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C'è un'altra Umbria: libera, concreta, di parola

Luglio 2014 Archives

Chi continua a dire 'Viva l'autostrada, ma senza pedaggio per gli umbri', o è uno sprovveduto o è in malafede. Si abbia almeno il decoro di tacere"

E45 AUTOSTRADA. DOTTORINI:

"Qualcuno fa finta di cadere dal pero, ma il pedaggio per i residenti è sempre stato parte integrante del progetto di trasformazione in autostrada della E45. Chi continua a dire "Viva l'autostrada, ma senza pedaggio per gli umbri" o è uno sprovveduto o è in malafede. Da questo punto di vista infatti il Piano economico finanziario parla chiaro: i privati rientreranno dell'investimento attraverso la defiscalizzazione e soprattutto attraverso il pedaggiamento che sarà a carico principalmente dei residenti, essendo la E45 un'arteria a servizio di un traffico essenzialmente locale. L'unico modo per evitare questo salasso alle famiglie e alle imprese umbre è togliere il consenso della nostra regione e dei nostri comuni a questo assurdo progetto che avvantaggerà qualche più o meno spregiudicato gruppo imprenditoriale e lascerà all'Umbria solo devastazione e pedaggio". Con queste parole Oliviero Dottorini, consigliere regionale e presidente di Umbria migliore commenta le tante prese di posizione di pseudo-ravvedimento all'indomani della pubblicazione dei dati sul pedaggiamento della E45, annunciando di aver predisposto il "Pedaggiometro" attraverso il quale chiunque potrà avere le stime dell'ammontare del pedaggio nelle tratte di propria percorrenza, collegandosi a questo indirizzo.
"È bene che i cittadini si rendano conto di cosa li attende. Le finte lacrime di coccodrillo e l'ipocrisia non servono a nulla, se non ad ingannare i cittadini. Se c'è veramente la volontà di evitare questo ennesimo balzello agli umbri, se veramente si ha a cuore uno sviluppo equilibrato della nostra regione, si abbia il coraggio di comunicare al governo che l'Umbria ritira il proprio consenso alla trasformazione in autostrada. Il  Piano economico finanziario dei privati, così spietato nelle sue cifre, ci conferma che tutte le pressioni che avrebbe fatto la Regione per alleviare il pedaggio non sono state tenute in alcuna considerazione. E non sarebbe potuto essere altrimenti dal momento che senza pedaggio per i residenti quell'opera è economicamente insostenibile e le banche stesse non avrebbero sufficienti garanzie per erogare crediti ai privati. Il fatto che la Giunta regionale abbia tenuto per così tanto tempo nei cassetti questo documento, senza renderlo pubblico neppure ai consiglieri regionali, la dice lunga sull'imbarazzo e sulla credibilità di chi ha fatto di quest'opera il baluardo del proprio modo di intendere lo sviluppo, la green economy e la filiera turismo-ambiente-cultura".

Perugia, 30 luglio 2014
"Dati molto preoccupanti: 7,60 euro per andare da Città di Castello a Perugia, 12 euro per coprire la tratta Perugia-Terni". Dottorini interroga la Giunta: "Renda pubbliche notizie in suo possesso. Necessario abbandonare demagogia e ascoltare ragioni di chi si batte contro opera faraonica e anacronistica"
 
E45 AUTOSTRADA. DOTTORINI: "IL PEDAGGIO SI PAGHERA' E SARA' CARO PER TUTTI. DAL PIANO FINANZIARIO UN AUTENTICO SALASSO A CARICO DEI CITTADINI"

"Altro che esenzione per i residenti, il pedaggio ci sarà e lo pagheremo anche caro. I privati che hanno promosso il project-financing per la trasformazione della E45 in autostrada hanno previsto una tariffazione esorbitante che graverà sui cittadini per almeno 40 anni". Con queste parole Oliviero Dottorini, consigliere regionale e presidente di Umbria migliore, commenta i dati del Piano economico finanziario (PEF) elaborato dagli stessi privati che finanzieranno la trasformazione della E45 in autostrada, annunciando un'interrogazione urgente alla Giunta regionale per chiedere che renda pubbliche tutte le notizie in suo possesso, compresa la Relazione illustrativa al Piano finanziario per la realizzazione del corridoio di viabilità autostradale della tratta Orte-Mestre.
"Secondo il Piano finanziario - spiega Dottorini - il promotore del progetto per procedere all'attuazione del programma di investimenti ritiene congrua l'applicazione di una tariffa pari a 0,15225 euro al chilometro per i veicoli leggeri e pari a 0,29757 per quelli pesanti. Applicando un semplice calcolo matematico si scopre che per coprire i circa 50 chilometri che separano Perugia da Città di Castello occorreranno circa 7,60 euro, mentre da Terni a Perugia saremmo attorno ai 12 euro. Ovviamente la stangata sarà quasi doppia per i mezzi pesanti, ma anche per i mezzi di trasporto dei piccoli imprenditori locali. Un autentico salasso che, se non immediatamente smentito, chiamerebbe in causa anche le responsabilità di chi non ha adeguatamente informato sia i cittadini sia chi per essi deve assumere decisioni nelle sedi istituzionali. Soprattutto i sostenitori della mega-opera dovrebbero abbandonare la demagogia e le ambiguità con le quali in questi anni hanno preso in giro i cittadini. A nulla valgono più le finte rassicurazioni di chi parla di esenzioni o alleggerimenti per i residenti, dal momento che l'arteria è utilizzata essenzialmente da un traffico locale e senza il contributo dei residenti il progetto risulterebbe insostenibile e irrealizzabile. Oggi è chiaro quindi che il pedaggio lo pagheremo tutti e, purtroppo, dai dati emerge un quadro ancora più sconfortante del previsto. Il combinato di volumi di traffico molto bassi e di costi di realizzazione elevati, ci mette di fronte a una cruda realtà: per rientrare dall'investimento sarà necessario un pedaggio pesante a carico dell'intera collettività. E' una brutta notizia per tutti, ma in particolare per i pendolari e per gli imprenditori locali che in questi anni sono stati presi in giro con false promesse e che invece dalla trasformazione della E45 in autostrada riceveranno contraccolpi insostenibili in termini economici".
"Le associazioni e i movimenti che in questi mesi si sono mobilitati, attraverso la raccolta firme sulla petizione regionale, contro il progetto della Orte-Mestre - ricorda Dottorini - sono consapevoli che i privati non sono dei benefattori e che i 10 miliardi previsti per la realizzazione graveranno sulle spalle dei cittadini. I contribuenti si vedranno caricati dei costi di un'opera faraonica e anacronistica, che risponde più ai legittimi appetiti di qualche gruppo imprenditoriale che alle esigenze infrastrutturali della nostra regione. E' bene che l'ampio schieramento dei sostenitori dell'autostrada, che va dal Pd a Forza Italia, dai Socialisti al Ncd - conclude Dottorini - faccia un passo indietro sull'appoggio ad un'opera che, non lascerà soltanto una ferita insanabile per il nostro territorio e per il nostro tessuto produttivo, ma assesterà un colpo insostenibile alle nostre economie familiari e imprenditoriali".

Perugia, 28 luglio 2014


"Riproporrò in aula l'intero articolo 23 comprensivo dell'emendamento delle associazioni di agricoltura sociale. Penalizzato chi è fuori da logiche spartitorie"


"La bocciatura dell'articolo 23 con le misure a sostegno dell'agricoltura sociale è un fatto molto grave che la dice lunga sulla sensibilità della maggioranza degli amministratori regionali e sull'influenza delle lobbies che vedono come fumo negli occhi gli interventi a favore di chi opera nel sociale ed è estraneo a logiche meramente spartitorie. Quanto avvenuto stamattina in Commissione stride ancora di più se si pensa al fatto che solo ieri la Giunta regionale ha varato un provvedimento che, per fronteggiare gli effetti della crisi economica, offre ai cavatori e alle aziende che imbottigliano acque minerali la possibilità di non pagare i già irrisori canoni fino al 2016 e "spalmare" poi il dovuto in sei anni". Con queste parole Oliviero Dottorini, consigliere regionale e presidente dell'associazione "Per un'Umbria Migliore", commenta l'esito della seduta di Commissione in cui è stata licenziata la proposta di legge della Giunta regionale "Nuove norme in materia di agriturismo, fattorie didattiche e agricoltura sociale".
"Stiamo già predisponendo l'emendamento che reintroduce quanto previsto dall'articolo 23: dalla possibilità di concedere alle fattorie sociali beni del patrimonio regionale alla promozione dei prodotti provenienti dalle fattorie sociali, dall'utilizzo di prodotti nelle mense pubbliche a un'adeguata informazione rispetto all'agricoltura sociale. Riproporrò anche il nostro emendamento che prevede, come già avviene in Veneto, la riserva di una quota di spazi nei mercati alle aziende di agricoltura sociale. Tutte cose che in una regione che sbandiera le politiche sociali e la green economy come trofei, dovrebbero essere la base minima su cui ragionare e non certo il risultato al ribasso di un tira e molla condotto per altro da chi evidentemente ha ben altri interessi da tutelare. La bocciatura - spiega Dottorini - è il mix dell'assurda ostilità delle opposizioni e dell'incapacità della maggioranza di garantire un numero sufficiente per contrastare la manifesta strumentalità delle argomentazioni del centrodestra".
"Con l'accoglimento dei nostri emendamenti grazie al quale anche le realtà sociali che siano costituite come imprese agricole possano utilizzare l'agricoltura come strumento di riabilitazione ed inclusione sociale è stato almeno corretto un obbrobrio inaccettabile. Sarebbe stato infatti paradossale - aggiunge Dottorini - che una legge su questa materia avesse escluso a priori tutti i protagonisti del Terzo settore e chi si occupa di sociale. L'inclusione sociale e la lotta alla povertà sono fra gli obiettivi prioritari comuni a tutti i fondi strutturali europei ed anche in questo senso l'agricoltura sociale rappresenta uno strumento privilegiato per attuare le politiche comunitarie. Questa legge doveva essere uno strumento per sostenere concretamente la multifunzionalità delle aziende agricole e allo stesso tempo offrire nuove opportunità alle politiche sul welfare. In questo contesto l'Umbria sbatte la porta in faccia alle tante cooperative e imprese sociali che attraverso le pratiche agricole attuano quotidianamente programmi di riabilitazione ed inclusione".

Perugia, 23 luglio 2014
"Trasformare in oro i dati della pubblica amministrazione era l'obiettivo della nostra proposta del 2012. Colmare il ritardo accumulato con rapida applicazione"
 
OPEN DATA. DOTTORINI:

"Con l'approvazione da parte della Giunta regionale del programma finalizzato alla pubblicazione e alla condivisione degli Open data in possesso dell'amministrazione regionale si porta a termine un percorso intrapreso oramai più di due anni fa con la proposta di legge regionale da noi presentata e che oggi viene ripresa interamente dall'atto approvato in Giunta. Finalmente cittadini e imprese potranno attingere alle banche dati regionali in formato gratuito ed aperto, senza restrizioni di copyright, brevetti o altre forme di controllo che ne limitino l'utilizzo, l'integrazione e il riuso, anche con finalità commerciali". Con queste parole Oliviero Dottorini, presidente di Umbria migliore e Capogruppo in Consiglio regionale dell'Italia dei Valori, commenta l'approvazione da parte della Giunta regionale del programma per la pubblicazione degli Open data regionali.
"Trasformare in oro i dati della pubblica amministrazione è una pratica di cui l'Umbria ha un urgente bisogno - continua Dottorini - perché porta in sé il potenziale di un ritorno economico per le imprese locali e un ritorno sociale per i singoli cittadini, avvicinandoli con facilità e senza restrizioni alle istituzioni. La nostra proposta sull'Open data, ripresa interamente con l'atto approvato oggi in Giunta, ha come scopo principale quello di rendere pubblici e mettere a disposizione di cittadini e imprese la maggior parte dei dati in possesso delle pubbliche amministrazioni, da quelli cartografici a quelli sul trasporto pubblico locale, da quelli sull'ambiente a quelli economici e demografici e, perché no?, anche quelli sui costi della politica, facendo in modo che chiunque possa usarli senza alcuna limitazione o costo aggiuntivo. Dalle imprese alle associazioni, dai semplici cittadini ai comitati ambientali, questo permetterà al settore dell'information technology e dei servizi di sviluppare modelli imprenditoriali attorno a questi dati, efficaci e economicamente vantaggiosi, in grado di raggiungere cittadini e imprese e arricchire un settore economico in forte espansione anche nella nostra Regione. L'Open data è uno dei punti cardine che l'Unione Europea ha inserito da tempo all'interno dell'Agenda digitale e che prevede un giro di affari annuo pari a 140 miliardi di euro. L'Umbria, anche se con un colpevole e ampio ritardo rispetto alle altre regioni d'Italia, ha compreso che non poteva permettersi di perdere questa occasione".
"Nella nostra regione  - conclude Dottorini - sono centinaia i neo laureati pronti a impegnarsi in questo settore e lo straordinario successo della legge regionale sul software libero del 2006 è qui a ricordarci che in materia di innovazione dobbiamo collaborare con l'Università. Per questo ci auguriamo che la Giunta tenga conto di quanto inserito nella nostra proposta e preveda una forte sinergia con il mondo accademico-universitario, promuovendo progetti caratterizzanti che possano consentire la piena applicazione della legge".
 
Perugia, 22 luglio 2014

"Associazioni biologiche, agronomi e Università non ammessi ai tavoli verdi. Eppure i risultati della vecchia programmazione sono tutt'altro che esaltanti. Necessario abbandonare visione anacronistica dello sviluppo agricolo"

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"Le regole per la realizzazione dei nuovo piani di sviluppo rurale prevedono importanti momenti di partecipazione da parte di associazioni e società civile nella stesura di quello che è un vero e proprio programma di gestione del territorio, ma in Umbria si è scelta ancora una volta l'interpretazione più restrittiva ed i tavoli di partenariato hanno lasciato il posto a convegni ed incontri bilaterali che poco hanno a che vedere con momenti collettivi di concertazione e confronto. Quindi non è stato solo il Consiglio regionale ad essere marginalizzato nel dibattito sul futuro dell'agricoltura regionale, ma anche un'importante fetta di società regionale". Con queste parole il consigliere regionale Oliviero Dottorini, presidente dell'associazione Umbria Migliore, affronta la questione della scelta dell'assessorato all'Agricoltura di non avviare un vero percorso partecipativo durante tutte le fasi di stesura del Piano di Sviluppo Rurale 2014-2020.
"La nuova Pac ci mette a disposizione tutti gli strumenti per superare un modello antiquato di orientamento delle risorse comunitarie per puntare con decisione su ambiente, filiere corte e produzioni certificate. In questa ottica è evidente che sui nuovi Piani di sviluppo rurale si giocano partite importantissime che riguardano direttamente il futuro del nostro territorio e di migliaia di persone che vi lavorano. Le scelte relative alle politiche agricole rivolte ai giovani, il modello di sviluppo da perseguire, le attività di sostegno alle aziende sono tutte questioni importantissime che devono essere condivise e concertate con una platea più vasta possibile. E' assai significativo, al contrario, che ancora oggi in Umbria al Tavolo Verde non siano chiamati a partecipare né le associazioni di produttori biologici né degli agronomi o i rappresentanti dell'Università. Tutto ciò è sintomatico di una visione antiquata del concetto di sviluppo rurale e di una chiusura che va in netta controtendenza rispetto a ciò che ci chiede l'Europa. Non a caso siamo stati una delle prime regioni a dotarci di una legge sull'assegnazione delle terre pubbliche incolte a giovani e disoccupati, ma a tutt'oggi, dopo la scadenza dei termini previsti, non è ancora stato emanato il regolamento attuativo e di fatto si stano togliendo a molti soggetti interessati, opportunità di lavoro e di riqualificazione dell'ambiente".
"Usciamo da un settennio - aggiunge Dottorini - che ha visto l'Umbria in grado di intercettare le risorse comunitarie meglio di altre regioni, con una importante capacità di spesa. Ma a nessuno è chiaro quali effetti abbia prodotto questo fiume di risorse sul tessuto economico e sociale della nostra regione. Guardando i dati della nostra agricoltura, ad esempio, c'è da affermare che essere stati efficienti nell'utilizzare le risorse messe a disposizione da Bruxelles non significa in alcun modo essere stati efficaci, a iniziare dalla mancata riconversione di colture dall'alto impatto ambientale e dal basso tenore occupazionale. In Umbria balza agli occhi la discrasia tra le risorse intercettate e la loro ininfluenza sui dati macroeconomici della Regione. Per questo, considerata l'importanza che la programmazione comunitaria riveste per le imprese e i cittadini umbri, sarebbe stato lecito immaginare come prioritaria l'elaborazione di un'analisi sui risultati, sull'efficacia e anche sulle modalità di assegnazione delle premialità, con l'obiettivo di far tesoro anche degli errori. Sarebbe stato fondamentale inoltre il massimo confronto con tutto il mondo agricolo, delle professioni e della ricerca che forse avrebbero potuto fornire gli strumenti per cambiare realmente virando con decisione sul versante dell'innovazione e dell'ecosostenibilità le ingenti somme assegnate per le politiche agricole. Continuare a sostenere colture impattanti e modalità che nulla hanno a che vedere con ambiente ed etica e non coinvolgere nei processi decisionali chi sul territorio vive e lavora, significherebbe perdere una occasione di sviluppo irripetibile, ancorare l'Umbria ad una visione anacronistica dell'agricoltura e mortificare le tante aziende virtuose che nella nostra regione hanno reagito alla crisi puntando con decisione su una visione ecologica dello sviluppo".

Perugia, 19 luglio 2014
Presentato emendamento per rendere applicabile l'affidamento di una quota di servizi pubblici alle cooperative sociali di tipo B

COOPERAZIONE. DOTTORINI: RICONOSCERE ALTO VALORE SOCIALE DI IMPRESE CHE IMPIEGANO SOGGETTI SVANTAGGIATI

"Occorre rendere applicabili le norme che impongono a comuni e altre pubbliche amministrazioni di affidare una quota di servizi alle cooperative che impiegano soggetti svantaggiati o con invalidità. L'emendamento presentato in prima commissione sulla cosiddetta clausola sociale dà attuazione ad una norma di fondamentale importanza per il settore della cooperazione ed è un passaggio molto importante verso il riconoscimento dell'alto valore sociale di questa forma di impresa". Con queste parole il consigliere regionale Oliviero Dottorini illustra i contenuti dell'emendamento all'atto n. 1540 sulle Ex Ipab presentato durante la seduta della prima commissione consiliare.
"L'articolo 5 della legge nazionale 381 sulle cooperative sociali - spiega Dottorini - impone a Regione e Comuni di destinare una quota pari al 5 per cento dei servizi esternalizzati alle cooperative sociali di tipo B che impiegano invalidi fisici, psichici e sensoriali. L'Umbria ha prontamente recepito la materia, ma al momento la norma risulta ampiamente inapplicata dal momento che non è fissato in legge alcun elemento sanzionatorio per le amministrazioni inadempienti. Con il nostro emendamento - aggiunge Dottorini - non soltanto imponiamo all'Osservatorio regionale dei contratti pubblici di verificare il rispetto della clausola sociale da parte dei comuni, ma inseriamo un elemento sanzionatorio per chi risulta inadempiente o strumenti incentivanti per chi al contrario rispetta la legge".
"Il rispetto di questa clausola, con l'assegnazione del 5 per cento di appalti e affidamenti diretti alle cooperative che impiegano soggetti a vario titolo svantaggiati, rappresenterebbe sicuramente un'opportunità per una tipologia di imprese che con più difficoltà riescono ad essere competitive sul piano dei prezzi, ma che svolgono un ruolo dall'alto valore sociale. L'attuazione della normativa nazionale pertanto è un passaggio molto importante per il riconoscimento di questa forma di impresa. La cooperazione sociale - conclude Dottorini - rappresenta un settore da sostenere, anche per il lavoro che svolge nella tenuta del nostro tessuto sociale".

Perugia, 18 luglio 2014

Non si vive di solo tabacco

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Non si vive di solo tabacco

Questa mattina in Consiglio regionale abbiamo chiesto dov'è finito il fiume di risorse finalizzato alla ristrutturazione e alla riconversione del settore. I fondi europei dei prossimi sette anni non possono ripercorrere strade già battute: occorre puntare su filiere corte, produzioni locali e certificate, su vendita diretta e produzioni biologiche. Multifunzionalità, contrasto ai cambiamenti climatici e tutela della biodiversità non possono rimanere parole vuote, ma diventare cardini della nuova programmazione. 
 
A questo indirizzo potete leggere il mio intervento in aula: http://goo.gl/6b3F7K
"Un insieme di relazioni trasversali agli schieramenti politici per un quadro tutt'altro che rassicurante. I privati anticiperebbero le risorse, ma a pagare l'opera sarebbero i cittadini attraverso pedaggio e defiscalizzazione" 

E45. DOTTORINI:

"Dai verbali relativi all'inchiesta sul Mose stanno emergendo risvolti inquietanti che riguardano anche il mega progetto di trasformazione in autostrada a pedaggio della E45 Orte-Mestre. Un intreccio di relazioni trasversali agli schieramenti politici sembra delineare i contorni di un affare che poco ha a che vedere con l'interesse pubblico e molto con gli appetiti di possibili gruppi di potere. E' esattamente ciò che i cittadini che si battono contro questo mostro di cemento e asfalto denunciano da sempre: non ci sono motivazioni plausibili per un intervento di tali dimensioni, il progetto portato avanti dalla cordata Bonsignore è inutile, dannoso per l'economia e per l'ambiente e senza alcuna logica infrastrutturale". Con queste parole Oliviero Dottorini, presidente di Umbria migliore e consigliere regionale, interviene sullo scandalo della Orte-Mestre portato alla luce dal "Il Fatto Quotidiano" oggi in edicola.
"È significativo - continua Dottorini - che dai verbali degli interrogatori sullo scandalo Mose, emergano delle testimonianze che descrivono una trasversalità di personaggi coinvolti tutt'altro che rassicurante. Attorno alla torta da 10 miliardi di euro che i cittadini delle regioni coinvolte saranno chiamati a pagare anche attraverso il pedaggio si sarebbero concentrati appetiti bipartisan che potrebbero spiegare la tenacia con cui si persegue questo assurdo disegno infrastrutturale. Il fatto inquietante è che a tutt'oggi non è ancora dato conoscere il piano economico-finanziario del progetto. Ciò che appare evidente tuttavia è che il meccanismo del project financing fa in modo che i privati anticipino le risorse, ma che il conto lo paghino i cittadini sia attraverso il pedaggio che attraverso la defiscalizzazione a carico dello Stato. Persino il rischio d'impresa sarebbe a carico dei contribuenti. Infatti ricavi inferiori alle previsioni, con volumi di traffico insufficienti, comporterebbero l'impegno dello Stato a intervenire pagando la differenza. Quindi oltre al pedaggio a carico dei cittadini e alla defiscalizzazione a carico dello Stato, anche gli eventuali errori di valutazione economica ricadrebbero sulle spalle del pubblico. Una situazione insostenibile che la retorica delle grandi opere non riesce più a mascherare. C'è solo da sperare che siano gli scandali di queste settimane ad aver indotto il governo Renzi a rallentare l'iter di approvazione del progetto che ormai da qualche mese avrebbe dovuto essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale". 
"In ogni caso - aggiunge il consigliere regionale - noi che da dieci anni ci battiamo coerentemente contro un'opera che pare fatta su misura per assecondare gli interessi di qualche più o meno raccomandabile gruppo imprenditoriale, continueremo nella nostra attività di raccolta firme a fianco dei comitati civici e dei cittadini. Per questo abbiamo attivato anche la possibilità di firmare on-line la petizione all'indirizzo www.dottorini.com e saremo presenti nelle principali piazze dell'Umbria con i nostri banchetti per proporre un'altra versione dei fatti rispetto a chi tenta di mascherare i risvolti devastanti della trasformazione in autostrada a pedaggio della E45 come un toccasana per la nostra economia".

Perugia, 9 luglio 2014

"Fatto gravissimo. Nonostante le tante richieste, la legge resta ferma nei cassetti della Giunta. Non staremo a guardare, già chiesta audizione in Commissione"

AGRICOLTURA. DOTTORINI: "GIUNTA NON EMANA REGOLAMENTO, BLOCCATA LA LEGGE PER TERRE A GIOVANI E DISOCCUPATI

"Oggi scadono i 90 giorni che la giunta aveva a disposizione per predisporre il regolamento di attuazione per la legge che affida le terre e i beni inutilizzati ai giovani agricoltori, ai disoccupati e ai soggetti svantaggiati. Nonostante le mie ripetute sollecitazioni nessun atto è stato prodotto, ma le richieste aumentano di giorno in giorno. In un momento di grave crisi economica come quello che stiamo attraversando, non si riesce a capire come si possa tergiversare nel dare le gambe ad una legge che potrebbe essere un importante strumento a favore dell'occupazione e dello sviluppo del settore agricolo". Con queste parole il consigliere regionale Oliviero Dottorini, primo firmatario della legge concernente le "Disposizioni per favorire l'accesso dei giovani all'agricoltura e contenere il consumo di suoli agricoli" emanato il 5 Aprile scorso, denuncia la mancata predisposizione del regolamento attuativo in grado di rendere operativa la legge.
"Non voglio credere - spiega Dottorini - che ci sia la volontà di boicottare una legge che potrebbe consentire di valorizzare terreni e beni inutilizzati o abbandonati e che in tanti attendono come possibilità di costruirsi una prospettiva occupazionale. Penso piuttosto che, oltre alle difficoltà oggettive di elaborare un regolamento su una materia complessa, ci sia una evidente trascuratezza nel cogliere l'importanza di questo provvedimento. Eppure se da un lato sono tanti i terreni e i beni agricoli o a vocazione agricola inutilizzati, dall'altro sono numerosi i cittadini che esprimono interesse per la proposta e attendono l'istituzione del Banco della Terra e l'emanazione dei primi bandi per l'assegnazione dei terreni. Quella sulla terra ai giovani agricoltori - continua Dottorini - è una legge all'avanguardia a livello nazionale, che valorizza le risorse abbandonate e contribuisce a garantire occupazione alle fasce più deboli del nostro tessuto sociale. Riteniamo molto grave che, alla scadenza dei novanta giorni previsti per la sua emanazione, ancora non ci sia un regolamento. Ho già scritto al presidente della seconda commissione perché convochi i responsabili del procedimento in audizione per comprendere i motivi di questo ritardo. Non sarà certo il ritardo di dieci giorni a compromettere l'esito del provvedimento. Ma ulteriori ritardi, uniti al tempo previsto per la costituzione del Banco della terra, farebbero sì che gli effetti della legge non sarebbero visibili prima dell'anno prossimo. Il che sarebbe grave e difficilmente spiegabile all'opinione pubblica. In qual caso non staremo certo a guardare".

Perugia, 5 luglio 2014
 

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Raccolta differenziata in Umbria - Rapporto 2013

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Guarda le proposte di legge presentate da Oliviero Dottorini nel corso della IX legislatura:
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