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"Il nuovo Prg sia occasione di dibattito politico e di confronto tra candidati e liste. Evitare di lasciarlo nelle mani di un'amministrazione ormai in scadenza"

PRG. DOTTORINI (IDV): SOTTRARRE IL NUOVO PIANO A MERCANTEGGIAMENTI E TENTAZIONI CLIENTELARI: VENGA APPROVATO DOPO LE ELEZIONI

"È fondamentale che il nuovo Piano regolatore venga approvato dal prossimo Consiglio comunale e non da un Consiglio con il mandato a termine, una maggioranza retta da un pro-sindaco non scelto dagli elettori e un quadro di rapporti politici a dir poco anomalo. Occorre sottrarre il nuovo Prg da mercanteggiamenti e da tentazioni clientelari. Non è pensabile che in piena campagna elettorale un'assemblea in scadenza si appresti a deliberare su un atto fondamentale per il futuro della città e del suo sviluppo economico, ambientale e paesaggistico". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo in Consiglio regionale dell'Italia dei Valori, chiede "un atto di responsabilità" in merito all'iter amministrativo del nuovo Piano regolatore di Città di Castello.
"Solo con il nuovo Consiglio comunale - continua Dottorini - sarà possibile approvare un Piano regolatore privo di vizi elettoralistici. Il rischio altrimenti è di predisporre una campagna elettorale basata interamente sul Piano regolatore e magari sui favori ad esso legati, creando le condizioni  per disilludere molti cittadini. Già nelle prime elaborazioni si evidenziano scelte a dir poco discutibili, in linea con le numerose varianti già approvate e con il totale abbandono vissuto dal centro storico in questi ultimi anni. Per questo proponiamo che il nuovo Prg sia al centro del dibattito della campagna elettorale per le prossime elezioni comunali, con un serio confronto tra tutte le forze politiche, i candidati a sindaco, gli operatori economici e sociali del territorio, le associazioni ambientaliste e i comitati civici. Dobbiamo evitare gli errori del passato, dal caso della ex-Fat al mostro progettuale della Piastra logistica, dal degrado della città allo stato di misero abbandono dell'ex Ospedale, simboli di miopia politica e di un immobilismo amministrativo che per troppo tempo hanno caratterizzato la vita politica di Città di Castello".
"Come Italia dei Valori - conclude Dottorini - ci impegneremo in ogni sede perché l'attenzione al nuovo Piano regolatore resti alta e non si abbandoni l'esame di quell'atto alla misera trattativa politica o al braccio di ferro tra potentati più o meno trasparenti. Nei prossimi mesi avvieremo un percorso di partecipazione al fianco dei cittadini per condividere con loro le priorità e i principi a cui il nuovo Piano regolatore dovrà ispirarsi".

Città di Castello, 22 luglio 2010

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"Non si capisce il ritardo con il quale ci si è attivati per scongiurare rischi per la popolazione. Decreto ministeriale individua manifatture tabacchi tra siti insalubri".

EX-FAT. DOTTORINI (IDV): NECESSARIA LA SOSPENSIONE TEMPORANEA DEI LAVORI PER TUTELARE LA SALUTE DEI CITTADINI

"Il verbale di prescrizione relativo alla demolizione dell'edificio ex-Fat è opportuno ma non sufficiente a fugare ogni dubbio e stupisce che venga emesso solo oggi, a cinque giorni dalla denuncia degli abitanti del quartiere. Il principio di precauzione richiede infatti che prima di tutto ci si assicuri che la salute dei cittadini e dei lavoratori non sia messa a rischio. Occorre quindi verificare che le fibre presenti all'interno delle ampie superfici vetrate in demolizione non siano pericolose per la salute. E' vero che assicurazioni arrivano dalla Asl1 e che tutto lascia pensare che si tratti semplicemente di lana di vetro, ma su salute e sicurezza non si può scherzare e il sindaco dovrebbe aver già da qualche giorno sospeso i lavori in forma cautelativa". Con queste parole il consigliere regionale Oliviero Dottorini è intervenuto sulla notizia dell'esito del sopralluogo dei Carabinieri, Arpa, Asl1 e Polizia municipale presso l'edificio ex-Fat in seguito al rilevamento di fibre potenzialmente pericolose sprigionate con la demolizione dell'edificio di Città di Castello.
"E' giusto che solo dopo aver verificato la non esistenza di rischi per la salute - spiega Dottorini - i lavori possano proseguire, con la certezza di aver sciolto ogni dubbio in merito alla composizione del materiale che viaggia nell'aria. Inoltre vorremmo sapere se il sindaco e l'Arpa hanno richiesto particolari precauzioni all'atto di rilasciare l'autorizzazione ad avviare i lavori, cosa necessaria vista la tipologia dell'edificio in demolizione. E' infatti opportuno ricordare che il decreto ministeriale del 5 settembre 1994, che definisce l'elenco delle industrie insalubri, individua tra queste anche la manifattura tabacchi, proprio la fattispecie dell'Ex-Fat".
"A prescindere dalla pessima qualità degli interventi di recupero previsti per la Ex-Fat - conclude Dottorini - sui quali ci siamo più volte espressi, ritengo che sia comunque prioritario assicurare a tutti i cittadini che i lavori avviati non presentino rischi per la salute, in modo da evitare superficialità e allarmismi. A breve i lavori di demolizione interesseranno anche tetti in eternit e coibentazioni in amianto. E' opportuno che si proceda con tutte le precauzioni del caso".

Perugia, 6 aprile 2010

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"Dimostrate le ragioni di chi da anni denuncia lo scempio del palazzo della Posterna. La demolizione sana parzialmente una pesante ferita"

SPOLETO. DOTTORINI (IDV): LA SENTENZA SULL'ECOMOSTRO RENDE GIUSTIZIA DELLA VIOLENZA SUBITA DALLA CITTA' DEL FESTIVAL DEI DUE MONDI


"La decisione dei giudici di ordinare la demolizione parziale dell'ecomostro rende finalmente giustizia, seppure parziale, della violenza senza precedenti subita dal centro storico della città del Festival dei due mondi e dimostra che aveva ragione chi, come noi e il comitato civico, aveva denunciato a suo tempo uno scempio che rischiava di compromettere l'immagine stessa di Spoleto in Italia e nel mondo". Con queste parole il capogruppo dell'Italia dei valori in Consiglio regionale, Oliviero Dottorini, commenta la sentenza di primo grado al processo sul palazzo della Posterna, che ha condannato sei degli imputati a 4 mesi di reclusione e al pagamento di una ammenda di 25 mila euro per reati di abuso edilizio e deturpamento delle bellezze naturali, oltre ad ordinare la demolizione delle  volumetrie eccedenti.
"Purtroppo - continua Dottorini - la sentenza sana solo parzialmente la ferita inferta ad una città conosciuta nel mondo per la sua cultura e per la sua capacità di valorizzare le proprie qualità artistiche. C'è da domandarsi come sia stato possibile che interventi sciagurati e dissennati come quello alla Posterna abbiano potuto incontrare il favore pressoché unanime di tutto il consiglio comunale. Il solo averli concepiti è la dimostrazione di una visione dello sviluppo turistico e della salvaguardia ambientale antiquata e fuori da ogni parametro ragionevole. Il paesaggio e la cultura di una città e di una regione non possono trasformarsi in merce a disposizione di chi pensa ancora di poter coniugare il rilancio delle potenzialità economiche di un territorio con colate di cemento e ferite alla storia e alla cultura di una delle città più antiche dell'Umbria".
"Ora - conclude l'esponente dell'Italia dei valori - quanti avevano sostenuto quest'opera e non si erano schierati a fianco dei comitati e delle associazioni che a suo tempo si sono opposte a questo intervento, dovranno chiedere scusa a tutta la cittadinanza. Ci auguriamo che questa sentenza di condanna, oltre a rendere merito a chi sosteneva che quello del palazzo della Posterna fosse un intervento sciagurato e dissennato, abbia anche l'effetto di dissuadere da eventuali ulteriori progetti irrazionali che, nell'interesse dei soliti pochi che guadagnano dalle colate di cemento, mettono a repentaglio il patrimonio collettivo di bellezza, cultura e storia di cui la nostra regione è ricca e che deve essere tutelato e valorizzato invece che deturpato".
 
Perugia, 9 marzo 2010
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Il capogruppo dell'Idv in Consiglio regionale si autodenuncia: "Scelta di Fintab miglior modo per trasformare una manifestazione pacifica in uno scontro frontale"

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"Vorrei risparmiare alla dirigenza della Fintab la visione dei filmati. Io alla manifestazione contro la cementificazione della Ex Fat c'ero. Denunciate me". Con queste parole Oliviero Dottorini, presidente della commissione Bilancio di Palazzo Cesaroni e consigliere regionale dell'Italia dei Valori, si autodenuncia per la manifestazione "assolutamente pacifica e rispettosa delle regole di convivenza democratica" che si è svolta domenica mattina dinnanzi ai capannoni della Ex Fat. "Considero grave la scelta della proprietà di presentare un esposto-denuncia contro chi è salito sul tetto della struttura e contro i manifestanti - aggiunge Dottorini - . Bene, su quel tetto almeno idealmente c'ero anch'io. Le Forze dell'ordine hanno il primo nome da segnare nella lista".
"Questo - spiega l'esponente dell'Italia dei Valori - è il modo migliore per trasformare una manifestazione pacifica, nonviolenta e di amore verso la città, in un'occasione di scontro che porterà inevitabili conseguenze nei rapporti tra i cittadini e i promotori di quel progetto che, lo ricordiamo, sono la Fintab Spa e il comune di Città di Castello. Una scelta che, se non verrà rivista al più presto, infliggerà una ferita irreversibile al nostro centro storico, un colpo al cuore che si aggiunge alla decisione di lasciare al degrado l'ex Ospedale e a una trascuratezza della città ormai inaccettabile. Per questo scelte come quelle della Fintab Spa avranno come unico effetto quello di imbarbarire il confronto e sicuramente non hanno nulla a che vedere con la tradizione di civiltà, di dialogo, di apertura che ha sempre contraddistinto Città di Castello. Adesso ci aspettiamo che il sindaco di Città di Castello batta un colpo, dica cosa ne pensa e scenda a difesa dei tanti cittadini che subiscono oggi una scelta che non condividono. C'è una decisione coraggiosa da prendere: ritirare quel progetto e chiamare la città a farsi carico degli errori che l'amministrazione ha compiuto. Quello che si sta verificando è anche il frutto di anni di decisioni assunte senza ascoltare, di scelte attuate senza confronto e senza avere una visione del futuro della città. Crediamo che certi atteggiamenti non siano più tollerabili e, per quanto ci riguarda, intendiamo ribadire la nostra ferma contrarietà al progetto per considerare invece l'ipotesi di spostare l'intervento di riqualificazione sulla struttura del vecchio ospedale che, per il pregio architettonico e per le destinazioni possibili (servizi sanitari ed uffici pubblici, spazi commerciali, residenzialità di pregio) sarebbe da privilegiare per rivitalizzare davvero una zona così nevralgica del centro storico".
"Per ora però - conclude Dottorini - c'è una risposta da dare a chi vuole dividere il comitato, magari buttandola in carte bollate e denuncie che pure non ci intimidiranno. La mia è quella di autodenunciarmi per la manifestazione di domenica. Altri forse dovrebbero vergognarsi di aver dato il via libera a un progetto e a un clima come quello che si sta affermando".

Perugia, 16 febbraio 2010
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Interrogazione alla giunta: "I cittadini devono sapere a che punto è il piano di bonifica per rimuovere l'amianto e quali iniziative imprenditoriali sono in campo"

"La Regione spieghi quale sarà il futuro dell'area della ex-Ferro, quali progetti imprenditoriali sono ad oggi in campo per garantire un recupero delle attività produttive e se sia stato rimosso l'amianto presente nella struttura e svuotati gli impianti chimici. Il territorio di Cannara non può attendere oltre. I cittadini hanno diritto di vivere in un ambiente dal quale siano rimosse le cause di contaminazione e, allo stesso tempo, hanno bisogno di interventi mirati allo sviluppo economico-produttivo, attraverso la riqualificazione dell'offerta occupazionale". Con queste parole il capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale, Oliviero Dottorini, annuncia la presentazione di una interrogazione alla Giunta regionale per sapere quali prospettive ci sono in merito al recupero dell'area della Ex-Ferro Italia spa nel comune di Cannara. Analoga interrogazione è stata presentata dal consigliere comunale Idv Fabio Andrea Petrini. 
"Quest'area - spiega il presidente della commissione Bilancio e Affari istituzionali di Palazzo Cesaroni - figura nell'elenco dei siti di preminente interesse pubblico per la riconversione industriale e dopo un lungo periodo di trattative e di tavoli di confronto Sviluppumbria, ente strumentale della Regione Umbria, è diventata proprietaria dello stabilimento. Secondo quanto riportato nel Piano regionale per la bonifica delle aree inquinate, inoltre, risulta che Sviluppumbria abbia già ricevuto richieste di assegnazione degli edifici da parte di imprese del settore meccanico che vogliono realizzare un centro di prototipizzazione e produzione meccanica e che abbia già predisposto un progetto preliminare di rimozione dell'amianto, svuotamento degli impianti chimici e rifunzionalizzazione degli edifici del costo stimato di circa 1,5 milioni di euro. Se aggiungiamo che nel 2008 Sviluppumbria e il comune di Cannara hanno costituito un consorzio proprio finalizzato alla gestione delle aree produttive, come quella della ex-Ferro, non si capisce come mai oggi, dopo quasi due anni, non si abbiano più notizie sul futuro di questa area".
"Ci preoccupa la lentezza con cui si sta procedendo alla bonifica dell'area e all'individuazione di un futuro sostenibile ed economicamente vantaggioso per il territorio di Cannara. E' giunto il momento - continua l'esponente dell'Italia dei valori - che i cittadini sappiano quale sia lo stato dell'arte dei progetti di recupero e rifunzionalizzazione della Ex-Ferro Italia Spa e quali siano le attività imprenditoriali private interessate ad insediarsi nella struttura esistente. La giunta deve dire inoltre come procede quanto previsto dal Piano regionale per le aree inquinate".

Perugia, 12 febbraio 2010
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Interrogazione di Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio Regionale, sulla situazione di degrado e abbandono dello stabile dell'ex ospedale di Città di Castello

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 (Acs) Perugia, 26 gennaio 2010 - “Le strutture del vecchio ospedale di Città di Castello, come quelle degli altri ospedali vecchi e dismessi, tutte strutture di grande valore e storiche, vanno dismesse previa creazione delle migliori condizioni per ottenere un utile risultato, poiché il loro valore economico finanzi le politiche di investimento sanitario della Regione, in tutte quelle situazioni, cioè, dove si sono verificati i presupposti per la costruzione di nuovi ospedali”. Così l’assessore alle risorse finanziarie, Vincenzo Riommi rispondendo ad una interrogazione di Oliviero Dottorini (Idv) nella quale denunciava la “Situazione di degrado e abbandono” della struttura dell’ex ospedale tifernate a seguito della costruzione del nuovo ospedale avvenuta nel 2000. “Nella vecchia struttura – ha rimarcato l’esponente dell’Idv – si sono verificati atti di vandalismo ed è stata depredata di ogni bene contenuto da essa. In particolare è stata presa di mira la piccola chiesa interna, completamente depredata. Abbiamo trovato addirittura cartelle mediche abbandonate contenenti dati ultrasensibili. A seguito di ciò – ha fatto sapere Dottorini – ho fatto un esposto alla Procura della Repubblica e al Garante nazionale per la Privacy”. Con la sua interrogazione, Dottorini ha chiesto quindi alla Giunta “a chi sono addebitabili le responsabilità e quali i progetti di riqualificazione e valorizzazione”. 
Riommi, dopo aver sottolineato che la sua competenza riguarda soltanto la destinazione d’uso della struttura, ha aggiunto che, “a partire dal 2007, l’anno in cui è stata, fisicamente e giuridicamente presa in carico la struttura da parte del Patrimonio (prima in carico alla Asl 1) è stato attivato il percorso per la procedura della dismissione di questo bene, oltre che per la sua tutela. Abbiamo incontrato, in via preliminare, una difficoltà relativa al mix tra tipologia di interventi necessari ed ammessi sulla struttura e sue potenzialità economiche che determina, al momento, una incommerciabilità. Non tanto perché la zona non sia prestigiosa e non abbia confacenti destinazioni d’uso, ma per i vincoli, comunque giusti, poiché la struttura è del 1700, con un piano attuativo caratterizzato da rigorose prescrizioni e quindi con un valore economico tale per cui nessuno è interessato all’acquisto. D’altra parte – ha aggiunto Riommi – il Comune di Città di Castello, al contrario di altri Comuni, non ha mai utilizzato, ne chiesto di farlo la norma prevista dalla Legge 14 che prevede la possibilità dell’acquisizione diretta da parte del Comune. Attualmente abbiamo riattivato il percorso di confronto con l’Amministrazione comunale di Città di Castello chiedendo di valutare una nuova funzionalità urbanistica e nuove previsioni urbanistiche”. Dottorini ha replicato che “è incomprensibile come l’Amministrazione di Città di Castello non abbia immaginato un progetto di recupero per questa struttura. La struttura si trova in un’area che subirà una impressionante colata di cemento, avversata da tutti i cittadini. Il Comune ha fatto in modo di tenere fuori proprio l’ex ospedale per il quale non ha mai tentato la sua acquisizione. Indispensabile un progetto di recupero che possa ridare questo importante bene alla città”. RED//

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"Ora ripensare il progetto coinvolgendo i cittadini. Grande opportunità per una seria proposta di riqualificazione dell'area"
 
"C'è una buona notizia per il territorio del lago Trasimeno: la procedura di Valutazione di impatto ambientale (Via) relativa al progetto delle opere di urbanizzazione dell'area Ex-Sai a Passignano sul Trasimeno è stata interrotta con l'effetto di una pronuncia negativa. Pensiamo che sia una grande opportunità per tutti, ad iniziare dal Comune di Passignano, per rimettere in discussione quel progetto ormai da tutti considerato inadeguato e mettere in campo serie proposte per la riqualificazione dell'area da discutere con i cittadini". Con queste parole i consiglieri regionali Oliviero Dottorini (Idv) e Enzo Ronca (Pd) commentano la risposta ottenuta dall'assessore Rometti all'interrogazione che avevano presentato relativa al progetto Ex-Sai che prevede cubature per un totale di circa 170mila metri cubi, di cui 90mila a destinazione residenziale, 64mila a destinazione direzionale commerciale e 18mila a destinazione turistico produttivo. Nella risposta si legge che, nonostante la Conferenza dei servizi avesse richiesto della documentazione integrativa su alcuni punti critici del progetto, "alla data del primo dicembre 2009, termine ultimo per la presentazione delle citate integrazioni, non è pervenuta alcuna comunicazione né documentazione integrativa da parte dei proponenti". Questo comporta l'interruzione della procedura di Via e quindi una sostanziale valutazione negativa del progetto, che non potrà così andare avanti.
"Confidiamo - commenta Dottorini (Idv) - che, dopo il pronunciamento negativo della Provincia, questo ulteriore stop da parte della Regione possa rappresentare la pietra tombale per un progetto che sembra ritagliato esclusivamente sulle esigenze dei privati e che potrebbe compromettere fortemente le potenzialità economiche, ambientali e turistiche del Lago. Passignano non ha bisogno di avventure progettuali o di scelte imposte, ma di proposte serie e condivise con i cittadini e con le realtà sociali ed economiche del territorio. Auspichiamo quindi che le istituzioni si adoperino per promuovere un concorso di idee a livello nazionale ed anche internazionale, al fine di individuare in maniera trasparente le proposte migliori".
"E' proprio la non presentazione delle documentazioni integrative  da parte dei proponenti una chiara dimostrazione della insostenibilità del progetto presentato - è il commento di Ronca (Pd) -. Ora bisogna veramente affrontare il tema ex Sai con un progetto consono per Passignano e per il Trasimeno. ".
 
 
Perugia, 15 gennaio 2010

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Interrogazione alla giunta: "Lo stabile e la cappellina lasciati alle razzie e al degrado. Danni gravissimi alla struttura. E all'interno anche cartelle cliniche incustodite"
 
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"Non è più tollerabile che un bene prezioso come quello dell'ex Ospedale venga lasciato al degrado e alle razzie, provocando un danno all'immagine e al decoro della città, oltre che alle finanze pubbliche. La struttura dell'ex-ospedale di Città di Castello e la chiesa presente al suo interno sono in stato di totale abbandono ormai da troppi anni. Ora chiediamo che la giunta spieghi a noi e ai tifernati a chi sono addebitabili le responsabilità di questa situazione e come si intende utilizzare quella struttura. Ci piacerebbe anche capire come mai in altri comuni della regione, come ad esempio Foligno, sono stati avviati progetti di ristrutturazione e riqualificazione delle vecchie strutture ospedaliere, mentre l'amministrazione di Città di Castello non è stata in grado di elaborare neppure un piano di recupero". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei valori in Consiglio regionale, annuncia di aver presentato un'interrogazione alla giunta regionale per chiarire quale sarà il futuro della struttura dell'ex nosocomio tifernate.
"Mentre l'amministrazione comunale infierisce sull'area ex Fat con un progetto da tutti considerato privo di visione strategica - aggiunge Dottorini - l'ex ospedale, che pure gravita in quella stessa zona, viene lasciato al degrado e alle razzie. In questo quadro risulta particolarmente grave lo stato in cui versa la cosiddetta "cappellina", un piccolo gioiello di fine '700, caro alla cittadinanza anche perché in quel luogo per decenni sono state battezzate generazioni di tifernati. Quella chiesa, in origine pregevolmente decorata di stucchi, con altare e balaustra di marmo finissimo e contenente anche i dipinti dei patroni San Florido e Amanzio di Antonio Illuminati, è stata saccheggiata fino a renderla oggi irriconoscibile. Gli stucchi sono stati asportati, la balaustra in parte divelta e il tabernacolo scardinato. Risultano mancanti anche parti di mobilio e i dipinti".
"Questo è potuto accadere - spiega il presidente della commissione Bilancio e Affari istituzionali di Palazzo Cesaroni - anche perché la struttura è rimasta accessibile da ingressi secondari. Cosa molto grave se si pensa che all'interno sono state lasciate incustodite e facilmente consultabili cartelle cliniche di pazienti o ex pazienti con tanto di dati personali relativi allo stato di salute (sieropositività, epatite e altre malattie) e alla condizione di dipendenza da droghe o alcol. A tutto questo la Regione, ma forse anche la Asl, devono dare una spiegazione, trattandosi di dati a sensibili che dovrebbero essere custoditi in base a una precisa normativa nazionale".
"Ma soprattutto - conclude Dottorini - è necessario che la Regione spieghi in che modo intende riqualificare e valorizzare la struttura fermando un degrado che già è costato abbastanza ai cittadini, e non solo in termini economici".
 
Perugia, 11 gennaio 2010

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"Legge per nuclei meno abbienti. Abbattimento dei costi oltre il 50 per cento. Non più ammissibili interventi della Regione per famiglie da 60mila euro di reddito"
 
CASA. DOTTORINI (IDV): CONSENTIRE A TUTTI IL SOGNO DI UNA ABITAZIONE, APPROVARE SUBITO LEGGE SU AUTOCOSTRUZIONE

"Un provvedimento importante per i tanti cittadini e le tante famiglie che anche nella nostra regione non vedono rispettato il diritto alla casa, non avendo la possibilità di accedervi attraverso il mercato privato della locazione o attraverso l'acquisto. Una legge che, consentendo l'abbattimento dei costi oltre il 50 per cento, va a sostenere le famiglie meno abbienti e consente loro di avere un'abitazione di alta qualità a un prezzo ragionevole. Non è più ammissibile che, come ha fatto la nostra regione, vengano predisposti bandi che premiano i redditi di 60mila euro, penalizzando chi ha bisogni reali". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale, commenta la seduta partecipativa della terza commissione consiliare che ha preso in esame la sua proposta di legge concernente "Norme in materia di autocostruzione ed autorecupero a fini abitativi".
"Adesso - spiega l'esponente dell'Italia dei valori, promotore della proposta di legge - occorre procedere celermente all'esame e all'approvazione di un provvedimento che ha un carattere spiccatamente sociale, contiene le spinte speculative del mercato immobiliare e contribuisce a non disperdere l'identità sociale dei luoghi storici delle città. E' più che opportuno, visti anche gli ultimi bandi della Regione, che questa materia venga tolta alla discrezionalità dei singoli amministratori per essere affidata a un quadro di regole uguale per tutti. Attraverso l'autocostruzione associata e l'autorecupero le amministrazioni possono contribuire in maniera significativa a risolvere gravi problemi sociali quali quelli derivanti dalla domanda abitativa dei giovani, delle giovani coppie, degli immigrati e delle famiglie monoreddito".
"Purtroppo - conclude Dottorini - non sempre si è dimostrato interesse da parte dell'assessorato alle politiche sociali. Auspichiamo quindi che anche la giunta riconosca l'importanza di una legge che toglie alla discrezionalità dei singoli amministratori la possibilità di realizzare o ristrutturare la propria abitazione, favorendo la collaborazione tra famiglie e gruppi sociali nell'acquisizione delle abitazioni anziché metterli in competizione tra loro. Questo provvedimento rappresenta una valida risposta alla situazione che in Umbria vede 'tanta gente senza casa' e 'tante case senza gente'".
 
 
Perugia, 8 gennaio 2010
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"La nostra interrogazione è ben documentata. I cittadini devono sapere perché si penalizzano le famiglie meno abbienti"
 
CASA. DOTTORINI (IDV): L'ASSESSORE NON TERGIVERSI E RISPONDA NEL MERITO DEI REQUISITI DEL BANDO PER LA BIOEDILIZIA

"L'assessore Stufara stia tranquillo, abbiamo approfondito molto bene la tematica in materia di edilizia residenziale prima di presentare la nostra interrogazione.   E' bene che venga data una risposta esauriente alle domande che abbiamo posto, in modo da spiegare perché il bando emanato dalla giunta preveda dei requisiti che di fatto penalizzano le famiglie meno abbienti, perno principale della legge di edilizia residenziale pubblica e che dovrebbero ispirare le politiche di chi dice di avere a cuore le sorti dei più deboli". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei valori in Consiglio regionale, torna sul tema del bando per la bioedilizia, sul quale ha presentato un'interrogazione alla giunta, dopo la replica "significativamente nervosa" dell'assessore alle Politiche sociali Damiano Stufara.
"Forse - spiega l'esponente dell'Italia dei valori - l'assessore non ha capito il cuore del problema che abbiamo sollevato e questo spiega il suo elencare questioni che nulla hanno a che vedere con le domande che poniamo attraverso la nostra interrogazione. Siamo assolutamente favorevoli a provvedimenti che prevedono soluzioni architettoniche di bioedilizia spinta e risparmio energetico, ma ciò non toglie che ci sono molti dubbi che il bando predisposto dalla giunta sia indirizzato realmente ai beneficiari previsti dalla legge regionale in materia di edilizia residenziale pubblica, alla quale il bando stesso fa riferimento. Questa legge individua come principali beneficiari dei provvedimenti della regione le famiglie meno abbienti e appartenenti a particolari categorie sociali. Sono quindi naturali le domande che abbiamo posto e che riproponiamo in tutta la loro forza e chiarezza: Come mai, visto che il POA fa riferimento agli anni 2008/2009, il bando, pubblicato solo a fine 2009, esclude tutti gli interventi già iniziati in questi anni? Come mai tra i beneficiari dei contributi vengono inclusi soggetti con un reddito reale di 60 mila euro che difficilmente possono essere considerati tra i meno abbienti? Come mai si prevede la presenza di un professionista con meno di 5 anni di esperienza? Non è che si è cucito un bando su misura dei soliti noti?"
"Sarebbe interessante - conclude Dottorini - che l'assessore lasciasse da parte la propaganda e rispondesse alle domande contenute nella nostra interrogazione. Senza nulla togliere ai provvedimenti che in questi anni la giunta ha portato avanti in tema di politiche abitative i cittadini hanno bisogno di una risposta a queste domande e di chiarezza su un provvedimento che lascia aperti molti dubbi".
 
 
Perugia, 29 dicembre 2009
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Interrogazione alla giunta: "Requisiti escludono progetti già avviati e soggetti meno abbienti. Evitare il sospetto di un bando cucito su misura dei soliti noti"
 
CASA. LA GIUNTA SPIEGHI LE RAGIONI DI UN BANDO CHE PENALIZZA LE FAMIGLIE MENO ABBIENTI

"Il bando sugli edifici residenziali emanato dalla giunta penalizza le famiglie meno abbienti e i progetti già avviati. Ci piacerebbe capire quali sono i motivi che giustificano un provvedimento che avvantaggia soltanto quelle realtà imprenditoriali che realizzano progetti solo in presenza di finanziamenti pubblici, mentre penalizza chi propone interventi per rispondere a bisogni abitativi a prescindere dalle date di pubblicazione dei bandi". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei valori in Consiglio regionale, annuncia di aver presentato una interrogazione all'assessore alle Politiche sociali Damiano Stufara per chiarire alcuni aspetti relativi al bando di concorso per l'assegnazione di contributi per gli edifici residenziali, approvato dalla Giunta ad ottobre 2009 e che prevede uno stanziamento pari a 3 milioni 840 mila euro.
"Siamo di fronte a un bando cucito su misura dei soliti noti?", chiede Dottorini che aggiunge: "Occorre fare chiarezza e assicurare che gli strumenti operativi messi in campo siano coerenti con i principi enunciati nella legge. I cittadini devono sapere come sono stati impiegati i fondi destinati all'acquisto o alla costruzione di case per le famiglie meno abbienti, perno principale della legge di edilizia residenziale pubblica. Non si può infatti ritenere che chi ha un reddito convenzionale di 36mila euro, corrispondenti ad un reddito reale di 60mila euro, faccia parte di questa categoria".
"Quello della casa, in particolar modo per le fasce deboli della popolazione - spiega l'esponente dell'Italia dei valori - è un problema molto serio che richiede la necessità di sgombrare il campo da ogni possibile dubbio sulla correttezza con la quale si attuano le politiche abitative della Regione. Non a caso la legge regionale 23 del 2003 in materia di edilizia residenziale pubblica stabilisce che la Regione deve promuovere politiche abitative tese ad assicurare il diritto all'abitazione ed il soddisfacimento del fabbisogno abitativo primario delle famiglie e persone meno abbienti e di particolari categorie sociali, anche attraverso lo strumento dell'autocostruzione. Il bando predisposto dalla giunta invece, oltre ad escludere a priori tutti gli interventi iniziati prima di ottobre 2009, nonostante questi interventi rientrerebbero nel periodo di competenza previsto dal Programma operativo annuale 2008-2009, permette di accedere ai contributi anche a soggetti con un reddito convenzionale di 36mila euro, corrispondenti ad un reddito reale di 60mila euro. Soglie che difficilmente possono essere riferite alle fasce meno abbienti".
"Inoltre - conclude Dottorini - individuare tra i criteri preferenziali la presenza di un giovane professionista con non più di 5 anni di iscrizione all'albo, criterio che privilegia l'inesperienza a scapito dell'esperienza, potrebbe indurre il sospetto che tale requisito incontri le caratteristiche di una specifica azienda potenziale beneficiaria dei contributi".
 
Perugia, 28 dicembre 2009
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Interrogazione alla giunta regionale: "Evidente sperpero di denaro pubblico. Necessaria valorizzazione con attività sociali, culturali e ambientali"
 
SCEMPIO PATRIMONIALE SUL SUBASIO: EDIFICI RISTRUTTURATI CON SOLDI PUBBLICI ABBANDONATI A RAZZIE E DEGRADO

"Il patrimonio edilizio pubblico che ricade nell'area del Parco del monte Subasio va salvaguardato dal degrado causato dall'inutilizzo e dall'abbandono. La giunta regionale deve dirci cosa intende fare dei casolari presenti in questa area e se vi sono progetti mirati ad evitare che tali strutture rimangano inutilizzate arrecando un danno evidente al patrimonio regionale e perdendo l'occasione di avviare attività a forte valenza turistica, sociale, culturale ed ambientale che potrebbero rappresentare un'opportunità di sviluppo per il territorio". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei valori in Consiglio regionale, annuncia di aver presentato un'interrogazione alla giunta regionale relativa all'utilizzo dei circa quaranta casolari, di proprietà della regione, situati nel territorio del Parco.
"Si tratta - spiega il Presidente della prima commissione di Palazzo Cesaroni - di casolari che insistono nei territori di Assisi, Spello, Valtopina, Gualdo Tadino e Nocera Umbra e che sono stati oggetto di costosi interventi di recupero e ristrutturazione finanziati con i fondi pubblici stanziati per il recupero dal dissesto statico causato dal terremoto del 1997. Dopo essere stati recuperati, molti di questi casolari sono rimasti inutilizzati e privi della dovuta manutenzione. La situazione di abbandono sta portando queste strutture del demanio regionale ad un degrado crescente che danneggia il patrimonio edilizio della regione".
"E' evidente - continua Dottorini - che ci troviamo di fronte a uno spreco di denaro pubblico utilizzato per ristrutturare edifici che poi rimangono inutilizzati, abbandonati alle razzie e al degrado. Eppure sono numerosi i possibili impieghi di edifici che possono essere utilizzati sia come strutture ricettive che come luoghi di studio, di incontro o comunque di valorizzazione del territorio del Parco del monte Subasio, magari stipulando convenzioni con i comuni o con le associazioni presenti sul territorio. Crediamo infatti che, se debitamente valorizzate, tali strutture potrebbero offrire l'opportunità di individuare valide risposte alla crisi generalizzata del turismo i cui effetti si risentono anche nel territorio del Subasio, attraverso la promozione di attività innovative in grado di offrire concrete prospettive occupazionali".
"Chiediamo quindi alla Regione - conclude l'esponente dell'Italia dei valori - cosa intende fare per evitare il degrado di una ricchezza pubblica che andrebbe, a nostro avviso, valorizzata anche attraverso attività che possono essere ben integrate nel contesto ambientale e storico-culturale del territorio e che quindi rappresenterebbero un modello di sviluppo sostenibile, attento alle caratteristiche e tipicità del territorio e rispettoso dell'ambiente".
 
Perugia, 17 dicembre 2009
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Interrogazione alla giunta: "Necessario valutare l'assetto finale dell'area tenendo conto degli aspetti ambientali, urbanistici, paesaggistici e culturali"
 
EX-SAI. DOTTORINI (IDV) E RONCA (PD) CHIEDONO L'INTERVENTO DELLA REGIONE PER LA REVISIONE COMPLESSIVA DEL PROGETTO

I consiglieri regionali Oliviero Dottorini (Idv) e Enzo Ronca (Pd) hanno presentato una interrogazione alla giunta per sapere se intende intervenire per una revisione complessiva del progetto avanzato dal comune di Passignano sul Trasimeno e dalla società Michelangelo Costruzioni srl, proprietaria dei terreni, che prevede la realizzazione di opere di urbanizzazione primaria sull'area denominata ex-Sai e sulle aree limitrofe, prospicienti le rive del lago.
"Ricordiamo - spiegano i due consiglieri - che questo progetto interessa una superficie di circa 11,5 ettari tra la ferrovia e la riva del lago Trasimeno. Di questi, circa 13mila metri quadri saranno destinati a parcheggio e ben 53mila saranno utilizzati a fini edificatori. Lo scenario finale prevede cubature per un totale di circa 170mila metri cubi, di cui 90mila a destinazione residenziale, 64mila a destinazione direzionale commerciale e 18mila a destinazione turistico produttivo. Una colata di cemento, in grado di stravolgere l'assetto dell'intero territorio senza contropartite significative per la collettività".
"Non è accettabile - spiega Dottorini - un progetto, come quello dell'Ex-Sai, che sembra ritagliato sulle esigenze dei privati e che compromette fortemente le potenzialità economiche, ambientali e turistiche del lago. Quel piano va rimesso in discussione e rivisto radicalmente, coinvolgendo cittadini, associazioni e forze politiche. Riteniamo che la regione debba dare una risposta politica ad un problema politico, non ci accontentiamo dei tecnicismi degli apparati.   Il fatto che a questa nostra richiesta si aggiunga oggi anche quella del collega Ronca credo sia significativo e testimoni un interesse crescente su questo problema. Adesso occorre una risposta concreta".
Commenta Ronca: "La revisione progettuale non potrà prescindere da scelte di alta qualità urbanistica che sappiano coniugare tutte le implicazioni ambientali, paesaggistiche e culturali; scelte che dovranno essere costruite insieme alla popolazione e alle forze sociali ed economiche locali con la consapevolezza di lavorare ad un progetto a valenza regionale".
 
Perugia, 27 novembre 2009
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"Chiedevamo un pronunciamento politico sulle intenzioni della Giunta di salvaguardare il territorio di Passignano"

"Sulla vicenda dell'Ex-Sai abbiamo ricevuto dalla Giunta una risposta elusiva ed in quanto tale preoccupante. Tutto questo ci porta a sospettare che la politica stia rinunciando ad impegnarsi per evitare che una colata di cemento senza precedenti comprometta in maniera irreversibile l'assetto urbanistico, viario e paesaggistico di un territorio a forte vocazione turistica. Non possiamo avallare un progetto che non presenta vantaggi per l'interesse collettivo ma al contrario sembra ritagliato sulle convenienze dei privati".  Con queste parole il capogruppo regionale dei Verdi per i valori - Idv, Oliviero Dottorini, commenta la risposta ricevuta dall'assessore all'Ambiente Lamberto Bottini alla interrogazione sul progetto Ex-Sai che prevede la realizzazione  di opere di urbanizzazione primaria su un'area che si estende per circa 11,5 ettari tra la ferrovia e la riva del lago Trasimeno. Di questi, circa 13mila metri quadri saranno destinati a parcheggio e ben 53mila saranno utilizzati a fini edificatori. Lo scenario finale prevede cubature per un totale di circa 170mila metri cubi, di cui 90mila a destinazione residenziale, 64mila a destinazione direzionale commerciale e 18mila a destinazione turistico produttivo.
"Con la nostra interrogazione - spiega l'esponente dell'Italia dei valori - chiedevamo un pronunciamento politico ed invece ci è stata fornita la cronistoria della procedura burocratica della Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A.), che conoscevamo già avendo avuto modo di studiare la questione prima di decidere di interrogare la Giunta. Per questi motivi abbiamo già predisposto un'ulteriore interrogazione con la quale ribadiamo la domanda politica alla quale non ci è stata data risposta. Vogliamo cioè sapere quali impegni la Giunta intende assumere per garantire un corretto sviluppo urbanistico, paesaggistico e territoriale a Passignano sul Trasimeno e se non ritiene necessario adoperarsi per una revisione complessiva del progetto Ex-Sai che tenga conto degli aspetti ambientali, urbanistici, paesaggistici, storici, culturali ed economici dell'intera area e che garantisca una connotazione unitaria  e integrata del territorio secondo un principio di equilibrio tra conservazione ambientale e sviluppo".
"Al contrario il progetto presentato dal comune di Passignano e dalla società Michelangelo Costruzioni srl, proprietaria dei terreni, porterebbe effetti devastanti per tutta l'area, con volumetrie residenziali che risultano parametrate ad una capacità insediativa  di circa 1.000 abitanti, andando così a saturare ben oltre ogni prospettiva di sviluppo demografico, la capacità edificatoria dell'intero comune per i decenni a venire. Tra l'altro, la risposta dell'assessore riguarda solamente il progetto per le opere di urbanizzazione primaria, mentre noi avevamo denunciato, con la nostra interrogazione, come non fosse possibile avere il quadro dell'intervento finale. Il che ci pone di fronte al rischio concreto di avallare un progetto del quale non è chiaro l'assetto finale e complessivo".
"Credo che l'assemblea pubblica di domenica prossima a Passignano - conclude Dottorini - che vedrà la partecipazione di esperti e  dell'onorevole Leoluca Orlando saprà conferire alla legittima protesta delle popolazioni del lago Trasimeno la giusta dimensione politica che merita".


Perugia, 17 novembre 2009
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Sopralluogo dei due consiglieri all'ex ospedale: " Depredata la chiesa, situazione di totale abbandono. Saremo al fianco di chi si oppone a un progetto devastante"

progetto ex fat.jpg

"Il fatto che si sia deciso di procedere alla stipula del contratto di quartiere su un progetto diverso da quello portato in partecipazione e proprio nel momento in cui il comitato locale stava partendo con una campagna di sensibilizzazione verso i cittadini è indicativo delle difficoltà in cui si dibatte l'amministrazione comunale per fronteggiare l'ondata di indignazione per un progetto, quello della ex Fat, devastante per l''intera città". Questo il commento del consigliere regionale Oliviero Dottorini (Verdi per i Valori - Idv) e del consigliere comunale Roberto Lensi (Verdi e civici - Idv) riguardo alla "scelta scellerata" dell'amministrazione comunale di Città di Castello di procedere alla firma del contratto di quartiere relativo alla ex Fat. I due consiglieri qualche giorno fa hanno effettuato un sopralluogo all'interno dei locali del vecchio Ospedale cittadino: "Dopo dieci anni di totale abbandono - raccontano - il degrado è pressoché totale, ma è davvero grave non aver tutelato con la doverosa cura la piccola chiesa interna, un gioiello di fine Settecento dove sono stati battezzati quasi tutti i tifernati, che è stata depredata dai ladri che non si sono limitati a rubare tutti i preziosi arredi, in particolare due pregevoli tele ovali che rappresentano S. Florido e S. Amanzio, ma anche ad asportare e danneggiare il tabernacolo ed i marmi dell'altare (come si dice "hanno portato via anche il ciborio") e gli stucchi alle pareti".
"Riteniamo doveroso segnalare il fatto alla cittadinanza - continuano Dottorini e Lensi - perché rifletta ancora sulla scelta sciagurata di avviare i lavori per il recupero dell'area ex Fat secondo un progetto devastante, peraltro diverso da quello originariamente presentato ed approvato, che, alla faccia della partecipazione, nessuno conosce e che soddisfa solo gli interessi della proprietà. Secondo il nuovo progetto si realizzeranno 28 appartamenti da locare a canone concordato, la piazza dell'Archeologia sarà pavimentata per il "miglioramento della salvaguardia dei ritrovamenti archeologici" (sic), o meglio per realizzare il parcheggio del complesso commerciale che verrà realizzato al piano terra (2.095 metri quadri), le volumetrie che dovessero in corso d'opera essere perdute saranno considerate come "quantità edificatoria premiale" e quindi recuperate altrove dai proprietari. Una scelta decisamente da contrastare, che vede la giunta comunale insensibile a confrontarsi su qualsiasi ipotesi di intervento alternativo e la proprietà Fat-Fintab d'accordo a realizzare, in uno dei luoghi più suggestivi della città, un "bubbone" che comprometterà per sempre la bellezza di un luogo di assoluto valore architettonico. Un'impresa finanziariamente molto impegnativa, a rischio di non recuperare l'investimento (perché non sono ancora iniziati i lavori dell'ex Cinema Vittoria?) e che, oltretutto, tradisce lo spirito originario del Contratto di quartiere".
"Intendiamo ribadire la nostra ferma contrarietà al progetto - aggiungono gli esponenti dell'Italia dei Valori - per considerare invece l'idea di spostare l'intervento di riqualificazione sulla struttura del vecchio ospedale che, per il pregio architettonico e per le destinazioni possibili (servizi sanitari ed uffici pubblici, spazi commerciali, residenzialità di pregio) sarebbe quello da privilegiare per rivitalizzare davvero una zona così nevralgica del centro storico, ripristinando nell'area occupata dai capannoni un grande spazio verde attrezzato che possa valorizzare le testimonianze archeologiche ed i complessi monumentali circostanti. Invitiamo pertanto tutti quanti hanno a cuore il bene della città a prendere posizione, ad esprimersi ed a mobilitarsi per scongiurare un intervento sbagliato ed irreparabile. Assicuriamo fin d'ora il nostro impegno e la nostra disponibilità a sostenere tutte le iniziative più appropriate, a iniziare dalla raccolta di firme che il comitato Prato-Mattonata ha lanciato per tentare di riportare alla ragione un'amministrazione molto sensibile agli interessi privati e incurante delle sorti dell'intera città".

Perugia, 23 ottobre 2009

Visita ospedale vecchio Visita ospedale vecchio
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Interrogazione alla Giunta: "Cubature per 170mila metri cubi, urbanizzazioni in 11,5 ettari e spunta anche il termovalorizzatore. Necessario rivedere il progetto"

Ex-Sai - Scarica l'interrogazione

"La Giunta faccia valere il primato della politica e si adoperi per una revisione complessiva del progetto Ex-Sai che tenga conto degli aspetti ambientali, urbanistici, paesaggistici, storici, culturali ed economici dell'intera area e che garantisca una connotazione unitaria e integrata del territorio secondo un principio di equilibrio tra conservazione ambientale e sviluppo. E' opportuno fare di tutto per prendere le distanze dalle incomprensibili scelte dell''amministrazione comunale di Passignano".
E' quanto chiede Oliviero Dottorini, capogruppo regionale dei Verdi e civici, con un'interrogazione all'esecutivo regionale relativamente al progetto avanzato dal comune di Passignano e dalla società Michelangelo Costruzioni srl, proprietaria dei terreni, che prevede la realizzazione di opere di urbanizzazione primaria sull'area denominata ex-Sai e sulle aree limitrofe, che si estendono per circa 11,5 ettari tra la ferrovia e la riva del lago Trasimeno.
Di questi, circa 13mila metri quadri saranno destinati a parcheggio e ben 53mila saranno utilizzati a fini edificatori: "Lo scenario finale - rivela Dottorini - prevede cubature per un totale di circa 170mila metri cubi, di cui 90mila a destinazione residenziale, 64mila a destinazione direzionale commerciale e 18mila a destinazione turistico produttivo. Una colata di cemento, in grado di stravolgere l'assetto dell'intero territorio senza contropartite significative per la collettività".
"Passignano sul Trasimeno - spiega il Presidente della prima Commissione a Palazzo Cesaroni - è un comune a forte vocazione turistica e un intervento come quello ipotizzato rischia di compromettere in maniera irreversibile l'assetto urbanistico, viario e paesaggistico dell'intera area. Le nostre preoccupazioni, che hanno trovato piena sintonia con quanto già sostenuto con meritoria tenacia dall'Idv di Passignano e dall'opposizione consiliare, sono anche rafforzate da quanto è emerso in sede di Conferenza dei servizi. I diversi soggetti interpellati, infatti, hanno espresso forti perplessità sia in merito al rischio di alterare in maniera sostanziale il paesaggio e l'assetto urbanistico del territorio, che relativamente al corretto dimensionamento degli ipotetici flussi di traffico delle sedi viarie, delle rotatorie e dei loro raccordi. Particolarmente grave è poi la previsione che l'intervento interessi anche l'area adiacente alla ex-Sai, che secondo il Piano regolatore vigente dovrebbe essere ambito di tutela naturalistica della costa e pertanto inedificabile. Come se non bastasse, il progetto prevede anche la realizzazione di un non meglio precisato impianto di termovalorizzazione o di termodistruzione per i rifiuti. Insomma, un'ipotesi che porterebbe effetti devastanti per tutta l'area, convolumetrie residenziali che risultano parametrate ad una capacità insediativa di circa 1.000 abitanti, prevedendo cioè un aumento di circa il 20 per cento della popolazione residente nell'intero territorio comunale, andando così a saturare ben oltre ogni prospettiva di sviluppo demografico, la capacità edificatoria dell'intero comune per i decenni a venire. In questo contesto qualcuno dovrà spiegarci quali sono i vantaggi per l'interesse collettivo di un progetto che sembra invece ritagliato sulle convenienze dei privati. Basti pensare che questi si impegneranno a cedere gratuitamente al comune tutte le aree destinate a parcheggio e sedi viarie, quelle cioè che avranno bisogno di continua manutenzione e che rappresentano un costo che si protrarrà nel tempo. L'aspetto però più inquietante riguarda il fatto che il progetto attuale contempla solo le opere di urbanizzazione, ma non c'è la possibilità di avere il quadro dell'intervento finale. Il che ci pone di fronte al rischio concreto di avallare un progetto del quale non è chiaro l'assetto finale e complessivo".
"E' opportuno pertanto - conclude il capogruppo dei Verdi per i valori - che la Giunta chiarisca quali impegni intende assumere per garantire un corretto sviluppo urbanistico, paesaggistico e territoriale a Passignano sul Trasimeno ed evitare una prevedibile alterazione sostanziale della viabilità dell'intera area".

Perugia, 2 ottobre 2009


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"Sbagliato creare cittadini di serie A e di serie B. Si inauguri stagione di dialogo per correggere errori su assetto urbanistico e sociale, su viabilità e Torrente Vaschi"

vaschi2_riosecco.jpg"E' giunto il momento per l'amministrazione comunale di Città di Castello di abbandonare la protervia che ha contraddistinto fino ad oggi i rapporti con gli abitanti di Riosecco per inaugurare una stagione di dialogo e confronto. Non è pensabile, in una stagione di ristrettezze economiche, fare interventi costosissimi e allo stesso tempo approssimativi ed incoerenti come quelli sul torrente Vaschi, non è più tollerabile consentire un assetto viario come quello che interessa l'intero quartiere, dalla Tiberina 3Bis fino al nucleo di Menconi, e non si può attendere oltre per porre rimedio agli errori di una pianificazione urbanistica e sociale vergognosa. Per questo riteniamo che le istituzioni e il sindaco Cecchini debbano dare un segnale di attenzione forte, prevedendo una seduta aperta del Consiglio comunale da tenersi proprio a Riosecco. A guadagnarci sarà certamente la democrazia, la trasparenza amministrativa e il corretto rapporto tra istituzioni e cittadini".
Oliviero Dottorini, consigliere regionale e presidente della commissione Bilancio e Affari istituzionali di Palazzo Cesaroni, interviene con queste parole per sottolineare la situazione di pesante disagio che vive la frazione di Riosecco, chiedendo al sindaco Fernanda Cecchini di prevedere un Consiglio comunale aperto nella frazione tifernate.
"Il sovrapporsi di urbanizzazioni non supportate da una visione complessiva - spiega Dottorini - ha fatto di Riosecco un quartiere senza una piazza, senza una viabilità razionale, con una concentrazione di luoghi di disagio che non ha pari nell'intero territorio comunale. Adesso emergono tutte le contraddizioni del progetto di sistemazione del Torrente Vaschi. Lavori eseguiti in modo incompleto e quanto meno discutibile, senza ripristino ambientale, senza il corretto rispetto delle normative sulle barriere architettoniche, con muri di contenimento che fanno assomigliare quel corso d'acqua a un canale più che a un luogo di convivenza fruibile dai residenti. Senza considerare l'impatto sulla viabilità dell'area. Il dialogo, il confronto, la capacità di ascolto sono i primi requisiti di una buona amministrazione. Sapere che i cittadini devono organizzarsi in comitati per vedere riconosciuto il proprio diritto a una corretta informazione e al coinvolgimento nelle scelte che li riguardano direttamente è molto grave. Un'insoddisfazione motivata e diffusa rischia tra l'altro di offuscare anche ciò che di buono è stato fatto, come il parco presso l'ex quartiere ecologico. Ma alla base di tutto c'è un'idea di assetto e decoro urbanistico inesistente, un confronto tra istituzioni e cittadini inadeguato, una concezione dei rapporti con gli elettori che non va oltre la richiesta di consenso. Per questo deve essere chiaro che nel nostro comune non esistono cittadini di serie A e di serie B. Per un'amministrazione gli abitanti del centro storico o delle frazioni hanno gli stessi diritti di quelli di Morra o di qualche altro centro più in sintonia con le aspettative politiche dei suoi amministratori. Oggi più che mai - conclude Dottorini - è necessario dare un segno di apertura e disponibilità: si convochi immediatamente un Consiglio comunale aperto a Riosecco. Sarà forse il primo passo di un'inversione di rotta. Per quanto ci riguarda non ci tireremo indietro e faremo la nostra parte per trovare soluzioni razionali, concrete e condivise".

Perugia, 1 ottobre 2009
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Grave la scelta di dare l'ok al progetto della ex Fat, mentre vengono persi i finanziamenti per la riqualificazione del centro storico"

EX-FAT E PUC2. IL DANNO E LA BEFFA, L'AMMINISTRAZIONE CAMBI ROTTA

"Dopo il danno, la beffa. Oltre alla sciagurata scelta di dare il via libera a un progetto impresentabile come quello della ex Fat, oggi l'amministrazione comunale deve ammettere di essere stata esclusa anche dai finanziamenti per i Piani urbani complessi (Puc2). Sono due notizie una più grave dell'altra". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dei Verdi e civici in Regione e presidente della Commissione bilancio e affari istituzionali di Palazzo Cesaroni commenta la doppia notizia relativa all'annuncio del sindaco Cecchini di firmare la convenzione per il Contratto di quartiere e alla perdita dei finanziamenti per i cosidetti Puc2.
"E' grave - spiega Dopttorini - che l'amministrazione comunale di Città di Castello continui a perseguire senza ripensamenti un progetto devastante come quello relativo alla Ex Fat. Come se non bastasse la Piastra logistica, la lottizzazione all'area ex Bacchi, adesso il degrado del centro storico verrà arricchito di un intervento da realismo socialista, non condiviso dai cittadini e privo di una qualsivoglia visione della città. A questo proposito la nostra opposizione sarà ferma e utilizzeremo tutti gli strumenti democratici a nostra disposizione per evitare alla città uno scempio che andrà a stravolgere il suo cuore storico e architettonico. Il problema a nostro avviso deve essere affrontato nell'ambito della redazione del nuovo Piano regolatore".
"A questo esempio di cattiva amministrazione si aggiunge oggi la perdita dei finanziamenti per i Puc2. Già un anno fa il nostro capogruppo comunale Roberto Lensi aveva evidenziato la poca sensibilità degli amministratori locali verso gli interessi della città e del suo centro storico, sottolineando il grave ritardo nella pubblicazione degli avvisi, la loro vigenza nel pieno del periodo feriale estivo, il tardivo e frettoloso coinvolgimento delle categorie interessate. Oggi la triste conferma di finanziamenti che vanno in fumo e avrebbero potuto contribuire alla riqualificazione di un centro storico che sta vivendo un degrado avvilente. Adesso gli amministratori tifernati dovranno avviare una seria riflessione sui perché l'Altotevere sia rimasto escluso dai finanziamenti del Puc2 e su come realizzare progetti lungimiranti, condivisi e partecipati con i cittadini".

Perugia, 1 agosto 2009
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EX-FAT/CONTRATTO DI QUARTIERE 2
INTERROGAZIONE DI OLIVIERO DOTTORINI




Il Sindaco al Comitato Prato-Mattonata: Fate partire il progetto, poi la Regione concederà la perequazione.
L'Assessore Rometti: Falso, la perequazione non compete a noi

Il Consigliere regionale Oliviero Dottorini interroga la Giunta Regionale e smaschera la false rassicurazioni del Sindaco di Città di Castello al Comitato Prato-Mattonata.
Ecco la bozza di stenografico del question-time del 21 luglio 2009.
Su Tevere TV venerdì 24 luglio ore 16.30
Su Tele radio Gubbio giovedì 23 luglio ore 17.00.


- Scarica la bozza di stenografico
- Scarica il testo dell'interrogazione


EX FAT. DOTTORINI (VERDI E CIVICI):NESSUNA PEREQUAZIONE POSSIBILE, SMASCHERATO TENTATIVO MALDESTRO DI INGANNARE I CITTADINI
"Indecente cercare il consenso al progetto con escamotage e trucchetti di basso profilo. L'amministrazione dia risposte serie e concrete a comitato e consulta"


"Non si può procedere in questo modo. Non è con escamotage o con false rassicurazioni che si ristabilisce un clima di fiducia e collaborazione con i cittadini. Soprattutto quando a essere in gioco è la storia, la cultura e la vivibilità di una città già troppo a lungo maltrattata". Con queste parole il Capogruppo dei Verdi e civici in Consiglio regionale Oliviero Dottorini ha commentato la risposta che l'assessore Silvano Rometti ha dato alla sua interrogazione urgente relativa al Contratto di Quartiere 2 di Città di Castello.
Il sindaco Cecchini nei giorni scorsi aveva rassicurato il comitato popolare Prato-Mattonata e la Consulta del Centro storico affermando che la Regione avrebbe garantito la perequazione una volta avviati i lavori. Il tutto senza perdere i finanziamenti relativi al Contratto di quartiere 2.
"Oggi - spiega il presidente della commissione Bilancio e Affari istituzionali di Palazzo Cesaroni - l'assessore Rometti ci conferma che quelle dell'amministrazione sono tutte promesse che non potranno essere mantenute dal momento che non è possibile alcuna forma di perequazione, se non mettendo in conto la perdita del contributo pubblico. La verità è che quella della ex Fat è una delle tante storie di cattiva amministrazione che appesantisce le potenzialità di rilancio di Città di Castello. Non si capisce come abbia fatto l'amministrazione comunale tifernate a dare il via libera a un progetto che oggi tutti riconoscono essere impresentabile. Come mai non ha neppure preso in considerazione le ripetute osservazioni che il comitato dei cittadini dei quartieri Prato e Mattonata, la Soprintendenza, le associazioni ambientaliste hanno avanzato con grande senso civico e senza mai alzare i toni, anche quando dalle forze di maggioranza giungevano accuse vergognose e infondate. La gravità della situazione oggi è sotto gli occhi di tutti: abbiamo un'area all'interno del centro storico ormai in pieno degrado, abbiamo un progetto che, se attuato, porterebbe un colpo gravissimo all'immagine e alla vivibilità della città, abbiamo la spada di Damocle di finanziamenti pubblici che potranno essere erogati solo sul progetto originario. Ormai è riconosciuto da molti che la soluzione per quell'area, così preziosa per i suoi rilevamenti storici e archeologici, non sta nei casermoni stile 'realismo socialista', né nei centri commerciali con tanto di posteggio-auto all'interno delle mura urbiche (come progettato dal comune), ma in qualche forma di perequazione che consenta al centro storico di respirare e di veder valorizzate le proprie qualità culturali e architettoniche e alla proprietà Fintab di godere di altri vantaggi al di fuori del perimetro storico della città. Oggi - conclude Dottorini - sarebbe opportuno che un'amministrazione comunale responsabile facesse lo sforzo di dare risposte serie, concrete e se necessario coraggiose. Altrimenti si finisce per arrampicarsi sugli specchi o per dare rassicurazioni che poi si rivelano prive di fondamento. Correndo il rischio di essere malamente smascherati. Così come è avvenuto".

Perugia, 21 luglio 2009

QUESTION TIME (1)/URBANISTICA: "PER AREA EX-FAT DI CITTÀ DI CASTELLO NON E' PERVENUTA ALCUNA RICHIESTA DI VARIANTE E LA PEREQUAZIONE NON E' DI COMPETENZA REGIONALE" - ROMETTI RISPONDE A DOTTORINI (VERDI E CIVICI)
22/7/2009 -

(Acs) Perugia, 22 luglio 2009 - "Sul progetto del Contratto di quartiere 2 dell'Area ex-Fat di Città di Castello, non è pervenuta alla Regione alcuna richiesta di variante. La procedura di autorizzazione alla perequazione non è di competenza regionale, è regolata da norme precise: dal piano regolatore, dalla legge regionale sui centri storici. La regione quindi non può autorizzare alcunché, svincolato da questo contesto normativo. Occorre, infine, precisare che qualsiasi modifica dei lavori autorizzati nel Programma deve essere compresa all'interno del perimetro approvato". Questa la risposta dell'assessore ai centri storici, Silvano Rometti, all'interrogazione del consigliere Oliviero Dottorini (Verdi e Civici) che chiedeva di sapere se fosse vero quanto affermato dal sindaco di Città di castello che in un recente incontro con il comitato popolare Prato-Mattonata e con la Consulta del Centro storico aveva detto che la Regione si sarebbe fatta carico di "autorizzare la perequazione, garantendo dal rischio di perdere i finanziamenti del 'Contratto di Quartiere 2', qualora durante i lavori venissero ritrovati reperti storici e archeologici". Illustrando la sua interrogazione, Dottorini ha parlato del progetto elaborato dall'Amministrazione comunale di Città di Castello, relativo al "Contratto di quartiere 2" dell'area ex-Fat, come di esempio di "cattiva amministrazione, un affronto alla cultura, alla storia e al decoro della quarta città umbra". Secondo l'interrogante il progetto è "impresentabile", e l'Amministrazione comunale non ha tenuto in alcun conto le numerose osservazioni, "avanzate con grande senso civico", dei comitati cittadini dei quartieri Prato e Mattonata, della Soprintendenza delle associazioni ambientaliste: "Dalla maggioranza, anzi - ha detto Dottorini - sono venute, a chi legittimamente criticava, accuse infondate e vergognose".
Dottorini ha parlato di situazione di "grave degrado del'area e di un progetto che se attuato produrrebbe un danno gravissimo all'immagine e alla vivibilità della città. "
Il consigliere Dottorini, nel ringraziare l'assessore Rometti per la chiarezza della risposta, preso atto che non esiste alcuna possibilità di perequazione rimanendo nell'ambito del progetto del Contratto di quartiere, ha detto di ritenere "gravissimo l'atteggiamento del sindaco di Città di Castello le cui assicurazioni non hanno alcun fondamento perché la Regione non ha assicurato alcuna perequazione e non potrebbe del resto farlo. Si continua a strappare consensi attraverso escamotage e false rassicurazioni. Alla luce di ciò, appare sempre più indispensabile quanto chiedevamo all'inizio, e cioè lo sforzo di un progetto compatibile allo sviluppo armonico della città. Ma in questi mesi e questi anni - conclude - abbiamo trovato solo la supponenza di una Amministrazione comunale senza capacità strategiche". RED/tb
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- SCARICA L'INTERVENTO DI OLIVIERO DOTTORINI IN CONSIGLIO REGIONALE


"Quelle che per il Pdl sono assurde limitazioni, per noi rappresentano correttivi che forse eviteranno di incartare il solito regalo a costruttori e speculatori"


"Quello voluto da Berlusconi non è un Piano-casa, ma un incentivo alla deregulation edificatoria. Per fortuna il testo che è oggi in Consiglio regionale è frutto di una scelta di coalizione che ha saputo opporsi alle proposte di alcuni esponenti del centrodestra, che fino all'ultimo, sprezzanti del senso della misura e del decoro, hanno addirittura avuto il coraggio di definire "geniale" un provvedimento, quello del governo Berlusconi, che ha come unico effetto certo quello di infliggere un colpo pesantissimo al nostro territorio e alle sue prospettive economiche".Abuso edilizio Lo ha detto Oliviero Dottorini, capogruppo regionale dei Verdi e civici, commentando i contenuti dell'atto "Norme per il governo del territorio e per il rilancio dell'economia attraverso la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente" oggi in discussione a Palazzo Cesaroni.
"Invece di incartare il solito regalo a speculatori e cementificatori - continua Dottorini - sarebbe stato opportuno che il governo avesse predisposto una legge sull'edilizia residenziale pubblica adeguatamente finanziata, avviando un piano di riqualificazione e rinnovamento del patrimonio edilizio legato ad obiettivi di efficienza energetica e di diffusione delle fonti rinnovabili. Oggi quelle che il centrodestra umbro definisce come 'assurde limitazioni' agli ampliamenti degli edifici non sono altro che norme che consentono di non imboccare la via di una deregulation selvaggia. Purtroppo non siamo così sicuri che questo provvedimento riuscirà a disinnescare i meccanismi perversi messi in atto dal governo Berlusconi e fortemente sponsorizzati dagli esponenti del Pdl regionale. Alcuni nostri emendamenti migliorativi non sono stati presi in considerazione. Tuttavia riteniamo che i rischi maggiori si siano evitati e che il provvedimento non si discosti molto da quelli predisposti da altre regioni come la Toscana. Di sicuro questo testo ha almeno il pregio di non giungere agli eccessi di regioni come il Veneto, che ha pensato di strafare, prevedendo interventi anche nei centri storici e concedendo aumenti volumetrici fino al 40 per cento".
"La verità - conclude Dottorini - è che il Pdl auspica un paese dove ognuno possa costruire quanto e dove vuole, senza alcuna considerazione del bene comune, a dimostrazione di una sensibilità esclusiva agli interessi particolari di alcuni gruppi di pressione. Quando sentiamo esponenti del centrodestra abbandonare ogni ritegno e bollare come "aggravanti" e come "vincoli assurdi" la necessità di subordinare gli ampliamenti alla certificazione di sostenibilità ambientale e l'obbligo di riqualificazione architettonica ed ambientale degli edifici abbiamo la rappresentazione plastica del modo di concepire la tutela dei beni comuni e collettivi che il Pdl coltiva. Per loro lo sviluppo sostenibile e il miglioramento della qualità della vita collettiva non sono che fastidiosi lacciuoli di cui liberarsi al più presto. Noi ovviamente la pensiamo in modo completamente diverso".

Perugia, 23 giugno 2009
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"Decisione in linea con quanto formalmente richiesto dai Verdi e civici. Rimosso il principale ostacolo all'approvazione del piano-casa entro i termini stabiliti"

"Una scelta saggia e opportuna che aiuta a separare le scelte della giunta dalle imposizioni scellerate del governo Berlusconi". Con queste parole il capogruppo regionale dei Verdi e civici, Oliviero Dottorini, accoglie la decisione annunciata dalla presidente Lorenzetti di stralciare le norme sui diritti edificatori e premialità dalle norme che recepiscono il cosiddetto Piano-casa del governo.
Piano casa Berlusconi"Siamo soddisfatti di questa scelta che i Verdi e civici avevano sostenuto presentando in commissione una richiesta formale di stralcio di tutti gli articoli che non sono direttamente riferiti al 'Piano-casa', richiesta che oggi la Giunta ha nella sostanza accolto. Al contrario del Piano-casa del governo infatti - spiega il presidente della commissione Bilancio e Affari istituzionali - gli articoli relativi alle norme sui diritti edificatori, perequazione, premialità e compensazione non hanno l'esigenza di essere approvati urgentemente, ma anzi, visto che influenzeranno il governo del territorio per i decenni futuri necessitano di una riflessione seria e approfondita. Rimane invece inalterato il nostro giudizio fortemente critico sullo scellerato Piano del governo Berlusconi e proprio per questo è opportuno che l'Umbria si assuma l'onere di provare a limitarne i danni legiferando entro il 30 giugno per non lasciare la possibilità di ricorrere ai poteri sostitutivi ad un esecutivo nazionale che ha ormai dimostrato di non tenere in alcuna considerazione le esigenze della collettività e che rischierebbe di provocare danni irreversibili alle nostre più importanti risorse quali l'ambiente e il paesaggio. L'aggiunta di altri temi rispetto a quello imposto dal governo avrebbe impresso una accelerazione immotivata all'approvazione di norme che andranno a regolamentare la pianificazione urbanistica per i prossimi decenni. Una forzatura che avremmo compreso a fatica e che oggi la giunta ha scelto di non effettuare. Ora ci sono le condizioni per un sereno confronto che, senza forzature, consenta di approfondire e valutare con attenzione aspetti che possono presentare delle criticità".
"Per questo motivo - conclude Dottorini - consideriamo lungimirante la decisione della presidente Lorenzetti ed ora possiamo concentrarci sugli articoli che recepiscono quel Piano-casa che il governo vorrebbe trasformare in un condono preventivo e che noi dovremo cercare di limitare nella sua portata distruttiva attraverso regole stringenti ed ecologicamente sostenibili".

Perugia, 10 giugno 2009
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"Necessario più tempo per un'ampia riflessione sulle norme della programmazione territoriale. Devastante il Piano voluto dal governo"

"E' opportuno stralciare gli articoli direttamente riferiti al 'Piano-casa', che dovranno essere necessariamente approvati entro il 30 giugno, dal resto delle norme previste nel disegno di legge della giunta che influenzeranno il governo del territorio per i decenni futuri e sulle quali non si può prescindere da una riflessione seria, approfondita e che non presenta i caratteri dell'urgenza". Con queste parole il capogruppo regionale dei Verdi e civici, Oliviero Dottorini, prende posizione rispetto al disegno di legge della Giunta regionale concernente "Norme per il governo del territorio".
"Non possiamo esimerci - spiega l'esponente del Sole che ride - dall'approvare entro i termini stabiliti gli articoli che recepiscono lo scellerato Piano-casa del governo Berlusconi, per non lasciare la possibilità di ricorrere ai poteri sostitutivi ad un esecutivo che ha ormai dimostrato di non tenere in alcuna considerazione le esigenze della collettività e che rischierebbe di provocare danni irreversibili alle nostre più importanti risorse quali l'ambiente e il paesaggio. L'inserimento però degli altri novanta articoli che compongono il provvedimento complessivo, imprime una accelerazione immotivata all'approvazione di norme che andranno a regolamentare la pianificazione urbanistica per i prossimi anni. Un'accelerazione che non risponde ad alcun vincolo a livello nazionale e che rischia di impedire un sereno confronto che, senza forzature, consenta di approfondire e valutare con attenzione aspetti che possono presentare delle criticità".
"I Verdi e civici quindi - conclude Dottorini - ribadiscono la disponibilità a contribuire alla definizione di un provvedimento che recepisca il Piano-casa individuando anche dei correttivi che consentano di evitare una deregulation selvaggia ed un grande condono preventivo che sarebbe disastroso per la nostra regione e per la sua immagine. Allo stesso tempo però chiedono di stralciare tutta la parte non strettamente attinente a quanto previsto dall'accordo Stato-regioni".

Perugia, 26 maggio 2009
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"Prevedere vincoli stringenti su efficienza energetica, salvaguardia del territorio e sicurezza. Stralciare tutto quanto non attinente al Piano casa imposto dal governo"

"E' importante che la regione Umbria sappia individuare con intelligenza e lungimiranza dei correttivi in grado di cambiare il segno ad un provvedimento scellerato del governo che non risponde né al drammatico problema della casa, né all'esigenza di rilancio della nostra economia, ma che invece è disastroso dal punto di vista ambientale e paesaggistico".
Piano CasaE' il parere di Oliviero Dottorini, capogruppo regionale dei Verdi e civici, a proposito del disegno di legge sul governo del territorio che, come previsto dall'accordo Stato-regioni, dovrà essere approvato entro il 30 giugno prossimo.
"Non possiamo esimerci - aggiunge Dottorini - dall'approvare questo atto entro i termini stabiliti, per non lasciare la possibilità di ricorrere ai poteri sostitutivi ad un governo che ha ormai dimostrato di non tenere in alcuna considerazione le esigenze della collettività e che rischierebbe di provocare danni irreversibili alle nostre più importanti risorse quali l'ambiente e il paesaggio. I Verdi e civici faranno quindi la loro parte, con il senso di responsabilità che ci ha sempre contraddistinto. Cercheremo, questo è certo, di evitare una deregulation selvaggia ed un grande condono preventivo che sarebbe disastroso per la nostra regione e per la sua immagine.
Per questo motivo - continua l'esponente del Sole che ride - ci adopereremo affinché nel disegno di legge predisposto dalla Giunta siano previsti vincoli significativi in materia di risparmio energetico, salvaguardia del territorio e misure di sicurezza degli edifici. Se dovrà esserci un incremento delle cubature, è fondamentale che venga realizzato con materiali e secondo tecniche di elevata efficienza energetica e che venga richiesta la certificazione ambientale dei nuovi edifici. Sarà inoltre importante evitare che si apra una stagione di speculazioni, per cui occorre impedire la possibilità di cambio di destinazione d'uso per gli edifici oggetto del provvedimento".
"Per quanto riguarda il resto del pacchetto predisposto dalla Giunta che esula dai contenuti vincolanti del decreto governativo Paese - conclude Dottorini - ritengo sia opportuno procedere senza forzature, dandoci il tempo che serve per approfondire aspetti che sono complessi e che presentano potenziali criticità. Un conto è recepire nel migliore dei modi un provvedimento del governo che non risponde certo alle priorità vere dei ceti più deboli, altro conto è ridefinire in maniera complessiva il governo del territorio regionale con una urgenza che impedisca un confronto approfondito su tutti gli aspetti. Se i tempi rimangono quelli imposti dal governo, sarà opportuno quindi stralciare tutta la parte non attinente al cosiddetto Piano casa".

Perugia, 20 maggio 2009
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