o quanto meno di modificarne le modalità di composizione e di utilizzo, sarebbe stato da noi valutato positivamente. Abbiamo anche presentato un emendamento che andava in questa direzione, tentando almeno di collegare i nominati nel listino alle forze politiche. Questo avrebbe permesso almeno di rendere facoltativo l'utilizzo di questo strumento antidemocratico, consentendo a chi lo volesse di dimettersi per far salire chi veramente ha ottenuto il consenso degli elettori. Ma ci si è voluti appigliare a tecnicismi pretestuosi per nascondere una scelta che invece è tutta politica e che crediamo rappresenti una decisione grave e sbagliata, un vero e proprio furto di democrazia.

Il risultato di tutto questo percorso è la conferma della scelta di puntare su un listino dei nominati dai partiti in una lista bloccata, un listino di apparati che per noi rappresenta un'autentica truffa ai danni dei cittadini, che toglie loro la possibilità di scegliere gli eletti e garantisce postazioni privilegiate a chi il consenso non riesce a raccoglierlo democraticamente. Si tratta di una scelta evidentemente dettata soltanto dalla necessità di tutelare i destini politici di qualche capo partito che ha un certo pudore a presentarsi al giudizio degli elettori. Questa legge è frutto di un inciucio alle spalle dei cittadini che ha messo d'accordo destra e sinistra, evidentemente garantendo a tutti le postazioni minime richieste.

Presidente, in queste settimane abbiamo assistito all'espletarsi di un patto trasversale che al chiuso dei palazzi della politica ha portato alla costruzione di una legge elitaria e antidemocratica. 

Ci si dice che questo è il frutto di un ampio consenso e di larghe intese tra forze politiche; che questo è positivo perché le regole si devono scrivere insieme e perché questo percorso rappresenta un messaggio positivo di dialogo. Si dimentica di ricordare che le regole debbono essere scritte a favore dei cittadini e non per garantire la poltrona in Consiglio a chi non è sicuro di riuscire ad avere i voti sufficienti per essere eletto dagli umbri. Forse invece di parlare di "dialogo positivo" sarebbe stato più corretto ammettere la volontà di conservare un sistema partitocratico di collaudata, ma non più scontata, efficacia. 

Per questi motivi abbiamo ripresentato l'emendamento che ha già subito un'immotivata bocciatura in Commissione. Ribadiamo la nostra disponibilità ad intervenire anche con una proposta successiva a quella che oggi inevitabilmente verrà approvata. Ribadisco però l'impossibilità da parte del gruppo dell'Italia dei valori di votare a favore di questo provvedimento e annuncio la volontà di utilizzare tutti gli strumenti a nostra disposizione per far conoscere all'opinione pubblica e alla società civile umbra i motivi della nostra scelta, scelta che riteniamo in linea con i principi fondamentali della Costituzione.

Grazie.
"Si va verso legge truffa: un terzo dei consiglieri della coalizione vincente non sarà scelto dagli elettori, ma nominato dai partiti in una lista bloccata".

LEGGE ELETTORALE. DOTTORINI (IDV): LISTINO DI NOMINATI FURTO DI DEMOCRAZIA, INCIUCIO INDECOROSO AI DANNI DEI CITTADINI

"Una decisione grave e sbagliata, un furto di democrazia che accentua ancora di più la distanza tra ceto politico e opinione pubblica. La conferma della scelta di puntare su un listino dei nominati dai partiti in una lista bloccata rappresenta un'autentica truffa ai danni dei cittadini, che toglie loro la possibilità di scegliere gli eletti e garantisce postazioni privilegiate a chi il consenso non riesce a raccoglierlo democraticamente". Con queste parole il capogruppo regionale dell'Italia dei Valori Olviero Dottorini commenta la scelta di Pd e Pdl, con l'astensione di Pdci e Udc, di respingere l'emendamento del gruppo dell'Idv che consentiva alle forze politiche "di non usufruire degli effetti perversi e antidemocratici del listino dei nominati dai partiti". "E' una scelta evidentemente dettata soltanto dalla necessità di tutelare i destini politici di qualche capo partito - aggiunge Dottorini -. Ciò che stupisce è che le forze di centrosinistra si siano fatte promotrici di questo ennesimo inciucio alle spalle dei cittadini, privandoli della possibilità di eleggere chi vogliono. Abbiamo sperato fino all'ultimo in un ripensamento da parte di Pd e alleati, ma solo il Prc ha appoggiato il nostro emendamento ribadendo comunque la scelta del listino. E' veramente incomprensibile come questo possa avvenire nel momento in cui la politica sta vivendo una delle crisi di credibilità più acute e nel momento in cui sale inequivocabile da parte dei cittadini la richiesta di esercitare il diritto di scelta dei propri rappresentanti. La nostra proposta era finalizzata a disinnescare gli effetti perversi del listino dei nominati, così come proposto da Pd e Pdl con il sostegno di Prc, Pdci, Udc e Sinistra e libertà, per restituire la possibilità di scelta agli elettori. Ma con motivazioni tecniche assolutamente pretestuose è stata allontanata anche questa possibilità, consegnandoci un testo che ha molto a che vedere con il famigerato Porcellum e poco a che spartire con un moderno strumento democratico di scelta dei rappresentanti dei cittadini nelle istituzioni. Stiamo assistendo all'espletarsi di un patto trasversale che al chiuso dei palazzi della politica sta portando alla costruzione di una legge elitaria e antidemocratica. In base al testo approvato dalla commissione, un terzo degli eletti della coalizione vincente, vale a dire 6 su 18 o19, non verrà scelto dai cittadini, ma dalle segreterie di partito. La nostra proposta - spiega l'esponente dell'Italia dei Valori -avrebbe restituito agli elettori la possibilità di scegliere fra candidati, confermando il bipolarismo, garantendo la governabilità ed un giusto equilibrio tra le province di Perugia e Terni. Ma evidentemente aveva un limite insormontabile: quello di non garantire postazioni di privilegio ad alcuno". 

Perugia, 16 dicembre 2009 
"Solo tagli indiscriminati e ritardi dal governo nazionale. A questo punto i consiglieri del Pdl abbiano il coraggio di chiedere il rinvio di un anno dei provvedimenti"
 
SCUOLA. DOTTORINI (IDV): PDL EVITI SFRONTATEZZA E SPIEGHI A INSEGNANTI, FAMIGLIE E DIRIGENTI LA MANNAIA DELLA CONTRORIFORMA GELMINI

"La mannaia di Tremonti sulla scuola italiana è già di suo insostenibile. Nessuno avvertiva la necessità della presa in giro di chi tenta di rimestare nei malumori di cui è politicamente 
causa. Piuttosto che continuare a organizzare iniziative elettoralistiche, sarebbe interessante che gli esponenti del Pdl tentassero di spiegare alle famiglie e ai tanti precari oggi per strada la strategicità di una controriforma che ha come unici effetti i tagli indiscriminati agli organici, la perdita di risorse, l'impossibilità per le scuole di coprire con supplenze le malattie dei docenti, i corsi serali tagliati, i posti di sostegno mancanti, le ore di servizio ridotte. Magari avranno anche la bontà di motivare i continui rinvii da parte del governo nazionale dei regolamenti attuativi della riforma degli istituti superiori che stanno generando disorientamento e demotivazione in dirigenti, insegnati e famiglie. Forse a questo punto sarebbe più serio avere il coraggio di ammettere l'incapacità di gestire una materia così delicata e complessa e rinviare la controriforma Gelmini almeno di un anno". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo regionale dell'Italia dei valori, commenta le iniziative e le dichiarazioni di alcuni esponenti del centrodestra umbro.
"Iniziative strumentali ed elettoralistiche non servono a nessuno, soprattutto quando giungono da chi dovrebbe solo spiegare gli errori e le incapacità del proprio governo. Gli otto miliardi di tagli all'origine dell'intervento del governo sul sistema formativo italiano sono il frutto di una visione miope e irresponsabile del valore dell'istruzione pubblica nel nostro paese. Continuiamo a chiedere pertanto - insiste Dottorini - che siano il Consiglio regionale e la Giunta a promuovere tavoli istituzionali e magari una discussione aperta e produttiva in aula per affrontare gli esiti disastrosi del provvedimento della Gelmini. Ma tutto questo sarà difficile finché dal governo nazionale non giungerà alcuna notizia definitiva sulla controriforma delle scuole superiori e finché i consiglieri del Pdl avranno la sfrontatezza di andare a vendere risposte che non hanno senza rispondere del devastante intervento della Gelmini e di Tremonti sul sistema formativo nazionale e regionale".
 
Perugia, 17 dicembre 2009
L'accordo voluta dal Sindaco Cecchini ha portato risultati disastrosi in termini ambientali e di raccolta differenziata e fallimentari in termini economici. No a decreti d'urgenza"
 
BELLADANZA. DOTTORINI (IDV): LA SATURAZIONE DELLA DISCARICA E' FRUTTO DELL'ACCORDO DI RIMODULAZIONE DEL FLUSSO DEI RIFIUTI

"La situazione che si è venuta a creare a Belladanza è il frutto di anni di malgoverno locale, di 'turismo dei rifiuti' e di zerbinate verso i territori del perugino. Le ipotesi di decreti d'urgenza o ordinanze per ampliare la discarica o prolungare l'accordo di rimodulazione del flusso dei rifiuti sarebbero un fatto gravissimo che non farebbe che confermare le incapacità dell'amministrazione locale. Noi ci opporremo fin da ora con tutte le nostre forze perché questo non accada e perchè i cittadini vengano veramente coinvolti nel processo decisionale in corso". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori a Palazzo Cesaroni commenta la notizia della saturazione della discarica di Belladanza a Città di Castello e il suo stop momentaneo dovuto alla scadenza dei tempi tecnici dell'accordo di rimodulazione dei rifiuti.
"Da tempo abbiamo denunciato che i risultati dell'accordo capestro firmato dal Sindaco Cecchini, avrebbero portato la discarica a riempirsi all'inverosimile, provocando effetti negativi per l'ambiente e la salute dei cittadini e danni incalcolabili dal punto di vista economico - ha detto Dottorini -. Basti ricordare che l'accordo prevedeva che che noi portassimo i nostri rifiuti al preselettore di Perugia pagando 60-63 euro a tonnellata, ricevendo indietro una quantità di rifiuti enorme da tutta l'area del perugino ad appena 20 euro a tonnellata che di fatto ha saturato la capacità della discarica. Questo, unito al disastroso deficit accumulato negli anni passati in termini di raccolta differenziata ci consegnano una discarica oramai satura e prossima all'ampliamento. Tutti oramai sanno che l'Amministrazione comunale ha già pronto il progetto di ulteriori venti ettari della discarica che costerà circa 770mila euro - ha ricordato l'esponente dell'Italia dei Valori -, investimento che sarà poi recuperato dallo smaltimento di rifiuti speciali. Il Comune deve farla finita con questi metodi, che prevedono di far cassa attraverso il recepimento dei rifiuti. E' di fine settembre infatti l'assestamento di bilancio approvato dalla Giunta che prevede un'entrata extra di 930mila euro derivata dal conferimento in discarica di rifiuti speciali, e di inizio anno l'aumento del 15 per cento della tassa sui rifiuti. Oltretutto i cittadini non ne possono più di vedersi aumentare le tasse e non sapere per cosa vengono impegnate le entrate extra - continua il Presidente della Commissione Bilancio e Affari istituzionali -. Sogepu aveva promesso di attivare nel proprio sito web il monitoraggio della discarica di Belladanza, ad oggi ancora non c'è nè traccia. Questi sono i comportamenti che distaccano sempre più cittadini e istituzioni".
"Ci troviamo alle soglie dell'applicazione del nuovo Piano regionale dei rifiuti e dobbiamo quindi trovare un'alternativa al  sistema delle discariche che danneggiano i cittadini e rischiano di inquinare ambiente e territorio. Per fare questo - conclude Dottorini - occorre,  per esempio, che nell'Ati 1 si sperimentino soluzioni moderne come quella di  Vedelago molto conveniente in termini sia economici che ambientali, che garantisce maggiore occupazione, flessibilità impiantistica, sicurezza e risparmi concreti per i cittadini".
 
Perugia, 17 dicembre 2009
Interrogazione alla giunta regionale: "Evidente sperpero di denaro pubblico. Necessaria valorizzazione con attività sociali, culturali e ambientali"
 
SCEMPIO PATRIMONIALE SUL SUBASIO: EDIFICI RISTRUTTURATI CON SOLDI PUBBLICI ABBANDONATI A RAZZIE E DEGRADO

"Il patrimonio edilizio pubblico che ricade nell'area del Parco del monte Subasio va salvaguardato dal degrado causato dall'inutilizzo e dall'abbandono. La giunta regionale deve dirci cosa intende fare dei casolari presenti in questa area e se vi sono progetti mirati ad evitare che tali strutture rimangano inutilizzate arrecando un danno evidente al patrimonio regionale e perdendo l'occasione di avviare attività a forte valenza turistica, sociale, culturale ed ambientale che potrebbero rappresentare un'opportunità di sviluppo per il territorio". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei valori in Consiglio regionale, annuncia di aver presentato un'interrogazione alla giunta regionale relativa all'utilizzo dei circa quaranta casolari, di proprietà della regione, situati nel territorio del Parco.
"Si tratta - spiega il Presidente della prima commissione di Palazzo Cesaroni - di casolari che insistono nei territori di Assisi, Spello, Valtopina, Gualdo Tadino e Nocera Umbra e che sono stati oggetto di costosi interventi di recupero e ristrutturazione finanziati con i fondi pubblici stanziati per il recupero dal dissesto statico causato dal terremoto del 1997. Dopo essere stati recuperati, molti di questi casolari sono rimasti inutilizzati e privi della dovuta manutenzione. La situazione di abbandono sta portando queste strutture del demanio regionale ad un degrado crescente che danneggia il patrimonio edilizio della regione".
"E' evidente - continua Dottorini - che ci troviamo di fronte a uno spreco di denaro pubblico utilizzato per ristrutturare edifici che poi rimangono inutilizzati, abbandonati alle razzie e al degrado. Eppure sono numerosi i possibili impieghi di edifici che possono essere utilizzati sia come strutture ricettive che come luoghi di studio, di incontro o comunque di valorizzazione del territorio del Parco del monte Subasio, magari stipulando convenzioni con i comuni o con le associazioni presenti sul territorio. Crediamo infatti che, se debitamente valorizzate, tali strutture potrebbero offrire l'opportunità di individuare valide risposte alla crisi generalizzata del turismo i cui effetti si risentono anche nel territorio del Subasio, attraverso la promozione di attività innovative in grado di offrire concrete prospettive occupazionali".
"Chiediamo quindi alla Regione - conclude l'esponente dell'Italia dei valori - cosa intende fare per evitare il degrado di una ricchezza pubblica che andrebbe, a nostro avviso, valorizzata anche attraverso attività che possono essere ben integrate nel contesto ambientale e storico-culturale del territorio e che quindi rappresenterebbero un modello di sviluppo sostenibile, attento alle caratteristiche e tipicità del territorio e rispettoso dell'ambiente".
 
Perugia, 17 dicembre 2009
Per prevenire prevedibili conflitti, necessario tavolo tecnico tra Regione, Province, Ufficio scolastico regionale e dirigenti scolastici"

"Sono d'accordo con l'assessore Prodi. Gli esiti disastrosi della controriforma Gelmini saranno difficilmente arginabili dalle singole regioni. E' possibile tuttavia tentare almeno di ridurre il danno, istituendo un tavolo tecnico al quale possano sedersi i rappresentanti di Regione, Province, Ufficio scolastico regionale e dirigenti scolastici per un confronto che riesca ad esaminare le situazioni più complesse, prevenendo prevedibili conflitti prima che deflagrino. Questo per evitare che si giunga a incomprensioni e atti sconsiderati come già avvenuto in occasione dell'approvazione del Piano di dimensionamento scolastico". E' il commento del capogruppo regionale dell'Italia dei valori Oliviero Dottorini alle considerazioni dell'assessore all'Istruzione Maria Prodi.
"Nessuno mette in discussione l'impegno dell'assessore per cercare soluzioni condivise - aggiunge Dottorini - ci preme solo ricordare che altre regioni hanno già istituito tavoli tecnici per tentare di affrontare e possibilmente sciogliere gli intricati nodi posti dai tagli del governo Berlusconi. Tutto qua. Per questo attendiamo con fiducia che l'assessore dia seguito alle sue intenzioni di riportare in Consiglio la discussione sulla scuola. Se non lo fa lei, trovi pure qualcuno disponibile tra le folte schiere del suo partito. Se non trova nessuno, lo faremo noi. Ci faccia sapere".

Perugia, 14 dicembre 2009

 

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