"Privatizzazione dell'acqua, nucleare e legittimo impedimento scelte scellerate. Volontà di oltre due milioni di persone più importante di quella di una decina di governanti"
"Un successo importantissimo, che dimostra come, nonostante la propaganda fuorviante dei principali mezzi di informazione, il governo Berlusconi non sia riuscito a darla a bere agli italiani. Il loro No netto a tre normative altamente antidemocratiche è incoraggiante per chi ha a cuore la salvaguardia dei beni comuni, dell'ambiente e del principio di uguaglianza di ogni cittadino di fronte alla legge". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale, commenta l'avvenuta deposizione presso la Cassazione di 2,2 milioni di firme complessive per i tre quesiti referendari promossi dall'Italia dei Valori e che segna uno spartiacque nella storia referendaria italiana. "Anche in Umbria, seppure a macchia di leopardo, sono state raccolte complessivamente oltre 20.000 firme, che confermano il netto No dei nostri concittadini alla privatizzazione dell'acqua, al ritorno al nucleare e alle leggi ad personam tese solo a salvaguardare gli inconfessabili interessi del Presidente del Consiglio. E' quindi per noi motivo di grande soddisfazione poter affermare che Italia dei Valori proseguirà questa battaglia di civiltà, supportata da milioni di cittadini che hanno ben compreso la portata del messaggio che i tre quesiti referendari hanno portato avanti. Con questa straordinaria risposta ai nostri quesiti i cittadini ci dimostrano che non sono più disponibili a lasciare che il futuro del nostro paese venga deciso da un gruppo di spregiudicati governanti che hanno come primario interesse quello di accrescere le proprie ricchezze ed il proprio potere". "Ora - conclude Dottorini - contiamo che anche le altre forze del centrosinistra si aggreghino a questa battaglia di civiltà. Siamo coscienti che la sfida difficilissima sarà quella di far raggiungere il quorum dei votanti ai referendum. Italia dei Valori continuerà a crederci e a sostenere questa battaglia, affinché la volontà di oltre due milioni di persone torni ad essere più importante di quella di una decina di governanti".
"Oltre 200mila euro annui di risparmi solo per i ruoli apicali. Archiviate le prime ipotesi di duplicazioni o di indennità pari al 45 per cento di quella dei consiglieri"
"Abbiamo ottenuto un risultato importante che rende effettiva la riduzione dei costi della gestione dell'ente e certi i compensi dei consiglieri d'amministrazione e del direttore generale. Un dimezzamento effettivo dei costi della politica e un risparmio che, solo per i ruoli apicali, sarà oltre i 200mila euro annui, ma che andrà a investire anche altre economie di scala. Grazie ai nostri emendamenti, vengono fissate in legge le indennità del presidente, dei consiglieri di amministrazione e il compenso spettante al direttore generale. Rispetto al testo originario, che ne rinviava la determinazione a non meglio precisati atti e normative di giunta, nel testo approvato dalla commissione si fissa l'indennità del presidente dell'Ater regionale al 30 per cento dell'indennità dei consiglieri regionali, mentre nel testo che circolava appena poche settimane fa si prevedeva il 45 per cento. Rimangono inalterate le indennità del consiglio di amministrazione e, sempre grazie ai nostri emendamenti, viene ridotto del 10 per cento il compenso del direttore". Con queste parole, il capogruppo dell'Italia dei valori in Consiglio regionale, Oliviero Dottorini, commenta l'approvazione da parte della prima Commissione della legge di riforma dell'Ater, che prevede la soppressione delle due Ater provinciali e l'istituzione di un'unica Ater regionale.
"Certo - continua il capogruppo Idv - noi avremmo preferito l'amministratore unico in modo da garantire ulteriori economie e un ente più snello. Tuttavia apprezziamo lo sforzo della giunta che ha accolto nella sostanza le nostre proposte finalizzate a rendere trasparente, efficace ed improntata al massimo contenimento delle spese la riforma. Abbiamo sostenuto con forza la necessità di dare un segnale forte per ciò che riguarda la razionalizzazione ed il contenimento delle spese di gestione degli enti pubblici e non possiamo quindi che essere soddisfatti nel vedere accolte le nostre istanze da parte della giunta. E' molto positivo che, nonostante i tagli del governo nazionale, la Regione Umbria sia in grado di dare risposte importanti e innovative sulla questione delle politiche abitative, giungendo a una razionalizzazione dei costi e garantendo una risposta efficace ai bisogni delle fasce deboli della popolazione. Adesso bisognerà passare a tagli e riforme ben più incisive, a iniziare da Ati, Asl e dalla selva di enti, agenzie e partecipate che appesantiscono il nostro sistema regionale".
"Temono il confronto e non hanno il coraggio delle proprie azioni. Sono consapevoli di non avere ragioni per spiegare una manovra lacrime e sangue"
"Il centrodestra sfugge al confronto solo per evitare di spiegare agli umbri i tagli e le tasse di una manovra che penalizza i ceti più deboli e mette in ginocchio l'economia e i servizi sociali. Si tratta di una decisione gravissima, rivelatrice delle difficoltà di chi sostiene un governo irresponsabile senza avere ilo coraggio delle proprie azioni". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale, stigmatizza la scelta di Pdl e Lega di non partecipare ai lavori dell'aula già convocata per venerdì prossimo. "E' sintomatico - continua Dottorini - che il centrodestra, duro e puro solo a parole, tema il confronto sugli effetti devastanti della manovra finanziaria sull'Umbria. Evidentemente i tagli indiscriminati ai servizi primari e essenziali come scuola, università, trasporti, sociale e sanità sono difficili da sostenere in un pubblico confronto. Cercano di sfuggire al confronto, sperando di nascondere gli effetti devastanti della manovra come si nasconde lo sporco sotto il tappeto, ma la verità è che sono consapevoli di non avere ragioni per giustificare una manovra economica lacrime e sangue come quella che il governo Berlusconi ha concepito. Un conto sono la propaganda e le promesse, un altro è dover spiegare ai cittadini umbri il perché di tagli indiscriminati e nuove tasse".
"Il Capogruppo Cirignoni imbarazzato per essere stato colto con le mani nella marmellata. Idv contraria a consulenze esterne e a sprechi"
"Alla Lega Nord sono bastate poche settimane di permanenza nei palazzi della politica per apprendere l'arte della peggiore politica e per tracciare un solco profondo tra la enunciazioni di principio e la gestione del compromesso sottobanco. A dispetto di slogan come 'Roma ladrona' e della lotta contro gli sprechi nella pubblica amministrazione, il capogruppo della Lega Nord non c'ha pensato due volte a votare per concedere al Presidente del Consiglio regionale un ulteriore collaboratore fuori dagli organici del Consiglio". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori a Palazzo Cesaroni interviene sulla votazione che ha visto d'accordo maggioranza e opposizione, con l'Italia dei Valori unico partito a non votare l'atto presentato dall'Ufficio di presidenza del Consiglio regionale riguardante struttura organizzativa e dirigenza del Consiglio regionale. "Comprendiamo l'imbarazzo di chi è stato colto con le dita nella marmellata - continua l'esponente dell'Italia dei Valori -, tuttavia non comprendiamo il desiderio consociativo di una forza dura e pura solo a parole che non si fa sfuggire l'occasione di dare il proprio contributo ad un ulteriore spreco di risorse pubbliche. In epoca di crisi economica, mentre i cittadini e le famiglie vengono chiamate a tirare la cinghia, è veramente grave aver solo immaginato di rimpinguare l'organico della Regione con altre figure esterne. Il fatto che questo sia avvenuto con accordo trasversale non fa che rendere esteticamente più sgradevole l'approvazione di un atto che inaugura nel peggiore dei modi una legislatura che invece dovrebbe affrontare i problemi reali della regione, a iniziare dalla pesante crisi economica che investe famiglie e imprese". "Non è più pensabile continuare a fare enunciazioni sulle razionalizzazioni, sulla riduzione delle spese per incarichi e consulenze e poi presentarsi in aula con atti di questo tenore - ha concluso Dottorini -. La straordinaria concordia tra maggioranza e minoranza (Lega compresa, ahimè) è la dimostrazione che in Umbria c'è un gravissimo deficit di opposizione, anche nelle forme più civili e democratiche portate avanti dal nostro partito".
(Acs) Perugia, 6 luglio 2010 - "Se il buongiorno si vede dal mattino l'Italia dei Valori avrà molto da fare per smascherare spartizioni e accordi sottobanco". La squadra Idv del Consiglio regionale formata dal capogruppo Oliviero Dottorini e dal consigliere Paolo Brutti così reagisce "all'alzata di scudi che ha unito maggioranza e minoranza sul primo provvedimento del Consiglio, destinato ad assicurare un portavoce al presidente Brega".
"Un provvedimento che non abbiamo votato - ribadiscono gli esponenti dell'Idv - dopo la bocciatura di tre nostri emendamenti che tentavano, quantomeno, di accreditare i ripetuti inviti a un contenimento dei costi della politica. Invece, con un testo volutamente oscuro, si è voluta inaugurare nel modo più insensibile la legislatura, dando la precedenza a un provvedimento che non aveva alcun carattere di urgenza. Quello che più preoccupa però - concludono Dottorini e Brutti - è la straordinaria concordia tra maggioranza e minoranza a dimostrazione che in Umbria c'è un gravissimo deficit di opposizione, anche nelle forme più civili e legali portate avanti dal nostro partito".
"Accordo trasversale rende esteticamente più sgradevole la scelta. Legislatura chiamata ad affrontare i problemi reali della regione"
"Ci siamo astenuti su un testo che contiene un'importante attenuazione del precariato, ma anche elementi che aggravano la spesa per gli organi consiliari attraverso l'istituzione immotivata di una figura, quella del portavoce del Presidente del consiglio, esterna all'organico del Consiglio regionale. Una figura della quale non si avvertiva la necessità, soprattutto in un momento di ristrettezze economiche e quando sale forte dall'opinione pubblica la richiesta di maggiore sobrietà da parte della politica, di contenimento delle spese a carico della pubblica amministrazione, di rigore nella gestione delle risorse pubbliche". Con queste parole il capogruppo Oliviero Dottorini e il consigliere Paolo Brutti motivano la votazione che ha portato l'Italia dei Valori ad astenersi sull'atto persentato dall'Ufficio di presidenza del Consiglio regionale riguardante struttura organizzativa e dirigenza del Consiglio regionale. "Si tratta - aggiungono gli esponenti Idv - di una scelta simbolica negativa, che rischia soltanto di rendere ancora più distante la sensibilità dell'opinione pubblica dai palazzi delle istituzioni e della politica. Il fatto che avvenga con accordo trasversale non fa che rendere esteticamente più sgradevole questo passo che inaugura nel peggiore dei modi questa legislatura che invece è chiamata ad affrontare i problemi reali della regione, a iniziare dalla pesante crisi economica che investe famiglie e imprese. Non è più pensabile continuare a fare enunciazioni sulle razionalizzazioni, sulla riduzione delle spese per incarichi e consulenze e poi presentarsi in aula con atti di questo tenore".
Piena adesione del gruppo regionale dell'Italia dei Valori allo sciopero indetto dalla Cgil. "I cittadini umbri particolarmente penalizzati"
"Il governo Berlusconi sta portando un colpo pesante all'economia del Paese, creando precari, disoccupati e lasciando senza speranza le tante piccole e medie imprese che faticano a fronteggiare la crisi. Per questo, l'Italia dei Valori non può che essere dalla parte di chi, nel mondo del lavoro e nella società civile, alza la testa per dire no a una manovra iniqua, sbagliata e in larga parte inutile". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale, annuncia l'adesione convinta del gruppo dell'Idv allo sciopero indetto dalla Cgil per il prossimo 25 giugno. "La manovra finanziaria del governo è iniqua e scarica il prezzo del risanamento sui ceti più deboli. Toglie ossigeno alle regioni e agli enti locali, non contiene misure orientate allo sviluppo ed all'occupazione. Per questo - continua l'esponente dell'Italia dei Valori - le Regioni saranno costrette a tagliare i servizi o ad imporre tasse e ticket: l'Umbria perderà 120 milioni di euro, cioè il 35 per cento della quota di bilancio non vincolata. Saranno colpiti settori importanti come il trasporto pubblico, l'ambiente, la viabilità, gli incentivi alle imprese e l'edilizia residenziale pubblica". "A pagare i costi di una manovra sbagliata saranno i soliti noti, vale a dire i ceti medi e i più' deboli. Ce n'è per infermieri, forze dell'ordine e insegnanti, già così pesantemente colpiti dalla riforma Gelmini. Escono indenni, invece, le grandi rendite finanziarie, le sacche di privilegio, le rendite di posizione, gli sprechi in molti settori della pubblica amministrazione. Per questo - ha concluso Dottorini - venerdì saremo accanto ai lavoratori che protestano contro il governo e chiedono una seria politica industriale, occupazionale e per ottenere una più equa giustizia fiscale".
"Prioritarie per noi la salute dei cittadini e la salvaguardia dell'ambiente. Invitiamo la giunta di Bettona a chiarire la propria imbarazzante posizione alla Magistratura"
"Le minacce del sindaco Lamberto Marcantonini e del vice-sindaco Valerio Bazzoffia non ci spaventano e non ci impediranno di continuare a difendere gli interessi che per noi sono prioritari: la tutela della salute dei cittadini e il rilancio di un'economia sana e compatibile con l'ambiente. Lo faremo con tutti gli strumenti che il nostro ruolo istituzionale ci consente, nel pieno esercizio delle nostre funzioni. Da oggi inoltre trasferiremo tutte le informazioni di cui verremo in possesso alla Procura della Repubblica". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo regionale dell'Italia dei Valori, risponde alle esternazioni degli esponenti del Comune di Bettona che oggi hanno minacciato querela nei suoi confronti, per aver invitato la giunta regionale a non progettare il futuro della zootecnia umbra con chi è implicato in una indagine riguardante reati della massima gravità. "Su questa vicenda - aggiunge Dottorini - ci sono troppe cose che non tornano. Noi continuiamo a chiedere chiarezza e ribadiamo che non è edificante per un'amministrazione comunale essere coinvolta in uno scandalo di questa portata, per giunta con accuse gravissime, come riportato nella nostra interrogazione consiliare. Riteniamo quanto meno inopportuno che la giunta regionale, per affrontare le strategie di rilancio della zootecnia in Umbria, prosegua l'interlocuzione con gli amministratori indagati. Quanto sostenuto nell'interrogazione che abbiamo presentato è supportato da documenti ufficiali ed è il frutto di una posizione politica che chiede di risolvere in maniera definitiva una vicenda tra le più gravi accadute in Umbria. La giunta comunale non può tirarsi fuori dalle responsabilità per la situazione disastrosa che quel territorio è costretto a subire e dovrà chiarire la propria imbarazzante posizione non tanto a noi, ma alla Magistratura. A noi interessa che la popolazione di Bettona non corra alcun rischio e che la regione sia in grado di progettare un futuro della zootecnia umbra sostenibile e condiviso con le associazioni locali e i comitati dei cittadini". "In attesa che la giustizia faccia il suo corso e augurando ai solerti amministratori bettonesi di dimostrare la propria estraneità dall'accusa di avere "intenzionalmente procurato a Codep un ingiusto vantaggio consentendo la prosecuzione delle attività illecite", come si legge dalle cronache, continuiamo a chiedere che la politica prenda atto di questo disastro ambientale senza precedenti, evitando di fare sconti a chi si è reso responsabile di questa situazione e ripensando completamente il comparto della suinicoltura in Umbria. Alla luce di quanto sta avvenendo, infatti - conclude il capogruppo dell'Idv -, le misure per la zootecnia contenute nel Piano di tutela delle acque approvato nell'autunno scorso già appaiono in tutta la loro inadeguatezza. In quell'occasione solo l'Italia dei Valori votò contro un provvedimento inaccettabile, costruito sulle esigenze esclusive degli allevatori e senza prendere in considerazione le istanze dei cittadini."
Prendo la parola per portare il punto di vista dell'Italia dei valori rispetto alle linee strategiche del programma di governo di questa nona legislatura. Una legislatura che si prospetta impegnativa e che ci chiede capacità di scelta e di determinazioni forti e coraggiose in grado di superare il progressivo esaurimento di parole d'ordine e strategie politiche che, da sole, potrebbero non essere all'altezza della sfida che ci attende.
Il profilo che dell'Umbria emerge dai dati disponibili è quello di una regione assuefatta, ad economia matura (ma non in espansione), che fatica a trovare percorsi e strategie. Una regione che pare aver smarrito il suo slancio propulsivo e la sua spinta innovativa: solida per certi aspetti, ma più povera (il Pil pro-capite è inferiore al dato medio italiano e negli ultimi anni mostra un andamento decrescente). Saggia, ma più vecchia. Con un problema di calo occupazionale concentrato soprattutto sui giovani a istruzione più elevata (laureati, specializzati). Con un tessuto sociale ancora vivo e dinamico, ma meno saldo. Una regione in cui l'imprenditoria preferisce investire nell'edilizia, piuttosto che sperimentare nuove strade. Una regione minacciata nelle sue prospettive di sviluppo, con ancora troppe aziende sub-fornitrici a scarso valore qualitativo e imprenditori che delocalizzano le produzioni all'Est o nell'Oriente emergente. Con una società civile più debole, che fatica a trovare sogni e prospettive che uniscano piuttosto che parcellizzare le aspettative comuni.
Questo al netto della grave crisi globale che investe l'Umbria al pari delle altre regioni e senza considerare gli effetti degli interventi di un governo nazionale irresponsabile e incapace di rispondere alle nuove sfide, se non attraverso tagli, utilizzando ricette falsamente rassicuranti o facendo leva su politiche conservatrici e di corto respiro. La cronaca di questi giorni ci racconta di un esecutivo nazionale che, dopo aver negato la crisi, dopo averla considerata superata, dopo averci ripetutamente raccontato che il nostro Paese stava meglio degli altri anche dal punto di vista della finanza pubblica, predispone una manovra straordinaria in corso d'anno di quasi 25 miliardi in due anni, oltre la metà dei quali ricadono sulle spalle della finanza regionale e locale. Una manovra che costringerà gli enti locali a tagli, tasse e tariffe, bloccando le possibilità di rilancio economico e mettendo seriamente a repentaglio la possibilità per l'Umbria di garantire i servizi di qualità fino ad oggi offerti ai propri cittadini.
Nel panorama delle trasformazioni globali, minacciose o benigne che siano, la politica non può limitarsi, seguendo l'esempio del governo di centrodestra, all'escamotage, a scelte calate dall'alto o a intercettare contributi a prescindere da strategie globali.
Occorre invece un progetto di regione, un'idea di sviluppo e di società, un nuovo rapporto con associazioni, forze produttive, istituti di ricerca. Partendo da ciò che già esiste. Valorizzare, lasciarsi permeare è un compito delicato e importante che crediamo possa qualificare il programma di mandato di questa legislatura. C'è infatti un modello di regione che si fa avanti, molto spesso indipendentemente dalle scelte politiche. E' un modello che prevede di puntare sulla qualità di uno sviluppo sostenibile, duraturo e non imitabile; che privilegia le filiere di qualità; che valorizza un'agricoltura orientata a produzioni meno impattanti e a un grande processo di riconversione; che sostiene le eccellenze e gli imprenditori coraggiosi, quelli abituati a fare i conti con la capacità di intercettare i mercati e non le sovvenzioni pubbliche. Da valorizzare c'è un'imprenditoria radicata e apprezzata in tutto il mondo, aziende artigianali e familiari di affermata tradizione. Questo modello rifiuta privilegi e clientele, chiede invece regole certe, chiare e rispettate, chiede che venga tutelato chi intende contribuire con le proprie idee e il proprio lavoro alla crescita del tessuto economico regionale. E di poterlo fare senza sentirsi impotente di fronte a meccanismi di ingiustizia che spesso in passato anche la politica ha contribuito a radicare.
E' importante partire da un dato incontrovertibile per affrontare la stagione che ci attende e ammettere che non sempre le politiche economiche e di sviluppo elaborate per l'Umbria hanno ottenuto i risultati attesi. Non ha raggiunto ciò che prometteva il Patto per lo sviluppo, nelle sue diverse fasi; non ha dato frutti apprezzabili la stagione dei cosiddetti progetti caratterizzanti che in certe circostanze, anzi, hanno provocato soltanto degli strappi nel tessuto imprenditoriale della Regione (a questo proposito il caso del gruppo Ponti è emblematico).
La crisi economica che stiamo attraversando, però, non richiede risposte solo dal punto di vista economico. Gli effetti della crisi infatti si faranno sentire anche sul tessuto sociale della nostra regione e, anche a causa di provvedimenti come la recente manovra del governo nazionale, c'è il rischio che il nostro sistema di welfare ne risenta in maniera pesante. L'Umbria è una regione con un tessuto sociale coeso, ricca di capitale sociale, di cittadini dotati di competenze e senso civico. Inoltre ha una storia che ci parla di una elevata qualità sociale e di ottime performance per quanto riguarda i servizi offerti ai cittadini in materia di sanità, assistenza, servizi per l'infanzia. E' considerata all'avanguardia per quanto riguarda i servizi al disagio psichiatrico, per esempio. Ora è del tutto evidente che se da un lato la crisi colpirà soprattutto le fasce più deboli della popolazione, generando così un effetto di aumento della domanda di servizi di welfare, dall'altro lato i tagli del governo renderanno sempre più difficile mantenere adeguata l'offerta di tali servizi. Diventa perciò sempre più centrale la necessità di dare piena attuazione al principio della sussidiarietà orizzontale, potenziando il rapporto pubblico-privato sociale e sostenendo le esperienze associative e mutualistiche dei cittadini. Compito arduo della regione sarà quello di garantire il mantenimento e se possibile l'innalzamento dell'adeguatezza e qualità dei servizi erogati, e allo stesso tempo mantenere l'equilibrio finanziario del sistema senza incrementare il livello di prelievo fiscale a carico dei cittadini, pur a fronte di un contesto che vede una drastica riduzione dei finanziamenti a disposizione.
E' con questi presupposti che riteniamo apprezzabile l'analisi che lei, Presidente, ci sottopone riguardo al contesto nazionale e internazionale, sottolineando l'affermarsi di una crisi di sistema gravissima, inedita e non congiunturale. In questo contesto il quadro che lei delinea è del tutto condivisibile: ci propone una "identità politica distintiva da coltivare e sviluppare, in base alla quale farci riconoscere dai cittadini e meritarne la fiducia". Una identità caratterizzata dalla "consapevolezza che il destino dell'essere umano e dell'ambiente dove egli vive sono un tutt'uno, che non può esservi vero progresso senza la tutela delle risorse naturali e che a sua volta la tutela dell'ambiente non può essere disgiunta dal perseguimento della giustizia sociale e dalla valorizzazione del lavoro". Condividiamo il suo punto di vista secondo il quale la crisi economico-finanziaria che ha investito anche la nostra regione e le sfide che dobbiamo affrontare richiedono un approccio nuovo nel quale "non devono più esistere tabù". Il riferimento è agli assetti consolidati, agli interessi costituiti, alle aree di rendita e di protezione.
Avendo in mente un progetto ed un modello di questo tipo, non possiamo non apprezzare, signora Presidente, la sua scelta di "puntare in particolare sullo sviluppo dell'economia della conoscenza" e su un "sistema produttivo in cui il motore di sviluppo della green economy assuma un ruolo determinante". Crediamo infatti che l'Umbria abbia tutte le carte in regola per aspirare a diventare un vero e proprio laboratorio di sperimentazione di nuove produzioni e di nuove forme di consumo e di convivenza che contribuiscano a rafforzare l'immagine del cuore verde d'Italia sia dal punto di vista dell'ambiente e del paesaggio, sia dal punto di vista della capacità innovativa del sistema economico. Scommettere sulla green economy significa scommettere sull'innovazione, sulla ricerca, sulla qualità che i nostri territori sanno esprimere e sulle caratteristiche della nostra storia. Significa immaginare una vocazione che è insita nelle qualità ambientali, culturali, strutturali e territoriali dell'Umbria, valorizzando una prospettiva di sviluppo per la nostra economia che diventi sistema e che si traduca in un utilizzo razionale delle risorse e in una sensibilità che fino ad oggi a dire il vero è mancata riguardo all'impatto che le attività produttive possono avere sull'ambiente e sulla società regionale. Un sistema che riveda sia i modelli produttivi strategici che i modelli di consumo fino a ridefinire i valori fondanti della nostra società, che devono vedere l'essere umano e il contesto in cui vive al centro del modello di sviluppo e non l'accumulazione del profitto come fine ultimo del sistema economico. Per fare questo è necessario liberare le potenzialità di quella imprenditoria sana e innovativa - in grado di scommettere sul futuro ed investire - che è presente nella nostra regione, ma che ha bisogno che si creino le condizioni più favorevoli perché possa mostrare pienamente le proprie capacità. Forse è necessario avviare anche una riflessione sulle molte aziende multinazionali presenti in Umbria e sui modelli produttivi che fino ad oggi hanno caratterizzato il nostro sistema produttivo.
E' necessario, in una parola, che questo approccio diventi sistemico. Questo significa che deve attraversare molti degli aspetti che fanno parte di un programma di governo, da quello relativo alla questione energetica alle politiche agricole, dalla gestione dei beni comuni alle politiche legate alla filiera Turismo-ambiente-cultura, dal settore dell'innovazione e della ricerca a quello dell'edilizia per finire a quello della mobilità. E' in ciascuno di questi settori che potremo misurare se l'azione della Giunta sarà coerente con una visione di fondo che, ripeto, è pienamente condivisibile.
A questo proposito dobbiamo rimarcare che non sempre c'è una consequenzialità tra le affermazioni di principio e le misure previste, come abbiamo avuto modo di segnalare nei giorni scorsi attraverso una nostra lettera.
Partiamo dalla difesa dei beni comuni. Per l'Italia dei Valori questo è un tema di fondamentale importanza, a partire dalla gestione pubblica dell'acqua. Per noi assumere la difesa dell'acqua come bene comune significa concepire una gestione pubblica del sevizio idrico. Come sappiamo, in Umbria la gestione di questo servizio è mista. A nostro avviso occorre individuare le modalità perché la presenza pubblica sia in grado di non consegnare alcun ruolo di indirizzo e di determinazione della tariffa al privato. La soluzione va trovata a livello normativo, ad esempio prescrivendo una precisa formula sulla formazione della tariffa a livello del contratto di servizio che eviti gli incrementi automatici e distinguendo definitivamente la rete idrica (che è e deve restare completamente pubblica) dal servizio di erogazione.
Pensiamo inoltre che sia assolutamente strategico lavorare per un nuovo Piano energetico regionale che sia ispirato fortemente agli obiettivi comunitari, cosiddetti del 20-20-20, e che punti quindi ad avviare processi e sperimentazioni significative al fine di promuovere la diffusione della produzione di energia da fonte rinnovabile e il risparmio energetico di famiglie e imprese. In un momento in cui il Governo Berlusconi ci propone come soluzione una opzione obsoleta, pericolosa e anti-economica come il nucleare, diventa ancora più necessario che l'Umbria sappia promuovere e favorire la nascita di un polo tecnologico che veda la cooperazione tra centri di ricerca pubblici e privati e le imprese più impegnate nei settori delle energie rinnovabili e dell'efficienza energetica. Vediamo con grande favore tutte le iniziative sperimentali che possano portarci verso la costruzione di una regione che sia un centro di eccellenza per quanto riguarda le azioni di risparmio energetico e di energia rinnovabile, tanto nel pubblico quanto nel privato. Chiediamo che venga promosso lo sportello regionale sulle energie rinnovabili in grado di orientare gli utenti privati e chiunque intenda investire in questo settore, agevolando pratiche e semplificando le procedure. Noi sappiamo che ogni kilowattora prodotto da fonti rinnovabili comporta una analoga riduzione di produzione da fonti convenzionali. Ci aspetteremmo pertanto un passo ulteriore. Una scelta conseguente e coraggiosa dovrebbe indurci ad affermare che non tutti gli impianti a combustibile fossile dell'Umbria possono essere mantenuti attivi e lavorare per chiudere almeno quelli più obsoleti. Per l'Italia dei Valori è giunto il momento di porre, ad esempio, il tema della riconversione della centrale di Gualdo Cattaneo sui tavoli della politica e del governo regionale. Attendiamo una risposta.
Parlavamo di una non compiuta corrispondenza tra affermazioni di principio e politiche di indirizzo. Sull'agricoltura, ad esempio, coesistono due approcci che sembrano l'uno l'opposto dell'altro. Si parla di green economy, esaltando i valori della tipicità, della qualità e delle vocazioni del territorio, ma poi si punta ancora su politiche di sostegno all'agricoltura intensiva e monoculturale giungendo persino a parlare di coesistenza in materia di Ogm. Ora, è noto a tutti che un conto è favorire la ricerca in campo chiuso (da accettare e valorizzare), altro è la ricerca in campo aperto o la coesistenza fra colture convenzionali e colture geneticamente modificate, pratica quest'ultima rischiosissima e possibile solo al costo di compromettere la tipicità delle colture locali, il valore aggiunto dell'immagine che l'Umbria si è guadagnata in Italia e nel mondo. L'Umbria vanta tra l'altro una tradizione di ferma opposizione riguardo alla coltivazione dei prodotti transgenici. Ci onora di essere tra le 26 regioni europee che hanno firmato la Carta di Firenze a difesa della qualità dei nostri prodotti e per la tutela della salute dei consumatori. Condividiamo la preoccupazione delle associazioni di categoria più avanzate su questi temi, come Coldiretti e Aiab, delle associazioni di consumatori e di quelle ambientaliste rispetto al pericolo delle pratiche transgeniche. Ai circa 50 comuni che hanno dichiarato il loro territorio Ogm-free dobbiamo far sì che se ne aggiungano altri e che l'Umbria diventi off-limits per le grandi multinazionali del transgenico che sono alla ricerca di nuovi territori da contaminare. In questo ci facciamo forti di quanto dichiarato dalla Presidente in campagna elettorale quando ha affermato che "l'agricoltura italiana e quella umbra in particolare non hanno bisogno di Ogm". Nella lettera inviata alle associazioni del biologico ricordò in modo lungimirante che "siamo fermamente convinti della necessità di impedire ogni contaminazione da Ogm, anche accidentale". Pertanto rinviamo al mittente questa innovazione senza novità. Ed è singolare - oltre che significativo di un approccio - che si pensi a una forzatura che va contro lo spirito e il dettato della nostra legislazione regionale che, con la legge 21 del 2001, afferma: "La coltivazione di piante transgeniche è vietata in pieno campo, anche a fini sperimentali, su tutto il territorio regionale".
Non dovrebbe sfuggire a nessuno che l'Umbria ha tra i suoi punti di forza e tra i suoi vantaggi competitivi la elevata qualità dei suoi prodotti tipici e la straordinaria bellezza dei suoi paesaggi. Le attività legate all'agricoltura possono, se coerenti con un modello sostenibile, valorizzare, tutelare e moltiplicare questi punti di forza, attraverso un'agricoltura multifunzionale che punti al superamento di monocolture impattanti e individui risposte alla crisi, ormai sistemica, del modello agricolo convenzionale. E' per questi motivi che noi sosteniamo la necessità di dare un forte impulso alle esperienze di filiera corta e di qualità. E' giunto secondo noi il momento di rompere gli indugi e indirizzare le politiche umbre nella direzione di questi modelli di sviluppo che rappresentano le migliori e più concrete opportunità di valorizzazione, anche economica, del nostro territorio con ricadute occupazionali per niente trascurabili.
Non si deve negare che spesso, nel recente passato, nel dibattito attorno a tali temi, vi sia stata qualche ambiguità di troppo e una scarsa capacità nel superare gli interessi particolari a favore di quelli collettivi. Mi riferisco in particolare agli aspetti legati al comparto della zootecnia in Umbria e alle ben note vicende legate alla suinicoltura, che hanno avuto anche risvolti rilevanti in sede giudiziaria. E' significativo innanzitutto che nella relazione non si faccia menzione dell'emergenza legata agli scandali che hanno colpito i territori di Marsciano e Bettona. Crediamo che se veramente è nostra intenzione parlare di sviluppo sostenibile, di Umbria verde, di qualità e di un'economia ad elevato valore aggiunto, si debba avere il coraggio di ridefinire questo comparto secondo un modello che, come ricordavamo in precedenza, non esiti ad abbandonare i tabù e le posizioni di rendita, ma sia invece in grado di immaginare una zootecnia basata su marchi e certificazioni, su una filiera corta e di qualità, che non inquini l'ambiente, integrata con il territorio, capace di qualificare i nostri prodotti tipici e di generare valore aggiunto in Umbria. Dobbiamo avere il coraggio di dare uno stop chiaro agli allevamenti in regime di soccida, notando l'effetto perverso di allevare non per una filiera alimentare, ma per produrre il liquame necessario all'innesco della formazione di biogas. Noi le chiediamo, Presidente, di elaborare un Piano per la zootecnia sostenibile in Umbria in grado di restituire fiducia innanzitutto alle popolazioni di quei territori. Un Piano che sappia individuare le potenzialità vere della nostra regione, che sappia qualificare il settore e quantificare il numero di capi sulla base dei quali programmare un'impiantistica che a nostro avviso non può che essere di livello aziendale. Nei territori di Bettona e Marsciano, prima ancora che l'equilibrio ambientale e le potenzialità di sviluppo economico, a essere compromessa è stata la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. E' necessaria quindi una presa d'atto definitiva che metta fine a interpretazioni di comodo e a tentazioni furbesche di proseguire sui sentieri già battuti che ci hanno condotto all'attuale situazione di emergenza.
Nella indeterminatezza che talora contraddistingue le linee programmatiche di legislatura, colpisce la precisione di dettaglio con cui si affronta la materia riguardante la gestione integrata dei rifiuti, ribadendo in particolare la necessità del ricorso al trattamento termico e la necessità dell'ampliamento delle discariche di Belladanza, Borgo Giglione e Le Crete. Punto fondamentale per noi sarà poter constatare che il Piano viene applicato in tutta la sua interezza. Quindi: raccolta domiciliare "porta a porta" in tutto il territorio regionale, passaggio "da tassa a tariffa" e tariffe personalizzate sulla base dei rifiuti indifferenziati realmente prodotti dalle famiglie (secondo il principio "chi meno inquina meno paga"), netta separazione tra gestori della raccolta e gestori degli impianti di smaltimento ultimo, sperimentazione dei sistemi di preselezione più avanzata (modello Vedelago) almeno negli Ati non dotati di impiantistica (Ati1 e Ati4). Il ciclo deve essere chiuso a livello regionale su una base quantitativa misurata su una raccolta differenziata del 65% e sull'effetto di norme, che non ci sono ancora, riguardanti il contenimento dei rifiuti all'origine. Solo a quel punto - certo non prima - si potrà discutere sull'effettiva necessità e sulla tecnologia più avanzata da adottare per la chiusura del ciclo, tenendo presente che l'incenerimento dei rifiuti contribuisce all'effetto serra in modo consistente e che la sua relazione, Presidente, afferma essere questo uno dei principali nemici da combattere. Tenendo conto anche del fatto che non ci risultano politiche regionali particolarmente sensibili all'introduzione di modelli di selezione meccanica spinta sul modello Vedelago, che forse renderebbero superfluo sia l'ampliamento delle discariche esistenti che la realizzazione di impianti di smaltimento finale che notoriamente necessitano di quantità non trascurabili di rifiuti. Non è inopportuno ricordare infine che nel 2012 cessa del tutto il regime del CIP6, scandalo tutto italiano che mette sullo stesso piano l'energia prodotta da fonti rinnovabili e quella prodotta da rifiuti che in questo modo cesserà di essere economicamente conveniente.
A nostro avviso occorre anche una presa di posizione più precisa riguardo al trasporto ferroviario e ai collegamenti extraregionali. Non ci convince lo slancio infrastrutturale che punta a uno sviluppo della viabilità su gomma come soluzione per l'isolamento dell'Umbria. Noi non siamo contrari ad avviare interventi per favorire il superamento dell'isolamento infrastrutturale dell'Umbria. Il nostro appoggio non mancherà per tutte quelle opere utili e sensate che possano consentire di immaginare una regione moderna e al passo con i tempi. Sosterremo con convinzione il potenziamento della rete ferroviaria, con l'ipotesi di connessione della Fcu ad Arezzo, in modo da collegare la rete regionale a quella nazionale. Ma sarebbe opportuno che il nuovo Piano dei trasporti esaminasse anche la possibilità di collegare direttamente Perugia con l'Alta Velocità, con la variante della Orte-Falconara, senza di che la rete infrastrutturale strategica resterebbe quella stradale e lo stesso aeroporto regionale sarebbe destinato a vedere mortificate le proprie potenzialità. E' invece ormai nota, e qui oggi la ribadiamo, la nostra posizione fermamente contraria alla trasformazione della E45 in autostrada. Non ci stancheremo mai di ripetere che si tratta di un'opera inutile, costosissima e dall'impatto devastante sul territorio e sul paesaggio umbro. Tra l'altro ci domandiamo come possa essere ancora credibile mettere in cantiere un progetto come questo a fronte della pesante situazione finanziaria ed economica che sta vivendo il nostro paese. A meno che non si considerino gli evidenti fini propagandistici. Ciò che serve realmente è la messa in sicurezza di questa importante arteria stradale ed il suo adeguamento agli standard europei. Prima ancora e più realisticamente serve un piano di manutenzione straordinaria che ci eviti la vergogna di una strada non degna di un paese europeo. Per fare questo siamo pronti a non escludere il pedaggiamento del valico di Verghereto, facendo salva ovviamente la viabilità locale e regionale. Priorità assoluta deve essere data alle grandi incompiute: dalla Perugia-Ancona alla E78, alla tre valli. Siamo inoltre convinti che l'Umbria, così come gran parte del Paese, non ha bisogno di grandi opere, ma di una grande stagione di opere pubbliche. Il che significa iniziare a valorizzare le nostre reali potenzialità, senza rincorrere visioni e progetti che altri hanno già sperimentato e che oggi stanno abbandonando.
C'è infine un aspetto su cui ci saremmo attesi maggiore attenzione. In epoca di crisi economica, di sacrifici e di tagli, è necessario il coraggio per rendere effettiva l'affermazione da cui si dipana la relazione di programma, laddove si afferma che non devono più esistere tabù o rendite di posizione. Tutti dobbiamo fare la nostra parte e avere il coraggio di inoltrarci nella selva degli enti sub-regionali per effettuare dei tagli reali. E' opportuno, a nostro avviso, concentrarsi su Asl, Comunità montane ed Ati. Se le province ci sono e il governo nazionale appare in questo campo indeciso a tutto, devono poter vedere assegnati dei ruoli e delle competenze che oggi sono assegnate ad Ati e Comunità montane. Per quanto ci riguarda sono da privilegiare le istituzioni elettive. Ci sembra che debba essere rivista anche la pratica delle consulenze esterne che negli anni hanno appesantito i bilanci della pubblica amministrazione, hanno reso meno trasparente il rapporto tra politica e istituzioni e spesso hanno dissimulato una riproposizione del vecchio precariato pubblico. Affermare che tutte le assunzioni dovranno essere fatte attraverso pubblico concorso potrebbe rappresentare una svolta rispetto a quanto praticato fino ad oggi. Un bel segnale di rinnovamento che la invitiamo a non trascurare. Stessa cosa vale per le nomine dei direttori delle Asl: è giunto forse il momento di abbandonare la pratica delle nomine politiche per individuare altre modalità meno lottizzatorie e più aderenti ai bisogni della nostra regione per individuare chi deve guidare uno dei settori più importanti del nostro sistema sociale. Se è discutibile la trasformazione aziendalistica del nostro sistema sanitario, lo è ancora di più pensare di trasferire in quel sistema le pratiche della vecchia conduzione partitica.
Presidente, per l'importanza politica e la forza innovativa che hanno i temi che Le proponiamo, pensiamo che risulti necessaria la loro introduzione nel programma di legislatura, contribuendo a qualificarlo ulteriormente rispetto all'impronta innovativa che noi già vi riconosciamo. Esistono nella nostra società regionale delle forti aspettative di una visibile discontinuità nell'azione di governo rispetto alla fase che ci lasciamo alle spalle. Lei stessa sottolinea l'avvio di una nuova fase storica per la società e per l'economia dell'Umbria e sale forte dalla società civile della nostra regione una richiesta di coerenza tra le enunciazioni di principio e i fatti. Per questo chiediamo delle risposte chiare riguardo ai temi che l'Italia dei Valori, seconda forza della coalizione di centrosinistra, pone oggi sul tavolo del dibattito. Le assicuriamo sin da ora che sulle questioni che abbiamo evidenziato saremo intransigenti. Riteniamo che puntare sulla green economy e sul superamento di rendite di posizione consolidate rappresenti realmente un'opportunità per la nostra regione e una concreta risposta alla richiesta di azioni innovative capaci di rilanciare lo sviluppo dell'Umbria. Posizioni incoerenti o addirittura contraddizioni interne alla nostra stessa proposta di governo risulterebbero controproducenti per la nostra coalizione e per l'Umbria. Noi - lo diciamo subito - manterremo ferma anche in futuro la nostra posizione in Consiglio regionale sulle questioni che abbiamo posto come contributo al programma di governo della regione.
Detto questo, posso oggi assicurare che l'Italia dei Valori darà il proprio contributo determinato alla piena realizzazione delle linee programmatiche della coalizione, ritenendole pienamente compatibili con il modello di sviluppo sostenibile che ci sta a cuore e con una visione della cosa pubblica improntata al rigore e alla trasparenza. Il nostro apporto alla coalizione di governo ci porterà a ricercare maggiore slancio a favore della riconversione delle colture agricole verso un modello più rispettoso delle vocazioni della nostra regione, nel sostegno all'artigianato e alla piccola e media imprenditoria, nella valorizzazione del turismo di qualità e delle politiche mirate al rilancio della filiera Turismo-ambiente-cultura. Sosterremo con convinzione l'azione della regione finalizzata da un lato a dare continuità agli strumenti per facilitare l'accesso al credito per il sistema delle imprese e dall'altro lato a rafforzare la struttura finanziaria e patrimoniale delle imprese stesse, contrastando la pratica che vede alcune realtà imprenditoriali indebitamente "assistite" e altre non adeguatamente accompagnate nel loro percorso di innovazione e nella loro ricerca di posizionamento creativo nel contesto globale. Allo stesso modo condividiamo l'obiettivo di predisporre servizi orientati al riposizionamento attivo delle aziende colpite dalla crisi. Non mancherà il nostro appoggio al tentativo di costruire un sistema culturale integrato, che garantisca standard qualitativi elevati e riconoscibili e capace di metter in rete soggetti e servizi. Ci impegneremo perché il nostro sistema sanitario riesca, mantenendo un adeguato equilibrio finanziario, a fare decisi passi avanti nella qualità della relazione con i cittadini, ad esempio lavorando per ridurre in maniera significativa le liste d'attesa. Riteniamo fondamentale un'azione decisa nel campo delle politiche per la casa. A questo proposito crediamo che si debba arrivare in tempi brevi all'approvazione della nostra proposta di legge in materia di autocostruzione e autorecupero che contiene norme che possono fornire una risposta adeguata alle esigenze abitative delle fasce deboli. Ci impegneremo per rafforzare i legami e la fiducia con i territori e con i cittadini della nostra regione, maggiore sostegno alle forze sane del nostro tessuto sociale, dalle associazioni di volontariato all'economia sociale, dalla finanza etica, al commercio equo e solidale. Avendo sempre presente la volontà di cambiamento e di rigore etico che sta alla base del nostro impegno politico e della nostra presenza nelle istituzioni.
Idv sarà pertanto un alleato serio e leale, ma non subalterno. Pronto ad arricchire con le proprie idee i programmi di coalizione e ad esercitare la difficile arte del confronto. Su un piano paritetico. Con la responsabilità che ci viene assegnata dall'essere, sulla base dei consensi che i cittadini ci hanno voluto accordare, la seconda forza della coalizione chiamata a governare questa regione.
Sono convinto che sapremo ricercare le sintesi che ci consentiranno di governare le sfide più complesse. Lavoreremo instancabilmente dai banchi di questo Consiglio in cui siamo fieri di sedere, ma anche dai vari territori regionali assieme ai cittadini chi ci hanno dato questa magnifica opportunità di rappresentarli.
Per questo, signora Presidente, nel pieno della propria autonomia progettuale e di elaborazione, con i distinguo che ho appena illustrato e in attesa di avere risposte rispetto alle istanze rappresentate, l'Italia dei Valori le augura un quinquennio di progetti, di cambiamento e di autentica capacità di affermare il buon governo nella nostra Regione.
"Poco esplicita la risoluzione approvata. Su beni comuni, piano energetico, agricoltura, rifiuti e infrastrutture saremo determinati e intransigenti"
"Sulle questioni di fondo che abbiamo posto alla coalizione manterremo la nostra piena autonomia politica. Sul tema dei rifiuti, con le forzature legate alla termovalorizzazione, sull'agricoltura di qualità, sulle fonti rinnovabili e sulle infrastrutture, sulla necessità di imprimere una convinta accelerazione riguardo allo snellimento e ai tagli dell'apparato di enti intermedi, di Asl, Ati e Comunità montane ribadiamo la nostra determinazione a mantenere ferma anche in futuro la nostra posizione. La nostra azione su questi temi sarà determinata e intransigente. Ce lo chiede la società civile della nostra regione e i tanti elettori che hanno investito la loro fiducia su un reale progetto di discontinuità e di cambiamento". Con queste parole il capogruppo dell'Italia dei Valori a Palazzo Cesaroni, Oliviero Dottorini, commenta il via libera dell'assemblea legislativa dell'Umbria alle linee programmatiche presentate ieri dalla presidente Catiuscia Marini. "Abbiamo apprezzato l'apertura con cui la Presidente ha recepito alcune delle proposte che Idv ha avanzato nel corso del dibattito - spiega Dottorini -. Ci sono passi in avanti sull'esclusione degli ogm dalla nostra programmazione agricola, sui temi della zootecnia sostenibile, sulla salvaguardia dei beni comuni come l'acqua la cui gestione a nostro avviso deve essere pubblica. Ci è sembrata importante anche l'apertura riguardo alla possibilità di ridiscutere la scelta miope di trasformazione in autostrada della E45. Noi non rinunceremo a sostenere che per restituire al trasporto ferroviario il ruolo strategico che oggi ha perduto occorre puntare con decisione allo sfondamento a Nord, anche collegando direttamente Perugia e l'aeroporto con l'Alta velocità. Non rinunceremo a batterci per un Piano dei rifiuti razionale, che non ceda agli interessi di parte. Abbiamo chiesto che il nuovo Piano energetico regionale preveda la creazione di uno sportello regionale in grado di orientare gli utenti e di agevolare pratiche e procedure. E' giunto anche il momento di prevedere la riconversione di impianti ormai fuori contesto storico, come nel caso della Centrale di Gualdo Cattaneo. Ci saremmo attesi - continua l'esponente dell'Italia dei Valori - un maggiore slancio e un più determinato coraggio nel rendere esplicite le nostre proposte nella risoluzione predisposta dalla maggioranza. Questo non è avvenuto e dobbiamo constatare che c'è ancora tanta strada da percorrere per oltrepassare la pesantezza di politiche e pratiche ancorate a una vecchia visione del rapporto con la società civile e con le forze vive della nostra regione".
Lettera di Dottorini e Brutti a Marini: "Su beni comuni, piano energetico, agricoltura, rifiuti e infrastrutture saremo intransigenti. Occorrono impegni precisi"
"L'Italia dei Valori sarà un alleato serio e leale, ma non subalterno. Sulle questioni che abbiamo posto oggi, dalla gestione dei rifiuti alle infrastrutture, dalle politiche per un'agricoltura e una zootecnia sostenibile a quelle energetiche, saremo intransigenti e manterremo ferma la nostra posizione in Consiglio regionale. Posizioni incoerenti o addirittura contraddizioni interne alla nostra stessa proposta di governo risulterebbero controproducenti per la nostra coalizione e per l'Umbria. Saremo pronti ad arricchire con le nostre idee i programmi di coalizione e ad esercitare la difficile arte del confronto su un piano paritetico. Con la responsabilità che ci viene assegnata dall'essere, sulla base dei consensi che i cittadini ci hanno voluto accordare, la seconda forza della coalizione chiamata a governare questa regione". Con queste parole il capogruppo regionale dell'Italia dei Valori, Oliviero Dottorini, ha annunciato in aula di aver inviato, assieme al collega Paolo Brutti, una lettera alla presidente Catiuscia Marini per evidenziare la necessità di una visibile e decisa azione di discontinuità. "Su questi temi - ha comunicato Dottorini - l'Idv ha inviato nei giorni scorsi una lettera alla presidente Marini, a firma del sottoscritto e del consigliere Paolo Brutti, con la quale si chiedono risposte chiare e l'inserimento di tali temi nel programma di legislatura. Abbiamo dovuto rilevare che non sempre c'è una consequenzialità tra le affermazioni di principio e le misure previste. Manca un impegno preciso per la difesa dei beni comuni. Chiediamo che il nuovo Piano energetico regionale, oltre a promuovere in maniera decisa le fonti rinnovabili anche attraverso lo sportello regionale, preveda anche la riconversione della centrale di Gualdo Cattaneo. Chiediamo che non ci siano ambiguità nel sostenere l'agricoltura biologica e la filiera corta e di qualità, abbandonando ogni pretesa di aprire agli ogm ed elaborando un piano per la zootecnia sostenibile. Chiediamo che il Piano dei rifiuti venga applicato in tutta la sua interezza e che non sarà possibile parlare di impianti per la chiusura del ciclo o all'ampliamento delle discariche prima di avere attuato le parti del Piano ancora inattuate, dal "porta a porta" alle tariffe personalizzate, dalla sperimentazione del modello Vedelago alla separazione dei gestori degli impianti rispetto a quelli della gestione della raccolta. Ribadiamo la nostra già nota contrarietà alla trasformazione in autostrada della E45. Chiediamo una maggiore attenzione nella razionalizzazione degli enti sub-regionali e di abbandonare la pratica delle nomine politiche dei direttori delle Asl".
Prosegue la campagna referendaria dell'Italia dei Valori. Nella mattinata del 2 giugno, dalle ore 9.30 alle 12.30 il circolo Idv di Città di Castello organizza un punto di raccolta firme in Piazza Gabriotti. Sarà presente il capogruppo regionale Oliviero Dottorini. "Anche a Città di Castello - afferma Dottorini - come in tutto il resto della regione e del Paese, l'Italia dei valori promuove il D-day, il giorno per la democrazia che ha come obiettivo la raccolta, nella giornata del 2 giugno, di 100mila firme a sostegno dei tre referendum per la difesa dell'acqua pubblica, contro il nucleare e per fermare il legittimo impedimento. Lo strumento referendario - prosegue il capogruppo dell'Idv in Consiglio regionale - è la forma più diretta di democrazia, è la voce dei cittadini che entra direttamente nei Palazzi ed ha avuto un'importanza fondamentale nella vita politica italiana. Il 2 giugno 1946 fu proclamata la Repubblica italiana e venne adottata la democrazia come forma di governo grazie allo straordinario risultato di uno storico referendum. Oggi intendiamo celebrare questa festa portando in piazza tre temi attualissimi e di primaria importanza per la democrazia nel nostro paese. I tre referendum promossi da Italia dei Valori rappresentano infatti un'occasione straordinaria per affermare la difesa dei beni comuni, dell'ambiente e dell'uguaglianza di ogni cittadino di fronte alla legge. E' per questo che rivolgo a tutti l'appello a mobilitarsi e a sottoscrivere le nostre proposte". L'appuntamento è per mercoledì 2 giugno presso il banchetto allestito in Piazza Gabriotti.
"Certe notizie rispondono soltanto al desiderio di chi vorrebbe vedere mortificato e svilito il nostro straordinario risultato elettorale"
"Mi spiace deludere le aspettative di chi mi vorrebbe in procinto di lasciare l'Italia dei Valori. Forse è un desiderio che attraversa la mente di chi avrebbe tutto l'interesse a vedere mortificato e svilito lo straordinario risultato ottenuto dall'Italia dei Valori e dal sottoscritto alle recenti elezioni regionali. A costo di dare a qualcuno una cocente delusione, garantisco che il posto mio è nell'Italia dei Valori, luogo ideale per chi intende lavorare per il cambiamento di una regione che ha bisogno di innovazione, apertura e discontinuità". Con queste parole Oliviero Dottorini, consigliere regionale dell'Italia dei Valori, smentisce le indiscrezioni diffamanti uscite oggi su un quotidiano regionale. "Mi sento ben piantato all'interno di Idv, riconosciuto appieno dallo straordinario risultato elettorale e, in quota parte, classe dirigente di un gruppo che lavora per il cambiamento reale del nostro paese e della nostra regione - aggiunge Dottorini -. Le battaglie politiche intendo continuare a condurle nell'alveo del confronto, anche aspro, del dialogo e della progettualità. A viso aperto, come sempre, e forte di 4350 preferenze ottenute. Per questo considero gli strumenti della denigrazione e della menzogna non degni di un confronto democratico e non in grado di indebolire le grandi potenzialità politiche di Idv nel panorama stagnante delle politica regionale".
"Importante sostenere battaglia contro tre normative altamente antidemocratiche. Moduli per le firme disponibili presso la segreteria del gruppo consiliare Idv"
Occorre bloccare quanto prima tre normative altamente antidemocratiche che privano i cittadini della possibilità di disporre pienamente dei beni comuni, dell'ambiente e dell'uguaglianza di fronte alla legge. Per questo abbiamo deciso di mettere a disposizione i nostri uffici a Palazzo Cesaroni in modo che i cittadini che vogliono sostenere queste battaglie possano avere una opportunità in più per sottoscrivere i quesiti referendari". Con queste parole il consigliere regionale dell'Italia dei valori, Oliviero Dottorini, annuncia la possibilità per i cittadini di firmare presso la segreteria del gruppo Idv in Consiglio regionale i moduli per sostenere i tre referendum su acqua, nucleare e legittimo impedimento promossi dal partito di Antonio Di Pietro.
"Si tratta - spiega Dottorini - di una battaglia in difesa della libertà, della democrazia, dell'ambiente e volta a restituire la parola e la dignità agli italiani. Dobbiamo assolutamente difendere l'acqua pubblica per evitare di svendere questo prezioso bene comune e metterlo nelle mani delle multinazionali. Dobbiamo impedire di spendere soldi pubblici per una tecnologia, quella del nucleare, obsoleta, pericolosa e che non rappresenta una prospettiva sostenibile per risolvere il problema energetico del nostro paese. Dobbiamo, infine, fermare la legge sul legittimo impedimento per dare uno stop alla deriva personalistica e autoassolutoria del presidente del Consiglio Berlusconi che sta allontanando il nostro paese dal principio in base al quale tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, senza distinzione di censo o di carica".
"Sono tre battaglie che vanno sostenute con convinzione - conclude l'esponente dell'Italia dei valori - ragione per cui, oltre che presso i banchetti cittadini e alla Provincia di Perugia, i moduli per le firme sono disponibili presso gli uffici del gruppo Idv a Palazzo Cesaroni, così da fornire un punto di riferimento stabile per tutti i cittadini che intendono firmare i tre referendum".
Dottorini il più votato nell'Idv tra le regioni del centro e del Nord Italia: "Daremo voce all'Umbria migliore, alla parte sana di una regione che vuole il cambiamento"
Oltre 600 persone alla festa "per un'Umbria migliore" organizzata per celebrare lo straordinario risultato ottenuto dal consigliere Oliviero Dottorini alle recenti elezioni regionali. Con 4.357 preferenze Dottorini risulta essere uno dei più votati in Umbria e ottiene il record di preferenze tra le liste dell'Italia dei Valori delle regioni del centro e del Nord Italia. La festa si è tenuta a Città di Castello dove l'Idv ha ottenuto il 14.5 per cento dei consensi e in particolare nella frazione di Riosecco dove le percentuali raggiungono il 29 per cento e portano il partito di Di Pietro a essere il più votato, superando Pd e Pdl.
Tra pizza, patatine, primi assortiti, bevande del commercio equo e musica improvvisata, sono sopraggiunti sostenitori e volontari da tutta l'Umbria: da Città di Castello, ma anche da Perugia, Gubbio, Foligno, Umbertide, Assisi, San Giustino, Castiglione del Lago, Passignano, Gualdo Cattaneo, Cannara, Valfabbrica, Corciano, Spoleto, Todi, Bastia, Montone.
"Questa è l'Umbria migliore, la parte sana di una regione che vuole ancora sperare e che non si rassegna alla disillusione e al qualunquismo - ha spiegato Dottorini nel corso del saluto agli intervenuti -. Noi abbiamo ricevuto un mandato preciso da questo straordinario risultato elettorale che ci premia a Città di Castello, in Altotevere e in tutta la provincia: quello del cambiamento e della discontinuità per una regione che ha un grande bisogno di coraggio, libertà e innovazione. Il nostro è il voto libero di chi chiede al centrosinistra un cambiamento reale. Avremo molta strada da fare per non tradire questo carico di fiducia e ottimismo che rompe il profilo di un panorama desolante. Noi non tradiremo il nostro patto con gli elettori".
Quanto agli assetti del prossimo governo regionale, Dottorini ha affermato: "Adesso e' il momento di festeggiare, ogni considerazione o chiacchiera e' fuori luogo. L'Italia dei Valori sapra' far valere tutta l'autorevolezza che gli e' data dall'essere il secondo partito della coalizione e dagli straordinari risultati ottenuti sul campo".
Giovedì grande festa a Città di Castello, nella frazione di Riosecco dove l'Idv è diventato il primo partito, superando Pd e Pdl. Non tradiremo i nostri elettori"
"Ha vinto l'Umbria migliore, la parte sana di una regione che vuole ancora sperare e che non si rassegna alla disillusione e al qualunquismo. E' un risultato straordinario che ci affida un mandato preciso: quello del cambiamento e della discontinuità per una regione che ha un grande bisogno di coraggio, libertà e innovazione". Con queste parole il consigliere regionale Oliviero Dottorini commenta lo straordinario risultato personale ottenuto (4.357 preferenze) nella lista dell'Italia dei Valori che in Umbria si afferma come seconda forza della coalizione di governo.
"E' per noi un grande risultato, che spicca anche a livello nazionale per consistenza e qualità - spiega -. Alla straordinaria risposta di Città di Castello e dell'Altotevere, si aggiunge quella di Perugia con oltre mille preferenze. E poi Nocera Umbra, Gubbio, Castiglione del Lago, Foligno, Cannara, Assisi, Gualdo Cattaneo, Valfabbrica, Spoleto. Un dato che va interpretato come un chiaro messaggio di cambiamento per l'Umbria e per la coalizione che governerà l'Umbria per i prossimi cinque anni. Per quanto ci riguarda non tradiremo il chiaro mandato che ci giunge da tantissimi cittadini, tantissimi gruppi e comitati civici, tantissimi imprenditori, agricoltori, artigiani che ci chiedono di continuare con coerenza e determinazione a lavorare per un'Umbria libera, concreta e di parola. Il primo atto per noi sarà quello di presentare una proposta di legge elettorale che cancelli il furto di democrazia rappresentato dal listino dei nominati dai partiti, che riporti le firme per la presentazione delle liste a un numero ragionevole e che elimini i trucchi per cui chi ha meno voti ottiene più consiglieri. E poi fonti rinnovabili, infrastrutture utili, agricoltura di qualità e filiera corta, artigianato, attenzione all'imprenditoria sana e non a chi è abile solo a intercettare risorse pubbliche, dialogo con i cittadini e le realtà civiche.
Ma adesso è il momento di festeggiare. Giovedì, a partire dalle ore 20, ci ritroveremo da tutta l'Umbria a Città di Castello, presso la pizzeria "Il Fiore" di Riosecco, la frazione dove l'Italia dei Valori è diventata il primo partito superando Pd e Pdl. Spero saremo in tanti: ci sarà pizza, bevande del commercio equo, musica e tanta voglia di cambiamento".
"Certe vicende evidenziano ancora di più la decadenza della scuola operaia Bufalini, per anni punto di riferimento dei nostri artigiani del legno e della meccanica"
"Strano che imprenditori che hanno già dato pessima prova di sé cedendo aziende a personaggi tutt'altro che rassicuranti e lasciando gli operai senza lavoro, continuino a beneficiare di contributi pubblici. Come se non fossero già abbastanza le risorse elargite al gruppo Ponti, con risultati tutti da dimostrare e con un tessuto imprenditoriale in grave difficoltà e spesso senza supporti. Qualcuno dovrà spiegare come mai i finanziamenti vanno sempre ai soliti privati mentre non si trovano mai le risorse per strutture pubbliche come la scuola operaia Bufalini". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale e presidente della commissione Bilancio e Affari istituzionali di Palazzo Cesaroni, commenta la notizia dell'assegnazione di finanziamenti del Fondo sociale europeo (Fse) alla Ponti Engineering, per la realizzazione di 30 corsi di formazione rivolti a 360 studenti. "Come se nulla fosse avvenuto e come se non esistesse un istituto formativo che è stato il riferimento dei nostri artigiani per decenni, il gruppo Ponti - spiega l'esponente dell'Italia dei Valori - si dimostra ancora una volta molto abile nell'intercettare risorse pubbliche. Ma qualcuno dovrà pure degnarsi di rendere conto delle ricadute che i cospicui investimenti pubblici sul gruppo Ponti hanno avuto sul tessuto economico e occupazionale del nostro territorio. E' ancora fresca la vicenda della crisi della Ponti Editoriale, con tanto di minacce di denuncie ai dipendenti, e già dobbiamo registrare l'ennesima notizia di fondi pubblici elargiti ad un gruppo che appare sempre più come un pozzo senza fondo. E' bene ricordare i milioni di euro pubblici (finanziamenti e leasing) di cui il gruppo Ponti negli anni ha goduto. Ora assistiamo sbigottiti a una nuova pioggia di denari dalle casse pubbliche per corsi di formazione che spesso non garantiscono ai partecipanti un effettivo accesso al mondo del lavoro e che mettono ancora di più in evidenza la decadenza in cui è stato costretto un ente formativo come la scuola Bufalini, che per anni è stato il punto di riferimento dei nostri artigiani nel settore della meccanica, del legno e dell'edilizia, rappresentando un autentico supporto per le piccole aziende. Il fatto che si decida di non sostenere la specializzazione nei settori tipici del nostro tessuto imprenditoriale, significa abbandonare le aziende artigiane del territorio che in questo modo non trovano il supporto di una manodopera specializzata. Forse sarebbe opportuno che qualcuno fornisse qualche spiegazione, anche perché a rimetterci a questo punto non sono solo i lavoratori e le aziende, ma i contribuenti che vorrebbero sapere come vengono impiegati i loro denari".
"Se l'intenzione era quella di intimidirci, hanno sbagliato indirizzo. Non sarà certo l'atto vile di chi non ha la faccia e le parole per affrontare un pubblico confronto che ci farà retrocedere dalla nostra battaglia a favore di una politica pulita, trasparente e concreta". Il consigliere regionale Oliviero Dottorini (Idv), presidente della commissione Bilancio e Affari istituzionali di Palazzo Cesaroni, commenta così l'atto vandalico attraverso il quale nella nottata ignoti hanno ricoperto la sua autovettura di scritte ingiuriose apposte con una vernice spray. "Il fatto che chi ha compiuto questo gesto vile abbia utilizzato gli slogan della nostra campagna elettorale - aggiunge l'esponente dell'Italia dei Valori - fa pensare ad un atto non di semplice vandalismo, ma con risvolti pseudo-politici. Il tutto è necessariamente avvenuto dopo le una e trenta della notte, ora in cui ho posteggiato nei pressi di Porta San Florido, di ritorno da uno dei tanti incontri della campagna elettorale. Oltre che conoscere la mia auto, l'autore o gli autori hanno atteso il mio ritorno per entrare in azione. Da parte mia considero incredibile dover registrare un simile imbarbarimento del confronto e garantisco ai cittadini che nulla cambierà nel mio impegno politico e nella linearità del nostro progetto per un'Umbria migliore: libera, concreta e di parola".
"Dobbiamo ricordare ai cittadini che si può ancora tracciare il profilo di un'Umbria migliore: libera, rispettosa dei diritti di tutti e capace di scommettere sul futuro"
E' un vero e proprio "kit di sopravvivenza democratica" quello che Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei valori in Consiglio regionale, distribuirà nelle piazze dell'Umbria per la campagna elettorale delle Regionali 2010. Il kit contiene alcuni oggetti che simboleggiano i valori e i principi sui quali punta il programma politico dell'esponente dell'Italia dei Valori. C'è una copia della costituzione, "perché c'è chi vuole stravolgere le regole della convivenza democratica solo per tutelare i propri interessi"; una matita, "perché non si esaurisca mai la capacità di pensare e di esprimere le proprie opinioni e non rinunciare mai al diritto di parola"; sementi, "perché ognuno coltivi la capacità di scommettere sul futuro, senza mai perdere l'ottimismo e la fiducia nella possibilità del cambiamento"; caramelle equosolidali, "perché nel difendere i propri diritti non ci si dimentichi mai quelli degli altri, continuando a lavorare per un mondo più giusto e sostenibile".
"Il kit di sopravvivenza democratica - spiega Dottorini - è stato pensato per ricordare ai cittadini umbri che è ancora possibile avere fiducia nella giustizia e nel cambiamento. Rappresenta con alcuni simboli semplici il senso del nostro impegno. In un panorama desolante, dominato da disillusione e sfiducia nei confronti dei rappresentanti che operano nelle istituzioni, il kit vuole essere uno strumento per mettere in evidenza che è possibile disegnare il profilo di un'Umbria migliore, difendendosi da clientele e da chi vende solo promesse. In altre parole - conclude l'esponente dell'Italia dei Valori - è ancora possibile credere in un'Umbria libera, rispettosa dei diritti di tutti e capace di scommettere sul futuro".
Tutti i cittadini potranno richiedere il kit di sopravvivenza democratica, scrivendo a info@dottorini.com.
"Preoccupante silenzio di forze politiche e istituzioni. Subito Consiglio comunale straordinario sulle crisi occupazionali in Altotevere".
"Quanto sta avvenendo alla Ponti editoriale è della massima gravità e richiede un intervento deciso di tutte le istituzioni, a iniziare da quelle che in questi anni hanno sostenuto anche economicamente un gruppo che si è rivelato molto abile nell'intercettare risorse pubbliche, ma non altrettanto nel garantire continuità occupazionale e ricadute sul territorio. Le minacce di denuncie ai dipendenti sono a nostro avviso inaccettabili e da condannare senza esitazioni. Hanno sicuramente il sapore di una beffa e di un affronto, considerato che quei lavoratori hanno continuato a lavorare nei mesi di gennaio e febbraio senza percepire stipendio e in attesa della tredicesima di dicembre". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale e presidente della commissione Bilancio e Affari istituzionali di Palazzo Cesaroni, chiede che il sindaco di Città di Castello "convochi urgentemente un Consiglio comunale straordinario sulla grave situazione occupazionale dell'Altotevere", anche alla luce della decisione dell'amministratore unico della Ponti editoriale Gian Gaetano Caso di licenziare per "giusta causa" i dipendenti dell'azienda accusandoli di "non curanza e disaffezione al lavoro".
"E' assolutamente inaccettabile - aggiunge il presidente Dottorini - pensare che cittadini onesti e laboriosi, come quelli della Ponti editoriale, possano essere denunciati per avere goduto di un sacrosanto diritto riconosciuto dalla Costituzione, quello dello sciopero. Si tratta di un fatto gravissimo che dovrebbe provocare l'indignazione e la reazione di forze politiche e istituzioni e che dovrebbe portare all'immediata convocazione di un Consiglio comunale straordinario per affrontare la situazione di grave crisi occupazionale che sta colpendo l'Altotevere nell'indifferenza delle istituzioni cittadine".
"A fronte dei milioni di euro pubblici (finanziamenti e leasing) di cui il gruppo Ponti negli anni ha goduto - spiega Dottorini - ci ritroviamo ancora senza un piano industriale e con un'azienda ceduta ad imprenditori che mettono in atto simili comportamenti. E' bene ricordare che il rischio complessivo assunto dalla finanziaria regionale Gepafin nei confronti delle aziende del gruppo Ponti era originariamente pari a 2 milioni e 214mila euro e oggi ammonta a 1 milione e 540mila euro distribuiti in diverse operazioni di finanziamento e di leasing. Questi interventi hanno contribuito ad attivare oltre 6 milioni e 650mila euro. In particolare al momento dell'acquisizione di Ipf-Web da parte di Ponti, Gepafin ha partecipato direttamente al capitale sociale con 500mila euro, uscendone nei primi mesi del 2009. Come è stato possibile giungere a questa situazione? Forse sarebbe opportuno che qualcuno fornisse qualche spiegazione, anche perché a rimetterci a questo punto non sono solo i lavoratori, ma i contribuenti che vorrebbero sapere come vengono impiegati i loro denari. L'Umbria e l'Altotevere non possono più consentire il silenzio attorno a certe modalità imprenditoriali, soprattutto quando a rimetterci sono le famiglie e quegli imprenditori abituati a far conto sulle proprie capacità e non sugli interventi pubblici".
"La giornata senza immigrati è stata un'occasione per far riflettere tutti sul fatto che le leggi e le politiche messe in atto dal governo Berlusconi sono servite solamente a creare inaccettabili discriminazioni e a trattare gli immigrati come esseri senza diritti e senza tutele, da sfruttare attraverso il lavoro nero. Lo sciopero degli immigrati di oggi ci dimostra che se si fermano loro, si blocca tutto il paese e che sono necessarie politiche giuste per favorire in ogni modo integrazione e diritti. Una giornata senza immigrati non è per l' Italia soltanto una perdita economica, ma anche e soprattutto una perdita culturale e di progresso." Con queste parole il capogruppo dell'Italia dei valori in Consiglio regionale Oliviero Dottorini ha commentato "24 ore senza di noi" che si è svolta oggi dalle ore 14,30 a Perugia, alla quale l'esponente dell'Italia dei valori ha partecipato aderendo in maniera convinta.
"Per questi motivi - conclude Dottorini - è stato importante essere al fianco delle persone che oggi hanno manifestato, così come è importante ribadire la nostra contrarietà al reato di clandestinità, previsto solo in Italia fra i vari paesi del mondo, perché condanna le persone non per quello che fanno, ma per quello che sono".
"Listini bloccati, innalzamento del numero delle firme, tempi strettissimi sono le caratteristiche di una legge che svilisce partecipazione civica e democrazia"
"Quelli che abbiamo sotto gli occhi sono i primi frutti di una legge elettorale che svilisce la partecipazione civica alla vita politica della nostra regione. Un vero e proprio furto di democrazia che rischia di allontanare ancora di più i cittadini dalla politica e che impedirà a una fetta di società umbra di essere rappresentata". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale, commenta la notizia della non partecipazione alle prossime elezioni del 28 e 29 marzo di alcune forze politiche e movimenti civici regionali che non sono riuscite a raccogliere le firme necessarie (2mila in provincia di Perugia, 1.200 in provincia di Terni)
"La legge elettorale prevede che ci siano almeno sei mesi per poter raccogliere le firme a sostegno delle liste - dice Dottorini -, ma in realtà forze politiche non rappresentate in Consiglio e movimenti civici hanno avuto poco più di un mese per poter adempiere a tutte le procedure burocratiche necessarie alla partecipazione elettorale. Al di là di visioni politiche o strategiche differenti, ho sempre ritenuto che i movimenti civici siano il sale della vita politica ed è ingiusto che non possano godere degli stessi diritti di partecipazione delle forze che attualmente siedono a Palazzo Cesaroni. Il fatto che sia stato aumentato in maniera assolutamente abnorme il numero di firme necessario alla presentazione delle liste, e che per giunta questo valga solo per chi non è rappresentato in Consiglio regionale o in Parlamento, è molto grave ed è sintomo di una democrazia malata, di un sistema di partiti che preferisce chiudersi nel fortino dei propri privilegi piuttosto che affrontare i motivi reali di una divaricazione profonda tra società civile e politica. Il tutto mentre sale nel nostro paese e in Umbria un movimento profondo di contestazione che richiederebbe capacità di ascolto e senso di responsabilità, non prove di forza. La politica trova sempre più difficoltà a rendersi credibile agli occhi dell'opinione pubblica e ad interpretarne i bisogni e le richieste. Certe scelte, altamente autolesioniste, non fanno che confermare una diffusa disillusione sulla effettiva capacità della politica di affrontare i temi importanti che investono la vita di tutti e che spesso sfocia nel populismo e nel qualunquismo".
"Come se non bastasse il listino di nominati dai partiti in una lista bloccata - conclude il presidente della commissione Bilancio e Affari istituzionali - ci troviamo a dover fare i conti anche con l'esclusione preventiva di chi intende rappresentare una voce dissonante nella società umbra. Non c'è da stupirsene: è esattamente ciò che abbiamo denunciato al momento dell'approvazione di una legge-truffa, frutto dell'accordo trasversale tra Pd, Pdl, Rifondazione comunista, Pdci e Sinistra e libertà. Adesso c'è solo da sperare che possano venire accolti gli esposti presentati dalle diverse forze politiche e lavorare per passare al più presto a una revisione radicale della legge, a iniziare dall'abolizione del listino e dal ripristino delle precedenti modalità di raccolta firme".
Parte nel migliore dei modi la campagna elettorale dell'Italia dei Valori dell'Altotevere. Una sala gremita ha salutato ieri sera la presentazione della candidatura del consigliere regionale Oliviero Dottorini. A introdurre i lavori erano presenti il vice presedente della provincia di Perugia Aviano Rossi e i coordinatori Idv Patrizio Dragani (provincia di Perugia) e Giovanni Tasegian (Città di Castello) che ha sottolineato come la candidatura di Dottorini sia condivisa da tutto il partito tifernate e altotiberino.
"Noi ci presentiamo non contro qualcuno, ma per far vincere un'Umbria migliore", ha spiegato Dottorini che ha ripercorso il lavoro concreto e determinato che ha portato il suo gruppo in Consiglio regionale all'approvazione di quattro leggi tutte finanziate ed operative: "Nella legislatura appena trascorsa - ha aggiunto il presidente della commissione Bilancio e Affari istituzionali - siamo stati in assoluto il gruppo che è stato in grado di fare approvare più leggi. E' una medaglia che appuntiamo al petto. Per noi avere cultura di governo non significa tappare le buche alla vigilia delle elezioni, essere riformisti non significa promettere posti di lavoro per avere in cambio consensi elettorali. Riformista è chi fa le riforme, è chi pensa al bene della collettività e non a come ritagliarsi un futuro personale". Dottorini ha anche ricordato le tante battaglie a fianco dei cittadini e il valore della legge da lui promossa che istituisce il marchio di tutela del mobile in stile: "In pochi ci credevano, ora è una realtà. Tra poche settimane avremo un disciplinare e nessuno potrà vendere più i mobili cinesi spacciandoli per altotiberini. Ma il marchio significherà anche risorse economiche concrete e possibilità di promuovere l'intero territorio".
In molti degli interventi è stata sottolineata la coerenza e il coraggio che hanno contraddistinto l'impegno di Dottorini in Regione: "Non ho mai tradito le ragioni dell'Altotevere. Quando è stato necessario ho votato contro la mia stessa coalizione pur di mantenere fede agli impegni assunti con il territorio e con chi ha creduto nel nostro percorso di cambiamento. Io non ho mai svenduto le ragioni dell'Altotevere a Perugia. Non mi pare che altri possano dire altrettanto". "Noi pensiamo che nessuno possa blindare la cabina di regia, nessuno ha l'esclusiva della cultura di governo. Allo stesso tempo riteniamo che la volontà di cambiamento sia trasversale alle forze politiche. Anche il Pd non è un monolite: prevalgono ancora i vecchi apparati, ma al suo interno esistono forze libere e capaci di innovazione. Quelli sono i nostri interlocutori". "Per noi - ha concluso Dottorini - parlano le nostre facce, sempre presentabili, e le nostre storie, sempre limpide e trasparenti".
Durante l'incontro è stato possibile stabilire un collegamento con il portavoce nazionale dell'Italia dei Valori Leoluca Orlando, bloccato a Roma per la votazione contro il decreto Protezione civile Spa: "A Oliviero - ha detto Orlando - tutta la mia gratitudine e l'ammirazione dell'Idv che è convinta che la sensibilità ecologista e civica potrà contribuire a rendere diversa e migliore l'Italia, l'Umbria, la politica. A Oliviero auguri e certezza che saprà, una volta eletto, rappresentare al meglio l'Idv, partito finalmente della legalità dei diritti, partito del diritto a identità e ambiente, partito di una cultura di identità che rifiuta logiche di appartenenza".
Il capogruppo dell'Idv in Consiglio regionale si autodenuncia: "Scelta di Fintab miglior modo per trasformare una manifestazione pacifica in uno scontro frontale"
"Vorrei risparmiare alla dirigenza della Fintab la visione dei filmati. Io alla manifestazione contro la cementificazione della Ex Fat c'ero. Denunciate me". Con queste parole Oliviero Dottorini, presidente della commissione Bilancio di Palazzo Cesaroni e consigliere regionale dell'Italia dei Valori, si autodenuncia per la manifestazione "assolutamente pacifica e rispettosa delle regole di convivenza democratica" che si è svolta domenica mattina dinnanzi ai capannoni della Ex Fat. "Considero grave la scelta della proprietà di presentare un esposto-denuncia contro chi è salito sul tetto della struttura e contro i manifestanti - aggiunge Dottorini - . Bene, su quel tetto almeno idealmente c'ero anch'io. Le Forze dell'ordine hanno il primo nome da segnare nella lista".
"Questo - spiega l'esponente dell'Italia dei Valori - è il modo migliore per trasformare una manifestazione pacifica, nonviolenta e di amore verso la città, in un'occasione di scontro che porterà inevitabili conseguenze nei rapporti tra i cittadini e i promotori di quel progetto che, lo ricordiamo, sono la Fintab Spa e il comune di Città di Castello. Una scelta che, se non verrà rivista al più presto, infliggerà una ferita irreversibile al nostro centro storico, un colpo al cuore che si aggiunge alla decisione di lasciare al degrado l'ex Ospedale e a una trascuratezza della città ormai inaccettabile. Per questo scelte come quelle della Fintab Spa avranno come unico effetto quello di imbarbarire il confronto e sicuramente non hanno nulla a che vedere con la tradizione di civiltà, di dialogo, di apertura che ha sempre contraddistinto Città di Castello. Adesso ci aspettiamo che il sindaco di Città di Castello batta un colpo, dica cosa ne pensa e scenda a difesa dei tanti cittadini che subiscono oggi una scelta che non condividono. C'è una decisione coraggiosa da prendere: ritirare quel progetto e chiamare la città a farsi carico degli errori che l'amministrazione ha compiuto. Quello che si sta verificando è anche il frutto di anni di decisioni assunte senza ascoltare, di scelte attuate senza confronto e senza avere una visione del futuro della città. Crediamo che certi atteggiamenti non siano più tollerabili e, per quanto ci riguarda, intendiamo ribadire la nostra ferma contrarietà al progetto per considerare invece l'ipotesi di spostare l'intervento di riqualificazione sulla struttura del vecchio ospedale che, per il pregio architettonico e per le destinazioni possibili (servizi sanitari ed uffici pubblici, spazi commerciali, residenzialità di pregio) sarebbe da privilegiare per rivitalizzare davvero una zona così nevralgica del centro storico".
"Per ora però - conclude Dottorini - c'è una risposta da dare a chi vuole dividere il comitato, magari buttandola in carte bollate e denuncie che pure non ci intimidiranno. La mia è quella di autodenunciarmi per la manifestazione di domenica. Altri forse dovrebbero vergognarsi di aver dato il via libera a un progetto e a un clima come quello che si sta affermando".
"Impronta positiva in grado di segnare la portata innovatrice della nostra regione. Incomprensibile la scelta del Pdl di accettare centrali nucleari in Umbria"
"E' senz'altro un risultato importante che ci ripaga di un impegno determinato e coerente. Attraverso i nostri ordini del giorno approvati assieme alla manovra di Bilancio, l'Umbria, come già la Puglia e la Campania, si impegna a rendere indisponibile il proprio territorio all'istallazione di impianti nucleari e ad attivarsi affinché le società di gestione dell'acqua abbiano la maggioranza assoluta dell'azionariato a partecipazione pubblica. Una scelta in grado di segnare la portata innovatrice e riformista della nostra regione". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei valori in Consiglio regionale e presidente della commissione Bilancio di Palazzo Cesaroni, commenta l'approvazione della manovra di Bilancio (Bilancio, Finanziaria, Collegato) da parte della prima commissione consiliare.
"Con gli ordini del giorno approvati - spiega Dottorini - viene affermato che il territorio della Regione Umbria è precluso all'installazione di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di fabbricazione del combustibile nucleare, di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonché di depositi di materiali e rifiuti radioattivi. Inoltre si impegna la giunta ad attivarsi affinché le società di gestione dell'acqua abbiano la maggioranza assoluta dell'azionariato a partecipazione pubblica. Sono due scelte importanti che vanno sulla scia di quanto già deliberato da altre regioni come la Puglia e la Campania. Insistere sul nucleare, abbandonando l'opzione delle fonti rinnovabili, è perdente e non comprendiamo come ancora gli esponenti del centrodestra possano continuare a chiedere il nucleare nella nostra regione. Pur di mantenere fede all'impegno berlusconiano, accettano anche la possibilità dell'installazione di un impianto in Umbria, senza considerare i nodi irrisolti della questione nucleare, come la sicurezza dei siti di stoccaggio delle scorie radioattive, la dipendenza energetica e i costi che ricadranno inevitabilmente sulle nostre bollette".
"Ci sembra altrettanto significativo - aggiunge l'esponente dell'Italia dei Valori - che, mentre il governo nazionale mette definitivamente l'acqua nelle mani del mercato, anche dall'Umbria giunga un segnale in controtendenza che riconosce il servizio idrico come privo di rilevanza economica e quindi da gestire come un diritto umano universale. in questi anni il settore dei servizi pubblici è stato uno dei più colpiti dal furore ideologico del liberismo spinto e senza regole. Per questo considero positivo che la rivolta degli enti locali contro le scelte del governo nazionale continui ad allargarsi e che anche l'Umbria faccia la sua parte".
Parte l'interrogazione alla giunta: "Imprenditoria abile nell'intercettare risorse pubbliche, ma non a tutelare l'occupazione. Oggi chi ne risponde?"
"Lasciamo all'interrogazione che verrà presentata nelle prossime ore la nostra risposta alle esternazioni gratuite e un po' troppo nervose dell'amministratore unico della Ponti. Per parte nostra lo invitiamo alla calma: se non ha niente di cui preoccuparsi, come è auspicabile, la giunta regionale rispondendo alla nostra interrogazione saprà rendere giustizia alle sue qualità imprenditoriali. Per parte nostra, non rinunceremo alla nostra battaglia in difesa della trasparenza e per conoscere le reali intenzioni di chi ha oggi in mano la Ponti editoriale. Lo faremo attraverso gli strumenti che il nostro ruolo ci consente e non ci rassegneremo al silenzio che in molti avrebbero preferito regnasse su questa vicenda". Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei valori in Consiglio regionale e presidente della commissione Bilancio e Affari istituzionali di Palazzo Cesaroni, risponde con queste parole alle esternazioni del consigliere comunale e amministratore unico della Ponti Group Holding, Mirella Bianconi Ponti che nei giorni scorsi aveva affermato: "Tutto quello che il Gruppo Ponti ha realizzato in trent'anni di attività imprenditoriale è stato fatto con il proprio lavoro e con le proprie risorse finanziarie senza ricorso a soldi pubblici".
"Le prime notizie che ci giungono dagli uffici regionali e da Gepafin - spiega Dottorini - ci parlano invece di interventi puntuali, importanti e ripetuti della Regione sul gruppo Ponti. Il rischio complessivo assunto originariamente da Gepafin nei confronti delle aziende del gruppo era originariamente pari a 2 milioni e 214mila euro e oggi ammonta a 1 milione e 540mila euro distribuiti in diverse operazioni di finanziamento e di leasing. Questi interventi hanno contribuito ad attivare oltre 6 milioni e 650mila euro. In particolare al momento dell'acquisizione di Ipf-Web da parte di Ponti, Gepafin ha partecipato direttamente al capitale sociale con 500mila euro, uscendone nei primi mesi del 2009. Inoltre risulta un finanziamento di Gepafin alla società Cmc all'epoca riconducibile a Ponti per aumentare il capitale sociale sulla Ponti editoriale (altra società del gruppo Ponti). In totale le operazioni della finanziaria regionale sul gruppo Ponti sono state 10, di cui 8 finanziamenti o leasing e 2 operazioni di finanziamento diretto. La maggior parte degli interventi ha riguardato la Ponti editoriale che a livello regionale è stata una delle realtà più assistite dalla finanziaria regionale Gepafin. Tutti denari pubblici di cui quel gruppo, e in particolare Ponti editoriale, ha goduto e che oggi qualcuno dovrebbe spiegarci come sono stati utilizzati e con quali criteri, dal momento che i risultati sono quelli che ci troviamo sotto gli occhi: una società sull'orlo del fallimento, lavoratori senza prospettive concrete di futuro e aziende fornitrici che attendono di essere liquidate e che potrebbero a cascata essere messe in forte difficoltà dallo stato di profonda crisi in cui versa la società. Per quanto ci riguarda - assicura il presidente della commissione Bilancio di Palazzo Cesaroni - continueremo a vigilare sul flusso di risorse che transitano da Perugia all'Altotevere e sulle reali ricadute di quelle risorse sul tessuto economico-produttivo e occupazionale locale. Pensiamo che i cittadini abbiano il diritto di conoscere i caratteri di certa imprenditoria, l'importante sostegno che ha avuto attraverso le risorse pubbliche e le ricadute sul tessuto sociale e produttivo. Ci piacerà avere anche qualche riscontro riguardo alle politiche per la formazione, realizzata anche grazie a fondi pubblici, valutandone gli effetti sul territorio. Con la nostra interrogazione chiamiamo la giunta regionale a dirci qual è l'assetto della nuova compagine sociale, se è a conoscenza delle credenziali offerte dal nuovo socio Caso e i motivi della procedura fallimentare. In particolare chiederemo che vi siano delle garanzie precise per i lavoratori che al momento paiono inesistenti, nonostante le rassicurazioni giunte in queste ore. Ci fa piacere pertanto che vengano richiamati al lavoro i dipendenti e contiamo su una rapida erogazione della tredicesima, evitando promesse di cartone. L'Umbria e l'Altotevere non possono più consentire il silenzio attorno a certe modalità imprenditoriali, soprattutto quando a rimetterci sono le famiglie e quegli imprenditori abituati a far conto sulle proprie capacità e non sugli interventi pubblici".
Luca Telese e Oliviero Dottorini animano il dibattito di presentazione del libro in un'affollata assemblea
"I comunisti, quando perdono l'idea della rivoluzione, perdono il senso dell'avventura. E i comunisti, quando perdono il senso dell'avventura, diventano gente noiosa e anche pericolosa". Inizia con una citazione del compagno Marchetto la presentazione del libro "Qualcuno era Comunista" di Luca Telese che si è svolta ieri pomeriggio presso la sala della Partecipazione di Palazzo Cesaroni.
Assieme all'autore era presente il capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale Oliviero Dottorini che ha introdotto spiegando come sia "importante che mentre in Italia si celebra l'anniversario della morte di Craxi, con tanto di processione bipartisan ad Hammammet, ci sia l'opportunità di ricordare una figura come Enrico Bwerlinguer, scomparso venticinque anni fa, ma significativamente rimosso dal patrimonio ideale dell'intero centrosinistra. Oggi che quella storia, nei suoi valori più autentici, non è più di nessuno, può diventare patrimonio di tutti, di chi sa raccogliere la sfida di un sogno e di un patrimonio ideale".
Luca Telese in due ore intense e appassionate ha ripercorso la storia di due anni cruciali per la storia del nostro paese e del mondo: quelli che tra l'89 e il '91 hanno portato il Pci alla svolta che segnerà la fine del più grande partito comunista dell'Occidente. "Quella storia - ha spiegato Telese in modo puntualissimo e talvolta ironico - ci ha lasciato in eredità una sinistra senza più identità, incapace di vincere, un partito che ha cambiato nome quattro volte senza mai cambiare le facce e la classe dirigente". " Coloro che ne hanno rivendicato l'eredità - aggiunge - hanno semplicemente rimosso le questioni politiche che la fine di quella storia poneva, contribuendo a sotterrare ciò che invece si sarebbe potuto salvare. La capacità di portare a sintesi storie di popolo, intellettuali, e un pezzo di borghesia, è venuta meno, mentre si alimentava una contrapposizione di fondo tra ceti che nel Pci contribuivano allo stesso progetto".
La presentazione del libro è avvenuta intercalando le testimonianze e le storie dei più grandi leader che si sono susseguiti nel Pci con quelle di decine di militanti che ne hanno seguito le sorti fino in fondo. Le due ore trascorse con Telese in un'affollata assemblea hanno aperto un dibattito molto partecipato sui temi di attualità politica, sui problemi e le contraddizioni della società odierna, su avvenimenti storici e questioni sociali di grandissima attualità.
“Evitati vuoti normativi che avrebbero aperto la strada a sicuri fenomeni di proliferazione incontrollata. Grave concedere la deroga per le grandi strutture nei piccoli comuni”
“Abbiamo eliminato qualche forzatura che potenzialmente avrebbe potuto innescare fenomeni di deregulation e di anarchia normativa. Ma rimangono alcune criticità che sono state bene illustrate nel corso dell'audizione e che incomprensibilmente la giunta ha voluto ignorare”. Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale, motiva la sua astensione sull'atto di recepimento della Direttiva servizi della Commissione europea oggi approvato dalla prima commissione consiliare. “Siamo riusciti a evitare il peggio – aggiunge Dottorini - ed è importante che non rimangano vuoti normativi che avrebbero aperto la strada a sicuri fenomeni di proliferazione incontrollata. Purtroppo non è stato accolto un nostro emendamento che avrebbe evitato una diffusione eccessiva di grandi centri commerciali su tutto il territorio regionale, in particolare lungo le principali arterie di comunicazione. Adesso anche i piccoli comuni quindi potranno ospitare grandi superfici di vendita, mettendo a repentaglio l'integrità del nostro paesaggio e del nostro sistema viario e infrastrutturale. E' vero che siamo riusciti a introdurre degli importanti correttivi relativi alla prevenzione del consumo di territorio e all'alterazione del contesto ambientale, ma rimane aperto il varco di una possibile proliferazione di strutture commerciali di cui l'Umbria non ha certo bisogno. Rimane positivo, tuttavia, che sia stata accolta la nostra proposta di sospendere le procedure di autorizzazione fino a che non saranno stati definiti gli atti di programmazione con i relativi criteri qualitativi”. “L'Umbria già oggi – spiega il presidente della commissione Bilancio e Affari istituzionali di Palazzo Cesaroni - presenta un rapporto tra superfici di vendita e abitanti nettamente superiore alla media nazionale. Nessuno avverte il bisogno di incentivare ulteriori ferite al territorio, creando i presupposti per nuove mostruosità infrastrutturali, nodi viari congestionali e ulteriore consumo del territorio che snaturano i tratti caratteristici della nostra regione”.
Questa è l'arroganza di chi preferisce l'inciucio alla necessità di regole uguali per tutti. Rossi ci risparmi almeno le prediche e non si lamenti se qualcuno parla di casta."
"L'arroganza e la protervia di chi preferisce l'inciucio alla necessità di disegnare regole uguali per tutti ci ha consegnato una legge che sottrae ai cittadini la possibilità di scelta, preferendo ni listini bloccati per i capi corrente. Questo è molto grave. Poi Rossi può raccontarsela come meglio crede. Magari la prossima volta riuscirà a dimostrare pure la bontà del Porcellum. Faccia un po' lui. Ma almeno ci risparmi le prediche e non si lamenti se qualcuno poi parla di casta". Il presidente del gruppo Idv in Consiglio regionale Oliviero Dottorini risponde con queste parole alle "nervose esterazioni" del consigliere Gianluca Rossi.
"Vorrei ricordare al collega Rossi solo un fatto - aggiunge Dottorini -. Io non ho mai cambiato idea sulla legge elettorale e sulla necessità di renderla democratica e non affidata ai notabili di partito. Lui ha avuto sempre come guida nel suo cammino la necessità di disegnare una legge che salvaguardasse i notabili di partito, cercando in ogni modo di renderla impenetrabile alle istanze della società civile, magari salvaguardando con cura le ragioni della provincia di Terni (guarda caso suo collegio di elezione) e quelle del Pd che, con le architetture istituzionali messe a punto, riuscirà ad ottenere lo stesso numero di consiglieri regionali pur potendo contare sul 10 per cento di consensi in meno. Alla faccia del pluralismo, della partecipazione e delle regole".
"Con il listino dei nominati garantita la poltrona ai capi partito e a chi non ha ila faccia per presentarsi al giudizio degli elettori"
"Ieri il Consiglio regionale ha scritto una delle pagine più tristi e indecorose della sua storia politica. Approvando una legge che toglie agli elettori la possibilità di scelta dei propri rappresentanti nelle istituzioni, ha reso ancor più profondo il solco che divide la politica dai cittadini. L'inciucio tra Pd e Pdl, avallato da Rifiondazione e Sinistra e libertà, porta a un listino di nominati dai partiti in una lista bloccata, un listino di apparati che rappresenta un'autentica truffa ai danni dei cittadini, dal momento che toglie loro la possibilità di scegliere gli eletti e garantisce postazioni privilegiate a chi il consenso non riesce a raccoglierlo democraticamente. Si tratta di una scelta evidentemente dettata soltanto dalla necessità di tutelare i destini politici di qualche capo partito che ha un certo pudore a presentarsi al giudizio degli elettori". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei valori in Consiglio regionale e presidente della commissione Bilancio e Affari istituzionali, commenta l'approvazione da parte del Consiglio regionale della nuova legge elettorale, che stabilisce un listino di nominati che automaticamente verranno eletti senza alcun giudizio da parte dei cittadini.
"Pur di salvare gli apparati -- aggiunge Dottorini - si è provato a trattare su tutto, anche sulla concessione del cosiddetto premio di minoranza che avrebbe garantito un listino anche per le minoranze. Si è tentato di fissare uno sbarramento al 5,3 per cento. Si è provato - purtroppo riuscendoci - ad innalzare il numero delle firme per la presentazione delle liste al fine di boicottare ogni iniziativa proveniente dalla società civile. Con il sistema approvato ieri un terzo dei consiglieri della maggioranza, vale a dire 6 su 18 o 19, non sarà scelto dagli elettori, ma prescelto dalle segreterie di partito. Di più: qualora la coalizione vincente prenda troppi consensi, per evitare la sproporzione tra le coalizioni verrà escluso chi è stato eletto coi voti dei cittadini per lasciare spazio ai prescelti dai partiti. Tutto questo mentre il nostro paese - e l'Umbria non è da meno - è attraversato da un movimento profondo di contestazione. La distanza tra l'opinione pubblica e la cosiddetta "casta" della politica ha raggiunto livelli mai toccati prima. La politica trova sempre più difficoltà a rendersi credibile agli occhi dell'opinione pubblica e ad interpretarne i bisogni e le richieste. Certe scelte, altamente autolesioniste almeno per la sinistra, non fanno che confermare una diffusa disillusione sulla effettiva capacità della politica di affrontare i temi importanti che investono la vita di tutti e che spesso sfocia nel populismo e nel qualunquismo".
"Come Idv - ha continuato Dottorini - avevamo avanzato una proposta finalizzata a disinnescare gli effetti perversi del listino dei nominati per restituire la possibilità di scelta agli elettori, ma con motivazioni tecniche assolutamente pretestuose è stata allontanata anche questa possibilità, consegnandoci un testo che ha molto a che vedere con il famigerato Porcellum e poco a che spartire con un moderno strumento democratico di scelta dei rappresentanti dei cittadini nelle istituzioni. La nostra proposta avrebbe restituito agli elettori la possibilità di scegliere fra candidati, confermando il bipolarismo, garantendo la governabilità ed un giusto equilibrio tra le province di Perugia e Terni. Ma evidentemente aveva un limite insormontabile: quello di non garantire postazioni di privilegio ad alcuno".
Di seguito il testo dell'intervento in aula di Oliviero Dottorini sulla nuova legge elettorale regionale.
Intervento in aula di Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio Regionale
oggi il nostro Consiglio regionale sta per scrivere una delle pagine più brutte della storia politico-istituzionale dell'Umbria. Un fatto grave soprattutto se si pensa che in discussione è la definizione delle regole democratiche attraverso le quali la nostra comunità regionale eserciterà la forma più alta di partecipazione alla vita pubblica: cioè il voto.
Diciamo subito che la legge elettorale che oggi arriva in aula è, a nostro avviso, una legge sbagliata nei suoi elementi fondamentali. Una legge frutto di un accordo trasversale indecoroso che giunge al termine di un dibattito durante il quale l'Italia dei valori ha tentato in tutti i modi di proporre dei correttivi che rendessero questo testo quanto meno accettabile, disinnescandone in qualche modo gli effetti perversi, ma tentando comunque di trovare una posizione che tenesse conto delle esigenze di tutte le forze politiche che hanno partecipato al confronto.
Non so se ce ne rendiamo conto, ma il nostro paese - e l'Umbria non è da meno - è attraversato da un movimento profondo di contestazione. La distanza tra l'opinione pubblica e la cosiddetta "casta" della politica ha raggiunto livelli mai toccati prima. La politica trova sempre più difficoltà a rendersi credibile agli occhi dell'opinione pubblica e ad interpretarne i bisogni e le richieste. Spesso si tramuta in relazioni di interesse per le quali il rapporto tra eletto ed elettore si riduce ad un semplice calcolo di tornaconti personali dell'uno e dell'altro, a scapito del perseguimento dell'interesse collettivo. Questo ha generato negli anni una diffusa disillusione sulla effettiva capacità della politica di affrontare i temi importanti che investono la vita di tutti e che spesso sfocia nel populismo e nel qualunquismo. Crediamo che sia anche a causa di tutto ciò che stiamo assistendo ad una involuzione preoccupante del livello culturale e civico del nostro paese.
Purtroppo, nonostante ormai si sentano spesso eminenti esponenti politici fare bei discorsi a sostegno della necessità di ricostruire un rapporto della politica con l'opinione pubblica in grado di restituire alla prima il ruolo e l'importanza che dovrebbe rivestire, nei fatti non si perde mai l'occasione di fare ulteriori passi indietro, aggravando in questo modo una situazione malata che rischia di diventare cronica.
Il punto più basso, o almeno così credevamo, è stato toccato quando il centrodestra ha approvato la legge elettorale per il Parlamento, il cosiddetto "Porcellum". Una definizione azzeccata e proposta proprio da chi quella legge l'ha voluta ed elaborata.
Una porcata quindi. Una porcata perché, oltre a limitare la rappresentatività del Parlamento, impedendo a milioni di cittadini di sentirsi pienamente rappresentati, ha tolto anche agli elettori la possibilità di scegliere attraverso il proprio voto persona per persona chi avrebbe dovuto sedersi su quei seggi. Questa facoltà invece è stata attribuita alle segreterie di partito, facendo in modo che gli eletti non rispondano più ai propri elettori, ma ai gruppi dirigenti e ai capi corrente. Diventa più difficile adesso sostenere, come afferma la Costituzione italiana, che i parlamentari rappresentano il popolo. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Mai si era visto un Parlamento così asservito alle volontà del capo dell'esecutivo, che poi è anche il capo della principale forza politica, che poi è la persona che seleziona i parlamentari del Pdl. Mai era stata così alta la mediocre invadenza dei partiti nelle vicende istituzionali nazionali.
Quando il Porcellum è stato approvato tutte le forze di centrosinistra hanno gridato allo scandalo e non hanno mai perso occasione di ribadire quanto la legge elettorale nazionale fosse sbagliata. Lo ha fatto recentemente anche il segretario del Pd Pierluigi Bersani. "La legge elettorale - ha detto - è l'origine e la testa di tutti i nostri guai", "se teniamo separate la questione democratica da quella sociale perdiamo". Bersani ha ragione. Ma evidentemente in ogni scelta c'è un "ma anche", in ogni regione un'eccezione. Non voglio infierire poi sulle altre forze di centrosinistra. Dico solo di Ferrero perché ci sta bene: secondo lui "occorre estirpare una legge elettorale (quella per le Politiche) che sta aprendo le porte al fascismo".
Magari qualcuno verrà a dirci che per confezionare il capolavoro di legge elettorale oggi in discussione ognuno "ha dovuto cedere un pezzetto". Può darsi che qualcuno ha ceduto solo un pezzetto, ma è certo che altri hanno ceduto la dignità. Le stesse considerazioni valgono infatti per i listini regionali. Tutte le regioni che hanno messo in discussione il proprio sistema elettorale hanno tentato, in molti casi riuscendoci, di eliminare questo retaggio partitocratrico. L'ultima in ordine di tempo è la Campania.
E' per questo che oggi troviamo incomprensibilmente autolesionista la volontà da parte delle forze politiche del centrosinistra, di approvare per l'Umbria una legge elettorale che ha molto a che vedere con il famigerato Porcellum e poco a che spartire con un moderno strumento democratico di scelta dei rappresentanti dei cittadini nelle istituzioni.
Noi riteniamo infatti che il premio di maggioranza con il listino bloccato, così come normato nella proposta di legge oggi in discussione, faccia correre il rischio anche alla nostra regione di inoltrarsi in un percorso che riteniamo nella sua filosofia ispiratrice profondamente antidemocratico. Non è per noi concepibile l'ipotesi di una legge elettorale che tolga alla disponibilità degli elettori la possibilità di scegliere i propri rappresentanti nelle istituzioni per trasferirla direttamente ai partiti attraverso quello che si configura come un "listino bloccato" in cui collocare le espressioni meno presentabili degli apparati di partito, togliendo agli elettori la possibilità di esprimersi su quei nomi.
Crediamo che nel momento in cui la politica sta vivendo una delle crisi di credibilità più acute e nel momento in cui sale inequivocabile da parte dei cittadini la richiesta di esercitare il diritto di scelta dei propri rappresentanti, la proposta di Pd e Pdl, condivisa da Rifondazione, Pdci, Udc e Sinistra e libertà, rischia di accentuare ancora di più la distanza tra ceto politico e opinione pubblica.
Voglio riportare a questo punto il commento di una figura significativa per questa regione. Si tratta di Francesco Mandarini, Presidente della Manifesto S.p.A., già dirigente politico della Sinistra e presidente della Giunta Regionale dell'Umbria, oggi redattore di "Micropolis". Sentite cosa dice a proposito della legge che state approvando.
"Ci eravamo illusi. Si fanno congressi, si indicono primarie per eleggere il segretario del partito, ma il ceto politico vuol salvaguardare se stesso al di là di un minimo di coerenza rispetto a quanto urlato in questi anni contro la legge elettorale imposta da Berlusconi nel 2006 per ingannare gli elettori. Così nelle regioni dove governa il centrosinistra si confermano leggi elettorali che consentono alle oligarchie di nominare i consiglieri regionali senza alcun mandato del popolo? Sembra proprio di sì. Con buona pace di Bersani il cui primo impegno da segretario, sarebbe stato quello di modificare anche con legge di iniziativa popolare, l'obbrobrio dei nominati in parlamento.
E dei nominati in consiglio regionale niente da dire? Silenzio agghiacciante di Bersani e dei leader locali e nazionali della sinistra riformista, radicale, alternativa e via elencando.
Si sono svolte grandi feste per il ventennale della caduta del muro di Berlino. Segnò la fine del socialismo reale e dei suoi regimi. Bene - aggiunge Mandarini - . Sapete come funzionavano le elezioni nelle così dette democrazie popolari della Polonia, dell'Urss o dell'Ungheria? Per tutelare gli uomini e le donne degli apparati, il partito, con la p maiuscola, metteva in lista i candidati alle cariche pubbliche e l'elettore metteva una croce sul simbolo di partito senza mai poter scegliere chi eleggere nell'assemblea. Liste bloccate. Ricordi di gioventù rinverditi dai listini dei nostri sistemi elettorali bipartisan. Cadono i muri ma gli apparati resistono. Inossidabili.
La filosofia della governabilità e il presidenzialismo hanno prodotto danni enormi alla democrazia rappresentativa senza aver prodotto alcuna sostanziale modifica alla qualità del governo locale o nazionale che sia. Ancora non se ne sono resi conto? No. Continua a prevalere l'autoconservazione di un ceto politico che non ha nemmeno il coraggio di farsi eleggere dal popolo, preferisce la nomina".
Fin qui Mandarini. Per quanto ci riguarda crediamo che la nostra posizione meritasse più rispetto e che meritasse, almeno da parte delle forze politiche di maggioranza cui ci sentiamo di appartenere, quanto meno il tentativo di arrivare ad una soluzione condivisa. Noi abbiamo fatto quanto potevamo: abbiamo messo a disposizione una nostra proposta alternativa, che riteniamo allo stesso tempo moderna, non punitiva per alcuna forza e che avrebbe restituito agli elettori la possibilità di scegliere fra candidati, confermando il bipolarismo, garantendo la governabilità ed un giusto equilibrio tra le province di Perugia e Terni. La proposta dell'Italia dei Valori aveva la grande qualità di restituire la possibilità di scelta agli elettori, attribuendo il premio di maggioranza a chi ha ottenuto più voti nelle liste facenti parte della coalizione vincente. Un sistema semplice, automatico, chiaro. Ma evidentemente con un limite insormontabile: quello di non garantire postazioni di privilegio ad alcuno.
Come sapete, abbiamo sospeso la nostra partecipazione ai lavori della commissione, spiegandone i motivi per iscritto al presidente del Consiglio regionale Fabrizio Bracco, alla Presidente della Giunta regionale Maria Rita Lorenzetti e alla presidente della commissione speciale per le Riforme statutarie Ada Girolamini. Era una forma di protesta attuata sperando che fosse colto il nostro disagio nell'approvare norme che riteniamo profondamente sbagliate e ingiuste. Ma questo non ha fermato chi ha una propensione verrebbe da dire quasi genetica all'inciucio e a una trasversalità che durante questa legislatura non si è fermata alla legge elettorale, ma si è manifestata in molte occasioni: dalle infrastrutture ai beni comuni, fino a giungere all'ultimo caso eclatante di Bettona e Marsciano.
Pur di salvare gli apparati, si è provato a trattare su tutto, anche sulla concessione del premio di minoranza. Si è tentato di fissare uno sbarramento al 5,3 per cento. Si è provato - purtroppo riuscendoci - ad innalzare il numero delle firme per la presentazione delle liste pur di boicottare ogni iniziativa proveniente dalla società civile. Con il vostro sistema un terzo dei consiglieri della maggioranza, vale a dire 6 su 18 o 19, non sarà scelto dagli elettori, ma prescelto dalle segreterie di partito. Di più: qualora la coalizione vincente prenda troppi consensi, per evitare la sproporzione tra le coalizioni verrà escluso chi è stato eletto coi voti dei cittadini per lasciare spazio ai prescelti dai partiti.
Noi ci siamo anche detti disponibili a riprendere la partecipazione ai lavori qualora si fosse aperto uno spiraglio nella discussione per disinnescare almeno gli effetti più impresentabili del listino. Abbiamo detto quindi che ogni correttivo in grado di sostituire il listino o quanto meno di modificarne le modalità di composizione e di utilizzo, sarebbe stato da noi valutato positivamente. Abbiamo anche presentato un emendamento che andava in questa direzione, tentando almeno di collegare i nominati nel listino alle forze politiche. Questo avrebbe permesso almeno di rendere facoltativo l'utilizzo di questo strumento antidemocratico, consentendo a chi lo volesse di dimettersi per far salire chi veramente ha ottenuto il consenso degli elettori. Ma ci si è voluti appigliare a tecnicismi pretestuosi per nascondere una scelta che invece è tutta politica e che crediamo rappresenti una decisione grave e sbagliata, un vero e proprio furto di democrazia.
Il risultato di tutto questo percorso è la conferma della scelta di puntare su un listino dei nominati dai partiti in una lista bloccata, un listino di apparati che per noi rappresenta un'autentica truffa ai danni dei cittadini, che toglie loro la possibilità di scegliere gli eletti e garantisce postazioni privilegiate a chi il consenso non riesce a raccoglierlo democraticamente. Si tratta di una scelta evidentemente dettata soltanto dalla necessità di tutelare i destini politici di qualche capo partito che ha un certo pudore a presentarsi al giudizio degli elettori. Questa legge è frutto di un inciucio alle spalle dei cittadini che ha messo d'accordo destra e sinistra, evidentemente garantendo a tutti le postazioni minime richieste.
Presidente, in queste settimane abbiamo assistito all'espletarsi di un patto trasversale che al chiuso dei palazzi della politica ha portato alla costruzione di una legge elitaria e antidemocratica.
Ci si dice che questo è il frutto di un ampio consenso e di larghe intese tra forze politiche; che questo è positivo perché le regole si devono scrivere insieme e perché questo percorso rappresenta un messaggio positivo di dialogo. Si dimentica di ricordare che le regole debbono essere scritte a favore dei cittadini e non per garantire la poltrona in Consiglio a chi non è sicuro di riuscire ad avere i voti sufficienti per essere eletto dagli umbri. Forse invece di parlare di "dialogo positivo" sarebbe stato più corretto ammettere la volontà di conservare un sistema partitocratico di collaudata, ma non più scontata, efficacia.
Per questi motivi abbiamo ripresentato l'emendamento che ha già subito un'immotivata bocciatura in Commissione. Ribadiamo la nostra disponibilità ad intervenire anche con una proposta successiva a quella che oggi inevitabilmente verrà approvata. Ribadisco però l'impossibilità da parte del gruppo dell'Italia dei valori di votare a favore di questo provvedimento e annuncio la volontà di utilizzare tutti gli strumenti a nostra disposizione per far conoscere all'opinione pubblica e alla società civile umbra i motivi della nostra scelta, scelta che riteniamo in linea con i principi fondamentali della Costituzione.
"Si va verso legge truffa: un terzo dei consiglieri della coalizione vincente non sarà scelto dagli elettori, ma nominato dai partiti in una lista bloccata".
"Una decisione grave e sbagliata, un furto di democrazia che accentua ancora di più la distanza tra ceto politico e opinione pubblica. La conferma della scelta di puntare su un listino dei nominati dai partiti in una lista bloccata rappresenta un'autentica truffa ai danni dei cittadini, che toglie loro la possibilità di scegliere gli eletti e garantisce postazioni privilegiate a chi il consenso non riesce a raccoglierlo democraticamente". Con queste parole il capogruppo regionale dell'Italia dei Valori Olviero Dottorini commenta la scelta di Pd e Pdl, con l'astensione di Pdci e Udc, di respingere l'emendamento del gruppo dell'Idv che consentiva alle forze politiche "di non usufruire degli effetti perversi e antidemocratici del listino dei nominati dai partiti". "E' una scelta evidentemente dettata soltanto dalla necessità di tutelare i destini politici di qualche capo partito - aggiunge Dottorini -. Ciò che stupisce è che le forze di centrosinistra si siano fatte promotrici di questo ennesimo inciucio alle spalle dei cittadini, privandoli della possibilità di eleggere chi vogliono. Abbiamo sperato fino all'ultimo in un ripensamento da parte di Pd e alleati, ma solo il Prc ha appoggiato il nostro emendamento ribadendo comunque la scelta del listino. E' veramente incomprensibile come questo possa avvenire nel momento in cui la politica sta vivendo una delle crisi di credibilità più acute e nel momento in cui sale inequivocabile da parte dei cittadini la richiesta di esercitare il diritto di scelta dei propri rappresentanti. La nostra proposta era finalizzata a disinnescare gli effetti perversi del listino dei nominati, così come proposto da Pd e Pdl con il sostegno di Prc, Pdci, Udc e Sinistra e libertà, per restituire la possibilità di scelta agli elettori. Ma con motivazioni tecniche assolutamente pretestuose è stata allontanata anche questa possibilità, consegnandoci un testo che ha molto a che vedere con il famigerato Porcellum e poco a che spartire con un moderno strumento democratico di scelta dei rappresentanti dei cittadini nelle istituzioni. Stiamo assistendo all'espletarsi di un patto trasversale che al chiuso dei palazzi della politica sta portando alla costruzione di una legge elitaria e antidemocratica. In base al testo approvato dalla commissione, un terzo degli eletti della coalizione vincente, vale a dire 6 su 18 o19, non verrà scelto dai cittadini, ma dalle segreterie di partito. La nostra proposta - spiega l'esponente dell'Italia dei Valori -avrebbe restituito agli elettori la possibilità di scegliere fra candidati, confermando il bipolarismo, garantendo la governabilità ed un giusto equilibrio tra le province di Perugia e Terni. Ma evidentemente aveva un limite insormontabile: quello di non garantire postazioni di privilegio ad alcuno".
Così come concepito, il listino impedisce ai cittadini di poter scegliere i propri rappresentanti. Ma esistono soluzioni possibili"
"Se si apre uno spiraglio nella discussione sulla legge elettorale, eliminando le forzature più evidenti presenti nel testo in discussione, siamo pronti a riprendere la nostra partecipazione ai lavori della commissione. La nostra attenzione si concentrerà in particolar modo sulla possibilità di disinnescare gli effetti perversi di un listino che, così come concepito, impedisce ai cittadini di poter scegliere i propri rappresentanti nelle istituzioni. Da questo punto di vista ogni correttivo in grado di sostituire il listino o quanto meno di modificarne le modalità di composizione e di utlizzo, sarà da noi valutato positivamente". E' quanto ha dichiarato Oliviero Dottorini in relazione ai lavori della commissione speciale per le Riforme che stamattina riprende la discussione sul testo della nuova legge elettorale regionale.
"Sarebbe importante - aggiunge Dottorini - individuare meccanismi che consentano, almeno alle forze che lo ritengano utile, di evitare che il listino sia esclusivo appannaggio di nominati dai partiti, ma che invece possa essere messo a disposizione di chi ottiene più voti dagli elettori. Vedremo se la commissione sarà in grado di prendere in esame almeno questa possibilità. In quel caso non faremo mancare la nostra collaborazione".
"Anche il Pd accetti la sfida. Questo è un esecutivo di vecchi, specchio dell'Italia peggiore, in grado soltanto di travolgere la Costituzione per salvare il suo leader"
"E' importante che da tutte le forze sociali e politiche si levi una voce forte per dire no a un governo che privatizza l'acqua, che stravolge la costituzione al solo scopo di salvare il suo leader e che non riesce a risolvere i veri problemi degli italiani, dal lavoro sempre più precario, alla lotta alla crisi economica. Credo che questo sia il momento in cui tutte le forze politiche di opposizione devono avere il coraggio e l'umiltà di scendere in piazza insieme ai giovani, ai precari, al mondo della cultura e della Rete affinché si faccia sapere a Berlusconi che c'è un intero paese che vuole mandarlo a casa e non solo l'Italia dei valori". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei valori in Consiglio regionale annuncia la sua partecipazione al "No-B Day", la manifestazione che si svolgerà il prossimo 5 dicembre a Roma, promossa dal mondo della rete per dire basta al governo Berlusconi, e ricorda che l'Italia dei valori dell'Umbria mette a disposizione dei pullman per chi vorrà partecipare. "Per scendere in piazza non c'è bisogno di essere di questo o di quel partito - spiega Dottorini - è sufficiente condividere le istanze di una manifestazione spontanea nata nella Rete. Ci auguriamo pertanto che anche la parte più aperta del Partito democratico dell'Umbria accetti la sfida, nonostante il loro leader nazionale si sia inspiegabilmente chiamato fuori da questa manifestazione. Ci troviamo di fronte ad un governo che rispecchia l'Italia peggiore, che preferisce investire miliardi di euro sul nucleare o nella progettazione di un ponte inutile e taglia qualche milione dalla banda larga. Questo è un esecutivo di vecchi, che per risparmiare qualche minuto nel tragitto Messina-Reggio Calabria ci scaraventa agli ultimi posti in Europa per il digital divide - continua l'esponente dell'Idv -. Il Parlamento non riesce a fare una legge in materia di occupazione, di lavoro, di piccole e medie imprese, di infrastrutture utili e moderne. In Parlamento si parla solo del lodo salva processi e dell'autorizzazione a procedere che deve essere ripristinata per i parlamentari. Gli italiani non ne possono più. Proprio per questo aderiamo convinti al No-B Day".
"Un autentico furto di democrazia la proposta Pd-Pdl, condivisa da Prc e Sinistra e libertà. Confermata nostra indisponibilità a partecipare ai lavori della commissione"
"Confermiamo la nostra indisponibilità a partecipare ai lavori della Commissione speciale per le riforme statutarie a causa delle modalità e dei contenuti con cui si va esplicitando la discussione sulla nuova legge elettorale regionale. Crediamo che il listino di nominati dai partiti, così come proposto da Pd e Pdl con il sostegno di Prc e Sinistra e libertà, sia una vera truffa ai danni dei cittadini, che toglie loro la possibilità di scegliere gli eletti e garantisce postazioni privilegiate a chi il consenso non riesce a raccoglierlo democraticamente". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei valori in Consiglio regionale annuncia di aver inviato ieri una lettera al presidente del Consiglio regionale Fabrizio Bracco, alla presidente della Giunta Maria Rita Lorenzetti e alla presidente della commissione speciale per comunicare la volontà di non prendere più parte alle discussioni sulla nuova legge elettorale "fino a quando non si riterrà utile avviare una reale discussione sulla partecipazione dei cittadini umbri nella scelta dei propri rappresentanti nelle istituzioni". "Ribadiamo la nostra contrarietà a liste bloccate e listini e riteniamo quanto si va deliberando in commissione un autentico furto di democrazia che giunge proprio nel momento in cui la politica sta vivendo una delle crisi di credibilità più acute e nel momento in cui sale inequivocabile da parte dei cittadini la richiesta di esercitare il diritto di scelta dei propri rappresentanti. La proposta Pd-Pdl che emerge dalla commissione rischia di accentuare ancora di più la distanza tra ceto politico e opinione pubblica. Tra l'altro qualcuno dovrebbe avere la pazienza di spiegarci come si fa a sostenere pubblicamente la propria contrarietà ai listini e poi nelle segrete stanze della commissione farsi promotori dell'esatto contrario. Per quanto ci riguarda, qualora non intervengano mutamenti sul tema, rinviamo ogni discussione all'Aula - conclude Dottorini - e annunciamo fin da ora una forte mobilitazione del nostro partito per far conosce agli umbri e alla società civile i motivi della nostra scelta, scelta che riteniamo in linea con i principi fondamentali della Costituzione".
"Idv promuoverà un referendum nazionale per la gestione pubblica del servizio idrico. Importante sostenere la campagna del Forum dei movimenti per l'acqua"
"Il servizio idrico deve essere sottratto alle logiche del profitto e ai processi di privatizzazione. Per questo è importante che la Regione Umbria presenti ricorso di costituzionalità contro il recente decreto governativo che di fatto privatizza e mercifica un bene comune come l'acqua, sottraendolo all'autonomia degli enti locali e negando quindi il principio di sussidiarietà riconosciuto dalla Costituzione". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo regionale dei Verdi per i valori - Idv, comunica di aver depositato oggi una mozione che impegna la giunta a presentare ricorso di costituzionalità allo scopo di contrapporsi al decreto 135 approvato dal governo Berlusconi e oggi convertito in legge dalla Camera dei deputati. "Metteremo a disposizione di tutta la coalizione di centrosinistra la nostra mozione, consentendo a tutti di passare dalle enunciazioni di principio ai fatti. Su certi temi a nostro avviso non sono ammessi doppi giochi o escamotage. Questo provvedimento - spiega Dottorini - sottrae ai cittadini un diritto fondamentale, consegnando l'acqua, a partire dal 2011, agli interessi delle grandi multinazionali per farne un nuovo business per i privati e per le banche. E' quindi assolutamente necessario opporsi in maniera decisa per evitare che i consigli comunali e i sindaci eletti dai cittadini siano espropriati della gestione dell'acqua potabile che per legge sarà privatizzata e consegnata al mercato. A questo scopo l'Italia dei valori ha promosso, a livello nazionale, un referendum per riaffermare che la gestione dell'acqua deve essere pubblica. Allo stesso modo è importante che anche i comuni le regioni facciano la loro parte. I comuni inserendo nei propri Statuti il riconoscimento che il servizio idrico è privo di rilevanza economica, le regioni approvando mozioni come quella da noi proposta". "E' importante ribadire ancora una volta - aggiunge l'esponente dell'Italia dei valori - che l'acqua è un bene comune essenziale per la vita di ogni uomo, un diritto umano universale che non può divenire risorsa esclusiva. Tra l'altro il meccanismo introdotto dalle previsioni normative della legge 133 del 2008, oltre a considerare l'acqua come un bene di rilevanza economica, finirà a breve per comportare un aumento vertiginoso di costi per l'utente finale, con la costituzione di ulteriori enti politicizzati e costosissimi. Fino a oggi tuttavia era quanto meno riconosciuta facoltà alle amministrazioni locali e ai loro consorzi di esercitare la gestione attraverso società interamente pubbliche e sulla base di indirizzi e controlli diretti. Nel testo approvato in questi giorni invece gli affidamenti a società interamente pubbliche vengono fatti decadere improrogabilmente nel 2011 a meno che l'amministrazione locale non ceda il 40 per cento delle sue quote nella società a soggetti privati. Una scelta scellerata. Per questi motivi chiediamo alla Regione di intervenire con tutti gli strumenti a sua disposizione per evitare che un bene essenziale alla vita di ogni essere vivente venga mercificato e che la sua gestione venga consegnata alle regole del mercato e del profitto".
Il capogruppo dei Verdi per i valori - Idv abbandona i lavori della commissione per protesta: "Noi contrari a liste bloccate e listini. Testo antidemocratico"
"Un patto trasversale all'interno della commissione sta portando alla costruzione di una legge elettorale che prevede l'introduzione di un listino di nominati dai partiti togliendo agli elettori la possibilità di scegliere i propri rappresentanti nelle istituzioni. E' un fatto della massima gravità che non ci vedrà corresponsabili, dal momento che siamo contrari a qualsiasi ipotesi di liste bloccate o listini. Per questo ci siamo rifiutati di iniziare a votare quel testo che consideriamo antidemocratico e non rispettoso degli elettori". Con queste parole il capogruppo dei Verdi per i valori - Idv in Consiglio regionale Oliviero Dottorini annuncia di aver abbandonato i lavori della commissione speciale per le riforme al momento dell'inizio del voto del testo presentato dal gruppo del Partito democratico, considerando "una vergogna" il patto che sta unendo Pd e Pdl. "Si fa sempre più concreto il rischio che in Umbria si vari una legge elettorale che assomiglia nella sua filosofia al tanto criticato Porcellum, con consiglieri nominati dai partiti in un listino bloccato, senza dare la possibilità agli elettori di esprimersi su quei nomi. Il fatto che oggi il Pd - aggiunge l'esponente dell'Italia dei valori - nonostante le enunciazioni ufficiali sia a livello nazionale che regionale, abbia posto questo come punto irrinunciabile, ci fa temere il peggio. Con il placet dell'opposizione e tra silenzi imbarazzati, si sta confezionando un pacco ai cittadini che assomiglia molto a quello del famigerato Porcellum. La nostra proposta restituisce agli elettori la possibilità di scegliere fra candidati, conferma il bipolarismo, garantisce la governabilità ed un giusto equilibrio tra le province di Perugia e Terni. Ma evidentemente ha un limite insormontabile: quello di non garantire postazioni di privilegio ad alcuno. La fretta che spinge oggi a procedere con l'esame del testo, dopo settimane di inattività della commissione, è indicativo della necessità di chiudere questa partita senza rendere consapevoli gli umbri di ciò che si sta consumando. Noi continueremo a lavorare per affermare i contorni di una proposta seria, aperta e democratica".
"Importante sostenere la campagna del Forum italiano dei movimenti per l'acqua. Impedire mercificazione di un bene comune ed esproprio amministrazioni locali"
"Il servizio idrico deve essere sottratto alle logiche del profitto e ai processi di privatizzazione in atto. Per questo è importante che la Regione Umbria presenti un ricorso di costituzionalità contro il recente decreto governativo che di fatto privatizza e mercifica un bene comune come l'acqua, sottraendolo all'autonomia degli enti locali e negando quindi il principio di sussidiarietà riconosciuto dalla Costituzione". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo regionale dei Verdi per i valori - Idv, dà la propria adesione alla campagna lanciata dal Forum italiano dei movimenti per l'acqua e interviene sulle problematiche sollevate dal decreto 135 approvato dal governo Berlusconi il 10 settembre scorso e in questi giorni in fase di conversione. "Questo provvedimento - spiega Dottorini - sottrae ai cittadini tutta l'acqua potabile di rubinetto, il bene più prezioso, per consegnarlo, a partire dal 2011, agli interessi delle grandi multinazionali e farne un nuovo business per i privati e per le banche. E' quindi assolutamente necessario evitare che, con la conversione in legge del decreto, i consigli comunali e i sindaci eletti dai cittadini siano espropriati della gestione dell'acqua potabile che per legge sarà privatizzata e consegnata al mercato". "E' importante ribadire ancora una volta - aggiunge l'esponente dell'Italia dei valori - che l'acqua è un bene comune essenziale per la vita di ogni uomo, un diritto umano universale che non può divenire risorsa esclusiva. Pertanto il servizio idrico dovrebbe essere dichiarato privo di rilevanza economica. Tra l'altro il meccanismo introdotto dalle previsioni normative della legge 133 del 2008, oltre a considerare l'acqua come un bene di rilevanza economica, finirà a breve per comportare un aumento vertiginoso di costi per l'utente finale, con la costituzione di ulteriori enti politicizzati e costosissimi. Fino a oggi tuttavia era quanto meno riconosciuta facoltà alle amministrazioni locali e ai loro consorzi di esercitare la gestione attraverso società interamente pubbliche e sulla base di indirizzi e controlli diretti. Nel testo approvato in questi giorni invece gli affidamenti a società interamente pubbliche vengono fatti decadere improrogabilmente nel 2011 a meno che l'amministrazione locale non ceda il 40 per cento delle sue quote nella società a soggetti privati. Una scelta scellerata. Per questi motivi chiediamo alla Regione di intervenire con tutti gli strumenti a sua disposizione per evitare che un bene essenziale alla vita di ogni essere vivente venga mercificato e che la sua gestione venga consegnata alle regole del mercato e del profitto".
Il capogruppo dei Verdi per i valori-Idv, Oliviero Dottorini, ha illustrato alla stampa, a Palazzo Cesaroni, una proposta di legge elettorale che domani verrà ufficialmente sottoposta all'esame della Commissione statuto per cancellare ogni ipotesi di listino bloccato e restituire agli elettori la possibilità di scegliere i propri rappresentanti. La proposta prevede di assegnare il premio di maggioranza alla coalizione vincente, fino ad un massimo di 19 consiglieri contro gli undici delle opposizioni, solo sulla base delle preferenze conseguite dai candidati dei partiti che abbiano comunque superato il quattro per cento di consensi.
(Acs) Perugia, 26 ottobre 2009 - "Non vorremmo che anche in Umbria si vari una legge elettorale, simile al criticato Porcellum, che di fatto consenta di nominare sei consiglieri con un listino bloccato, senza dare la possibilità agli elettori di esprimersi su quei nomi. Ma non ci piace neanche lo sbarramento, prevedibile in un ampio cinque per cento, nei confronti dei partiti minori". Per rimuovere questi due punti, giudicati "irricevibili", della proposta di legge elettorale, elaborata dal Pd e che la Commissione statuto sta per discutere, il gruppo consiliare dei Verdi per i valori-Idv, guidato da Oliviero Dottorini, ha annunciato in conferenza stampa a Palazzo Cesaroni, la presentazione, già nella seduta di domani, di una propria proposta alternativa, formulata in dieci articoli. Il testo prefigura un sistema elettorale di fatto proporzionale con preferenza unica che in partenza assegna 19 consiglieri alla coalizione che vince ed 11 alle opposizioni; ma con la differenza che i consiglieri aggiuntivi, necessari a garantire la governabilità, dovranno essere scelti non da un listino bloccato, ma dai candidati più votati dei partiti, grandi e piccoli, della coalizione vincente che avranno comunque superato il 4 per cento dei consensi. E' una proposta, ha spiegato Oliviero Dottorini, "che oltre a restituire ai cittadini la possibilità di scegliere fra candidati, conferma il bipolarismo, garantisce la governabilità ed evita la polverizzazione dei partitini. Con questo testo che domani porteremo ufficialmente in discussione, ci rivolgiamo non solo al centrosinistra ma a tutte le forze politiche. Siamo infatti convinti che non dovrebbe dispiacere nemmeno alle opposizioni, perché garantirebbe ad esse undici consiglieri certi che la proposta oggi sul tavolo non fa, con l'aggiunta di facilitare anche un riequilibrio certo fra gli eletti di Perugia e di Terni, fissandone in partenza la ripartizione, rispettivamente di 22 e di 8. Altri aspetti della proposta, illustrata anche da Paolo Brutti, prevedono: l'obbligo di non superare, per ciascuno dei due sessi, il limite di due terzi di candidati, pena l'esclusione dai rimborsi elettorali; lo sbarramento dei 5 per cento per le coalizioni: l'assegnazione dei seggi su base provinciale. Durante la conferenza si è insistito particolarmente sul fatto che l'abolizione del listino è una scelta politica a favore degli elettori chiamati a scegliere, e non a ratificare una lista fatta da altri, come si fa oggi con la legge nazionale per il rinnovo del Parlamento. "Se volessimo limitarci ad un semplice calcolo di convenienza, ha precisato Dottorini, potremmo contare su un posto certo all'interno del listino". Dopo aver confermato l'interesse per una coalizione di sinistra, per la quale il gruppo sta lavorando, è stato sottolineato come in base ai risultati ottenuti nelle ultime elezioni provinciali, Idv rappresenta da sola la terza forza della maggioranza". GC/gc
Nei canali di Berlusconi il pluralismo viene travolto dalla caccia all'uomo. Pedinare un giudice e tentare di gettare discredito su di lui, come ha fatto Canale 5, è grave e la dice lunga sull'idea di giornalismo e di rispetto delle regole coltivati da Berlusconi e dal centrodestra. E' significativo per di più che appena pochi giorni fa, subito dopo la sentenza che condanna Mediaset al pagamento di 750 milioni di euro, Berlusconi avesse detto pubblicamente: "Su questo giudice nei prossimi giorni ne vedrete delle belle". Adesso si passa dalle parole ai fatti. Credo per questo che sia giusto oggi indossare calze turchesi per solidarietà a Raimondo Mesiano, colpevole soltanto di fare la fila dal barbiere, di fermarsi al semaforo, di indossare calze turchesi e, soprattutto, di fare il giudice senza sottomettersi alla volontà del più forte.
"Tutelare Perugia dall'invasione di una manifestazione che compromette la vivibilità della città. I militari forse più utili in Sicilia o in Abruzzo"
"Ancora un volta, come tutti gli anni, dobbiamo rimarcare l'esigenza di tutelare Perugia dall'invasione di una manifestazione che compromette la vivibilità della città e la invade con allestimenti ed eventi di cattivo gusto che nulla hanno a che vedere con la tipicità della nostra storia, cultura e patrimonio artistico". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo regionale dei Verdi e civici, attacca la manifestazione Eurochocolate che verrà inaugurata venerdì 16 ottobre con l'intervento della banda dei Granatieri si Sardegna al grido di "Rompete le righe". "Ci associamo - insiste Dottorini - alle critiche portate dal movimento Perugia civica e da altri gruppi di cittadini e ribadiamo che la città di Perugia dovrebbe liberarsi dall'ingombro di un evento che ne mina la dignità. Qualcuno dovrà spiegarci per esempio l'opportunità dell'intervento di militari esperti che assisteranno i turisti nella scalata di una parete di cioccolata. Risulta difficile infatti capire come mai personale militare, invece di essere utilizzato per le tante necessità del nostro paese, in termini di controllo del territorio, sicurezza dei cittadini e dell'ambiente, venga impiegato in discutibili operazioni commerciali come Eurochocolate. Dopo la lotta, fortunatanmente annullata, delle ragazze in bikini sulla panna montata finanziata coi fondi del Psr, dopo le modelle che fanno il bagno nella cioccolata e dopo le cazzuole al cacao non ci stupiamo più di nulla. Solo del fatto che la città di Capitini, che proprio ieri ha ospitato Serge Latouche per la sua lectio magistralis, non abbia un sussulto di dignità per trovare altre modalità di realizzazione di questo evento". "Ricordiamo - conclude Dottorini - che la possibilità di organizzare manifestazioni che portino messaggi più positivi esiste. Ne abbiamo un esempio con Altrocioccolato che, negli stessi giorni a Gubbio, proporrà una grande festa del cioccolato equosolidale che in perfetta armonia con la città e suoi abitanti farà riflettere sull'importanza del rispetto dei diritti umani, della dignità dei produttori del Sud del mondo, dell'accoglienza e della tutela ambientale".
Grave che Berlusconi non accetti uno dei cardini della democrazia italiana: il principio dell'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge"
"Occorre una mobilitazione nazionale in difesa della Costituzione e per chiedere le immediate dimissioni del Presidente del Consiglio e il ritorno alle urne. A maggior ragione dopo la reazione scomposta e pericolosa cui stiamo assistendo. L'incostituzionalità del lodo Alfano è data dalla palese violazione di uno dei cardini della nostra democrazia, quello che prevede che i cittadini italiani sono uguali di fronte alla legge. Un principio duro da accettare per chi, di norma, confonde i propri interessi personali con quelli del paese". Lo ha dichiarato Oliviero Dottorini, capogruppo regionale dei Verdi e civici, riferendosi alle ultime dichiarazioni di Silvio Berlusconi in seguito alla bocciatura da parte della Corte costituzionale del Lodo Alfano.
"Era facilmente intuibile - aggiunge Dottorini - come il Lodo Alfano, votato a maggioranza semplice dal Parlamento, non bastasse per cambiare uno dei principi costituzionali più importanti: l'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Il fatto che il capo del governo non accetti questo elementare dato di realtà, accettando di tornare tra i comuni mortali, è molto grave. Il fatto che i giudici supremi abbiano rifiutato l'ennesima legge ad personam è solo un bene per il nostro ordinamento giuridico che si vede in qualche modo risarcito di tutto tempo trascorso dal governo in carica ad occuparsi più degli affari privati di una persona che non di un rinnovamento generale del sistema processuale. Per non parlare delle tante occasioni di riforma perse, magari perché confliggenti cogli interessi del premier: dalle banche ai media e alle assicurazioni. Per questo è necessario fare sentire la voce e l'indignazione di quanti credono ancora in un paese di uguali, almeno davanti alla legge".
Il consigliere regionale Oliviero Dottorini annuncia di aver inviato oggi una lettara per motivare la sottoscrizione dell'appello che vede tra i firmatari molti esponenti della società civile di Città di Castello. Di seguito il testo della lettera:
Cari amici,
è con convinzione che vi chiedo di aggiungere anche la mia firma all'appello che rivolgete alla cittadinanza riguardo alla necessità che i partiti recuperino credibilità e capacità di proposta strategica, mettendosi realmente in discussione e aprendosi al confronto con tutte le realtà civili e culturali della società. Ritengo che oggi, chiarito il senso plurale e non partitico della vostra iniziativa, la nostra adesione non possa mancare. E' mia convinzione che occorra individuare dei percorsi di dialogo e confronto tra quanti, al di là dei singoli percorsi politici o partitici, hanno a cuore il futuro del nostro territorio. Credo anche che non esista un'unica via per tentare di raggiungere il comune obiettivo di una rinascita culturale e civile per Città di Castello: la mia strada la conoscete e conoscete anche l'evoluzione che in Umbria i Verdi e civici hanno individuato per mantenere in piedi il proprio progetto di cambiamento, di libertà e di autenticità. Ritengo tuttavia che su questo campo non esistano esclusive o copyright e che anche dal Pd, soprattutto nelle sue espressioni più autentiche e non gerarchizzate, possa giungere il contributo a una volontà di cambiamento che non si intravvede nell'attuale disputa congressuale, con i suoi prevedibili e scontati esiti. Ritengo quindi che sia molto opportuna la vostra iniziativa e che ponga tutti di fronte alla necessità del dialogo e del confronto. Spero che potrà tradursi nei prossimi mesi in prese di posizione, proposte e - perché no? - battaglie sulle tematiche che affliggono il nostro tessuto cittadino: crisi economica, emergenze ambientali, culturali e sociali meriterebbero una classe dirigente più accorta, in grado se non altro di elaborare una visione di città. Una visione che al momento appare assente più che criticabile, ma anche subalterna a disegni che poco hanno a che vedere con gli interessi reali del nostro territorio.
"Sinceramente non riusciamo a farci una ragione della spudoratezza con cui possano essere state concepite. Sono un inganno ai danni degli elettori"
"Oggi in commissione abbiamo ribadito la nostra posizione. Siamo contrari a capilista bloccati e a listini e riteniamo indecente la proposta di introduzione di uno sbarramento al 5,3 per cento che rappresenta soltanto un modo per introdurre il bibartitismo non attraverso la selezione elettorale, ma attraverso veri e propri stratagemmi normativi". Oliviero Dottorini, capogruppo dei Verdi e civici in Consiglio regionale, commenta con queste parole l'esito dei lavori della commissione speciale per le Riforme che oggi ha preso in esame il tema della legge elettorale regionale.
"La proposta di assegnazione dei consiglieri non in base a chi ha i maggiori resti, ma solo ai partiti più grandi - spiega Dottorini - fissa di fatto la soglia di sbarramento al 5,3 per cento. Roba da fare impallidire chi, come Calderisi e il centrodestra, stanno tentando di inserire una soglia pari al 4 per cento nella legislazione elettorale relativa alle regionali. L'ipotesi che viene avanzata in questi giorni, infatti, è qualcosa di diverso, fa un salto di qualità: è una proposta che non solo toglie in parte la possibilità di scelta agli elettori, ma è concepita per avvantaggiare soltanto i due partiti maggiori. Non ci stiamo riferendo allo sbarramento del 4 per cento, che - pur molto discutibile - potrebbe avere il significato di indicare una direzione di semplificazione del sistema politico italiano e regionale. Stiamo parlando di una legge di dubbia costituzionalità, fatta su misura per due soli partiti, che decapita la democrazia ponendo sbarramenti che non esistono in nessuna regione d'Italia, che va oltre le più segrete fantasie del Veltroni dei tempi d'oro (quello che ha consegnato l'Italia a Berlusconi) o del Calderoli del porcellum. Un inganno ai danni degli elettori, il tentativo di eliminare ogni voce libera non attraverso la forza dei numeri, delle politiche e delle idee, ma attraverso inganni e stratagemmi. Noi vogliamo ribadire la nostra posizione: non ci siamo opposti a correggere l'errore delle forze di maggioranza ed opposizione che cinque anni fa innalzarono a 36 il numero dei consiglieri regionali. Siamo in linea di principio contrari a listini e capilista bloccati perché questo impedisce ai cittadini di scegliere liberamente i propri rappresentanti. Ammettiamo una soglia di sbarramento che non sia superiore a quella che probabilmente fisserà il governo, quindi non superiore al 4 per cento. Porre la soglia di sbarramento al 5,3 per cento in provincia di Perugia e al 14 per cento in provincia di Terni, togliendo i resti dalla disponibilità di chi ha ottenuto più voti, rappresenterebbe invece un'offensiva antidemocratica senza precedenti per questa regione. Sinceramente non riusciamo a farci una ragione della spudoratezza con cui possa essere stata concepita e proposta".
"La proposta del Forum bloccata anche a seguito delle note disavventure del premier Berlusconi. Affrontare l'argomento senza doppiezze e ipocrisie"
"Veramente pensavamo che la proposta di legge sulla famiglia si fosse incagliata per il calo di tensione da parte degli esponenti del Pdl, soprattutto dopo le note disavventure del premier Silvio Berlusconi. Alla baruffa provocata in Consiglio regionale nell'aprile scorso infatti ha fatto seguito un assordante silenzio coinciso con il caso delle escort che hanno visto come 'consumatore finale', forse inconsapevole, lo stesso Berlusconi. Per quanto ci riguarda non abbiamo alcun problema ad affrontare l'argomento. L'unica richiesta che ci sentiamo di rivolgere agli esponenti del Pdl è quella di evitare la retorica di 'Dio, patria e famiglia' per concentrarci su una visione meno ipocrita di un tema, quello della famiglia in tutte le sue forme, che merita attenzione e proposte operative, non strumentalizzazioni o posizioni ideologiche". Oliviero Dottorini, capogruppo dei Verdi e civici in Consiglio regionale, commenta con queste parole la presa di posizione di esponenti del Pdl riguardo alla proposta avanzata dal Forum per le famiglie. "Certo - aggiunge Dottorini rivolto agli esponenti del Pdl - ci vuole un bel coraggio ad accusare altri di doppia faccia o di doppia morale, quando si ha a che fare con uno scandalo come quello delle escort a Palazzo Grazioli. Detto questo, riteniamo invece legittima la richiesta del Forum e auspichiamo che venga affrontata in modo aperto, laico e operativo. Riteniamo anche che l'imbarazzo per la condotta del premier non possa impedire un sereno e aperto dibattito sull'argomento, magari evitando ipocrisie e doppiezze".
STATUTO E LEGGE ELETTORALE.
INCIUCIO PD-PDL: SBARRAMENTO AL 5,3 PER CENTO E LISTINO DI NOMINATI DAI PARTITI
DOTTORINI: "ATTO SPUDORATO, DURO COLPO ALLA DEMOCRAZIA" Pd e Pdl, con l'assenso di Rifondazione, Udc e Sinistra per l'Umbria, siglano l'accordo per introdurre lo sbarramento oltre il 5 per cento. Si tratterebbe dell'unico caso in Italia.
Per i Verdi e civici necessario eliminare listini e capilista bloccati, diminuire il numero dei consiglieri, fissare una soglia di sbarramento non superiore al 4 per cento.
Presidente, colleghi,
oggi ci troviamo a dare un parere su un pacchetto di proposte che riguardano sia la modifica dello statuto, sia i criteri che dovranno portare la nostra regione a una nuova legge elettorale. Almeno questi erano gli accordi.
Sullo Statuto dobbiamo prendere atto dell'errore che cinque anni fa portò maggioranza ed opposizione unite - il nostro gruppo all'epoca non era presente in Consiglio regionale - a innalzare da 30 a 36 il numero dei consiglieri regionali. Le motivazioni, possiamo solo immaginarlo, erano nobili e non riguardavano certo le necessità dei singoli partiti di vedersi assicurata una rappresentatività. Oggi i tanti movimenti di protesta e il crescente disamore dei cittadini nei confronti della politica consigliano a quegli stessi gruppi consiliari di fare marcia indietro. C'eravamo sbagliati - sembrano dire - o, meglio, ci abbiamo provato e siamo stati scoperti. Occorre tornare a 30, 30 più uno, per l'esattezza.
Niente da eccepire. O meglio: tanto da eccepire, ma non è su questo che vuole concentrarsi il mio intervento. La questione che desta in noi stupore è la assoluta mancanza di pudore che spinge oggi alla presentazione delle linee di una legge truffa, antidemocratica e ritagliata sul profilo di due o tre forze politiche regionali. Non soddisfatti del disastro provocato attraverso la pretesa autosufficienza dell'aprile 2008, non soddisfatti dello sbarramento alle elezioni europee, la proposta avanzata oggi prevede un listino di sei persone non scelte dagli elettori, uno sbarramento che per la provincia di Perugia si aggira intorno al 5,3 per cento e per la provincia di Terni va oltre il 14 per cento: roba da fare impallidire chi, come Calderisi e il centrodestra, stanno tentando di inserire una soglia pari al 4 per cento nella legislazione elettorale relativa alle regionali.
Ora, credo che tutti noi abbiamo compreso il messaggio che ci giunge dall'elettorato e dalla propaganda dei partiti maggiori. La semplificazione del sistema politico è in atto a tutti i livelli e forme di sbarramento, giuste o sbagliate che siano (io propendo per la seconda ipotesi), sono da prevedere forse anche a livello regionale. La proposta che viene avanzata oggi, però, è qualcosa di diverso, fa un salto di qualità: è una proposta che non solo toglie in parte la possibilità di scelta agli elettori, ma è concepita per avvantaggiare soltanto i due partiti maggiori. Non ci stiamo riferendo allo sbarramento del 4 per cento, che - pur discutibile - potrebbe avere il significato di indicare una direzione di semplificazione del sistema politico italiano e regionale. Stiamo parlando di una legge di dubbia costituzionalità, fatta su misura per due soli partiti, che decapita la democrazia ponendo sbarramenti che non esistono in nessuna regione d'Italia, che va oltre le più segrete fantasie del Veltroni dei tempi d'oro (quello che ha consegnato l'Italia a Berlusconi) o del Calderoli del porcellum. Un inganno ai danni degli elettori, il tentativo di eliminare ogni voce libera non attraverso la forza delle politiche e delle idee, ma attraverso inganni e stratagemmi elettoralistici. La prosecuzione perfetta della stagione inaugurata da Walter Veltroni e da Silvio Berlusconi. Con risultati eccellenti, a quanto pare. Soprattutto per il secondo.
Porre la soglia di sbarramento al 5,3 per cento in provincia di Perugia e al 14 per cento in provincia di Terni, togliendo i resti dalla disponibilità di chi ha ottenuto più voti, rappresenta un'offensiva antidemocratica senza precedenti per questa regione. Sinceramente non riusciamo a farci una ragione della spudoratezza con cui possa essere stata concepita e proposta. L'idea che si potessero costruire le regole democratiche ad uso e consumo esclusivo dei più forti credevamo fosse patrimonio esclusivo della destra.
Noi vogliamo ribadire qui la nostra posizione: non ci opponiamo a correggere l'errore delle forze di maggioranza ed opposizione che cinque anni fa innalzarono a 36 il numero dei consiglieri regionali. Siamo in linea di principio contrari a listini e capilista bloccati perché questo impedisce ai cittadini di scegliere liberamente i propri rappresentanti. Ammettiamo una soglia di sbarramento che non sia superiore a quella che probabilmente fisserà il governo, quindi non superiore al 4 per cento. Non ci piacciono le strategie per assegnare più o meno seggi alla provincia di Terni sulla base degli interessi dei singoli gruppi: l'unico criterio deve essere quello relativo alla popolazione e non si possono individuare escamotage per dare contentini.
La proposta che abbiamo sempre sostenuto prevede quindi l'abolizione del listino, il premio di maggioranza alla coalizione vincente per consentire la governabilità, nessun capolista bloccato e quindi scelto dalle segreterie dei partiti, una soglia di sbarramento che sarebbe giusto non oltrepassasse il 3 per cento, ma che siamo pronti a fissare al 4 per cento, come pare chiedere la proposta avanzata dal testo in discussione in Parlamento. Senza penosi stratagemmi per avvantaggiare questo o quel partito.
A questo proposito vorrei tranquillizzare il collega Gianluca Rossi: da questi banchi non giunge alcuna richiesta di diritto di tribuna. Ciò che ci attendiamo dal Pd, però, è di non pretendere di risolvere i propri problemi di consenso attraverso gli stratagemmi di una legge elettorale, di non cercare di disegnare una legge solo per ottenere lo stesso numero di consiglieri pur avendo il 10 per cento in medo di consensi elettorali.
Presidente, quanto si sta verificando in queste ore nella nostra regione è a nostro avviso tanto inedito quanto grave. Il blitz che ha portato a cambiare le carte in tavola al solo fine di compensare le perdite elettorali di alcune forze politiche è inqualificabile. Dobbiamo avere la consapevolezza che questa legge non dovrà essere utile solo a chi siede attualmente su questi scranni, ma dovrà disegnare uno scenario compatibile con le più elementari regole democratiche, con il pluralismo, con i principi fissati dalla nostra Costituzione.
Presidente, la legge elettorale che si sta disegnando è la peggiore che si possa concepire. Meglio quella attuale, che almeno ha un listino che varia tra 3 e 6 e lascia a tutti la possibilità di competere, evitando che una forza con il 5,2 per cento dei consensi rimanga fuori dall'assemblea regionale e un'altra che non ha resti si accaparri un consigliere senza esserselo guadagnato sul campo. E' probabile che dovremo apprezzare anche quella che uscirà dal Parlamento nazionale che, se non altro, avrà il pregio di non essere condizionata dagli interessi regionali di questo o quel partito.
Credo che sia anche grazie a provvedimenti come questo che si aumenta il distacco tra la politica e società civile, rafforzando ancora di più l'idea di una separazione che nel tempo si è trasformata in un senso di casta. Per questi motivi, le annuncio presidente che noi non ci presteremo a questo inganno, a questa truffa che oggi ci viene servita assieme alla proposta di modifica dello Statuto. Ripeto: siamo per la riduzione a 30 dei consiglieri regionali, siamo per uno sbarramento al 4 per cento, non possiamo ammettere l'inganno di uno sbarramento al 5.3 per cento. Pertanto, a meno che non ci sia un chiaro pronunciamento che escluda il colpo di mano, le chiediamo di interpretare così la nostra uscita dall'aula al momento del voto.
"Sbagliato utilizzare denaro pubblico per certe iniziative". Dottorini invia una vaschetta di panna montata a Liviantoni: "Per le ragazze può rivolgersi direttamente a Berlusconi"
"Mi dispiace contraddire l'assessore. Noi ci siamo bene informati prima di rivolgergli la domanda che ribadiamo in tutta la sua forza: come si può con i fondi del Psr finanziare un'iniziativa che prevede come promozione delle produzioni tipiche e delle eccellenze la lotta sexy delle ragazze in bikini nella panna montata? Non risultando la panna montata essere un prodotto tipico umbro, forse ci si riferiva alle ragazze?" Il capogruppo regioanle dei Verdi e civici Oliviero Dottorini risponde con queste parole alla "pseudo-smentita" dell'assessore all'Agricoltura Carlo Liviantoni riguardo all'iniziativa 'Sweet Village' in corso a San Gemini.
"Ritengo - aggiunge Dottorini - che andrebbero selezionate con più attenzione le iniziative da finanziare con i denari della collettività, soprattutto in epoca di ristrettezze economiche e di aziende alle prese con uno dei periodi più neri per l'agricoltura nazionale e regionale. Non so cosa possano pensare le tante piccole aziende umbre che faticano a mantenere in piedi la propria attività, soprattutto quando è rivolta alla qualità, al biologico e alla tipicità. Poi, per carità, non discuto sulle trovate relative alla moka più grande del mondo o sulle lotte sexy. Mi lascia stupefatto soltanto che possano essere state finanziate con i fondi del Psr".
"In ogni caso - conclude Dottorini - per addolcirgli l'amarezza di un evidente errore strategico, invierò all'assessore Liviantoni una vaschetta di panna montata. Per le ragazze può rivolgersi direttamente al nostro premier Silvio Berlusconi. Lui se ne intende".
Interrogazione alla Giunta regionale: "Come si spiegano certi investimenti, mentre l'agricoltura di qualità soffre una crisi senza precedenti?"
"Ci piacerebbe capire cosa c'entra la lotta femminile 'sexi' nella panna montata con i fondi per lo sviluppo rurale. Magari c'è sfuggito qualcosa, ma è giusto che qualcuno ci spieghi quali sono stati i criteri che hanno permesso di concedere un finanziamento a valere sui fondi per lo sviluppo rurale ad un evento che, a leggere il programma, prevede attività che poco o nulla hanno a che vedere con gli obiettivi individuati nel Psr". Con queste parole il capogruppo regionale dei Verdi e civici Oliviero Dottorini annuncia di aver presentato un'interrogazione alla Giunta relativa al finanziamento di oltre 53mila euro concesso all'evento 'San Gemini Sweet Village' che si terrà nei giorni 30 e 31 luglio e che prevede nel proprio programma la presentazione della Moca di cioccolato più grande del mondo, la rottura della Moca del Guinnes e pioggia di cioccolato nonché, come riporta testualmente il pieghevole dell'evento, una "lotta nella panna montata femminile!!" con "Due bellissime e sensuali ragazze in bikini che si esibiranno in una accattivante e sexy lotta invitando i presenti a partecipare".
"Già recentemente - spiega Dottorini - abbiamo avuto modo di evidenziare come il Piano di sviluppo rurale per l'Umbria avesse tenuto in scarsa considerazione l'agricoltura di qualità. Ora dobbiamo prendere atto della destinazione di fondi ad iniziative che difficilmente potranno rappresentare un sostegno alle attività turistiche 'finalizzato al miglioramento della qualità dell'offerta di turismo rurale, a promuovere l'incontro tra domanda e offerta e all'integrazione dell'offerta turistico-enogastronomica, così come richiesto dalla misura specifica del Piano di sviluppo rurale per l'Umbria 2007-2013. E' opportuno infatti ricordare che l'obiettivo indicato dal bando è orientato allo sviluppo di servizi di supporto alle attività turistiche in termini sostanzialmente di promozione dell'offerta e diffusione delle conoscenze sulle peculiarità del territorio e sulle sue ricchezze culturali, nonché sull'identificazione territoriale delle sue eccellenze. Con tutta la buona volontà, non riusciamo a capire cosa c'entrino con questo obiettivo i concerti di Demo Morselli, la moca di cioccolato più grande del mondo e l'esibizione di disinibite ragazze in bikini impegnate in una 'sexy lotta nella panna montata'. Ormai non ci meravigliamo più delle trovate alla Guarducci. Magari sarebbe opportuno evitare che siano i fondi del Psr a sostenere certe iniziative. Se non altro per rispetto dei tanti operatori umbri che sempre più devono fare i conti con risorse limitate e che oggi più che mai faticano a tenere in piedi le proprie attività, soprattutto quando sono rivolte alla qualità, al biologico, alla tipicità e alla sostenibilità ambientale. Ci pare pertanto che una spiegazione da parte dell'assessore sia doverosa".
"Non vorremmo che il giro di squillo legato alle vicende del premier Berlusconi abbiano raffreddato lo spirito battagliero degli esponenti del Pdl"
"Alla luce delle ultime vicende del premier, legate alla sua separazione e a deprecabili episodi di sesso a pagamento, sarebbe interessante conoscere l'opinione degli esponenti del Pdl regionale, magari collegandola alle loro recenti prese di posizione sulla famiglia. Non vorremmo che la storia delle escort a Palazzo Grazioli avesse raffreddato lo spirito battagliero dei cultori del genere". Lo ha detto Oliviero Dottorini, capogruppo in Consiglio regionale dei Verdi e civici, secondo il quale "dovremo fare lo sforzo di valutare l'argomento, al netto dei fenomeni di mercimonio che stanno interessando il premier Silvio Berlusconi, che appena pochi anni fa si disse molto sensibile al tema e favorevole a una legge per punire anche i 'consumatori finali' di sesso a pagamento. L'unica richiesta che ci sentiamo di rivolgere agli esponenti del Pdl è quella di evitare la retorica di 'Dio, patria e famiglia' per concentrarci su una visione meno ipocrita di un tema, quello della famiglia in tutte le sue forme, che merita attenzione e proposte operative, non ipocrisia e strumentalizzazioni".
"Non più di due mesi fa - aggiunge Dottorini - la coalizione di centrodestra, ardimentosamente capeggiata dal consigliere Zaffini, arrivò quasi a bloccare i lavori del Consiglio regionale per sottolineare l'importanza della famiglia quale nucleo fondante della nostra società. Stranamente il tema è stato poi accantonato, certo non dimenticato, per dirigere interessi e attenzioni su altre questioni altrettanto predisposte alla strumentalizzazione. Siamo convinti che il giro di squillo che vede in queste settimane sempre più coinvolto, quanto meno come "utilizzatore finale", il presidente del Consiglio non possano impedire un sereno dibattito sull'argomento. Certo dovremo anche capire quanto siano conciliabili certi comportamenti e certe difese d'ufficio con una qualsivoglia politica della famiglia. Tuttavia l'imbarazzo per la condotta del premier non può impedire un sereno e aperto dibattito sull'argomento, evitando ipocrisie e doppiezze".
"Grave l'errore di chi ha provato il colpaccio appoggiando un referendum-truffa che puntava a mutilare il pluralismo politico"
"L'uno-due delle elezioni europee e del flop referendario danno il colpo di grazia alle tentazioni bipartitiche o di presunta autosufficienza che hanno guidato le strategie della politica italiana in questi mesi. Oggi appare ancora più grave l'errore di chi, non soddisfatto del voto utile e degli sbarramenti capestro, ha provato anche il colpaccio masochista del bipartitismo, appoggiando un referendum-truffa che avrebbe avuto il solo effetto immediato di far saltare le coalizioni e di consegnare il paese definitivamente nelle mani di Berlusconi". E' il primo commento di Oliviero Dottorini, capogruppo dei Verdi e civici in Consiglio regionale, ai risultati referendari che fanno registrare una bassissima affluenza ai seggi.
"Pochissimi italiani hanno preso sul serio un referendum che puntava a mutilare il pluralismo politico nel nostro paese - aggiunge Dottorini -. Anche il dato umbro va in questa direzione. A uscire sconfitto è il tentativo truffaldino di introdurre un bipartitismo coatto per eliminare le voci fuori dal coro".
"Episodio che rischia di gettare discredito su fonti rinnovabili e che aggiunge altre ombre sulle modalità di gestione degli allevamenti zootecnici in Umbria"
"Quanto avvenuto a Bevagna non fa che aggiungere perplessità e preoccupazione rispetto a una gestione quanto meno discutibile dei reflui zootecnici nella nostra regione. Non è nostra intenzione entrare nel merito di una vicenda che sarà oggetto di indagini e approfondimenti. Chiediamo però che sia fatta piena luce su questo episodio che rischia di gettare discredito su una modalità avanzata di produzione energetica e che allo stesso tempo aggiunge altre ombre sulle modalità di gestione degli allevamenti zootecnici in Umbria". Il capogruppo regionale dei Verdi e civici Oliviero Dottorini commenta con queste parole il sequestro da parte dei carabinieri del Noe di un impianto per la produzione di energia elettrica da biomasse nella zona di Bevagna.
"Ciò che ci pare indiscutibile - aggiunge Dottorini - è che si fa sempre più fondata la battaglia per la trasparenza avanzata dai cittadini di territori come quello di Bettona o di Marsciano che da anni chiedono risposte certe alle amministrazioni locali e a quella regionale. Quanto avvenuto oggi, con la denuncia per smaltimento illecito di rifiuti, non aiuta certo a restituire serenità e fiducia. Questa situazione non è più tollerabile e chiediamo che intervenga subito l'assessorato regionale all'Ambiente per porre fine ad una situazione che ha dell'incredibile".
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