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INTENDIMENTI DELLA G.R. CON RIFERIMENTO AGLI IMPIANTI DI DEPURAZIONE E STOCCAGGIO DEI REFLUI ZOOTECNICI PRESENTI NEI TERRITORI DEI COMUNI DI BETTONA E MARSCIANO, PRINCIPALI RESPONSABILI DELLA SITUAZIONE DI DEGRADO AMBIENTALE E IGIENICO - SANITARIO DEI TERRITORI MEDESIMI

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"Si ascoltino le ragioni di amministrazioni, cittadini e comitati locali. Nessuno chiede un No aprioristico, ma di valutare correttezza delle procedure e tracciato più opportuno"

METANODOTTO SNAM. DOTTORINI (IDV): BENE RICORSO PROVINCIA PERUGIA E COMUNE GUBBIO. ADESSO LA REGIONE SI SCHIERI DALLA PARTE DEI CITTADINI

"Ora occorre che anche la Regione segua l'esempio delle amministrazioni che hanno presentato ricorso e si costituisca al fianco dei cittadini e dei comitati per chiedere la revisione del tracciato di un'opera dal grandissimo impatto ambientale in territori a rischio di fragilità geologica e sismica, che produrrebbe danni irreparabili al paesaggio e all'economia dei paesi coinvolti dal tracciato". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale, commenta il ricorso che il comitato "No tubo" assieme alla provincia di Perugia, a quella di Pesaro-Urbino, al comune di Gubbio, alla Comunità montana del Catria e del Nerone e ad altre associazioni ambientaliste e comitati civici hanno presentato alla Commissione europea in merito alla Valutazione ambientale strategica al tracciato del metanodotto Snam Brindisi-Minerbio.
"E' necessario - continua Dottorini - che la Giunta regionale si faccia parte attiva in questa vicenda per chiedere a governo e Snam di rivedere un tracciato che presenta molti aspetti problematici. Settecento chilometri di linea, in buona parte sulla cresta di crinali di pregio, attraverseranno numerosissimi corsi d'acqua, aree naturali protette, siti di importanza comunitaria e zone di protezione speciale. Nello specifico, nella nostra regione saranno interessati dal tracciato il Parco nazionale dei Monti sibillini, i Boschi del bacino di Gubbio, il fiume Topino e i boschi di Pietralunga. Non si capisce inoltre come mai la Valutazione di impatto ambientale sia stata effettuata solo su alcuni tratti del tracciato, senza prendere in considerazione l'intera opera, che teniamo a ricordare attraverserà gran parte dell'Italia lungo la dorsale appenninica, area ricca di criticità come il rischio sismico e quello idrogeologico".
"Esaminando il tracciato proposto - aggiunge Dottorini - si vede come l'impatto socio-economico sulle aree interessate sarebbe insostenibile, rischiando di provocare danni alla filiera turismo-ambiente-cultura e al settore delle eccellenze, dai prodotti tipici alle importanti aree tartufigene dell'Umbria. Chiediamo dunque che la Regione si schieri dalla parte dei cittadini, delle associazioni ambientaliste e dei comitati non per escludere a priori il passaggio della linea di metanodotto, ma per giungere alla scelta di un tracciato razionale e per vigilare affinché tutte le procedure autorizzative di un'opera di tale portata siano rispettate e che vengano realizzate le Valutazioni di impatto ambientale e ambientale strategia, coinvolgendo le comunità locali interessate per consentire di scegliere i tracciati meno impattanti e più sicuri, nel rispetto dell'ambiente e degli interessi dell'intera comunità regionale".

Perugia, 28 giungo 2010
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"Prioritarie per noi la salute dei cittadini e la salvaguardia dell'ambiente. Invitiamo la giunta di Bettona a chiarire la propria imbarazzante posizione alla Magistratura"

BETTONA. DOTTORINI (IDV): LE MINACCE  DI QUERELA NON CI SPAVENTANO. DA OGGI TUTTI GLI ATTI ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA

"Le minacce del sindaco Lamberto Marcantonini e del vice-sindaco Valerio Bazzoffia non ci spaventano e non ci impediranno di continuare a difendere gli interessi che per noi sono prioritari: la tutela della salute dei cittadini e il rilancio di un'economia sana e compatibile con l'ambiente. Lo faremo con tutti gli strumenti che il nostro ruolo istituzionale ci consente, nel pieno esercizio delle nostre funzioni. Da oggi inoltre trasferiremo tutte le informazioni di cui verremo in possesso alla Procura della Repubblica". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo regionale dell'Italia dei Valori, risponde alle esternazioni degli esponenti del Comune di Bettona che oggi hanno minacciato querela nei suoi confronti, per aver invitato la giunta regionale a non progettare il futuro della zootecnia umbra con chi è implicato in una indagine riguardante reati della massima gravità.
"Su questa vicenda - aggiunge Dottorini - ci sono troppe cose che non tornano. Noi continuiamo a chiedere chiarezza e ribadiamo che non è edificante per un'amministrazione comunale essere coinvolta in uno scandalo di questa portata, per giunta con accuse gravissime, come riportato nella nostra interrogazione consiliare. Riteniamo quanto meno inopportuno che la giunta regionale, per affrontare le strategie di rilancio della zootecnia in Umbria, prosegua l'interlocuzione con gli amministratori indagati. Quanto sostenuto nell'interrogazione che abbiamo presentato è supportato da documenti ufficiali ed è il frutto di una posizione politica che chiede di risolvere in maniera definitiva una vicenda tra le più gravi accadute in Umbria. La giunta comunale non può tirarsi fuori dalle responsabilità per la situazione disastrosa che quel territorio è costretto a subire e dovrà chiarire la propria imbarazzante posizione non tanto a noi, ma alla Magistratura. A noi interessa che la popolazione di Bettona non corra alcun rischio e che la regione sia in grado di progettare un futuro della zootecnia umbra sostenibile e condiviso con le associazioni locali e i comitati dei cittadini".
"In attesa che la giustizia faccia il suo corso e augurando ai solerti amministratori bettonesi di dimostrare la propria estraneità dall'accusa di avere "intenzionalmente procurato a Codep un ingiusto vantaggio consentendo la prosecuzione delle attività illecite", come si legge dalle cronache, continuiamo a chiedere che la politica prenda atto di questo disastro ambientale senza precedenti, evitando di fare sconti a chi si è reso responsabile di questa situazione e ripensando completamente il comparto della suinicoltura in Umbria. Alla luce di quanto sta avvenendo, infatti - conclude il capogruppo dell'Idv -, le misure per la zootecnia contenute nel Piano di tutela delle acque approvato nell'autunno scorso già appaiono in tutta la loro inadeguatezza. In quell'occasione solo l'Italia dei Valori votò contro un provvedimento inaccettabile, costruito sulle esigenze esclusive degli allevatori e senza prendere in considerazione le istanze dei cittadini."


Perugia, 17 giugno 2010

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"Incredibile intreccio di responsabilità. No a soluzioni pasticciate, magari finalizzate a rimettere in pista pratiche che già hanno fatto troppi danni. Coinvolgere i cittadini"

BETTONA. DOTTORNI (IDV): SITUAZIONE GRAVISSIMA, SUBITO PIANO PER ZOOTECNIA SOSTENIBILE. ESCLUDERE AMMINISTRATORI INDAGATI

"Adesso occorre recuperare la fiducia della popolazione e sgombrare dai tavoli della politica ogni ipotesi di soluzione pasticciata, magari finalizzata a rimettere in pista pratiche che già troppi danni hanno fatto all'ambiente e all'economia dei nostri territori. Un incredibile intreccio di responsabilità sembra chiamare in causa allevatori, amministratori locali ed enti di controllo in un disastro ambientale di proporzioni inaudite, almeno per la nostra regione". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale, commenta l'avviso di conclusione delle indagini, nell'ambito dell'operazione "Laguna de cerdos", emesso dal pubblico ministero Manuela Comodi, dal quale risultano 26 indagati per reati gravissimi come associazione per delinquere, disastro ambientale, falso, abuso d'ufficio, tra allevatori della Codep, tecnici dell'Arpa e membri della Giunta comunale di Bettona.
"Appena pochi giorni fa, attraverso un'interrogazione all'assessore all'Ambiente e alle Politiche agricole, eravamo tornati a chiedere chiarezza su questa vicenda - spiega Dottorini -, anche per comprendere le ragioni che hanno indotto la giunta regionale a incontrare rappresentanti dell'amministrazione di Bettona, che già risultavano indagati, per progettare il futuro della zootecnia in Umbria. Oggi, a maggior ragione, riteniamo che il sindaco e vice-sindaco di Bettona non abbiano più i requisiti necessari per potersi occupare di risolvere una situazione che al contrario, secondo quanto ipotizzato dagli atti dell'indagine, avrebbero contribuito a creare. Ora è necessario che, come abbiamo più volte richiesto, la Regione elabori un Piano per la zootecnia sostenibile in Umbria, coinvolgendo i cittadini e abbandonando ipotesi che non tengano conto dell'equilibrio ambientale e territoriale. La nostra regione ha bisogno di una zootecnia basata su marchi e certificazioni, su una filiera corta e di qualità, integrata con il territorio, capace di qualificare i nostri prodotti tipici e di generare valore aggiunto in Umbria. Dobbiamo avere il coraggio di dare uno stop chiaro agli allevamenti in regime di soccida, notando l'effetto perverso di allevare non per una filiera alimentare, ma per produrre il liquame necessario all'innesco della formazione di biogas. Solo dopo avere individuato modalità di allevamento compatibili con il territorio e con la salute sarà possibile ripartire con le attività e con gli impianti di depurazione che, per quanto di riguarda, dovranno essere aziendali e non sovradimensionati rispetto alla nuova programmazione produttiva".
"Ciò che negli anni si è venuto sviluppando, come si legge nell'ordinanza dello scorso luglio, è un'annosa e collaudata attività criminosa in totale dispregio di qualsiasi norma nell'ottica del profitto economico a scapito anche della salute pubblica, che ha  arrecato un danno enorme e non definibile con l'avvelenamento di acque destinate all'alimentazione umana. Per questi motivi - conclude l'esponente Idv - continuiamo a essere al fianco del Comitato popolare per l'ambiente che da anni denuncia la gravità della situazione e che ha deciso, così come Legambiente, di costituirsi parte civile".

Perugia, 14 giugno 2010
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"Indagini sanitarie e ambientali necessarie per recuperare la fiducia dei cittadini e fare luce sulle criticità dell'impianto a carbone"



"È incredibile come, dopo anni di richieste senza risposta, i cittadini debbano ancora procedere con esposti-denuncia per vedere tutelato il proprio diritto alla trasparenza, alla salute e alla sicurezza. Da anni chiediamo che venga fatta luce sulle problematiche ambientali che la centrale a carbone Enel di Gualdo Cattaneo sta generando in un territorio conosciuto in tutto il mondo per i prodotti tipici come l'olio extravergine d'oliva Dop e il Sagrantino Docg. Le nostre numerose interrogazioni sui carbonili scoperti attendono ancora una risposta e non ha trovato applicazione l'indagine epidemiologica prevista dalla mozione approvata dal Consiglio regionale nell'ottobre del 2007 tesa a verificare la diffusione di malattie e patologie correlate alla combustione del materiale utilizzato per la produzione di energia. E' proprio giunto il momento di porre sul tavolo delle politiche di governo, a fianco di una decisa opzione a favore delle energie rinnovabili, il tema della riconversione di un impianto che è giusto ormai annoverare tra le testimonianze di archeologia industriale ed energetica della nostra regione". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale, interviene sulle molte criticità ambientali della centrale a carbone Enel "Pietro Vannucci" di Ponte di Ferro, sottolineate anche da un esposto-denuncia del comitato ambientale di Gualdo Cattaneo, per sollecitare tutte le verifiche tecnico-sanitarie necessarie a fugare ogni dubbio riguardo alla sicurezza della centrale Enel di Gualdo Cattaneo.
"L'impianto di Gualdo Cattaneo - spiega Dottorini - presenta enormi criticità di carattere socio-sanitario che richiedono verifiche che non ci risultano siano state mai condotte, dalle norme antisismiche allo screening periodico degli inquinanti contenuti nel carbone, dalla destinazione dei fanghi di risulta allo smaltimento delle ceneri, ai controlli delle acque prelevate e reimmesse nel torrente Puglia. Sempre per quanto riguarda le acque chiediamo se sono stati avviati controlli sul trattamento delle acque reflue di scolo dei carbonili e sulla co-combustione delle ceneri inesauste che il comitato sostiene provenire da Montalto di Castro, ai sensi di legge classificate come rifiuto speciale, ma che, sempre secondo i cittadini, negli anni novanta sono state bruciate insieme al carbone presso la centrale di Ponte di Ferro. Sono controlli importanti, necessari a ristabilire un corretto rapporto tra cittadini e istituzioni. Ci piacerebbe poi sapere come mai l'attuale amministrazione comunale ha espresso parere favorevole al rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale senza avvalersi del parere del tecnico chimico ambientale dell'Istituto nazionale Tumori, appositamente nominato".
"Infine vogliamo ribadire una volta per tutte che come Italia dei Valori ci impegneremo in Consiglio regionale affinché l'impianto di Gualdo Cattaneo sia riconvertito e trasformato in una delle più grandi centrali di energia provenienti da fonti rinnovabili dell'intera Regione - conclude Dottorini -. Le tecnologie ci sono e sono presenti nel nostro territorio. Occorre solamente la volontà politica e la lungimiranza nell'affrontare scelte di cambiamento, indispensabili per un'Umbria migliore e sempre meno dipendente da fonti energetiche fossili".

Perugia, 10 giugno 2010
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"Basta ritardi nell'applicazione della legge. Garantire il rispetto delle norme regionali e tutelare il ruolo sociale e ambientale dei tartufai"


TARTUFI. DOTTORNI (IDV): REGIONE E FORESTALE FACCIANO SUBITO CHIAREZZA SU TABELLE IRREGOLARI

"È necessario che Regione e Corpo forestale dello Stato diano immediatamente delle risposte in merito alla tabellazione irregolare installata presso l'azienda agricola Roscetti, nel comune di Città di Castello. Dopo avere ottenuto che si trovasse una soluzione condivisa riguardo all'assurda autorizzazione alla recinzione di 300 ettari, non è immaginabile che si intimi, tramite cartelli "fai da te" e senza autorizzazione regionale, il divieto alla ricerca dei tartufi". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale annuncia di aver presentato un'interrogazione urgente all'assessore Fernanda Cecchini per sapere quali provvedimenti intenda mettere in atto per scongiurare che tabelle prive di autorizzazioni siano installate a danno dei cittadini che praticano la ricerca del tartufo.
"Ogni anno - aggiunge Dottorini - migliaia di persone pagano una tassa per praticare nel territorio regionale la ricerca del tartufo. Oltre a questo generano un indotto economico che si ripercuote nel territorio e fanno in modo che la filiera del turismo enogastronomico generi guadagni per il nostro territorio, senza contare il ruolo sociale che la legge assegna alle associazioni dei tartufai che svolgono un ruolo prezioso come sentinelle ambientali e per la salvaguardia del paesaggio. Per questi motivi la Regione e istituzioni come Corpo forestale e Comunità montana devono garantire il rispetto della legge e non possono restare indifferenti di fronte ad una tabellazione come quella dei Roscetti, dove si intima il divieto alla ricerca dei tartufi senza alcun rimando alla legge regionale e quindi a nostro avviso in modo ingannevole. Persino la Corte costituzionale, che in materia si è più volte espressa a favore della libera ricerca, ha sottolineato il ruolo sociale che i tartufai ricoprono". "Nel caso specifico poi - si legge nell'interrogazione dell'Italia dei Valori - si è venuta a creare una situazione paradossale, attraverso la quale il Corpo forestale dello Stato, ricevuta la denuncia della presenza di tabelle abusive, invece di intervenire e applicare la legge regionale e le numerose sentenze della Corte Costituzionale, ha deciso di chiedere un ulteriore parere all'Avvocatura distrettuale di Perugia, allungando enormemente i tempi di intervento e privando i cittadini di un diritto, quello della libera ricerca dei tartufi, sancito dalla legge".
"Infine - conclude Dottorini - chiediamo a gran voce che la Giunta faccia chiarezza sull'applicazione  della Legge regionale in materia. In particolare ci piacerebbe sapere se le commissioni delle locali Comunità montane sono pienamente operative e in sintonia con le associazioni dei tartufai, in modo da  occuparsi di problemi di questo tipo e tutelare in pieno i diritti dei cercatori".

Perugia, 7 giugno 2010
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I consiglieri regionali dell'Italia dei valori Oliviero Dottorini e Paolo Brutti hanno tenuto una conferenza stampa stamani a Palazzo Cesaroni per illustrare i contenuti di una interrogazione alla Giunta con la quale si chiede di riorganizzare il comparto della zootecnia, con particolare riguardo per la suinicoltura nei territori di Bettona e Marsciano, indicando anche una strategia basata su sviluppo sostenibile e tutela della salute dei cittadini e dell'ambiente. Presenti i rappresentanti dei comitati per l'ambiente di Bettona e Marsciano.



Acs) Perugia, 4 giugno 2010 - L'Italia dei Valori con una interrogazione chiede alla Giunta regionale come intende riorganizzare il comparto della zootecnia, con particolare riguardo per la suinicoltura, nei territori di Bettona e Marsciano, oltre che nel resto della regione, assicurando uno sviluppo sostenibile e fornendo una soluzione al degrado ambientale e igienico sanitario ormai non più sostenibile, come hanno testimoniato, nella conferenza stampa indetta dai consiglieri dell'Idv Oliviero Dottorini e Paolo Brutti che si è tenuta stamani a Palazzo Cesaroni, i rappresentanti dei comitati di cittadini dei territori di Bettona e Marsciano.
Dottorini e Brutti, firmatari dell'atto, chiedono anche se la Regione sia in grado di spiegare la diminuzione del livello di liquame nella laguna di stoccaggio di Bettona, pur in presenza di fenomeni di piovosità che avrebbero dovuto portare invece ad un innalzamento del livello, nonché se vi siano pericoli per la salute dei cittadini e per l'ambiente.
Sull'atto ispettivo depositato oggi dall'Idv si richiama anche l'indagine giudiziaria che, solo a Bettona, ha portato a 11 arresti e 85 indagati con capi di imputazione quali disastro ambientale e associazione a delinquere, oltre al sequestro degli impianti di depurazione dei reflui zootecnici di Marsciano e Bettona. Sempre nell'interrogazione alla Giunta si legge che "dal ricorso presentato dalla Codep (società che gestisce dal 1993 l'impianto di Bettona, ndr) contro il comune di Bettona si evince che risultano indagati per reati contro l'ambiente, per concorso in disastro ambientale, per concorso in avvelenamento e per associazione a delinquere anche il sindaco ed il vicesindaco nonché assessore all'ambiente del comune di Bettona".
L'Italia dei valori prospetta inoltre una linea di gestione della zootecnia in Umbria che punti su certificazione, marchi di qualità, filiera corta ed escludendo regimi di allevamento intensivo, soccida e altre pratiche che finora hanno bloccato lo sviluppo della filiera e causato gravi danni ambientali: "Basta ingrassare animali provenienti da altri territori", ha detto il capogruppo dell'Idv Dottorini, e  il consigliere Brutti ha sottolineato che "mentre il valore aggiunto va in Emilia Romagna, a noi restano i liquami".
Altri aspetti della vicenda sono la riduzione considerevole delle attività delle aziende agricole dovuta all'interruzione dell'attività del depuratore di Olmeto e la considerazione che il Piano di tutela delle acque, approvato con legge regionale ("25/2009") prevede il "miglioramento dell'efficienza depurativa degli impianti di trattamento degli effluenti zootecnici presenti nei comuni di Bettona e Marsciano", e che la Giunta regionale, d'intesa con i comuni interessati, "individui le disposizioni transitorie valide fino all'adeguamento degli impianti". A questo proposito il sindaco di Marsciano ha, nelle more delle norme transitorie, autorizzato la ripresa delle attività ad alcune aziende suinicole, in deroga alla sua precedente ordinanza con cui aveva vietato l'attività. La Giunta, con delibera numero 300 del 23/02/2010, ha consentito al sindaco di Marsciano di autorizzare fino al 31/10/2010 l'attività degli allevamenti suinicoli esistenti, "pur se l'impianto di depurazione - si legge nell'interrogazione -  rimane sotto sequestro, disponendo che lo smaltimento dei reflui avvenga attraverso la fertirrigazione".
Rabbia e preoccupazione sono state espresse dai rappresentanti dei comitati di cittadini di Bettona e Marsciano, perché la vivibilità di quelle zone risulta compromessa sia per il cattivo odore che per le preoccupazioni dovute ai rischi ambientali di sversamento su Genna, Nestore e sulle parti del territorio interessate dalle attività, oltre che per il calo del livello del refluo sulla laguna in un periodo in cui le precipitazioni atmosferiche sono state invece insistenti, come documenta l'atto depositato dai consiglieri dell'Italia dei Valori. PG/pg

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"Presentata una situazione preoccupantissima dal punto di vista ambientale. Necessarie soluzioni ragionevoli, sostenibili e definitive"

AMBIENTE. OGGI INCONTRO TRA IL GRUPPO CONSILIARE DELL'ITALIA DEI VALORI E I COMITATI PER L'AMBIENTE DI BETTONA E MARSCIANO

Oggi presso il gruppo consiliare dell'Italia dei Valori i consiglieri regionali Oliviero Dottorini e Paolo Brutti hanno incontrato una delegazione dei comitati per l'ambiente di Bettona e Marsciano per discutere della pesante situazione venutasi a determinare nei territori su cui gravano gli impianti di depurazione e le lagune di stoccaggio dei reflui zootecnici. Nel corso dell'incontro è stata presentata una situazione preoccupantissima dal punto di vista ambientale che richiede di essere affrontata al più presto.
"E' utile ricordare - ha dichiarato in seguito all'incontro il capogruppo dell'Idv Oliviero Dottorini - che questa vicenda è oggetto di una indagine giudiziaria che ha portato a 11 arresti, che vede indagate 85 persone e capi di imputazione di assoluta gravità, come disastro ambientale e associazione a delinquere, e che ad oggi gli impianti di depurazione sono sequestrati. E' giunto quindi il momento che la regione si faccia carico di individuare soluzioni ragionevoli, sostenibili e definitive per i territori di Bettona e Marsciano e per la zootecnia dell'intera regione".
Nei prossimi giorni verranno illustrate le iniziative dell'Italia dei Valori in materia.

Perugia, 26 Maggio 2010
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L'esponente Idv ai banchetti di raccolta. "Importante sostenere battaglia contro tre normative altamente antidemocratiche. Obiettivo: 800mila firme entro il 20 luglio"

"Occorre bloccare quanto prima tre normative altamente antidemocratiche che privano i cittadini della possibilità di disporre pienamente dei beni comuni, dell'ambiente e dell'uguaglianza di fronte alla legge. I referendum contro la privatizzazione dell'acqua, contro il nucleare e contro il legittimo impedimento rappresentano tre battaglie fondamentali per il futuro di tutti e devono essere sostenute da chiunque abbia a cuore il futuro democratico del nostro paese". Con queste parole il consigliere regionale dell'Italia dei valori, Oliviero Dottorini, lancia un appello alla società civile regionale perché si mobiliti nella raccolta di firme per i tre referendum promossi dal partito di Antonio Di Pietro.
"Si tratta - spiega Dottorini, annunciando la propria presenza presso i banchetti di raccolta firme - di una battaglia in difesa della libertà, della democrazia, dell'ambiente e volta a restituire la parola e la dignità agli italiani. Dobbiamo assolutamente difendere l'acqua pubblica per evitare di svendere questo prezioso bene comune e metterlo nelle mani delle multinazionali. Dobbiamo impedire di spendere soldi pubblici per una tecnologia, quella del nucleare, obsoleta, pericolosa e che non rappresenta una prospettiva sostenibile per risolvere il problema energetico del nostro paese. Dobbiamo, infine, fermare la legge sul legittimo impedimento per dare uno stop alla deriva personalistica e autoassolutoria del presidente del Consiglio Berlusconi che sta allontanando il nostro paese dal principio in base al quale tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, senza distinzione di censo o di carica".
"Sono tre battaglie che vanno sostenute con convinzione - conclude l'esponente dell'Italia dei valori - ragione per cui sarò personalmente presente presso i banchetti allestiti per raccogliere le firme dei cittadini per contribuire al raggiungimento dell'obiettivo di 800mila firme entro il 20 luglio".
 
Perugia, 5 maggio 2010

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"Fondamentale evitare ostacoli alla diffusione delle rinnovabili per ridurre emissioni climalteranti e per rilanciare un'economia ecologicamente sostenibile"

FOTOVOLTAICO. DOTTORINI (IDV): MODIFICARE DELIBERA E LAVORARE DA SUBITO A UN NUOVO PIANO ENERGETICO REGIONALE

"Sarà opportuno modificare al più presto la delibera regionale che di fatto blocca lo sviluppo degli impianti fotovoltaici nelle zone agricole dell'Umbria. Altri sono gli interventi che deturpano il nostro paesaggio e altri sono i motivi e gli impieghi non agricoli e speculativi che sottraggono da decenni migliaia e migliaia di ettari alla coltivazione agricola. Le fonti rinnovabili, utilizzate rispettando tutti i criteri già esistenti di tutela del territorio, oltre a dare una risposta concreta agli impegni di riduzione delle emissioni climalteranti costituiscono una straordinaria opportunità di rilancio e di sostegno per le aziende agricole che stanno attraversando un periodo di gravissima crisi". Con queste parole Oliviero Dottorini, consigliere regionale dell'Italia dei Valori, commenta la volontà della presidente della regione Umbria Catiuscia Marini di revisionare la delibera 420 che prevede indirizzi e criteri molto restrittivi per la realizzazione di impianti fotovoltaici con particolare riferimento alle zone agricole di pregio.
"E' fondamentale - spiega Dottorini - evitare ostacoli burocratici e pretestuosi alla diffusione del fotovoltaico. E' vero che occorre tener presenti molti fattori legati alla speculazione finanziaria fine a se stessa e allo stravolgimento del paesaggio. Ma la nuova delibera potrà tener conto di questi aspetti, senza rendere di fatto impraticabile ogni iniziativa tesa allo sviluppo delle rinnovabili. Basti pensare che se si arrivasse un domani a piazzare impianti fotovoltaici sul solo 1 per cento del territorio agricolo nazionale, cioè su 132 mila ettari, si arriverebbe a produrre quote significative di energia, senza aver sottratto porzioni rilevanti di territorio. La stessa cosa non si può dire delle quattro centrali nucleari berlusconiane, quelle sì che avranno un impatto devastante sul nostro territorio senza contribuire in maniera significativa a soddisfare il fabbisogno energetico del nostro paese".
"Anche per questi motivi è opportuno che si cominci a lavorare ad un nuovo Piano energetico regionale. Quello attuale - spiega l'esponente dell'Italia dei valori - è stato fatto in un periodo in cui non era ancora chiara l'entità dell'emergenza climatica e non erano ancora definiti gli obiettivi dell'Ue. Si tratta di un Piano che sottostima le potenzialità delle rinnovabili in Umbria. Per questo motivo, riteniamo che sia giunto il momento di programmare nuovamente il futuro energetico dell'Umbria, salvaguardandone le potenzialità turistiche e paesaggistiche, ma puntando in maniera decisa sullo sviluppo diffuso delle fonti rinnovabili, compreso il fotovoltaico".

Perugia, 4 maggio 2010
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"Occorre recuperare un corretto rapporto con i cittadini per rimediare alla decadenza in cui versa Città di Castello" 

"Se il sindaco Cecchini in questi anni avesse ascoltato un po' di più i cittadini, forse Città di Castello non sarebbe ridotta nello stato in cui versa. Con tutta la comprensione per la delusione elettorale, non si capisce la protervia con cui si tentano di giustificare atti politici come quello che ha portato a concedere l'autorizzazione alla recinzione di 300 ettari di terreno in deroga ai Regolamenti edilizi comunali e senza tenere conto di una legge regionale e di ripetute sentenze della Corte Costituzionale e del Tar". Con queste parole Oliviero Dottorini, consigliere regionale dell'Italia dei valori, risponde alle dichiarazioni avventate del sindaco di Città di Castello, Fernanda Cecchini, che aveva criticato la presa di posizione dello stesso Dottorini che si era espresso contro la chiusura di un fondo che la legge regionale 8 del 2004, due sentenze della Consulta e una sentenza del Tar ritengono avrebbe dovuto consentire l'accesso ai cercatori di tartufi e a tutti coloro che amano godere del proprio territorio. "Non è con i rancori post-elettorali - continua l'esponente dell'Italia dei valori - che si rimedia alla decadenza in cui versa Città di Castello, ma recuperando un corretto rapporto con i cittadini, a partire dalla valorizzazione dei beni comuni, dell'ambiente e dal diritto di godere del proprio territorio. Non è bello scaricare le responsabilità politiche sui livelli amministrativi, tanto più che la pratica aveva avuto, per ben due volte, parere negativo da parte degli uffici comunali preposti". "Rimaniamo dell'idea - conclude Dottorini - che l'unico modo per rimediare alla superficialità amministrativa che ha portato a concedere l'autorizzazione alla recinzione di un fondo addirittura in misura molto maggiore a quanto richiesto sia di revocare la concessione e di agire finalmente ascoltando i cittadini e perseguendo l'interesse collettivo, invece di rispondere a richieste provenienti da un apparato politico-burocratico extraterritoriale che non ha alcun interesse a valorizzare il nostro territorio per la sua tradizione di autonomia e civiltà".   Perugia, 20 aprile 2010
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"La mozione approvata dal centro destra in Senato mira a bloccare le rinnovabili e ad annullare l'obiettivo del 20-20-20. Una scelta irresponsabile".

RINNOVABILI. DOTTORINI (IDV): GRAVISSIMA MARCIA INDIETRO DELL'ITALIA SUGLI IMPEGNI DI COPENHAGEN PER RIDUZIONE GAS SERRA

"Mentre in quasi tutto il mondo industrializzato si individua nella green economy il futuro verso il quale orientare le scelte strategiche di sviluppo, la maggioranza di centro destra in Italia decide di operare una gravissima marcia indietro rispetto agli impegni assunti in ambito internazionale. E' l'ennesima conferma della miopia di Pdl e Lega che sta portando il nostro paese verso una catastrofe di natura sia ambientale che economica". E' questo il commento di Oliviero Dottorini, consigliere regionale dell'Italia dei valori, alla notizia dell'approvazione della mozione presentata in Senato dal centro destra che impegna il governo a richiedere in sede di Unione europea che si dichiari decaduto, in quanto non più utile, l'accordo del 20-20-20 che ha come obiettivo di ridurre i gas serra aumentando rinnovabili ed efficienza energetica del 20 per cento.
"E' da irresponsabili - spiega l'esponente dell'Italia dei valori - bollare come catastrofiste e totalmente inattendibili le posizioni che mirano a risolvere il problema del riscaldamento globale. Non si capisce come sia possibile continuare ad ignorare il fatto che un sistema basato sulle fonti fossili rischia di portare il pianeta a conseguenze disastrose. inoltre, i rappresentanti di Pdl e Lega non si rendono nemmeno conto che la riduzione dell'efficienza energetica si traduce anche in una perdita di competitività per le nostre imprese. Senza contare che oltre alle problematiche dell'inquinamento bisogna considerare anche la pericolosità della dipendenza dalle fonti esauribili, che non contribuisce allo sviluppo della ricerca.".
"La mozione del centro destra - conclude Dottorini - la dice lunga sulla scarsa lungimiranza di chi vuole investire su tecnologie obsolete, pericolose e antieconomiche, come il nucleare. Occorre una spinta decisa nella direzione dell'efficienza energetica e di reali e pesanti investimenti per favorire lo sviluppo delle fonti rinnovabili. Solo così si potrà tentare di salvaguardare il nostro pianeta e allo stesso tempo offrire concrete opportunità di sviluppo alle realtà imprenditoriali più innovative e quindi maggiori opportunità occupazionali".

Perugia, 20 aprile 2010

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"Atto sconsiderato, modo di amministrare che fa carta straccia del rispetto dei cittadini, dell'ambiente e delle ragioni storico-culturali di un territorio"

TARTUFI. DOTTORINI (IDV): SINDACO E GIUNTA ESCANO ALLO SCOPERTO E REVOCHINO LA CONCESSIONE A RECINTARE UN FONDO DI 300 ETTARI

"Il sindaco e la giunta escano allo scoperto e dicano come intendono rimediare al grave errore di superficialità amministrativa che ha portato a concedere l'autorizzazione alla recinzione di 300 ettari di terreno in deroga ai Regolamenti edilizi comunali e senza tenere conto di una legge regionale e di ripetute sentenze della Corte Costituzionale e del Tar. Un caso emblematico di come possa essere svilito il senso dei beni comuni e di come possa essere piegato il diritto di tutti i cittadini di godere del territorio alle esigenze dei privati. Ora l'amministrazione abbia il coraggio di revocare la concessione e di aprire una nuova stagione di rapporti con i cittadini".
Il consigliere regionale Oliviero Dottorini (Idv) commenta con queste parole l'atto con cui il sindaco di Città di Castello Fernanda Cecchini ha autorizzato una recinzione di 300 ettari per un'altezza di oltre 2 metri nel comune di Città di Castello, consentendo così la chiusura di un fondo che la legge regionale 8 del 2004, due sentenze della Consulta e una e una sentenza del Tar ritengono avrebbe dovuto consentire l'accesso ai cercatori di tartufi.
"A questo primo atto sconsiderato - aggiunge Dottorini - pare siano seguite altre autorizzazioni alla recinzione, segno evidente che l'amministrazione comunale ha aperto quel varco nel quale temevamo si sarebbero inevitabilmente inseriti in molti altri. Quanto denunciato alcune settimane fa dall'Associazione tartufai dell'Altotevere è allo stesso tempo grave e indicativo di un modo di amministrare che fa carta straccia del rispetto dei cittadini, dell'ambiente e delle ragioni storico-culturali di un territorio. A essere colpito è uno dei diritti fondamentali dei cittadini, siano essi raccoglitori di funghi, asparagi e tartufi, agricoltori o semplici amanti della natura. Credo che il primo atto da fare alla ripresa delle attività istituzionali del Consiglio regionale sia un'interrogazione agli assessori all'Agricoltura e all'Ambiente per comprendere le ragioni di un atto che poco ha a che vedere con il rispetto delle regole e molto con un modo di gestione della cosa pubblica che tutti vorremmo vedere archiviato". 
"C'è una responsabilità politica pesante dietro questa decisione - aggiunge l'esponente dell'Italia dei Valori - e sarebbe importante che non solo il sindaco, ma l'intera compagine amministrativa ne rispondesse senza scaricare le proprie responsabilità sul livello tecnico. C'è un ricorso amministrativo che chiede la revoca immediata dell'autorizzazione rilasciata dall'amministrazione tifernate, ma fino ad oggi nessuno si è sentito in dovere di dare una risposta. Ritengo grave - aggiunge Dottorini - che si continui a pensare di danneggiare i cittadini e le ragioni dell'ambiente solo per andare incontro alle esigenze di un privato, per giunta procedendo in deroga agli stessi regolamenti comunali e creando un precedente che avrà effetti a catena pericolosi su altre situazioni analoghe. Non vorremmo che alla base di questa scelta vi fosse, ancora una volta, la volontà di rispondere a richieste provenienti da un apparato politico-burocratico extraterritoriale che non ha alcun interesse a valorizzare il nostro territorio per la sua tradizione di autonomia e civiltà. Sarebbe importante - conclude Dottorini - se l'amministrazione tifernate ammettesse con umiltà l'evidente errore commesso e convocasse le parti per trovare soluzioni praticabili e condivise, revocando la concessione e facendo in modo che non si verifichino più in futuro atti che trovano sostegno soltanto nella supponenza e nella superficialità di un modo di amministrare lontano dai cittadini e dagli interessi del territorio".

Perugia, 17 aprile 2010
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"Non si capisce il ritardo con il quale ci si è attivati per scongiurare rischi per la popolazione. Decreto ministeriale individua manifatture tabacchi tra siti insalubri".

EX-FAT. DOTTORINI (IDV): NECESSARIA LA SOSPENSIONE TEMPORANEA DEI LAVORI PER TUTELARE LA SALUTE DEI CITTADINI

"Il verbale di prescrizione relativo alla demolizione dell'edificio ex-Fat è opportuno ma non sufficiente a fugare ogni dubbio e stupisce che venga emesso solo oggi, a cinque giorni dalla denuncia degli abitanti del quartiere. Il principio di precauzione richiede infatti che prima di tutto ci si assicuri che la salute dei cittadini e dei lavoratori non sia messa a rischio. Occorre quindi verificare che le fibre presenti all'interno delle ampie superfici vetrate in demolizione non siano pericolose per la salute. E' vero che assicurazioni arrivano dalla Asl1 e che tutto lascia pensare che si tratti semplicemente di lana di vetro, ma su salute e sicurezza non si può scherzare e il sindaco dovrebbe aver già da qualche giorno sospeso i lavori in forma cautelativa". Con queste parole il consigliere regionale Oliviero Dottorini è intervenuto sulla notizia dell'esito del sopralluogo dei Carabinieri, Arpa, Asl1 e Polizia municipale presso l'edificio ex-Fat in seguito al rilevamento di fibre potenzialmente pericolose sprigionate con la demolizione dell'edificio di Città di Castello.
"E' giusto che solo dopo aver verificato la non esistenza di rischi per la salute - spiega Dottorini - i lavori possano proseguire, con la certezza di aver sciolto ogni dubbio in merito alla composizione del materiale che viaggia nell'aria. Inoltre vorremmo sapere se il sindaco e l'Arpa hanno richiesto particolari precauzioni all'atto di rilasciare l'autorizzazione ad avviare i lavori, cosa necessaria vista la tipologia dell'edificio in demolizione. E' infatti opportuno ricordare che il decreto ministeriale del 5 settembre 1994, che definisce l'elenco delle industrie insalubri, individua tra queste anche la manifattura tabacchi, proprio la fattispecie dell'Ex-Fat".
"A prescindere dalla pessima qualità degli interventi di recupero previsti per la Ex-Fat - conclude Dottorini - sui quali ci siamo più volte espressi, ritengo che sia comunque prioritario assicurare a tutti i cittadini che i lavori avviati non presentino rischi per la salute, in modo da evitare superficialità e allarmismi. A breve i lavori di demolizione interesseranno anche tetti in eternit e coibentazioni in amianto. E' opportuno che si proceda con tutte le precauzioni del caso".

Perugia, 6 aprile 2010

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La testimonianza di Oliviero Dottorini che porta alla luce la questione della "sete" delle multinazionali nell'acquisire l'utilizzo a poco prezzo dei principali acquedotti italiani
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"Pieno sostegno della battaglia dell'Associazione tartufai Altotevere. Cecchini ammetta l'errore e convochi le parti per rimediare a un atto sconsiderato"

TARTUFI. DOTTORINI (IDV): ARROGANZA, SUPERFICIALITA' E INCAPACITA' AMMINISTRATIVA ALLA BASE DELLA CONCESSIONE DI RECINTARE 300 ETTARI

"Un misto di arroganza politica, superficialità e incapacità amministrativa sono alla base della scelta di concedere l'autorizzazione alla recinzione di 300 ettari di terreno in deroga ai Regolamenti edilizi comunali e senza tenere conto di una legge regionale e di ripetute sentenze della Corte Costituzionale e del Tar. Quanto denunciato dall'Associazione tartufai dell'Altotevere è allo stesso tempo grave e indicativo di un modo di amministrare che fa carta straccia del rispetto dei cittadini, dell'ambiente e delle ragioni storico-culturali di un territorio. Credo che il primo atto da fare alla ripresa delle attività istituzionali del Consiglio regionale sia un'interrogazione agli assessori all'Agricoltura e all'Ambiente per comprendere le ragioni di un atto che poco ha a che vedere con il rispetto delle regole e molto con un modo di gestione della cosa pubblica che tutti vorremmo vedere archiviato". Il consigliere regionale Oliviero Dottorini (Idv), presidente della commissione Bilancio e Affari istituzionali di Palazzo Cesaroni, commenta con queste parole l'atto sconsiderato con cui il sindaco di Città di Castello Fernanda Cecchini ha autorizzato una recinzione di 300 ettari per un'altezza di 2 metri nel comune di Città di Castello, consentendo così la chiusura di un fondo che la legge regionale 8 del 2004, due sentenze della Consulta e una sentenza del Tar ritengono avrebbe dovuto consentire l'accesso ai cercatori di tartufi.
"C'è una responsabilità politica pesante dietro questa decisione - aggiunge l'esponente dell'Italia dei Valori - e sarebbe importante che il sindaco ne rispondesse senza scaricare le proprie responsabilità sul livello tecnico. Magari prima che a farlo sia il nuovo governo regionale a cui noi presenteremo un'interrogazione a risposta immediata per chiedere chiarimenti riguardo alla volontà di boicottare la legge approvata dalla Regione, disattendendo anche a chiare indicazioni della Corte Costituzionale e del Tar. Ci piacerà conoscere anche le motivazioni di questa scelta in considerazione del rispetto di leggi come quella sulla tutela delle acque. Ritengo grave - aggiunge Dottorini - che si continui a pensare di danneggiare i cittadini e le ragioni dell'ambiente solo per andare incontro alle esigenze di un privato, per giunta procedendo in deroga agli stessi regolamenti comunali e creando un precedente che rischia di avere effetti a catena pericolosi su altre situazioni analoghe. Non vorremmo che alla base di questa scelta vi fosse, ancora una volta, la volontà di rispondere a richieste provenienti da un apparato politico-burocratico extraterritoriale che non ha alcun interesse a valorizzare il nostro territorio per la sua tradizione di autonomia e civiltà. Per questo all'Associazione tartufai dell'Altotevere va tutto il mio sostegno, accompagnato dall'impegno per una forte azione di rilancio dei principi contenuti nella legge regionale e di contrasto ai tentativi di piegare regolamenti e leggi alle esigenze particolari. Sarebbe importante - conclude Dottorini - se l'amministrazione tifernate ammettesse con umiltà l'evidente errore commesso e convocasse le parti per trovare soluzioni praticabili e condivise, anche per fare in modo che non si verifichino più in futuro atti che non hanno nulla a che vedere con la buona amministrazione, trovando sostegno nella supponenza e nella superficialità di un modo di amministrare lontano dai cittadini e dagli interessi del territorio".

Perugia, 20 marzo 2010
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"Incomprensibile immobilismo del sindaco che sottovaluta il rischio sanitario e ignora le interpellanze scritte presentate dal Comitato per l'ambiente"
 
GUALDO CATTANEO. INACCETTABILE LA SITUAZIONE DEI CARBONILI ALLA CENTRALE DI PONTE DI FERRO
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"Il livello dei carbonili sovrasta ormai di molti metri i muri di contenimento. Una situazione inaccettabile che rappresenta l'ennesima conferma di quanto l'impianto sia dannoso per il territorio e per la salute della popolazione. Non si capisce cosa aspetti il sindaco di Gualdo Cattaneo ad affrontare seriamente il problema e a dare risposte serie alle interpellanze presentate dai cittadini". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei valori in Consiglio regionale, torna a denunciare la grave situazione cui è sottoposta la popolazione del territorio di Gualdo Cattaneo e comuni limitrofi a causa della centrale Enel di Ponte di Ferro.
"E' incomprensibile - spiega l'esponente dell'Idv - la superficialità del comune di Gualdo Cattaneo nell'affrontare questo problema. Già nei mesi passati quella amministrazione si è assunta l'onere di rilasciare parere favorevole sulla centrale a carbone, operando così una scelta gravissima che non tiene conto di una situazione tra le più gravi della Regione e delle sollecitazioni ripetute del Comitato per l'ambiente che da anni chiede che venga data priorità alla tutela della salute dei cittadini e alla salvaguardia ambientale di una zona di grande pregio agricolo. Non si capisce come mai l'amministrazione comunale non si sia ancora degnata di avvalersi della consulenza di esperti, in rapporto agli aspetti sanitari legati alla centrale, prevista dalla convenzione stipulata dalla precedente amministrazione con l'Istituto nazionale per la Ricerca sul cancro. Tale consulenza avrebbe potuto consentire al comune di chiedere precise garanzie in merito alla copertura dei carbonili, alla necessità di ridurre i gas serra, le polveri sottili e ultrasottili, l'inquinamento da metalli pesanti e soprattutto in merito alla limitazione dei 67 elementi inquinanti, di cui alcuni altamente cancerogeni, derivanti dalla combustione del carbone. Un immobilismo incomprensibile e arrogante, se si tiene conto anche del fatto che il sindaco non ritiene necessario nemmeno rispondere all'interpellanza scritta che il Comitato per l'ambiente ha presentato l'11 gennaio 2010".
 "A due anni dal tentativo di rilancio della centrale attraverso l'assurdo progetto sulle biomasse - conclude Dottorini - sarebbe ora il caso di prendere consapevolezza della necessità di iniziare ad affermare l'incompatibilità della centrale a carbone con un territorio caratterizzato da produzioni di pregio come il Sagrantino e l'olio Dop. L'atteggiamento e le scelte del Comune invece, oltre a mettere in secondo piano la salute degli abitanti di Gualdo Cattaneo, rischiano di arrecare anche un grave danno economico ai settori enologico e dell'olivicoltura, per non parlare dei settori turistico ed immobiliare che vengono sicuramente danneggiati dalla presenza di un impianto che da anni inquina l'intera area".
 
Perugia, 19 marzo 2010

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"Dimostrate le ragioni di chi da anni denuncia lo scempio del palazzo della Posterna. La demolizione sana parzialmente una pesante ferita"

SPOLETO. DOTTORINI (IDV): LA SENTENZA SULL'ECOMOSTRO RENDE GIUSTIZIA DELLA VIOLENZA SUBITA DALLA CITTA' DEL FESTIVAL DEI DUE MONDI


"La decisione dei giudici di ordinare la demolizione parziale dell'ecomostro rende finalmente giustizia, seppure parziale, della violenza senza precedenti subita dal centro storico della città del Festival dei due mondi e dimostra che aveva ragione chi, come noi e il comitato civico, aveva denunciato a suo tempo uno scempio che rischiava di compromettere l'immagine stessa di Spoleto in Italia e nel mondo". Con queste parole il capogruppo dell'Italia dei valori in Consiglio regionale, Oliviero Dottorini, commenta la sentenza di primo grado al processo sul palazzo della Posterna, che ha condannato sei degli imputati a 4 mesi di reclusione e al pagamento di una ammenda di 25 mila euro per reati di abuso edilizio e deturpamento delle bellezze naturali, oltre ad ordinare la demolizione delle  volumetrie eccedenti.
"Purtroppo - continua Dottorini - la sentenza sana solo parzialmente la ferita inferta ad una città conosciuta nel mondo per la sua cultura e per la sua capacità di valorizzare le proprie qualità artistiche. C'è da domandarsi come sia stato possibile che interventi sciagurati e dissennati come quello alla Posterna abbiano potuto incontrare il favore pressoché unanime di tutto il consiglio comunale. Il solo averli concepiti è la dimostrazione di una visione dello sviluppo turistico e della salvaguardia ambientale antiquata e fuori da ogni parametro ragionevole. Il paesaggio e la cultura di una città e di una regione non possono trasformarsi in merce a disposizione di chi pensa ancora di poter coniugare il rilancio delle potenzialità economiche di un territorio con colate di cemento e ferite alla storia e alla cultura di una delle città più antiche dell'Umbria".
"Ora - conclude l'esponente dell'Italia dei valori - quanti avevano sostenuto quest'opera e non si erano schierati a fianco dei comitati e delle associazioni che a suo tempo si sono opposte a questo intervento, dovranno chiedere scusa a tutta la cittadinanza. Ci auguriamo che questa sentenza di condanna, oltre a rendere merito a chi sosteneva che quello del palazzo della Posterna fosse un intervento sciagurato e dissennato, abbia anche l'effetto di dissuadere da eventuali ulteriori progetti irrazionali che, nell'interesse dei soliti pochi che guadagnano dalle colate di cemento, mettono a repentaglio il patrimonio collettivo di bellezza, cultura e storia di cui la nostra regione è ricca e che deve essere tutelato e valorizzato invece che deturpato".
 
Perugia, 9 marzo 2010
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" Decisione superficiale e dannosa. Necessario ribadire l'incompatibilità del carbone nella zona del Sagrantino Docg e dell'olio Dop"
 

 

"E' incomprensibile la superficialità del comune di Gualdo Cattaneo nel rilasciare parere favorevole sulla centrale a carbone di Ponte di Ferro. Una scelta gravissima che non tiene conto di una situazione tra le più gravi della Regione e delle sollecitazioni ripetute del Comitato per l'ambiente che da anni chiede che venga data priorità alla tutela della salute dei cittadini e alla salvaguardia ambientale di una zona di grande pregio agricolo". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei valori in Consiglio regionale, commenta l'esito della Conferenza dei servizi che ha dato parere favorevole in merito al rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale alla centrale Enel "Pietro Vannucci" di Ponte di Ferro che ha recepito il parere favorevole del Comune di Gualdo Cattaneo.
"A due anni dal tentativo di rilancio della centrale attraverso l'assurdo progetto sulle biomasse, oggi l'atteggiamento dell'amministrazione comunale appare incomprensibile - continua Dottorini -. Sarebbe invece opportuno iniziare ad affermare l'incompatibilità della centrale a carbone con un territorio caratterizzato da produzioni di pregio come il Sagrantino Docg e l'olio Dop. La scelta fatta invece, oltre a mettere in secondo piano la salute degli abitanti di Gualdo Cattaneo, rischia di arrecare anche un grave danno economico ai settori enologico e dell'olivicoltura, per non parlare dei settori turistico ed immobiliare che vengono sicuramente danneggiati dalla presenza di un impianto che da anni inquina l'intera area".
"Non si capisce - spiega l'esponente dell'Italia dei valori - come mai l'amministrazione comunale abbia deciso di non avvalersi, per formulare il proprio parere, della consulenza di esperti prevista dalla convenzione stipulata dalla precedente amministrazione con l'Istituto nazionale per la Ricerca sul cancro. Tale consulenza avrebbe potuto consentire al comune di chiedere precise garanzie in merito alla copertura dei carbonili, alla necessità di ridurre i gas serra, le polveri sottili e ultrasottili, l'inquinamento da metalli pesanti e soprattutto in merito alla limitazione dei 67 elementi inquinanti, di cui alcuni altamente cancerogeni, derivanti dalla combustione del carbone. Un atteggiamento - conclude Dottorini - che appare troppo succube degli interessi economici di grandi gruppi e denota invece una scarsa attenzione all'interesse dei cittadini e del sistema produttivo di qualità tipico del territorio".

Perugia, 10 febbraio 2010 

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 "Impronta positiva in grado di segnare la portata innovatrice della nostra regione. Incomprensibile la scelta del Pdl di accettare centrali nucleari in Umbria"

 
MANOVRA BILANCIO. DOTTORINI (IDV): PASSANO ORDINI DEL GIORNO IDV: L'UMBRIA DICE NO A NUCLEARE E PRIVATIZZAZIONE DELL'ACQUA

"E' senz'altro un risultato importante che ci ripaga di un impegno determinato e coerente. Attraverso i nostri ordini del giorno approvati assieme alla manovra di Bilancio, l'Umbria, come già la Puglia e la Campania, si impegna a rendere indisponibile il proprio territorio all'istallazione di impianti nucleari e ad attivarsi affinché le società di gestione dell'acqua abbiano la maggioranza assoluta dell'azionariato a partecipazione pubblica. Una scelta in grado di segnare la portata innovatrice e riformista della nostra regione". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei valori in Consiglio regionale e presidente della commissione Bilancio di Palazzo Cesaroni, commenta l'approvazione della manovra di Bilancio (Bilancio, Finanziaria, Collegato) da parte della prima commissione consiliare.
"Con gli ordini del giorno approvati - spiega Dottorini - viene affermato che il territorio della Regione Umbria è precluso all'installazione di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di fabbricazione del combustibile nucleare, di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonché di depositi di materiali e rifiuti radioattivi. Inoltre si impegna la giunta ad attivarsi affinché le società di gestione dell'acqua abbiano la maggioranza assoluta dell'azionariato a partecipazione pubblica. Sono due scelte importanti che vanno sulla scia di quanto già deliberato da altre regioni come la Puglia e la Campania. Insistere sul nucleare, abbandonando l'opzione delle fonti rinnovabili, è perdente e non comprendiamo come ancora gli esponenti del centrodestra possano continuare a chiedere il nucleare nella nostra regione. Pur di mantenere fede all'impegno berlusconiano, accettano anche la possibilità dell'installazione di un impianto in Umbria, senza considerare i nodi irrisolti della questione nucleare, come la sicurezza dei siti di stoccaggio delle scorie radioattive, la dipendenza energetica e i costi che ricadranno inevitabilmente sulle nostre bollette".
"Ci sembra altrettanto significativo - aggiunge l'esponente dell'Italia dei Valori - che, mentre il governo nazionale mette definitivamente l'acqua nelle mani del mercato, anche dall'Umbria giunga un segnale in controtendenza che riconosce il servizio idrico come privo di rilevanza economica e quindi da gestire come un diritto umano universale. in questi anni il settore dei servizi pubblici è stato uno dei più colpiti dal furore ideologico del liberismo spinto e senza regole. Per questo considero positivo che la rivolta degli enti locali contro le scelte del governo nazionale continui ad allargarsi e che anche l'Umbria faccia la sua parte".
 
Perugia, 1 febbraio 2010
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 (Acs) Perugia, 26 gennaio 2010 - “Le strutture del vecchio ospedale di Città di Castello, come quelle degli altri ospedali vecchi e dismessi, tutte strutture di grande valore e storiche, vanno dismesse previa creazione delle migliori condizioni per ottenere un utile risultato, poiché il loro valore economico finanzi le politiche di investimento sanitario della Regione, in tutte quelle situazioni, cioè, dove si sono verificati i presupposti per la costruzione di nuovi ospedali”. Così l’assessore alle risorse finanziarie, Vincenzo Riommi rispondendo ad una interrogazione di Oliviero Dottorini (Idv) nella quale denunciava la “Situazione di degrado e abbandono” della struttura dell’ex ospedale tifernate a seguito della costruzione del nuovo ospedale avvenuta nel 2000. “Nella vecchia struttura – ha rimarcato l’esponente dell’Idv – si sono verificati atti di vandalismo ed è stata depredata di ogni bene contenuto da essa. In particolare è stata presa di mira la piccola chiesa interna, completamente depredata. Abbiamo trovato addirittura cartelle mediche abbandonate contenenti dati ultrasensibili. A seguito di ciò – ha fatto sapere Dottorini – ho fatto un esposto alla Procura della Repubblica e al Garante nazionale per la Privacy”. Con la sua interrogazione, Dottorini ha chiesto quindi alla Giunta “a chi sono addebitabili le responsabilità e quali i progetti di riqualificazione e valorizzazione”. 
Riommi, dopo aver sottolineato che la sua competenza riguarda soltanto la destinazione d’uso della struttura, ha aggiunto che, “a partire dal 2007, l’anno in cui è stata, fisicamente e giuridicamente presa in carico la struttura da parte del Patrimonio (prima in carico alla Asl 1) è stato attivato il percorso per la procedura della dismissione di questo bene, oltre che per la sua tutela. Abbiamo incontrato, in via preliminare, una difficoltà relativa al mix tra tipologia di interventi necessari ed ammessi sulla struttura e sue potenzialità economiche che determina, al momento, una incommerciabilità. Non tanto perché la zona non sia prestigiosa e non abbia confacenti destinazioni d’uso, ma per i vincoli, comunque giusti, poiché la struttura è del 1700, con un piano attuativo caratterizzato da rigorose prescrizioni e quindi con un valore economico tale per cui nessuno è interessato all’acquisto. D’altra parte – ha aggiunto Riommi – il Comune di Città di Castello, al contrario di altri Comuni, non ha mai utilizzato, ne chiesto di farlo la norma prevista dalla Legge 14 che prevede la possibilità dell’acquisizione diretta da parte del Comune. Attualmente abbiamo riattivato il percorso di confronto con l’Amministrazione comunale di Città di Castello chiedendo di valutare una nuova funzionalità urbanistica e nuove previsioni urbanistiche”. Dottorini ha replicato che “è incomprensibile come l’Amministrazione di Città di Castello non abbia immaginato un progetto di recupero per questa struttura. La struttura si trova in un’area che subirà una impressionante colata di cemento, avversata da tutti i cittadini. Il Comune ha fatto in modo di tenere fuori proprio l’ex ospedale per il quale non ha mai tentato la sua acquisizione. Indispensabile un progetto di recupero che possa ridare questo importante bene alla città”. RED//

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Interrogazione alla giunta: “Occorre dare seguito al tavolo per la salvaguardia delle risorse idriche del territorio. Coinvolgere le associazioni ambientaliste”

“E’ preoccupante il silenzio che si riscontra attorno ad un’emergenza ambientale che non ha uguali su tutto il territorio nazionale. La presenza di ferro e alluminio e il conseguente divieto all’uso di acqua potabile nell’orvietano è un fatto gravissimo che richiede l’urgente intervento delle istituzioni. Per questo chiediamo che venga costituito un tavolo di monitoraggio della situazione, al quale devono essere chiamate anche le associazioni ambientaliste”. Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell’Italia dei valori in Consiglio regionale, annuncia di aver presentato un’interrogazione alla giunta regionale in merito all’emergenza acqua potabile che si è verificata nei giorni scorsi nell’orvietano.
“Le consistenti piogge dei giorni precedenti l’emergenza – è il commento di Dottorini – non sono sufficienti a spiegare le cause di quanto è accaduto, che vanno invece ricercate nella estrema complessità del territorio dell’altopiano dell’Alfina e probabilmente nelle attività estrattive dovute alle cave presenti nell’area. E’ incomprensibile che un territorio con queste caratteristiche sia stato classificato come zona di semplice protezione dal recente Piano regionale di tutela delle acque, mentre invece anche i recenti fatti dimostrano che andrebbe trattata come zona di tutela assoluta. Per questo motivo riteniamo fondamentale prevedere una tempestiva modifica del Piano regionale di tutela delle acque, in modo da provvedere a classificare l’intera area in maniera adeguata. E’ inoltre urgente portare a compimento l’attività del Tavolo Istituzionale Interregionale Umbria-Lazio già attivato nei mesi scorsi, su richiesta delle locali associazioni ambientaliste, dall’Assessorato Ambiente della Regione Umbria  e inopinatamente abbandonato”.
“L’inquinamento della falda con ferro e alluminio – conclude il presidente della prima commissione di Palazzo Cesaroni – è un caso unico a livello nazionale e di una gravità tale che i cittadini hanno diritto ad essere informati sulla situazione e ad avere adeguate garanzie sulla tutela di un bene comune fondamentale come l’acqua potabile. Per questo chiediamo che la giunta si attivi quanto prima per monitorare la situazione e per apportare le necessarie modifiche al Piano delle acque”.

Perugia, 23 gennaio 2010 

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"Ora ripensare il progetto coinvolgendo i cittadini. Grande opportunità per una seria proposta di riqualificazione dell'area"
 
"C'è una buona notizia per il territorio del lago Trasimeno: la procedura di Valutazione di impatto ambientale (Via) relativa al progetto delle opere di urbanizzazione dell'area Ex-Sai a Passignano sul Trasimeno è stata interrotta con l'effetto di una pronuncia negativa. Pensiamo che sia una grande opportunità per tutti, ad iniziare dal Comune di Passignano, per rimettere in discussione quel progetto ormai da tutti considerato inadeguato e mettere in campo serie proposte per la riqualificazione dell'area da discutere con i cittadini". Con queste parole i consiglieri regionali Oliviero Dottorini (Idv) e Enzo Ronca (Pd) commentano la risposta ottenuta dall'assessore Rometti all'interrogazione che avevano presentato relativa al progetto Ex-Sai che prevede cubature per un totale di circa 170mila metri cubi, di cui 90mila a destinazione residenziale, 64mila a destinazione direzionale commerciale e 18mila a destinazione turistico produttivo. Nella risposta si legge che, nonostante la Conferenza dei servizi avesse richiesto della documentazione integrativa su alcuni punti critici del progetto, "alla data del primo dicembre 2009, termine ultimo per la presentazione delle citate integrazioni, non è pervenuta alcuna comunicazione né documentazione integrativa da parte dei proponenti". Questo comporta l'interruzione della procedura di Via e quindi una sostanziale valutazione negativa del progetto, che non potrà così andare avanti.
"Confidiamo - commenta Dottorini (Idv) - che, dopo il pronunciamento negativo della Provincia, questo ulteriore stop da parte della Regione possa rappresentare la pietra tombale per un progetto che sembra ritagliato esclusivamente sulle esigenze dei privati e che potrebbe compromettere fortemente le potenzialità economiche, ambientali e turistiche del Lago. Passignano non ha bisogno di avventure progettuali o di scelte imposte, ma di proposte serie e condivise con i cittadini e con le realtà sociali ed economiche del territorio. Auspichiamo quindi che le istituzioni si adoperino per promuovere un concorso di idee a livello nazionale ed anche internazionale, al fine di individuare in maniera trasparente le proposte migliori".
"E' proprio la non presentazione delle documentazioni integrative  da parte dei proponenti una chiara dimostrazione della insostenibilità del progetto presentato - è il commento di Ronca (Pd) -. Ora bisogna veramente affrontare il tema ex Sai con un progetto consono per Passignano e per il Trasimeno. ".
 
 
Perugia, 15 gennaio 2010

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"Necessaria una corretta manutenzione dei corsi d'acqua. Liberare il letto dei fiumi e rafforzare gli argini. Necessario l'intervento del governo nazionale"
 


"L'esondazione del fiume Tevere avvenuta nella notte tra il 5 e 6 gennaio ha mostrato chiaramente lo stato d'incuria in cui versano molto corsi d'acqua della nostra regione. Ora è urgente trovare i fondi per avviare al più presto le necessarie opere di manutenzione e ripristino dei danni causati. Per questo la regione Umbria deve richiedere lo stato di calamità naturale per ottenere l'intervento finanziario del Ministero dell'Ambiente e del Ministero dell'Interno". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei valori in Consiglio regionale, sollecita la giunta regionale a chiedere l'intervento del governo nazionale in seguito alla alluvione di alcuni giorni fa che ha provocato allagamenti, frane, smottamenti, auto travolte e persino persone salvate con i gommoni dai Vigili del fuoco.
"Fortunatamente - continua l'esponente dell'Italia dei valori - il pronto intervento delle autorità preposte a gestire l'emergenza ha evitato che i danni subiti fossero più gravi. Questo però non cancella il problema di fondo. I nostri fiumi hanno bisogno di una efficace e corretta manutenzione. I letti dei fiumi vanno liberati dai rami e dagli arbusti che ostruiscono il corretto deflusso dell'acqua. Anche le difese naturali degli argini andrebbero ripristinate. Insomma, serve una costosa opera di bonifica sia dei corsi d'acqua che degli argini".
"Non si tratta di casi isolati - aggiunge il presidente della prima Commissione a Palazzo Cesaroni - ma di un problema diffuso, come dimostra il fatto che se i punti più critici sono stati localizzati nei centri di Ponte Felcino, La Bruna, Pontenuovo di Torgiano e Ponte Pattoli, notevoli disagi si sono verificati anche a Gubbio, Castiglione del Lago, Piegaro e Tavernelle".
"Per questi motivi - conclude Dottorini - è assolutamente fondamentale mettere in campo azioni mirate al reperimento dei fondi necessari alla manutenzione dei fiumi e torrenti umbri. La Regione deve chiamare il governo a fare la sua parte chiedendo lo stato di calamità naturale in seguito agli eventi disastrosi dovuti alle incessanti piogge dei giorni scorsi".
 
Perugia, 13 gennaio 2010
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Interrogazione alla giunta regionale: "Evidente sperpero di denaro pubblico. Necessaria valorizzazione con attività sociali, culturali e ambientali"
 
SCEMPIO PATRIMONIALE SUL SUBASIO: EDIFICI RISTRUTTURATI CON SOLDI PUBBLICI ABBANDONATI A RAZZIE E DEGRADO

"Il patrimonio edilizio pubblico che ricade nell'area del Parco del monte Subasio va salvaguardato dal degrado causato dall'inutilizzo e dall'abbandono. La giunta regionale deve dirci cosa intende fare dei casolari presenti in questa area e se vi sono progetti mirati ad evitare che tali strutture rimangano inutilizzate arrecando un danno evidente al patrimonio regionale e perdendo l'occasione di avviare attività a forte valenza turistica, sociale, culturale ed ambientale che potrebbero rappresentare un'opportunità di sviluppo per il territorio". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei valori in Consiglio regionale, annuncia di aver presentato un'interrogazione alla giunta regionale relativa all'utilizzo dei circa quaranta casolari, di proprietà della regione, situati nel territorio del Parco.
"Si tratta - spiega il Presidente della prima commissione di Palazzo Cesaroni - di casolari che insistono nei territori di Assisi, Spello, Valtopina, Gualdo Tadino e Nocera Umbra e che sono stati oggetto di costosi interventi di recupero e ristrutturazione finanziati con i fondi pubblici stanziati per il recupero dal dissesto statico causato dal terremoto del 1997. Dopo essere stati recuperati, molti di questi casolari sono rimasti inutilizzati e privi della dovuta manutenzione. La situazione di abbandono sta portando queste strutture del demanio regionale ad un degrado crescente che danneggia il patrimonio edilizio della regione".
"E' evidente - continua Dottorini - che ci troviamo di fronte a uno spreco di denaro pubblico utilizzato per ristrutturare edifici che poi rimangono inutilizzati, abbandonati alle razzie e al degrado. Eppure sono numerosi i possibili impieghi di edifici che possono essere utilizzati sia come strutture ricettive che come luoghi di studio, di incontro o comunque di valorizzazione del territorio del Parco del monte Subasio, magari stipulando convenzioni con i comuni o con le associazioni presenti sul territorio. Crediamo infatti che, se debitamente valorizzate, tali strutture potrebbero offrire l'opportunità di individuare valide risposte alla crisi generalizzata del turismo i cui effetti si risentono anche nel territorio del Subasio, attraverso la promozione di attività innovative in grado di offrire concrete prospettive occupazionali".
"Chiediamo quindi alla Regione - conclude l'esponente dell'Italia dei valori - cosa intende fare per evitare il degrado di una ricchezza pubblica che andrebbe, a nostro avviso, valorizzata anche attraverso attività che possono essere ben integrate nel contesto ambientale e storico-culturale del territorio e che quindi rappresenterebbero un modello di sviluppo sostenibile, attento alle caratteristiche e tipicità del territorio e rispettoso dell'ambiente".
 
Perugia, 17 dicembre 2009
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Intervento del capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio Regionale, Oliviero Dottorini, per esprimere il voto contrario al Piano regionale delle acque.
Unico voto contrario, perchè addirittura l'opposizione di centro destra si è astenuta, smascherando di fatto l'inciucio fra Pd, Pdl, Rifondazione Comunista, Udc e Sinistra e Libertà.

"Vergognoso patto tra Pd, Pdl, Prc, Udc e Sinistra e libertà. Recepite soltanto le ragioni degli allevatori, inascoltati i cittadini. Tutto proseguirà come prima"

"Oggi si è consumato l'ennesimo atto di un patto trasversale che da anni mette insieme destra e sinistra uniti da una stessa visione sulle problematiche di Bettona e Marsciano.  Si tratta di un inciucio impresentabile e inaccettabile a cui ci siamo rifiutati di partecipare, preferendo mantenere fede a un impegno con quel territorio e con le ragioni dei cittadini che lo abitano. L'astensione del centrodestra, inizialmente protagonista di un'opposizione feroce, mostra in maniera evidente cosa sia avvenuto in queste settimane di trattative. Con i suoi emendamenti la giunta ha accontentato gli allevatori e la destra, preferendo sacrificare le ragioni dell'ambiente, di un'economia lungimirante e di chi su quel territorio vive ogni giorno". Con queste parole il capogruppo regionale dell'Italia dei valori, Oliviero Dottorini, ha commentato l'approvazione del Piano di tutela della acque in Consiglio regionale con i voti favorevoli di Pd, Prc, Udc, Sinistra e libertà e con l'astensione del Pdl.
"Preoccupa - spiega Dottorini, unico voto contrario - che a vincere siano state le ragioni degli allevatori su ogni valutazione di buon senso. Evidentemente la lezione di Bettona non è servita a niente. Come se non ci fosse di mezzo uno dei disastri ambientali più gravi mai vissuti dalla nostra regione, infatti, l'accordo tra Pd, Pdl, Rifondazione comunista, Udc e Sinistra e libertà ribadisce l'inciucio che appena cinque mesi fa portò Pd e alleati a votare una mozione a sostegno del comune di Bettona, proprio alla vigilia degli arresti e degli avvisi di garanzia su capi d'imputazione gravissimi, quali disastro ambientale e associazione a delinquere. Così quanto richiesto dalle associazioni di categoria è stato ottenuto: maglie larghe per gli allevatori, parametri non restrittivi, possibilità di proseguire in modalità di gestione che già tanti danni hanno prodotto".
"Purtroppo - continua l'esponente dell'Italia dei valori - non sono state accolte le nostre proposte con le quali chiedevamo la chiusura degli impianti di Bettona e Marsciano per passare ad impianti aziendali moderni e tecnologicamente adeguati. Al contrario, in un'atmosfera di perfetta collaborazione tra Pd e Pdl, come sottolineato con piacere da molti consiglieri dell'una e dell'altra parte, gli impianti di depurazione del malaffare non chiuderanno. Viene cancellato inoltre l'obiettivo di drastica diminuzione dei capi suini previsti, si innalza il numero dei capi suini oltre il quale viene prevista una verifica di sostenibilità ambientale, i cittadini continueranno a essere esclusi per legge dalle decisioni che li riguardano direttamente. La politica del "ma anche" mette a segno un altro risultato, lasciando inalterata la possibilità di continuare in attività che hanno arricchito pochi a spese della collettività".

Perugia, 1 dicembre 2009 
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"Hanno recepito solo le ragioni degli allevatori, rifiutando di ascoltatre cittadini, associazioni e comitati. Un altro inciucio dopo quello di quattro mesi fa"
 
PIANO ACQUE. DOTTORINI (IDV): EMENDAMENTI GIUNTA PEGGIORANO PIANO GIA' INACCETTABILE. SIGNIFICATIVA L'ASTENSIONE DEL PDL

"Il rinvio in commissione non è servito a nulla. Tutti i gruppi hanno rifiutato in modo categorico di ascoltare i rappresentanti della cittadinanza di Bettona e Marsciano e gli emendamenti presentati dalla giunta hanno l'effetto di peggiorare ulteriormente un provvedimento che già in partenza valutavamo in modo assolutamente negativo. Il fatto poi che il Pdl, dopo una strenua opposizione nelle prime sedute, si sia astenuto anche nella votazione di oggi è rivelatore di cosa sia avvenuto in queste ultime settimane. Le pressioni delle associazioni di categoria degli allevatori hanno avuto la meglio su ogni valutazione di buon senso. Come se non ci fosse di mezzo uno dei disastri ambientali più gravi mai vissuti dalla nostra regione, si sta ripetendo l'inciucio che appena quattro mesi fa portò Pd e alleati a votare una mozione presentata dal Pdl a sostegno del comune di Bettona, proprio alla vigilia degli arresti e degli avvisi di garanzia su capi d'imputazione gravissimi, quali disastro ambientale e associazione a delinquere".   Questo il commento del capogruppo regionale dell'Italia dei valori a Palazzo Cesaroni, Oliviero Dottorini, in seguito alla riunione della commissione consiliare alla quale il Consiglio regionale nell'ultima seduta aveva rinviato il Piano di tutela delle acque per una ulteriore analisi.
"La giunta - spiega Dottorini - oggi ha confermato tutti i suoi emendamenti, con il disegno politico alla base che sottende a questo provvedimento. Gli impianti di depurazione del malaffare non chiuderanno, viene cancellato l'obiettivo di drastica diminuzione dei capi suini previsti, si innalza il numero dei capi suini oltre il quale viene prevista una verifica di sostenibilità ambientale, i cittadini continueranno a essere esclusi per legge dalle decisioni che li riguardano direttamente. E' più che evidente la mancanza di una chiara volontà di risolvere una volta per tutte in maniera trasparente e organica un problema che da anni affligge questi territori. La politica del "ma anche" cerca ancora una volta di dare un contentino alle associazioni ambientaliste e ai comitati, lasciando inalterata la possibilità di continuare in attività che hanno arricchito pochi a spese della collettività".
"Per quanto ci riguarda - conclude l'esponente dell'Italia dei valori - questo Piano così com'è è inaccettabile. Confermeremo i nostri emendamenti anche in aula, chiedendo la chiusura degli impianti di Bettona e Marsciano per passare ad impianti aziendali moderni e tecnologicamente adeguati. Attraverso la nostra mozione continueremo a chiedere che la normativa regionale attualmente in vigore venga abrogata e modificata in modo tale da garantire una regolamentazione trasparente relativa ai reflui di origine zootecnica e da assicurare controlli efficaci. Purtroppo dobbiamo prendere atto che la volontà politica della giunta e i patti trasversali tra schieramenti politici vanno in tutt'altra direzione".
 
Perugia, 26 novembre 2009
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"Per quanto riguarda Bettona e Marsciano il Piano è per noi inaccettabile. Necessaria la chiusura degli impianti e una normativa trasparente per i reflui"
 
PIANO ACQUE. ORA LA COMMISSIONE ASCOLTI I COMITATI DEI CITTADINI E MODIFICHI RADICALMENTE IL TESTO

"Siamo in profondo disaccordo su come il Piano delle acque affronta la questione relativa agli allevamenti zootecnici di Bettona e Marsciano, a maggior ragione dopo gli emendamenti peggiorativi proposti in aula dalla giunta regionale. Chiediamo che, nel momento in cui l'atto torna in commissione, vengano convocati e ascoltati anche i comitati dei cittadini che da anni si impegnano per la tutela del territorio. E' veramente grave che fino ad oggi si siano prese in considerazione soltanto le ragioni degli allevatori e delle loro associazioni di categoria, escludendo da ogni confronto chi in questi anni è stato tacciato di estremismo e strumentalità, mentre aveva i fatti dalla propria parte. Per quanto ci riguarda quel piano è inaccettabile". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo regionale dell'Italia dei valori, commenta la decisione del Consiglio regionale di rinviare in commissione gli atti relativi al Piano di tutela delle acque, in seguito ad una serie di emendamenti presentati dalla giunta.
"Dobbiamo rigettare - spiega l'esponente dell'Italia dei valori - quei tentativi di inciucio tra schieramenti che già pochi mesi fa hanno portato ad avallare le posizioni del comune di Bettona, proprio alla vigilia della clamorosa vicenda giudiziaria che ha sconvolto l'intera regione, con arresti su capi di imputazione di assoluta gravità quali associazione a delinquere e disastro ambientale. Il fatto che, a fronte di una originaria opposizione, il Pdl si sia astenuto sul testo uscito dalla commissione la dice lunga sulla volontà di non giungere a scelte coraggiose, chiare e definitive per quei territori. Il rischio di una soluzione pasticciata è reale. Ci opporremo al perpetrarsi di una situazione che in questi anni ha prodotto danni enormi all'ambiente e alla credibilità delle istituzioni, in nome di un profitto garantito a pochi soggetti e a discapito della collettività ".
"Nel merito - continua il capogruppo dei Verdi per i valori - Idv - riteniamo assolutamente sbagliata la scelta contenuta nel Piano di proseguire con gli impianti consortili di depurazione che sono stati la causa del disastro ambientale di quelle aree. Il fatto che la Regione possa intervenire investendo denaro pubblico su strutture inadeguate e dannose per il territorio esclude a priori la possibilità di dotare le aziende di impianti di stalla, sgomberando così ogni equivoco riguardo alla possibilità di trattare rifiuti. I nostri emendamenti e la mozione da noi presentata hanno come obiettivo la chiusura degli impianti di Bettona e Marsciano per passare ad impianti aziendali moderni e tecnologicamente adeguati. Comunque chiediamo che la normativa regionale attualmente in vigore venga abrogata e modificata in modo tale da garantire una regolamentazione trasparente relativa ai reflui di origine zootecnica e da assicurare controlli efficaci".
"Verificheremo nei prossimi giorni se c'è la reale volontà di giungere a una modifica radicale del Piano e dell'atteggiamento che si è tenuto in questi anni di errori politici e amministrativi. Il primo gesto concreto sarà quello di invitare le associazioni civiche ad un confronto in commissione".

Perugia, 24 novembre 2009
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"Chiediamo che l'atto venga messo all'ordine del giorno del prossimo Consiglio Regionale. La Giunta presenti ricorso di costituzionalità contro un bene primario e di vitale importanza"

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"E' urgente che la nostra mozione venga sottoscritta anche dagli altri capigruppo della maggioranza, è necessario dare un segnale di unità della coalizione contro un governo che mercifica i beni comuni e non si fa nessuno scrupolo a regalare ai privati e alle banche la gestione di un servizio essenziale come l'acqua". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dei Verdi per i valori - Idv interviene sull'avvenuta conversione in legge del decreto 135 approvato dalla maggioranza in Parlamento e sollecita la coalizione di centro sinistra in Consiglio regionale ad opporsi alla privatizzazione di un bene comune come l'acqua.
"Il nostro gruppo ha presentato giovedì scorso una mozione che impegna la Regione Umbria a presentare ricorso di costituzionalità contro il decreto 'Ronchi' che di fatto sottrae all'autonomia degli enti locali la gestione del servizio idrico e nega quindi il principio di sussidiarietà riconosciuto dalla Costituzione - ha detto l'esponente dell'Italia dei Valori -.  Lo abbiamo messo a disposizione di tutti i gruppi della maggioranza. Ora anche gli altri capigruppo devono dare un segnale forte in modo da impegnare politicamente la Giunta a unirsi al coro delle altre regioni, come Emilia Romagna, Marche, Puglia e Liguria, che hanno già annunciato un ricorso di costituzionalità e per questo chiediamo ufficialmente che l'atto venga discusso nella prossima seduta utile del Consiglio regionale".
"E' importante ribadire ancora una volta che l'acqua è un bene comune essenziale per la vita di ogni uomo, un diritto umano universale che non può divenire risorsa esclusiva. Tra l'altro il meccanismo introdotto dalle previsioni normative della legge 133 del 2008, oltre a considerare l'acqua come un bene di rilevanza economica  - aggiunge l'esponente dell'Italia dei valori -, finirà a breve per comportare un aumento vertiginoso di costi per l'utente finale, con la costituzione di ulteriori enti politicizzati e costosissimi. Fino a oggi tuttavia era quanto meno riconosciuta facoltà alle amministrazioni locali e ai loro consorzi di esercitare la gestione attraverso società interamente pubbliche e sulla base di indirizzi e controlli diretti".
"Chiediamo quindi agli altri gruppi consiliari di unirsi - conclude Dottorini - per intervenire con tutti gli strumenti a disposizione della Giunta per evitare che un bene essenziale alla vita di ogni essere vivente venga mercificato e che la sua gestione venga consegnata alle regole del mercato e del profitto".

Perugia, 23 novembre 2009

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"Idv promuoverà un referendum nazionale per la gestione pubblica del servizio idrico. Importante sostenere la campagna del Forum dei movimenti per l'acqua"

ACQUA. DOTTORINI (IDV) DEPOSITA MOZIONE CHE IMPEGNA LA REGIONE A PRESENTARE RICORSO DI COSTITUZIONALITA' CONTRO PRIVATIZZAZIONE

"Il servizio idrico deve essere sottratto alle logiche del profitto e ai processi di privatizzazione. Per questo è importante che la Regione Umbria presenti ricorso di costituzionalità contro il recente decreto governativo che di fatto privatizza e mercifica un bene comune come l'acqua, sottraendolo all'autonomia degli enti locali e negando quindi il principio di sussidiarietà riconosciuto dalla Costituzione". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo regionale dei Verdi per i valori - Idv, comunica di aver depositato oggi una mozione che impegna la giunta a presentare ricorso di costituzionalità allo scopo di contrapporsi al decreto 135 approvato dal governo Berlusconi e oggi convertito in legge dalla Camera dei deputati.
"Metteremo a disposizione di tutta la coalizione di centrosinistra la nostra mozione, consentendo a tutti di passare dalle enunciazioni di principio ai fatti. Su certi temi a nostro avviso non sono ammessi doppi giochi o escamotage. Questo provvedimento - spiega Dottorini - sottrae ai cittadini un diritto fondamentale, consegnando l'acqua, a partire dal 2011, agli interessi delle grandi multinazionali per farne un nuovo business per i privati e per le banche. E' quindi assolutamente necessario opporsi in maniera decisa per evitare che i consigli comunali e i sindaci eletti dai cittadini siano espropriati della gestione dell'acqua potabile che per legge sarà privatizzata e consegnata al mercato. A questo scopo l'Italia dei valori ha promosso, a livello nazionale, un referendum per riaffermare che la gestione dell'acqua deve essere pubblica. Allo stesso modo è importante che anche i comuni le regioni facciano la loro parte. I comuni inserendo nei propri Statuti il riconoscimento che il servizio idrico è privo di rilevanza economica, le regioni approvando mozioni come quella da noi proposta".
"E' importante ribadire ancora una volta - aggiunge l'esponente dell'Italia dei valori - che l'acqua è un bene comune essenziale per la vita di ogni uomo, un diritto umano universale che non può divenire risorsa esclusiva. Tra l'altro il meccanismo introdotto dalle previsioni normative della legge 133 del 2008, oltre a considerare l'acqua come un bene di rilevanza economica, finirà a breve per comportare un aumento vertiginoso di costi per l'utente finale, con la costituzione di ulteriori enti politicizzati e costosissimi. Fino a oggi tuttavia era quanto meno riconosciuta facoltà alle amministrazioni locali e ai loro consorzi di esercitare la gestione attraverso società interamente pubbliche e sulla base di indirizzi e controlli diretti. Nel testo approvato in questi giorni invece gli affidamenti a società interamente pubbliche vengono fatti decadere improrogabilmente nel 2011 a meno che l'amministrazione locale non ceda il 40 per cento delle sue quote nella società a soggetti privati. Una scelta scellerata. Per questi motivi chiediamo alla Regione di intervenire con tutti gli strumenti a sua disposizione per evitare che un bene essenziale alla vita di ogni essere vivente venga mercificato e che la sua gestione venga consegnata alle regole del mercato e del profitto".

Perugia, 19 novembre 2009

Scarica la mozione


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"Inopportuno affidamento a Codep, il nuovo Piano delle acque dovrà tenere conto di una situazione esplosiva"
 
"Il sequestro dell'impianto di depurazione dei reflui zootecnici di Bettona è un'ulteriore dimostrazione della gravità della situazione della gestione degli allevamenti zootecnici a Bettona e in tutta la nostra regione. All'indomani della decisione del consiglio comunale di Bettona che lascia a Codep la gestione dell'impianto di depurazione, questo sequestro non fa altro che confermare quanto meno l'inopportunità di tale affidamento. Questo ultimo provvedimento cautelare dimostra quanto siano fondate le preoccupazioni dei cittadini di Bettona e quelle formalizzate dal nostro gruppo attraverso le osservazioni e gli emendamenti al Piano di tutela delle acque prossimamente in discussione in Consiglio regionale". Questo il commento del capogruppo regionale dei Verdi per i valori - Idv Oliviero Dottorini alla notizia del sequestro da parte dei Carabinieri del Noe dell'impiando di depurazione di Bettona.
"Pur non conoscendo le motivazioni reali che hanno portato al sequestro - aggiunge l'esponente dell'Idv -  voglio comunque manifestare apprezzamento per l'iniziativa delle forze dell'ordine e affermare che quando si parla di ambiente e di tutela della salute occorre procedere con il massimo rigore. Sarà opportuno che anche la politica sappia trovare una soluzione razionale, equilibrata e definitiva a una situazione che non può più essere tollerata".
 
Perugia, 19 novembre 2009
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"Chiedevamo un pronunciamento politico sulle intenzioni della Giunta di salvaguardare il territorio di Passignano"

"Sulla vicenda dell'Ex-Sai abbiamo ricevuto dalla Giunta una risposta elusiva ed in quanto tale preoccupante. Tutto questo ci porta a sospettare che la politica stia rinunciando ad impegnarsi per evitare che una colata di cemento senza precedenti comprometta in maniera irreversibile l'assetto urbanistico, viario e paesaggistico di un territorio a forte vocazione turistica. Non possiamo avallare un progetto che non presenta vantaggi per l'interesse collettivo ma al contrario sembra ritagliato sulle convenienze dei privati".  Con queste parole il capogruppo regionale dei Verdi per i valori - Idv, Oliviero Dottorini, commenta la risposta ricevuta dall'assessore all'Ambiente Lamberto Bottini alla interrogazione sul progetto Ex-Sai che prevede la realizzazione  di opere di urbanizzazione primaria su un'area che si estende per circa 11,5 ettari tra la ferrovia e la riva del lago Trasimeno. Di questi, circa 13mila metri quadri saranno destinati a parcheggio e ben 53mila saranno utilizzati a fini edificatori. Lo scenario finale prevede cubature per un totale di circa 170mila metri cubi, di cui 90mila a destinazione residenziale, 64mila a destinazione direzionale commerciale e 18mila a destinazione turistico produttivo.
"Con la nostra interrogazione - spiega l'esponente dell'Italia dei valori - chiedevamo un pronunciamento politico ed invece ci è stata fornita la cronistoria della procedura burocratica della Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A.), che conoscevamo già avendo avuto modo di studiare la questione prima di decidere di interrogare la Giunta. Per questi motivi abbiamo già predisposto un'ulteriore interrogazione con la quale ribadiamo la domanda politica alla quale non ci è stata data risposta. Vogliamo cioè sapere quali impegni la Giunta intende assumere per garantire un corretto sviluppo urbanistico, paesaggistico e territoriale a Passignano sul Trasimeno e se non ritiene necessario adoperarsi per una revisione complessiva del progetto Ex-Sai che tenga conto degli aspetti ambientali, urbanistici, paesaggistici, storici, culturali ed economici dell'intera area e che garantisca una connotazione unitaria  e integrata del territorio secondo un principio di equilibrio tra conservazione ambientale e sviluppo".
"Al contrario il progetto presentato dal comune di Passignano e dalla società Michelangelo Costruzioni srl, proprietaria dei terreni, porterebbe effetti devastanti per tutta l'area, con volumetrie residenziali che risultano parametrate ad una capacità insediativa  di circa 1.000 abitanti, andando così a saturare ben oltre ogni prospettiva di sviluppo demografico, la capacità edificatoria dell'intero comune per i decenni a venire. Tra l'altro, la risposta dell'assessore riguarda solamente il progetto per le opere di urbanizzazione primaria, mentre noi avevamo denunciato, con la nostra interrogazione, come non fosse possibile avere il quadro dell'intervento finale. Il che ci pone di fronte al rischio concreto di avallare un progetto del quale non è chiaro l'assetto finale e complessivo".
"Credo che l'assemblea pubblica di domenica prossima a Passignano - conclude Dottorini - che vedrà la partecipazione di esperti e  dell'onorevole Leoluca Orlando saprà conferire alla legittima protesta delle popolazioni del lago Trasimeno la giusta dimensione politica che merita".


Perugia, 17 novembre 2009
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Presentato pacchetto emendamenti del gruppo Verdi per i valori - Idv: "Necessaria soluzione ragionevole, sostenibile e definitiva per Bettona e Marsciano"

PIANO ACQUE. SU ALLEVAMENTI ZOOTECNICI EVITARE SOLUZIONI PASTICCIATE E INCIUCI

"La situazione ambientale di Bettona e Marsciano ci racconta di un territorio violato e inascoltato per troppo tempo, di supponenze e arroganze che per anni non hanno trovato alcun argine. E' giunto il momento che le politiche regionali individuino una soluzione ragionevole, sostenibile e definitiva per quei territori e per la zootecnia dell'intera regione evitando soluzioni pasticciate o escamotage regolamentari. Da anni denunciamo, assieme ai comitati locali e alle forze politiche più responsabili, lo scempio ambientale e le possibili ripercussioni sulla salute di una gestione quanto meno discutibile dell'intera filiera degli allevamenti suini. Il triste evolversi di questa vicenda, con gli arresti dell'estate scorsa e capi di imputazione di assoluta gravità, ci dimostra che in tanti anni sono stati prodotti danni enormi all'ambiente e alla credibilità delle istituzioni, in nome di un profitto garantito a pochi soggetti e a discapito della collettività. Nel discutere il Piano di tutela delle acque dovremo tener conto di tutti questi aspetti, rigettando ogni tentativo di inciucio tra schieramenti che già pochi mesi fa ha portato ad avallare la posizione del comune di Bettona, proprio alla vigilia della clamorosa vicenda giudiziaria che ha sconvolto l'intera regione e che ha visto al centro delle bufera giudiziaria proprio quel comune". Con queste parole il consigliere regionale Oliviero Dottorini annuncia la presentazione del pacchetto di emendamenti del gruppo dei Verdi per i valori - Idv al provvedimento "Norme in materia di tutela e salvaguardia delle risorse idriche" in discussione nei prossimi giorni in Consiglio regionale.
"I nostri emendamenti - spiega l'esponente dell'Italia dei valori - sono dettati dall'esigenza di evitare che si ripetano situazioni come quelle che hanno segnato i territori di Bettona e Marsciano. Per quanto ci riguarda, è assolutamente discutibile l'idea di proseguire con gli impianti che sono stati causa del disastro ambientale di quell'area, così come prevede la proposta di Piano di tutela delle acque. Chiederemo di dotare le aziende di impianti di stalla e di sgomberare ogni equivoco riguardo alla possibilità di impianti che trattino rifiuti. In ogni caso va evitato ogni rischio che qualcuno, come purtroppo è accaduto finora, trovi scappatoie per aggirare le norme poste a salvaguardia della salute dei cittadini e della tutela dell'ambiente. Non si capisce, infatti, come sia potuto accadere che in questi territori alla diminuzione dei capi suini abbia fatto riscontro un aumento dell'inquinamento. Così come non si capisce come si sia potuto tollerare un palese conflitto di interessi tra controllore e controllato nelle vicende della gestione degli impianti di depurazione. Bisogna garantire che le regole fissate siano rispettate da tutti gli allevamenti e che nelle valutazioni e scelte future vengano coinvolte anche le associazioni ambientaliste e i cittadini".
"Noi crediamo in uno sviluppo duraturo, sostenibile, non imitabile - continua il Presidente della prima commissione di Palazzo Cesaroni -. Crediamo pertanto che non sia conveniente, sia dal punto di vista ambientale che economico, continuare ad incentivare un'economia, quella della soccida, che individua l'Umbria come territorio da sfruttare senza lasciare niente alla nostra regione, se non i reflui e i residui degli allevamenti. L'Umbria - conclude Dottorini - deve abbandonare il modello degli allevamenti intensivi, ridurre in modo drastico il numero dei capi consentiti e puntare con decisione sulla qualità e la tipicità dei prodotti, costruendo una filiera interamente locale, in grado di valorizzare al meglio il prodotto legato al territorio".

Perugia, 14 novembre 2009

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LA VERGOGNA DELL'EX OSPEDALE

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Mentre l'amministrazione Comunale perde tempo e risorse per un investimento multimilionario in un'opera che nessuno vuole (recupero area ex-fat) senza logica né visione strategica del centro storico della città, l'ex ospedale viene lasciato al degrado e alle razzie, depredato e in decadenza, con carcasse di animali morti e rifiuti di ogni genere, per non parlare della chiesa.

Guarda le immagini scattate durante la visita all'ex ospedale di Oliviero Dottorini, Roberto Lensi ed Enzo Rossi. Altre immagini le potrete trovare sul prossimo numero del mensile l'Altrapagina.


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"Importante sostenere la campagna del Forum italiano dei movimenti per l'acqua. Impedire mercificazione di un bene comune ed esproprio amministrazioni locali"

LA REGIONE PRESENTI RICORSO DI COSTITUZIONALITA' CONTRO PRIVATIZZAZIONE ACQUA

"Il servizio idrico deve essere sottratto alle logiche del profitto e ai processi di privatizzazione in atto. Per questo è importante che la Regione Umbria presenti un ricorso di costituzionalità contro il recente decreto governativo che di fatto privatizza e mercifica un bene comune come l'acqua, sottraendolo all'autonomia degli enti locali e negando quindi il principio di sussidiarietà riconosciuto dalla Costituzione". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo regionale dei Verdi per i valori - Idv, dà la propria adesione alla campagna lanciata dal Forum italiano dei movimenti per l'acqua e interviene sulle problematiche sollevate dal decreto 135 approvato dal governo Berlusconi il 10 settembre scorso e in questi giorni in fase di conversione.
"Questo provvedimento - spiega Dottorini - sottrae ai cittadini tutta l'acqua potabile di rubinetto, il bene più prezioso, per consegnarlo, a partire dal 2011, agli interessi delle grandi multinazionali e farne un nuovo business per i privati e per le banche. E' quindi assolutamente necessario evitare che, con la conversione in legge del decreto, i consigli comunali e i sindaci eletti dai cittadini siano espropriati della gestione dell'acqua potabile che per legge sarà privatizzata e consegnata al mercato".
"E' importante ribadire ancora una volta - aggiunge l'esponente dell'Italia dei valori - che l'acqua è un bene comune essenziale per la vita di ogni uomo, un diritto umano universale che non può divenire risorsa esclusiva. Pertanto il servizio idrico dovrebbe essere dichiarato privo di rilevanza economica. Tra l'altro il meccanismo introdotto dalle previsioni normative della legge 133 del 2008, oltre a considerare l'acqua come un bene di rilevanza economica, finirà a breve per comportare un aumento vertiginoso di costi per l'utente finale, con la costituzione di ulteriori enti politicizzati e costosissimi. Fino a oggi tuttavia era quanto meno riconosciuta facoltà alle amministrazioni locali e ai loro consorzi di esercitare la gestione attraverso società interamente pubbliche e sulla base di indirizzi e controlli diretti. Nel testo approvato in questi giorni invece gli affidamenti a società interamente pubbliche vengono fatti decadere improrogabilmente nel 2011 a meno che l'amministrazione locale non ceda il 40 per cento delle sue quote nella società a soggetti privati. Una scelta scellerata. Per questi motivi chiediamo alla Regione di intervenire con tutti gli strumenti a sua disposizione per evitare che un bene essenziale alla vita di ogni essere vivente venga mercificato e che la sua gestione venga consegnata alle regole del mercato e del profitto".

Perugia, 4 novembre 2009
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"Con la legge regionale 18 del 2008 una scelta all'avanguardia. Ora anche il ministero dell'Ambiente ne riconosce la validità"

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"Fa piacere che, una volta tanto, anche il governo nazionale assuma la necessità di incentivare gli acquisti verdi nella pubblica amministrazione, seguendo i principi di un provvedimento che la nostra regione ha approvato un anno fa. Oggi la nostra legge sugli acquisti pubblici ecologici fa scuola anche in altre regioni d'Italia e trova un importante conferma nelle scelte di un governo notoriamente poco incline a scelte ecologicamente sostenibili". E' questo il commento di Oliviero Dottorini, capogruppo regionale dei Verdi per i valori - Idv e promotore della legge regionale sugli acquisti verdi nella pubblica amministrazione, alla notizia del varo, da parte del ministero dell'Ambiente, del decreto che punta a favorire lo sviluppo di un mercato di prodotti e servizi a ridotto impatto ambientale attraverso la leva della domanda pubblica, il cosiddetto Green public procurement .
"E' giusto ricordare - continua il presidente della commissione Bilancio e Affari istituzionali di Palazzo Cesaroni - che con la legge regionale 18 del 2008 l'Umbria ha fatto una scelta d'avanguardia e si è dotata di un provvedimento di portata strutturale che permette all'Umbria di collocarsi tra le regioni più virtuose nel panorama nazionale. Questo mentre l'Italia registra un grave ritardo rispetto agli obiettivi del protocollo europeo sulla tutela ambientale. Non si deve dimenticare infatti che il Green public procurement è uno strumento riconosciuto a livello internazionale come capace di consentire la scelta di prodotti e servizi che hanno un ridotto effetto sulla salute e sull'ambiente. Purtroppo ad oggi solo l'8 per cento degli acquisti della pubblica amministrazione italiana rispetta i criteri del Green public procurement, situazione che rende una chimera il raggiungimento dell'obiettivo che l'Italia si è data: il 30 per cento degli acquisti verdi entro il 2009".
"L'Umbria - conclude l'esponente dell'Italia dei Valori - ha già cominciato a fare la sua parte, ponendo con la nostra legge regionale le basi per raggiungere, entro tre anni, l'obiettivo del 30 per cento di acquisti verdi ed ecologicamente sostenibili. Speriamo che con questo decreto anche il governo decida finalmente di intraprendere concretamente la strada indicata dalla nostra regione e di rispettare gli impegni che la comunità internazionale ha preso per salvaguardare l'ambiente in cui viviamo".

Perugia, 3 novembre 2009



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"In sede di attuazione del Piano dei rifiuti non sottovalutare le due condanne per illeciti da parte della partecipata del comune di Perugia"

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"Un fatto grave che deve far riflettere i comuni, ma anche l'amministrazione regionale in sede di attuazione del nuovo Piano regionale di gestione dei rifiuti. Non possiamo continuare a chiedere la fiducia dei cittadini e poi imbatterci in comportamenti di questo genere, con coni d'ombra e politiche di gestione dei rifiuti speciali poco chiare e in alcuni casi illecite".
Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dei Verdi per i valori - Idv in Consiglio regionale e presidente della commissione Bilancio e Affari istituzionali, commenta la notizia della condanna dei vertici di Gesenu, ed in particolare del direttore generale Giuseppe Sassaroli.
"Dopo la condanna dell'anno scorso per l'inquinamento del torrente Mussino e di oggi per gestione illecita di rifiuti speciali pericolosi - continua Dottorini - si pone un serio problema di salvaguardia dell'ambiente e sicurezza nella gestione dei rifiuti. Vorremmo capire cosa intende fare la Regione per scongiurare altre situazioni di questo genere e per garantire sicurezza e rispetto delle norme ambientali nella gestione integrata dei rifiuti".
"Adesso che le responsabilità sono state accertate - conclude l'esponente dell'Italia dei valori - dobbiamo vigilare all'interno delle istituzioni per far sì che certi comportamenti non si ripetano più e prendere tutte le misure del caso per rendere trasparente il rapporto con Gesenu".

Perugia, 27 ottobre 2009

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"Positiva la visita di Provincia, Comune e Asm di Terni. Adesso anche Perugia consideri la creazione di una filiera di riuso e riciclo dei rifiuti"

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"È una novità importante, che deve essere presa seriamente in considerazione in sede di attuazione del nuovo Piano regionale dei rifiuti, in conformità del quale occorre ridurre i rifiuti all'origine, aumentare la raccolta differenziata e sviluppare una filiera del riciclo che garantisca l'autosufficienza di ambito attraverso la più moderna e sicura impiantistica, che rispetti l'ambiente e il paesaggio della nostra regione". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dei Verdi per i valori - Idv in Consiglio regionale e presidente della commissione Bilancio e Affari istituzionali, commenta la visita di Provincia, Comune e Asm di Terni al Centro riciclo di Vedelago per conoscere sistemi innovativi di riciclo e riutilizzo dei rifiuti.
"E' da accogliere con il massimo interesse e sostegno - spiega l'esponente dell'Italia dei Valori - il fatto che sindaco e assessori provinciali di Terni, assieme ad Asm, abbiano deciso di dare credito a questa esperienza innovativa, sicura e ormai di sperimentata convenienza economica e ambientale. Il sistema Vedelago può essere esteso a tutta la regione, soprattutto in quegli ambiti territoriali che non sono ancora dotati di impiantistica di preselezione e che quindi non devono rispondere a modelli datati di trattamento dei rifiuti. Adesso è necessario che anche Perugia consideri seriamente questa opportunità. Il centro di Vedelago gestisce dal 1999 un impianto di stoccaggio e selezione meccanica di rifiuti ai fini del recupero dei materiali. L'attività consiste nel ricevere le frazioni secche riciclabili, selezionarle in base alla composizione merceologica, compiere le operazioni necessarie per la riduzione volumetrica, gestire la fase di destinazione in uscita delle singole tipologie di materiali che, in relazione alla possibilità di riutilizzo, vengono consegnati a impianti di seconda lavorazione o a specifiche aziende che li impiegano nei loro cicli produttivi. All'impianto di riciclo conferiscono i comuni, singoli o consorziati, e le aziende produttive che attuano la raccolta differenziata".
"Per un Piano di gestione dei rifiuti che ha l'ambizione di essere moderno, come quello umbro - conclude Dottorini -, l'esperienza di Vedelago è importantissima e molto conveniente in termini sia economici che ambientali. Certo, sicuramente ridurrà il business delle aziende di gestione, ma garantisce maggiore occupazione, flessibilità impiantistica, sicurezza e risparmi concreti per i cittadini. Per questo il modello Vedelago deve essere studiato e attivato, almeno in via sperimentale, anche negli ambiti territoriali della nostra Regione. L'obiettivo deve essere quello di dare vita ad una politica industriale attiva, in grado di incentivare la realizzazione di una vera e propria filiera industriale del riciclaggio e del riuso, perseguendo in modo rigoroso l'opzione "rifiuti zero" per indirizzare una moderna gestione integrata de rifiuti".

Perugia, 23 ottobre 2009

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Interrogazione alla Giunta: "Cubature per 170mila metri cubi, urbanizzazioni in 11,5 ettari e spunta anche il termovalorizzatore. Necessario rivedere il progetto"

Ex-Sai - Scarica l'interrogazione

"La Giunta faccia valere il primato della politica e si adoperi per una revisione complessiva del progetto Ex-Sai che tenga conto degli aspetti ambientali, urbanistici, paesaggistici, storici, culturali ed economici dell'intera area e che garantisca una connotazione unitaria e integrata del territorio secondo un principio di equilibrio tra conservazione ambientale e sviluppo. E' opportuno fare di tutto per prendere le distanze dalle incomprensibili scelte dell''amministrazione comunale di Passignano".
E' quanto chiede Oliviero Dottorini, capogruppo regionale dei Verdi e civici, con un'interrogazione all'esecutivo regionale relativamente al progetto avanzato dal comune di Passignano e dalla società Michelangelo Costruzioni srl, proprietaria dei terreni, che prevede la realizzazione di opere di urbanizzazione primaria sull'area denominata ex-Sai e sulle aree limitrofe, che si estendono per circa 11,5 ettari tra la ferrovia e la riva del lago Trasimeno.
Di questi, circa 13mila metri quadri saranno destinati a parcheggio e ben 53mila saranno utilizzati a fini edificatori: "Lo scenario finale - rivela Dottorini - prevede cubature per un totale di circa 170mila metri cubi, di cui 90mila a destinazione residenziale, 64mila a destinazione direzionale commerciale e 18mila a destinazione turistico produttivo. Una colata di cemento, in grado di stravolgere l'assetto dell'intero territorio senza contropartite significative per la collettività".
"Passignano sul Trasimeno - spiega il Presidente della prima Commissione a Palazzo Cesaroni - è un comune a forte vocazione turistica e un intervento come quello ipotizzato rischia di compromettere in maniera irreversibile l'assetto urbanistico, viario e paesaggistico dell'intera area. Le nostre preoccupazioni, che hanno trovato piena sintonia con quanto già sostenuto con meritoria tenacia dall'Idv di Passignano e dall'opposizione consiliare, sono anche rafforzate da quanto è emerso in sede di Conferenza dei servizi. I diversi soggetti interpellati, infatti, hanno espresso forti perplessità sia in merito al rischio di alterare in maniera sostanziale il paesaggio e l'assetto urbanistico del territorio, che relativamente al corretto dimensionamento degli ipotetici flussi di traffico delle sedi viarie, delle rotatorie e dei loro raccordi. Particolarmente grave è poi la previsione che l'intervento interessi anche l'area adiacente alla ex-Sai, che secondo il Piano regolatore vigente dovrebbe essere ambito di tutela naturalistica della costa e pertanto inedificabile. Come se non bastasse, il progetto prevede anche la realizzazione di un non meglio precisato impianto di termovalorizzazione o di termodistruzione per i rifiuti. Insomma, un'ipotesi che porterebbe effetti devastanti per tutta l'area, convolumetrie residenziali che risultano parametrate ad una capacità insediativa di circa 1.000 abitanti, prevedendo cioè un aumento di circa il 20 per cento della popolazione residente nell'intero territorio comunale, andando così a saturare ben oltre ogni prospettiva di sviluppo demografico, la capacità edificatoria dell'intero comune per i decenni a venire. In questo contesto qualcuno dovrà spiegarci quali sono i vantaggi per l'interesse collettivo di un progetto che sembra invece ritagliato sulle convenienze dei privati. Basti pensare che questi si impegneranno a cedere gratuitamente al comune tutte le aree destinate a parcheggio e sedi viarie, quelle cioè che avranno bisogno di continua manutenzione e che rappresentano un costo che si protrarrà nel tempo. L'aspetto però più inquietante riguarda il fatto che il progetto attuale contempla solo le opere di urbanizzazione, ma non c'è la possibilità di avere il quadro dell'intervento finale. Il che ci pone di fronte al rischio concreto di avallare un progetto del quale non è chiaro l'assetto finale e complessivo".
"E' opportuno pertanto - conclude il capogruppo dei Verdi per i valori - che la Giunta chiarisca quali impegni intende assumere per garantire un corretto sviluppo urbanistico, paesaggistico e territoriale a Passignano sul Trasimeno ed evitare una prevedibile alterazione sostanziale della viabilità dell'intera area".

Perugia, 2 ottobre 2009


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"Sbagliato creare cittadini di serie A e di serie B. Si inauguri stagione di dialogo per correggere errori su assetto urbanistico e sociale, su viabilità e Torrente Vaschi"

vaschi2_riosecco.jpg"E' giunto il momento per l'amministrazione comunale di Città di Castello di abbandonare la protervia che ha contraddistinto fino ad oggi i rapporti con gli abitanti di Riosecco per inaugurare una stagione di dialogo e confronto. Non è pensabile, in una stagione di ristrettezze economiche, fare interventi costosissimi e allo stesso tempo approssimativi ed incoerenti come quelli sul torrente Vaschi, non è più tollerabile consentire un assetto viario come quello che interessa l'intero quartiere, dalla Tiberina 3Bis fino al nucleo di Menconi, e non si può attendere oltre per porre rimedio agli errori di una pianificazione urbanistica e sociale vergognosa. Per questo riteniamo che le istituzioni e il sindaco Cecchini debbano dare un segnale di attenzione forte, prevedendo una seduta aperta del Consiglio comunale da tenersi proprio a Riosecco. A guadagnarci sarà certamente la democrazia, la trasparenza amministrativa e il corretto rapporto tra istituzioni e cittadini".
Oliviero Dottorini, consigliere regionale e presidente della commissione Bilancio e Affari istituzionali di Palazzo Cesaroni, interviene con queste parole per sottolineare la situazione di pesante disagio che vive la frazione di Riosecco, chiedendo al sindaco Fernanda Cecchini di prevedere un Consiglio comunale aperto nella frazione tifernate.
"Il sovrapporsi di urbanizzazioni non supportate da una visione complessiva - spiega Dottorini - ha fatto di Riosecco un quartiere senza una piazza, senza una viabilità razionale, con una concentrazione di luoghi di disagio che non ha pari nell'intero territorio comunale. Adesso emergono tutte le contraddizioni del progetto di sistemazione del Torrente Vaschi. Lavori eseguiti in modo incompleto e quanto meno discutibile, senza ripristino ambientale, senza il corretto rispetto delle normative sulle barriere architettoniche, con muri di contenimento che fanno assomigliare quel corso d'acqua a un canale più che a un luogo di convivenza fruibile dai residenti. Senza considerare l'impatto sulla viabilità dell'area. Il dialogo, il confronto, la capacità di ascolto sono i primi requisiti di una buona amministrazione. Sapere che i cittadini devono organizzarsi in comitati per vedere riconosciuto il proprio diritto a una corretta informazione e al coinvolgimento nelle scelte che li riguardano direttamente è molto grave. Un'insoddisfazione motivata e diffusa rischia tra l'altro di offuscare anche ciò che di buono è stato fatto, come il parco presso l'ex quartiere ecologico. Ma alla base di tutto c'è un'idea di assetto e decoro urbanistico inesistente, un confronto tra istituzioni e cittadini inadeguato, una concezione dei rapporti con gli elettori che non va oltre la richiesta di consenso. Per questo deve essere chiaro che nel nostro comune non esistono cittadini di serie A e di serie B. Per un'amministrazione gli abitanti del centro storico o delle frazioni hanno gli stessi diritti di quelli di Morra o di qualche altro centro più in sintonia con le aspettative politiche dei suoi amministratori. Oggi più che mai - conclude Dottorini - è necessario dare un segno di apertura e disponibilità: si convochi immediatamente un Consiglio comunale aperto a Riosecco. Sarà forse il primo passo di un'inversione di rotta. Per quanto ci riguarda non ci tireremo indietro e faremo la nostra parte per trovare soluzioni razionali, concrete e condivise".

Perugia, 1 ottobre 2009
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"Territorio violato e inascoltato per troppo tempo. Pronti a presentare proposta di legge per commissione che valuti danni, responsabilità e conflitti di interesse"

BETTONA. CONSIGLIO REGIONALE STRAORDINARIO PER ISTITUZIONE DI UNA COMMISSIONE D'INCHIESTA

"La situazione legata alle indagini in corso a Bettona ci appare ogni giorno più preoccupante. Occorre convocare alla prima data utile una seduta di Consiglio regionale straordinaria per affrontare in modo aperto e senza unanimismi di facciata le possibili vie d'uscita da una situazione grave per i danni che ha provocato all'ambiente e alla credibilità delle istituzioni, almeno in alcune sue articolazioni".
Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dei Verdi e civici in Consiglio regionale, torna sull'inchiesta avviata dalla procura della Repubblica di Perugia sul depuratore di Bettona e propone la convocazione di un Consiglio regionale straordinario, da tenersi alla ripresa dei lavori consiliari, che possa pervenire anche all'istituzione di una commissione d'inchiesta in grado di valutare i danni provocati all'ambiente e alla salute, i probabili conflitti di interesse dei tecnici locali dell'Arpa, le eventuali responsabilità politiche.
"I capi d'imputazione che vengono contestati - aggiunge il presidente della commissione Bilancio e Affari istituzionali di Palazzo Cesaroni - sono della massima gravità e ci raccontano di un territorio violato e inascoltato per troppo tempo, di supponenze e arroganze che per anni non hanno trovato alcun argine. Per questo noi Verdi e civici ci rendiamo disponibili da subito a presentare una proposta di legge, da discutere al primo consiglio utile, per l'istituzione di una commissione d'inchiesta che faccia piena luce sul danno ambientale e paesaggistico che il territorio di Bettona sta vivendo e accertare se vi siano state responsabilità politiche o negligenze, soprattutto da parte dei vertici locali dell'Arpa. Chiediamo ai gruppi di maggioranza e - perché no? - anche di opposizione di sottoscrivere la proposta di legge e di coinvolgere nella stesura dei punti cardine che la commissione dovrà affrontare anche i comitati locali e le associazioni ambientaliste".
"Da anni - ricorda Dottorini - denunciamo, assieme ai comitati locali e alle forze politiche più responsabili, lo scempio ambientale e le possibili ripercussioni sulla salute di una gestione quanto meno discutibile dell'intera filiera degli allevamenti suini. Il triste evolversi di questa vicenda ci dimostra che in tanti anni sono stati prodotti danni enormi all'ambiente e alla credibilità delle istituzioni, in nome di un profitto garantito a pochi soggetti e a discapito della collettività. Per questo sarebbe opportuno, alla luce delle ultime vicende, trovare le modalità per rimettere in discussione quanto deciso poche settimane fa da un Consiglio regionale che, con il solo voto contrario di Verdi e civici e Prc, ha di fatto avallato la posizione del comune di Bettona. Comune che ora si trova proprio al centro della bufera giudiziaria. Indagini come quelle che oggi vedono coinvolte diverse decine di persone devono farci capire, se ancora ce ne fosse bisogno, che non è possibile aggirare le regole e che l'economia dell'Umbria trova il suo perno nella filiera turismo-ambiente-cultura. E l'Umbria non può accettare di veder messa in discussione la tutela dei suoi gioielli ambientali e culturali".

Perugia, 7 agosto 2009
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BETTONA. SITUAZIONE PREOCCUPANTE, ORA SOLUZIONI REALI

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"Le preoccupazioni del comitato erano più che fondate, chiediamo massima chiarezza e accertamento delle responsabilità, anche per tranquillizzare la popolazione locale"

BETTONA. SITUAZIONE PREOCCUPANTE, ORA SOLUZIONI REALI

"Pensavamo che piovesse, non che grandinasse. Oggi possiamo solo dire che non erano campate in aria le nostre ripetute richieste di chiarimenti riguardo all'allarmente situazione degli allevamenti a Bettona. L'azione dei Noe provoca in noi grande preoccupazione e ci spinge a ribadire con forza la necessità di una soluzione reale, ambientalmernte sostenibile e partecipata per quel territorio. Troppe commistioni, troppa spegiudicatezza, troppe false rassicurazioni hanno fatto sì che oggi ci troviamo di fronte a un evento inaspettato anche per chi questa situazione la segue ormai quotidianamente da tanti anni. Chiediamo la massima chiarezza e l'accertamento delle responsabilità, anche per tranquillizzare la popolazione locale rispetto ai rischi di inquinamento".
Questo il primo commento del capogruppo regionale dei Verdi e civici Oliviero Dottorini alla notizia dell' operazione del Noe "laguna de cerdos" che avrebbe portato alla luce un`organizzazione dedita al traffico illecito degli scarti della depurazione.
"Per anni - aggiunge Dottorini - si è cercato di far passare un gruppo di cittadini che lottavano per il bene comune e per la sicurezza del proprio territorio come degli estremisti che volevano impedire ogni forma di sviluppo. Oggi, al di là di come evolveranno gli eventi, abbiamo la dimostrazione che le preoccupazioni manifestate in questi anni erano più che fondate. Adesso occorre una grande operazione di trasparenza e di assunzione di responsabilità da parte di chi ha fino ad oggi negato l'evidenza. Continueremo a chiedere con forza che qualsiasi decisione politica riguardante il futuro del territorio di Bettona venga assunta in strettissimo raccordo con il comitato locale. Il nostro principio di garantismo non viene mai meno e anche in questo caso affermiamo che ogni cittadino è innocente fino a prova contraria. Ma non ci si venga a ripetere che a Bettona tutto funzionava nel rispetto delle regole, quando già si erano registrate discrepanze evidenti, già denunciate attraverso una nostra interrogazione, tra i dati dell'Arpa territoriale e quelli dell'Arpa provinciale. Ancora una volta siamo stati lungimiranti nel prendere le distanze, votando contro in Consiglio regionale, da quanto il Pdl regionale ha proposto in Consiglio non più di un mese fa".

Perugia, 29 luglio 2009
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"Necessari controlli dei rifiuti in entrata, sulle acque, sull'aria e sui terreni circostanti. Arpa e Noe si occupino dell'episodio e diano certezze ai cittadini"

INCENDIO BELLADANZA. PERPLESSITA' SU GESTIONE DISCARICA

"Le perplessità sulle modalità di gestione della discarica di Belladanza non finiscono mai. Dopo i presunti sversamenti liquidi di alcuni mesi fa e l'incendio dell'estate scorsa, la notizia di un'ulteriore incendio divampato nella serata di ieri con l'innalzamento di una densa colonna di fumo desta preoccupazione e ci induce a chiedere immediati chiarimenti a Sogepu e al comune di Città di Castello. E' necessario inoltre che ad occuparsi della vicenda siano l'Arpa e i Noe per fornire dati chiari sulle emissioni e sulla sicurezza per la salute dei cittadini".
Oliviero Dottorini, capogruppo regionale dei Verdi e civici e presidente della commissione Bilancio e Affari istituzionali di palazzo Cesaroni, annuncia con queste parole la prossima presentazione di un'interrogazione consiliare per conoscere i motivi dei ripetuti episodi anomali verificatisi all'interno dell'impianto di smaltimento dei rifiuti.
"Le popolazioni dei territori circostanti hanno il diritto di poter vivere in tranquillità. Per questo dobbiamo avere la certezza che non vi siano rischi per la salute e per l'ambiente circostante - aggiunge Dottorini - e capire se siamo di fronte a una gestione corretta dell'impianto. Questo ennesimo episodio anomalo ci impone di richiedere una rendicontazione sull'attività della discarica, in particolare per conoscere quali batterie di controlli vengono effettuate sui rifiuti in entrata, sulle acque dei pozzi piezometrici e privati, sull'aria e anche sui terreni circostanti. Sono dati che, assieme a quelli sulla periodicità e sui soggetti che effettuano i controlli, dovrebbero essere disponibili a tutti. Perché non vengono messi in rete? La trasparenza è il primo requisito per una corretta gestione dei rifiuti e per chiunque abbia l'ambizione di conquistare la fiducia dei cittadini. Il ripetersi di episodi anomali non aiuta a creare un clima disteso e collaborativo. La normativa nazionale stabilisce criteri precisi per la gestione delle discariche. A noi risulta difficile immaginare il divampare un incendio, nel momento in cui vengono rispettati i regolari criteri di gestione, come ad esempio la corretta copertura con lo strato di terra. Ma magari sono altri i motivi dell'incendio. Per questo è necessario fare chiarezza. A nostro avviso - conclude Dottorini - è necessario attivare con estrema urgenza un'indagine di carattere ambientale-sanitario per monitorare la qualità dei rifiuti conferiti in discarica e per verificare che non vi siano alterazioni atmosferiche e per l'ecosistema agricolo e zootecnico dell'area circostante".

Perugia, 24 luglio 2009
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OLIVIERO DOTTORINI (VERDI E CIVICI): "NO ALL'IMPIANTO A BIOMASSE ED ALL'IPOTESI DI UN SECONDO INVASO PER OGNI SORTA DI MATERIALI PREVISTO DAL COMUNE DI BETTONA

CONSIGLIO REGIONALE: APPROVATA RISOLUZIONE UNITARIA SU SITUAZIONE AMBIENTALE BETTONA, BASTIA UMBRA CANNARA - CONTRARI DOTTORINI (VERDI E CIVICI) E VINTI (PRC-SE)

"Il problema è complesso e ci rimanda all'analisi delle strategie di sviluppo di una regione come l'Umbria che deve puntare ad uno sviluppo sostenibile, non proseguendo in un regime di soccida che stimola un'economia subalterna, accettando decine di migliaia di capi suini per ingrassarli, smaltirne i reflui e rinviare la produzione alla casa madre, solitamente ubicata fuori regione. Inoltre, il protocollo punta a tutelare la salute e l'ambiente, mentre il progetto del Comune di Bettona prevede di realizzare un impianto a biomasse ed un secondo invaso nel quale conferire non solo i reflui zootecnici, ma anche ogni altra sorta di materiali, dai reflui di attività olearia agli scarti di mattatoio, dalle biomasse vegetali ai suini morti e triturati, dai residui delle aziende enologiche alla frazione organica dei rifiuti solidi urbani. Per quanto ci riguarda occorre stabilire una limitazione dei capi suini molto inferiore ai 50mila previsti dal protocollo, escludere l'ipotesi di realizzazione di un secondo invaso per i liquami e la possibilità di trasformare l'impianto di trattamento dei reflui in uno a biomasse, come prospettato dal Comune di Bettona, ed anche individuare un soggetto diverso dalla Codep, che non può fare da controllore e controllato nella gestione dell'impianto. Annuncio il mio voto contrario giudicando ambiguo il documento e non risolutivo dei nodi centrali del problema".

- Leggi l'intervento integrale di Oliviero Dottorini
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